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Discussione: 25 Aprile

  1. #421
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    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Si , si... piuttosto non sputare nel piatto dove mangi e ringrazia Gladio per la libertà che ti è stata garantita.
    I compagni molto probabilmente ti avrebbero mandato sottoterra come hanno fatto, ben oltre la fine della guerra, con tutti i socialisti e i liberali moderati.
    Col cazzo.
    Non rigrazierò mai la gladio per un servizio che non ha fatto, ma comunque antidemocratico e antiliberale.

    Te lo ripeto, tu non sai cosa sia la democrazia e la libertà. E non serviranno tutte le gladio del mondo a fornirti un diritto che volontariamente spregi con le tue parole.

    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Ahhh, ti ho fottuto!
    Nel post citato io ho parlato di "resistenza" in genere, mica di comunisti!
    Evidentemente col tuo lapsus hai ammesso implicitamente che la resistenza era egemonizzata da carognoni comunisti desiderosi di instaurare un regime sovietico in Italia.
    La corrente migliore della resistenza (e non parlo dei comunisti) è morta nel 48.
    La vera resistenza era quella dei comunisti, che hanno lottato per 20 anni. Chi si è accodato dal 43 in poi lo ammiro e lo ringrazio, ma numericamente erano i comunisti a farla da padrone, soprattutto nelle regioni centrali. Comunisti che nel 45 in parte hanno abbasato le armi, in parte non l'hanno fatto.
    Non vedo perchè dovrei negare la storia.
    Ah, il mio non è un lapsus, ma un chiaro riferimento al periodo successivo alla ricostruzione, quando nella DC è permeata la dissoluzione e vi è stata la creazione di un "associazione" di stampo militare illegale denominata gladio.

    Buonanotte, e Auguri a tutti gli uomini liberi del forum.

  2. #422
    Padano.....sempre!
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    Citazione Originariamente Scritto da bianconiglio74
    Che farete, quest'anno, per il 25 Aprile?

    una bella mangiata di pesce in un ristorantino dove si paga poco

  3. #423
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    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    La falsa retorica del 25 aprile

    di Massimo Fini

    Non mi ha mai convinto la festa del 25 aprile, la Festa della Liberazione, non tanto e non solo perché divide il Paese in "buoni e cattivi", causa ancor oggi, come tutti possono vedere, di catacombali risse fra antifascisti e
    anticomunisti, ma perché ha ingenerato il pericoloso e non innocente equivoco che l'Italia si sia riscattata in libertà dalla dittatura e dall'occupazione nazista in virtù della Resistenza e della lotta partigiana e non grazie alle truppe angloamericane.
    Storia deformata. Nell'ambito di quel grandioso e tragico evento che fu la seconda Guerra mondiale, la Resistenza fu un fatto marginale, che riscattò moralmente solo quelle poche migliaia di uomini e di donne che vi
    presero parte. Non il popolo italiano che aveva aderito compatto al Fascismo, e anche all'abominio delle leggi razziali, che lo abbandonò quando cadde e che poi stette alla finestra per vedere chi vinceva la partita, salvo scatenarsi, dopo il 25 aprile, nel più bestiale dei modi con lo scempio di piazzale Loreto.
    Il libretto. Questa è la verità della nostra Storia recente. La retorica, di cui abbiamo visto in questi giorni un gran dispiego, certo è un'altra cosa, ma la retorica, come avvertiva Alberto Savinio in un preveggente libretto del
    943, Sorte dell'Europa, «è un male endemico del nostro paese, è il male che inquina la nostra vita, la nostra politica, la nostra letteratura, è una delle cause principali, se non addirittura la principale, delle nostre
    sciagure».E in quel prezioso libretto, che dipendesse da me farei distribuire nelle scuole al posto di tanti manuali di retorica della Resistenza e dell'Antifascismo, Savinio scriveva anche: «Il nostro territorio non siamo stati noi a liberarcelo ma altri ce lo hanno liberato, la nostra libertà di opinioni non ce la siamo conquistata noi ma altri ce l'hanno data».
    Doppia pietà. Io ho il massimo rispetto per i partigiani che si batterono e anche morirono per un'idea di libertà, ma ho altrettale rispetto per i ragazzi che, in nome di altri valori, l'onore e la lealtà, andarono a morire per Salò,
    ingannati e traditi da Mussolini che, dopo tanta retorica sulla bella morte', fu pescato a fuggire travestito da soldato tedesco.
    Le ritirate. Tutto secondo l'ignobile tradizione dell'armiamoci e partite' che è tutta interna alla storia di viltà della classe dirigente italiana, dalla borghesia che si squaglia nelle retrovie, maledicendo i fanti-contadini che a
    Caporetto si erano stufati di immolarsi alla tattica omicida dell'attacco frontale' del generale Cadorna (si legga La rivolta dei santi maledetti di Curzio Malaparte), al Re e Badoglio che abbandonano Roma in balìa dei tedeschi, all'editore Gian Giacomo Feltrinelli, a Toni Negri, ad Aldo Moro che dalla sua prigione scrive le lettere che scrive, ad Adriano Sofri, a Bettino Craxi che scappa negando la legittimità delle istituzioni di un Paese di cui pur era stato Presidente del Consiglio e però pretendendo di essere considerato esule, martire ed eroe, fino al comportamento tenuto, in prigione e fuori, da quasi tutti i ladri eccellenti di Tangentopoli.Guerra perduta. La retorica non è mai innocente. Quella della Resistenza ha consentito agli italiani di far finta di aver vinto una guerra che invece avevano perso, e nel peggiore dei modi, e quindi di non fare i conti con se stessi fino in fondo, a differenza dei tedeschi e dei giapponesi.
    Da questo voluto equivoco sono nati molti guai, molte sciagure' per dirla ancora con Savinio, che hanno successivamente funestato la storia del nostro Paese, compreso il terrorismo e quel suo ritorno di cui oggi tanto
    si parla, con la consueta retorica.

    (Il Giorno, 8 maggio 2001)
    Sono d'accordo. Non ce la faccio più ad ascoltare la retorica antifascista della sinistra e quella anticomunista della destra (per inciso: Bertinotti, rispetto ai comunisti di cinquant'anni fa, potrebbe sedere alla Camera dei Lords).

  4. #424
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    Citazione Originariamente Scritto da DECLEGIO
    Medaglia d'oro al merito civile
    COSSETTO Sig.ra Norma
    Data del conferimento: 9- 12- 2005

    alla memoria
    motivo del conferimento
    Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio. 5 ottobre 1943 - Villa Surani (Istria)


    Voi "destri" fate a gara coi "sinistri" in materia di culto dei martiri. Coi problemi che ha l'Italia oggi, ci mancava questo rigurgito di retorica ideologica da entrambe le parti.

  5. #425
    MMDCCLXII Ab urbe condita
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    No! Non divide, la festa del 25 aprile sottolinea quella che dovrebbe essere la parte giusta in cui stare.

  6. #426
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    Citazione Originariamente Scritto da Aldebaran
    Sono d'accordo. Non ce la faccio più ad ascoltare la retorica antifascista della sinistra e quella anticomunista della destra (per inciso: Bertinotti, rispetto ai comunisti di cinquant'anni fa, potrebbe sedere alla Camera dei Lords).
    La Costituzione e duqnue l'Italia repubblicana si fonda sull'antifascismo, se questo pe te è retorica non so cosa farci.

  7. #427
    Super Troll
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    Citazione Originariamente Scritto da ragazzosemplice
    La Costituzione e duqnue l'Italia repubblicana si fonda sull'antifascismo
    Mi citi il preciso articolo della Costituzione in cui starebbe scritta questa frase?

  8. #428
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    Citazione Originariamente Scritto da ragazzosemplice
    La Costituzione e duqnue l'Italia repubblicana si fonda sull'antifascismo, se questo pe te è retorica non so cosa farci.
    PRINCIPI FONDAMENTALI



    Art. 1.

    L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

    La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.


    Art. 2.

    La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.


    Art. 3.

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

    È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


    Art. 4.

    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


    Art. 5.

    La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.


    Art. 6.

    La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.


    Art. 7.

    Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

    I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.


    Art. 8.

    Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

    Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

    I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.


    Art. 9.

    La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

    Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
    Art. 10.

    L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

    La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

    Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

    Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.


    Art. 11.

    L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.


    Art. 12

    La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

  9. #429
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    Appunto come volevasi dimostrare , la costituzione si fonda sui valori dell'antifascismo.

  10. #430
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    Ciampi: "La Costituzione è stata e rimane la mia Bibbia civile"

    Palazzo del Quirinale, 25 aprile 2006
    "La Costituzione è stata e rimane la mia Bibbia civile, il testo su cui ho riflettuto in ogni momento difficile. Io non sono mai stato un uomo politico, ma soltanto un cittadino al servizio dello Stato. Quando ero già avanti negli anni, mi sono stati affidati compiti politici, che mi sono sforzato di assolvere avendo sempre per sicuro riferimento la Costituzione". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica nella cerimonia per il 61° della Liberazione svoltasi al Palazzo del Quirinale.
    "Le radici del mio sentire - ha continuato Ciampi - sono l'amor di Patria, l'orgoglio di essere Italiano. Ho chiara nella mente un'idea dell'Italia, che so condivisa dai miei compatrioti. Negli anni del mio settennato ho esortato gli Italiani a sentire e ad esprimere con forza la propria identità nazionale. E' un sentimento che proviamo con particolare intensità in una giornata come questa".
    E ancora: "Vorremmo che i nomi di tutti i caduti, di tutte le vittime delle stragi compiute dalle forze di occupazione o della violenza della dittatura venissero ricordati, in ogni Comune d'Italia, da lapidi che ne consacrino la memoria, a memento per le generazioni future.
    E' il loro ricordo che ci dà ancora forza per affrontare i problemi del tempo presente, con spirito unitario, animati dal forte sentimento dell'amor di Patria. Rendiamo onore, in questa giornata, ai soldati alleati che a prezzo di perdite immense vennero per liberare l'Europa dalla tirannide".
    Ciampi ha così concluso:
    "In una giornata come questa, che celebra l'unità e la libertà della Patria, sento il dovere di rivolgere a tutte le forze politiche un forte invito a lasciarsi risolutamente alle spalle le asprezze della contesa elettorale, a ricreare tra di loro e nel Paese quel dialogo che è premessa e strumento del buon governo della Cosa pubblica. Il dialogo fra le parti politiche è l'essenza della vita di una democrazia serena e operosa, è l'essenza dell'istituzione parlamentare, luogo d'incontro di culture politiche rispettose le une delle altre".

    Dal discorso del Presidente Ciampi per il 61° anniversario della Liberazione

 

 
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