giusto per dire come stanno le cose...
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Al di là delle improbabili chiacchiere del politichese nostrano, questa è la pura e amarissima realtà. Ricapitolo le cifre del lascito perché è da quelle che bisogna partire; cifre desunte e certificate dall'Istat, dalla Banca d'Italia, dalla Corte dei Conti, dalla Commissione di Bruxelles, dall'Ocse e dal Fondo monetario. Dunque a prova di qualunque falsificazione di parte.
Due anni di crescita a zero e quasi zero (2004-5). Ristagno dell'occupazione (2005). Aumento del rapporto deficit-Pil al 4 per cento quest'anno (previsione del governo al 3,5) e al 4,5 nel 2007. Azzeramento dell'avanzo primario nel 2005 (dal 2,5 a zero).
Aumento dello stock di debito pubblico (106,7 del Pil quest'anno, 108 se non di più l'anno prossimo). Stasi dei consumi (meno 0,2).
Questo è il lascito dopo cinque anni di governo con una maggioranza parlamentare di cento deputati alla Camera e cinquanta senatori. E non parliamo del precariato dilagante nel mercato del lavoro e del potere d'acquisto dimezzato per i ceti medio-bassi.
Di fronte a queste cifre il responsabile numero uno, l'ex ministro dell'Economia che continua a sfarfalleggiare nei vari e ripetitivi salotti televisivi, dovrebbe soltanto tacere.
Siamo dunque, economicamente e finanziariamente, in libertà vigilata, ma non per vocazione persecutoria delle autorità europee nei nostri confronti bensì per il semplice fatto che il debito pubblico italiano, essendo espresso in euro, costituisce parte integrante del debito pubblico dell'Unione europea, ne rappresenta addirittura il 25 per cento del totale, influenza con la sua enormità tutte le grandezze finanziarie dell'Unione, influisce inevitabilmente sulla politica della liquidità, del cambio e dei tassi d'interesse.
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Eugenio Scalfari su Repubblica di oggi
saluti di buona domenica




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... ecco.
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