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Discussione: Pesci degli abissi

  1. #1
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    Predefinito Pesci degli abissi

    Mi interesserebbe sapere l'adattamento alle alte pressioni, visto che vivono in fondali molto profondi pesci delle dimensioni del Re delle aringhe, ma anche di sapere qualcosa in più della bioluminescenza del pesce accetta e del pesce vipera, ed oltre sulla natura filogenetica(data la bizzarra forma) di animali come l'angler fish.

    Scusate le mille domande, grazie anticipatamente.

    Cordiali Saluti

    Lorenzo
    Miles Insulae

  2. #2
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    uhm io purtroppo non so niente ma è interessante come cosa... fa molto Superquark...

  3. #3
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    L'ecosistema marino è il più vasto ambiente della Terra e comprende tutti i fondali oceanici. I principali fattori che influiscono sulla distribuzione degli esseri viventi sono la luce e i nutrienti. La luce solare penetra solo fino a 200 m e qui si concentra la maggior parte degli organismi marini.
    Procedendo verso il basso, la temperatura dell'acqua tende a diminuire: a 2000 m si registra una temperatura di 3°C e a 3000 m di soli 2°C, sui fondali si può sfiorare lo 0°C. La pressione invece aumenta, 1 atmosfera ogni dieci metri. Il mare profondo è dunque un ambiente estremo, abitato da pochi organismi.
    Le strategie evolutive per sopravvivere in questi ambienti hanno fatto sviluppare forme di vita molto particolari, adattate ad un ambiente caratterizzato dalla mancanza di luce solare, dalla quiete delle acque, dalla salinità e dalla temperatura costante (tra 0° C e 5 °C) e da una fortissima pressione. Ciò permette la sopravvivenza solo ad animali che hanno un metabolismo molto lento, e la conseguenza che è che questi organismi vivono molto a lungo. Ad esempio, certi molluschi bivalvi, lunghi non più di 3 cm, che vivono nel Nord atlantico, sembra raggiungano un'età superiore ai 250 anni!

    Proprio per le condizioni dell'ambiente in cui vivono, gli animali sono spesso ciechi o con occhi ridotti e primitivi mentre alcuni sono dotati di fotofori, organi che emanano luce. Gli organismi sono quasi tutti carnivori o saprofagi, ossia si cibano dei corpi degli organismi che vivono in superficie e che alla morte precipitano negli abissi, del plancton (ormai morto) che lentamente scende sul fondo e persino di pezzi di balena. A questi si aggiungono, naturalmente, i detriti portati in mare dai fiumi, che scivolano lungo i ripidi canyon della piattaforma continentale.
    La mancanza di cibo è tale che molti pesci abissali, pur di non farsi scappare le poche prede, hanno sviluppato una bocca enorme, con denti lunghissimi e stomaci in grado di dilatarsi notevolmente, che permettono loro di ingoiare in pochi istanti corpi molto grandi, a volte anche maggiori del proprio.
    Per non sprofondare sul fondale, mobile e fangoso, alcuni pesci si sono sviluppati in larghezza, altri sono muniti di pinne allungate.
    Gli scheletri sono in genere poco calcificati ed i tessuti molli; la colorazione è scura.
    La fauna abissale ha spesso forme mostruose, ma non supera in genere i 10 cm di lunghezza.

    E' in questa zona che vivono quei sorprendenti animali marini luminosi. Circa i due terzi della popolazione abissale, infatti, possiede organi luminosi al fine di illuminare ciò che li circonda. Questi organismi marini utilizzano la loro bioluminescenza come lampadina ed anche come tecnica predatoria.

    Ci sono circa 200 specie di pesce lanterna (Cryptosaras coesi), sono generalmente piccoli pesci lunghi circa 15 cm, e sono chiamati così a causa degli organi laterali luminosi, che gli consentono di adescare le prede, attrarre i loro partner e anche a scopo di difesa.
    I pesci accetta sono piccoli pesci (6 cm) ossei dalla strana forma. Si ritrovano a profondità fra i 200 e i 1400 m più frequentemente nel Pacifico occidentale. Il corpo presenta escrescenze luminose puntiformi ed anche gli occhi sporgono dal corpo. Mangiano uova ed avanotti d'altri pesci, la bocca è dotata di denti molto appuntiti. Anch'essi sono dotati di bioluminescenza.

    Il pesce vipera (Chauliodus sloani) è uno dei più feroci predatori degli abissi, generalmente è un piccolo pesce di circa 30 cm ma può arrivare ai 60 cm, vive alla profondità di 1500 - 2500 m in acque molto fredde. Ha un modo curioso di attrarre le prede: possiede delle luci dentro la cavità boccale, circa 350 piccoli organi luminosi.
    Gli angler fish (Bufoceratias weedi), sottordine dei Ceratioidei, sono pesci che vivono in mari profondi. Si trovano fra i 500 e i 3000 m di profondità. Sono caratterizzati dalla presenza, generalmente solo nelle femmine, di un'asta, sulla sommità del capo, (illicium) dotata di una piccola "lanterna" usata per attrarre le prede; in molte specie la luminescenza è dovuta a batteri luminosi che vivono in simbiosi. La femmina si nutre di pesci e gamberetti che sono attratti dai suoi organi luminescenti ed attrae le prede anche con la vibrazione della sua esca.

    Negli abissi marini vi sono ambienti ritenuti estremi ed impossibili per la vita. Tutti gli organismi che vivono in questi ambienti sono indicati con il nome di "estremofili". Questi organismi vivono nella zona delle faglie vulcaniche sottomarine, vicino al magma che ribolle sotto la superficie terrestre, e quindi anche sotto i fondali marini.
    Ad oltre 2600 m di profondità dal fondo marino si alzano le dorsali oceaniche, piccoli coni, che dalla cima emettono un denso pennacchio nero (Black smokers). Qui la temperatura dell'acqua può passare dai 400° C, in vicinanza delle fumarole, a 1-2° C, a qualche metro di distanza, ma l'acqua, anche dove raggiunge i 400° C, non bolle; lo impedisce la gigantesca pressione esercitata dai 2500-3000 metri di mare sovrastante.
    Vicino al cono l'acqua è ricchissima di anidride solforosa, che, in queste concentrazioni, è un vero e proprio veleno.

    Proprio in vicinanza del getto d'acqua caldissima delle fumarole, si trovano strani "cespugli" di vermi lunghi fino ad un metro, conchiglie giganti, granchi e gamberi che sfruttano l'emissione dal fondo di acqua calda (con temperature fino a 600° C) e ricca di sali minerali che proviene dal sottosuolo riscaldato dal magma baltico.
    Questi animali sono completamente differenti da ogni altro che vive sulla Terra. Infatti, mentre ogni catena alimentare comincia, sia sulla terraferma sia in mare, con la luce del sole, l'acqua ed i vegetali in grado di effettuare la fotosintesi, vicino alle Black smokers alcuni batteri utilizzano l'anidride solforosa invece della luce solare.
    Questi batteri rappresentano il primo anello di una catena alimentare costituita da vermi, molluschi, crostacei e pesci tutti con caratteristiche particolari. Ad esempio i vermi giganti non hanno né bocca né apparato digestivo: vivono in simbiosi con i batteri. I gamberi, che stanno un po' più lontano, possiedono, al posto degli occhi, dei sensori ad infrarossi che gli permettono di distinguere i getti delle fumarole, evitando così di scottarsi.


    www.mondomarino.net
    http://www.planetsmilies.com/smilies/animal/animal0028.gif

  4. #4
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    Il pesce vipera è uno dei più feroci predatori degli abissi, generalmente è un piccolo pesce di circa 30 cm ma può arrivare ai 60 cm, vive alla profondità di 1500 - 2500 m in acque molto fredde. Ha un modo curioso di attrarre le prede: possiede delle luci dentro la cavità boccale, circa 350 piccoli organi luminosi.
    http://www.planetsmilies.com/smilies/animal/animal0028.gif

  5. #5
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    La bioluminescenza o produzione di luce nota in molti organismi marini, è dovuta a una sostanza dal nome mefistofelico: la luciferina.
    Altrettanto interessante è l’etimologia latina della parola che ci spiega, a scanso d’equivoci, un significato tutt’altro che tenebroso: “portatrice di luce”.
    La luciferina che è presente in alcune cellule dell’organismo chiamate fotofori, è una sostanza che reagendo in presenza di ossigeno, libera energia sotto forma di luce. Essa può essere azzurra o verde o giallo - arancione.
    http://www.planetsmilies.com/smilies/animal/animal0028.gif

  6. #6
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    Zoologia - Cronache dagli abissi
    di Santo PAVIA
    --------------------------------------------------------------------------------
    Da quando l'uomo ha cominciato ad estendere il suo dominio sui mari, gli abissi hanno sempre destato timore, una sorta di fascino misto alla paura dell'ignoto. Le antiche leggende dei mostri marini, i romanzi fantascientifici ed i più recenti films sull'argomento hanno continuamente alimentato l'immaginario comune. In realtà le cose sono ben lontane da quanto miti e fantasie possano rappresentare: le profondità costituiscono un ecosistema molto particolare. La vita negli abissi è condizionata da basse temperature, pressioni di decine di atmosfere ed una totale assenza di luce solare, infatti dai 700 ai 1000 metri di profondità anche nelle acque più limpide la presenza di luce non è rilevabile neanche con le più sofisticate attrezzature. Tutte queste condizioni escludono l'esistenza di vegetali autotrofi che sono il punto di partenza della catena alimentare. Dato ciò e tranne alcune eccezioni, l'ecosistema è formato per la stragrande maggioranza da predatori, seguiti poi dagli "spazzini", che traggono sostentamento da ciò che trovano sul fondo e da tutti gli scarti della complessa catena alimentare degli strati d'acqua superiori.
    I veri mostri sono loro, i "padroni delle zone batiali": vermi, molluschi, crostacei, celenterati e, soprattutto, pesci. L'adattamento ha agito modellando mostruosamente l'aspetto di questi organismi.
    L'enorme pressione a cui sono sottoposti è controbilanciata dalla pressione interna dei liquidi cellulari ed interstiziali, le ghiandole natatorie sono assenti o modificate, gli apparati boccali vengono enormemente sviluppati così come gli occhi. Infatti, se così come abbiamo accennato, la luce solare è completamente assente, non soltanto gli occhi sono molto grandi ed estremamente sensibili, ma esistono organi (fotofori) capaci di emettere luce. La bioluminescenza, ovvero la proprietà di emettere luce, caratterizza la quasi totalità degli abitanti degli abissi, partendo dalle forme più semplici come batteri e dinoflagellati (organismi unicellulari) percorrendo tutta la scala evolutiva, tanto che prima di arrivare ai pesci ci possiamo imbattere in una miriade di organismi come meduse (Ampolla), crostacei (Anfipodi e Ostracodi), cefalopodi (calamari e polpi), echinodermi (Crinoidi ed Ofiuroidei).
    Lo studio della bioluminescenza attira da diversi anni l'attenzione di molti zoologi ed ittiologi in particolare, che hanno dedicato la loro vita allo studio di queste creature. La ricerca è stata portata avanti attraverso spedizioni che hanno esplorato le profondità oceaniche con l'utilizzo di batiscafi e con pesche specifiche. In laboratorio sono stati eseguiti studi di citologia e microanatomia, riuscendo ad individuare anche i meccanismi biochimici e fisiologici che regolano l'emissione di luce da parte di questi animali. Grazie a questi studi si è potuto comprendere che la bioluminescenza non è un fenomeno fine a se stesso, ma riveste una grandissima importanza nella vita dei pesci abissali, che probabilmente riescono a sfruttarla oltre che per necessità alimentari, anche come una sorta di "linguaggio luminoso". A parziale conferma di ciò, è stato accertato che i pesci di profondità possiedono occhi sensibili alle lunghezze d'onda del rosso, violetto e blu, che sono esattamente i colori degli organi luminosi.
    Tra le famiglie di Osteitti (pesci ossei) che maggiormente rappresentano la fauna profonda vi sono i Gnatostomatidi o Boccatonda, che insieme alle vipere di mare (Stomiatidi) possiedono un apparato boccale che si può aprire a dismisura, anche fino a 180°. I Myctophidi, o pesci lanterna, contano numerosissime specie, tutte caratterizzate da una serie multipla di organi luminosi paralleli alla linea laterale e vicino l'occhio. I pesci-accetta (Sternoptychidi) hanno un corpo buffamente alto e compresso con fotofori situati nella zona ventro-caudale, mentre i Ceratoidi, detti pesci pescatori, hanno tratto dalla bioluminescenza un ingegnoso metodo di approvvigionamento, infatti stazionano sul fondo facendo muovere a mò di esca un'appendice luminescente che hanno sul cranio e che va a finire proprio vicino all'enorme bocca: gli inconsapoveli curiosi vengono così catturati. E' come se queste creature si divertissero a eseguire variazioni sul tema.
    Dal buio degli abissi, insomma, appaiono bagliori di una vita strana, misteriosa e affascinante. I mostri che sembrano usciti da un film di fantascienza riserverano in futuro ancora tante sorprese per la ricerca e, forse, anche per la nostra fantasia.

    http://www.heliosmag.it/97/3/pavia.html
    http://www.planetsmilies.com/smilies/animal/animal0028.gif

  7. #7
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    sai che è difficile trovare materiale che nn sia banale?!
    spero che in quello che ho postato tu abbia trovato qualcosa di interessante... altrimenti, basta che tu me lo dica, e riprovo a spremere google!
    http://www.planetsmilies.com/smilies/animal/animal0028.gif

  8. #8
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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Cristianu
    che succede?
    http://www.planetsmilies.com/smilies/animal/animal0028.gif

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da fede2377
    che succede?
    Grazie!!! Sei un mito fede!

    Allora, se mi perdoni, approfitto per chiederti qualche delucidazione

    "L'enorme pressione a cui sono sottoposti è controbilanciata dalla pressione interna dei liquidi cellulari ed interstiziali"

    Mi chiariresti la biomeccanica di questo fenomeno?

    "La luciferina che è presente in alcune cellule dell’organismo chiamate fotofori, è una sostanza che reagendo in presenza di ossigeno, libera energia sotto forma di luce. Essa può essere azzurra o verde o giallo - arancione."

    La via metabolica, ossidativa, in cui questa proteina entra è mitocondriale? Quali substrati utilizza? E qual'è la ragione della diversità di emissione di colore?

    Grazie anticipatamente.

    Cordiali Saluti

    Lorenzo
    Miles Insulae

 

 
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