
Originariamente Scritto da
-Uruz-
Con gli ultimi giorni di aprile anche quest'anno si ripete stancamente la liturgia della liberazione, un ritualismo formale che galleggia nel vuoto perché manca di una dottrina che lo sostenga, di una fede annunziatrice del divenire, di una passione che lo riscaldi e lo rinnovelli. Intorno, a celebrare, servili canonici e chierici di tutte le tinte e di tutte le razze; assente da sempre la nazione Italia. Questi sono i giorni in cui ci risovviene quanto ebbe a scrivere l'INNOMINATO nel giornale socialista la "LIMA" già nel 1908: " Noi ci vergogniamo di essere cittadini italiani, non per il ricordo del glorioso passato che ha fatto di noi un popolo grande, immortale nella nostra storia, non per la splendida natura che sorride a questa nostra dolce terra, ma per la delinquenza che vi spadroneggia, per la camorra che la infesta, per le brutture che in nome suo ogni giorno si compiono."
Noi, i vinti, i disperati, i pedinati dalla sorte, non finiremo mai di ribellarci alla verità di un'Italia che abbiamo sognato diversa e per la quale tanti dei nostri Camerati sono caduti. Nel loro ricordo ci torna alla mente il grido di Foscolo: " Nell'obbedire all'onore anche quando ci comanda di essere sciagurati, si sente una delicatissima e magnanima voluttà che ci compensa di tutti i dolori."
Per risorgere occorre uscire dall'equivoco della cosiddetta " liberazione" in cui, gli sciancati della storia, mistificando - ogni verità - inducono a celebrare una vittoria che non c'é stata. Giungerà pure l'ora della revisione storica, politica e sociale, ed é in questa attesa che noi riusciamo ancora a sopravvivere con fede in questa nazione senz'anima.
" Cos'é mai questa Italia se io non la vidi mai in viso ?" disse un giorno il Maramaldo a Ferrucci. Ma noi, i vinti, la vedemmo in viso l'Italia ed é per questa Italia e per questi Ideali che abbiamo duramente combattuto e sofferto. Il sangue dei Combattenti della R.S.I. assassinati nelle " radiose giornate" ha elevato a momento sacrale il giorno della sconfitta militare dell'Italia.
" In ginocchio dinanzi a Oberdan, o gelidi affettatori di salame cooperativo. E ricordatevi che un'idea che non dà più martiri é bocciata dalla storia" (Filippo Corridoni).
Ed ecco che il valore della Storia e della Verità si ripercuote anche nel nostro tempo e ci annuncia la sicura RINASCITA
Stelvio Dal Piaz Combattente R.S.I