CAPITOLO XI. http://utenti.lycos.it/Armeria/delass11_PII.html
PRESENTIMENTI - PROFEZIE
Abbiamo udito, o udiremo, Pio IX, Leone XIII e Pio X, de Maistre e de Bonald, Donoso Cortes e de Saint-Bonnet, annunciare, pel nostro tempo, un intervento divino straordinario. Quanti altri nomi si potrebbero aggiungere a questi nomi illustri, la cui autorità s'impone ... !
Prima d'andar avanti, è necessario esaminare l'autorità che si deve concedere a questi presentimenti o a queste previsioni.
Nelle Soirées de Saint-Pétersbourg, de Maistre ha fatto tenere questo linguaggio al Senatore (russo): "Signori, noi dobbiamo occuparci più che mai di queste alte speculazioni, poiché fa d'uopo tenerci pronti ad un avvenimento straordinario nell'ordine divino, verso il quale camminiamo con moto accelerato, che deve riempire di stupore tutti gli osservatori. Non havvi più religione sulla terra: il genere umano non può rimanere in questo stato. D'altra parte oracoli formidabili annunziano che i tempi sono arrivati. Molti teologi, anche cattolici, hanno creduto che fatti di prim'ordine e poco lontani fossero annunziati nella rivelazione di S. Giovanni ... Uno di questi scrittori giunse fino a dire, che l'avvenimento era già incominciato, e che la nazione francese dovea essere il grande strumento della massima delle rivoluzioni. Non evvi forse un uomo religioso in Europa (parlo della classe istruita) che non aspetti in questo momento qualche cosa di straordinario; or, ditemi, Signori, credete voi che questo accordo di tutti gli uomini possa essere disprezzato? Non è questo un grido rivelatore di grandi cose?"
Il Senatore ricorda i presentimenti che furono espressi presso i pagani, negli anni che precedettero la venuta del divin Salvatore. Egli continua:
"Il materialismo che imbratta la filosofia del nostro secolo, gl'impedisce di vedere che la dottrina degli spiriti, e specialmente quella dello spirito profetico, è più che credibile in se stessa, e, di più, la meglio sostenuta dalla tradizione più universale e la più imponente che mai. Pensate voi che gli antichi si sieno tutti accordati a credere che la virtù divinatoria o profetica sia un appannaggio innato dell'uomo? (In nota, molte opere da consultarsi). Ciò non è possibile. Mai un individuo, ed a più forte ragione, una classe intiera d'individui, potrebbe manifestare generalmente ed invariabilmente una inclinazione contraria alla propria natura. Ora, siccome l'eterna malattia dell'uomo è di penetrare nell'avvenire, quest'è una prova certa ch'egli ha dei diritti su questo avvenire, e che ha dei mezzi per conseguirlo, almeno in certe circostanze ...
"Se voi mi chiedete che cosa è questo spirito profetico, io vi risponderò che non accaddero mai nel mondo grandi avvenimenti che non sieno stati in qualche modo predetti. Machiavelli, è il primo uomo, per quanto io sappia, che abbia messa innanzi questa proposizione; ma se vi riflettete, voi stesso, troverete che l'attenzione di questo pio scrittore è giustificata dalla storia. Ne avete un ultimo esempio nella Rivoluzione francese, predetta in tutte le sue circostanze e nel modo il più incontestabile ... Perché non volete che avvenga oggi lo stesso? L'universo è nell'aspettazione. Come disprezzeremo noi questa grande persuasione? E con qual diritto condanneremo noi gli uomini che, avvertiti da questi segni divini, si dedicano a sapienti ricerche? ... Poiché da tutte le parti una moltitudine di esseri grida ad una voce: Venite, Signore, venite! Perché biasimerete voi gli uomini che si slanciano in questo avvenire misterioso, e si fanno una gloria di congetturarlo? ...
"Dio parlò una prima volta agli uomini sul Monte Sinai, e quella Rivelazione fu circoscritta, per ragioni che noi ignoriamo, entro i confini angusti di un sol popolo e di un sol paese. Dopo quindici secoli, una seconda Rivelazione è stata fatta a tutti gli uomini senza distinzione, ed è quella che noi godiamo; ma l'universalità della sua azione doveva pur ancora essere grandemente ristretta dalle circostanze di tempo e di luogo. Altri quindici secoli doveano trascorrere prima che l'America vedesse la luce; e le sue vaste contrade contengono ancora una quantità di orde selvaggie, si estranee al gran beneficio, da far quasi credere che ne sieno escluse per natura, in virtù di qualche anatema primitivo ed inesplicabile. Il gran Lama ha più sudditi spirituali che il Papa; il Bengala conta settanta milioni di abitanti, la Cina ne conta duecento, il Giappone venticinque o trenta. Considerate ancora quegli arcipelaghi immensi del Grande Oceano che formano al giorno d'oggi una quinta parte del mondo.
"I vostri missionarii hanno, senza dubbio, fatto meravigliosi sforzi per annunziare il Vangelo in alcune di quelle contrade, ma con qual successo?(1) Quante miriadi d'uomini esistono, a cui non perverrà mai la buona novella! La scimitarra dei figli d'Ismaele non ha scacciato quasi intieramente il cristianesimo dall'Africa e dall'Asia? E infine nella nostra Europa, quale spettacolo si offre all'occhio religioso? Il cristianesimo è radicalmente distrutto in tutti i paesi sottomessi alla riforma insensata del secolo XVI, ed anche nei vostri paesi cattolici, sembra non esista che di nome ... Qual odio da una parte e dall'altra, qual prodigiosa indifferenza in mezzo a voi per la religione, e per tutto ciò che ad essa si riferisce! Quale scatenamento di tutti i poteri cattolici contro il capo della vostra religione! A quale estremo l'invasione generale dei vostri principi non ha ridotto presso di voi l'ordine sacerdotale! Lo spirito pubblico che li ispira, o li invita, s'è rivolto interamente contro questo ordine. È una congiura, è una specie di furore ...
"D'altra parte, esaminate voi stessi senza pregiudizi, e sentirete che il vostro potere vi sfugge; voi non avete più quella coscienza della forza che sì spesso ricomparisce sotto la penna di Omero, quando vuol renderci sensibile la grandezza del coraggio. Voi non avete più eroi, non osate più nulla, e tutto si osa contro di voi. Contemplate questo lugubre quadro, aggiungetevi l'aspettazione degli uomini distinti, e vedrete se gl'illuminati han torto d'intravedere come più o meno prossima una terza manifestazione della onnipotente Bontà in favore del genere umano. Io non finirei più se volessi raccogliere tutte le prove che concorrono a giustificare questa grande aspettazione".(2)
Il conte, cioè G. de Maistre, dopo di aver rettificato talune delle parole del Senatore, dice: "Voi aspettate un grande avvenimento: sapete che su questo punto, io sono interamente del vostro avviso, e mi sono spiegato abbastanza chiaramente in una delle nostre prime conversazioni".
Ai presentimenti degli uomini superiori, fa mestieri aggiungere le profezie dei santi, o delle persone che parvero favorite del dono della profezia.
Negli anni trascorsi tra il 1870 e 1880, le profezie sono cadute in completo discredito. È mestieri abbandonarsi ciecamente a questo movimento d'opinione?
La Chiesa di Dio, perché è sempre santa, sarà sempre provveduta di doni divini, particolarmente dei miracoli e delle profezie, che sono pel mondo le testimonianze autentiche che Dio è sempre con lei. "Il nostro secolo, ha detto Mons. Roess, vescovo di Strasburgo, ha specialmente bisogno di sapere che Dio dirige tutti gli avvenimenti di questo mondo per mezzo della sua divina Provvidenza, e che se vuole far ben conoscere i suoi disegni all'umanità, li rivela alle anime umili". E monsignor Vibert, vescovo di S. Giovanni di Maurienne: "Dio prova con queste profezie, che tutto è sottomesso al suo governo, e, perché la prova sia più completa, egli si serve, quasi sempre, per annunziare i più grandi avvenimenti, di coloro che sono piccoli e senza valore nell'opinione del mondo: Revelasti ea parvulis". Mons. Marinelli, vescovo di Syra. dice da parte sua: "Nell'immenso amore che Dio porta alla sua Chiesa, opera delle sue mani, ed agli uomini, i quali quasi sempre son ingrati, ma che nondimeno sono sue creature, egli si è degnato di predire ed annunciare ai mortali, per la bocca de' suoi profeti, fin dall'origine del mondo e nell'Antico Testamento, vera figura e tipo della sua Chiesa nel Nuovo Testamento, le vicessitudini della santa Chiesa, le tribolazioni ed i mali che in tutte le epoche e sopratutto verso la fine dei tempi, doveano colpire ed opprimere il mondo, affine di tenere gli uomini in sull'avviso contro Satana ed i suoi emissari, e disporli a prevenire, nella penitenza e nell'umiltà, i colpi della Giustizia divina sospesi sul capo dei malvagi. Quindi per una particolare provvidenza Dio ha voluto far precedere, in ogni tempo, le grandi catastrofi del mondo e le grandi tribolazioni della Chiesa, da segni precursori e da predizioni, perché i colpi preveduti, riescano meno terribili a sopportare, dice S. Gregorio Magno".
Dio usò particolarmente questa misericordia nel nostro tempo. Mai forse si ebbero tante profezie. Perché sono cadute in tanto discredito ? Appunto per l'abuso che se ne è fatto.
Vi sono stati i venditori del Tempio, che hanno guadagnato denaro con quelle che essi inventavano. Molte volte abbiamo dovuto segnalarli nella Semaine religieuse e stigmatizzare questo traffico sacrilego.
Vi sono stati anche degli interpreti. Essi hanno voluto determinare i tempi e i tempi non risposero alla loro determinazione. I loro calcoli mancavano di base. Le profezie sulle quali li appoggiavano non hanno la consistenza che dovrebbero avere per permettere di stabilire delle previsioni serie e precise. Tramandate assai di sovente di bocca in bocca prima d'essere state rese stabili per iscritto, subirono delle alterazioni, delle trasposizioni, sebbene non offrano un terreno solido a quelli che vogliono determinare i tempi e i momenti fissati dalla sapienza eterna, sia alla giustizia, sia alla misericordia.
Fa d'uopo aggiungere che, anche nelle profezie indubbiamente rivelate e conservate nella loro autenticità, Dio ha sempre lasciato dei lati oscuri che non furono rischiarati se non dagli avvenimenti, e dei problemi la cui soluzione dipende dal libero arbitrio dell'uomo. La è così anche delle profezie evangeliche.
Infine, nello studio delle profezie, bisogna comprendere che Colui che le ha fatte ha dinanzi a sé tutta l'estensione dei secoli. "L'impazienza è ben naturale a noi - dice Giuseppe de Maistre - poiché soffriamo; ma fa di mestieri essere abbastanza filosofi per vincere i primi movimenti. I minuti degli imperi sono gli anni dell'uomo: noi dunque che non viviamo se non poco più di ottanta minuti, dai quali bisogna detrarne dieci per la infanzia e dieci per la vecchiaia, subito che una calamità dura, per es., venti minuti, noi diciamo: è finito".
Limitandosi a ciò che riguarda la Francia, a ciascuna delle nostre rivoluzioni quelli che se ne son fatti gl'interpreti, le hanno sollecitate per farle parlare secondo le loro idee e far loro annunciare quello che desideravano.
Nemmeno il degnissimo ab. Richaudeau si è potuto sottrarre alla tentazione di determinare. Nell'articolo necrologico che gli consacrò la Semaine religieuse di Blois, è detto che, sollecitato da tutte le parti, nel 1870, egli pubblicò la Profezia di Blois "accompagnandola da schiarimenti". "Noi crediamo - dice la Semaine - che sarebbe stato più logico di lasciar intatto il testo conservato dalla tradizione senza cercare di metterlo in rapporto diretto e forzato cogli avvenimenti che minacciavano o con quelli che erano accaduti. In questo argomento, crediamo noi, certe considerazioni imponevano al dotto limosiniere una parte esclusivamente passiva, che dovea limitarsi al visto d'un testimonio, la cui missione naturale era di affermare l'esistenza di questa tradizione. La prudenza esigeva si evitassero interpretazioni particolari che erano fatalmente arrischiate, ed esponevano l'elemosiniere a disdirsi un momento o l'altro. Era naturale di lasciare all'avvenire la cura di giustificare questa tradizione del monastero di Blois". Niente di più saggio, ma nulla fu peggio osservato, non solamente dall'abate Richaudeau, ma si può dire da tutti gli editori di profezie.
Le ingiurie che così sono loro state fatte, non impediscono affatto che non esistano. Per non parlare che di quella di cui qui si tratta, la Semaine di Blois, afferma in questi termini la sua autenticità: "La profezia di Blois è stata fatta nel 1804. Conservata per tradizione nell'interno del convento, essa fu primieramente una serie di confidenze fatte da una suor Marianna, pia portinaia del monastero, e che era stata favorita di grazie singolari. Queste confidenze erano state comunicate alla madre Provvidenza, religiosa dello stesso convento, la quale alcuni anni or sono, viveva ancora. Visto il carattere e le virtù di suor Marianna, non eravi alcun dubbio da mettere sul valore della sua testimonianza. Era certo, nello stesso tempo, che la comunità era stata testimone di molti fatti annunziati dalla profezia in termini, è vero, molto enigmatici da principio, ma divenuti molto chiari dopo l'avvenimento".
Che diceva questa povera giovane cent'anni or sono?
"Sarà necessario pregar molto, perché gli empi vorranno tutto distruggere". Ella avea detto "gli empi". Si volle, prima del 1870, farle dire: I Prussiani. "Prima del gran combattimento, essi saranno i padroni, faranno tutto il male che potranno, non tutto quello che vorranno, poiché non ne avranno il tempo".
Non ci lascieremo condurre alla tentazione in cui cadde l'abate Richaudeau, quantunque sia molto lusinghiera. Diremo tuttavia che nel 1884 proponemmo all'Univers un articolo che fu pubblicato il 13 giugno, in cui dicevamo: "Sono veramente "gli empi" che sono attualmente "i padroni"; essi fanno tutto il male che possono; hanno pure la volontà decisa di "tutto distruggere". Questa volontà e questo potere che aveano, venti anni fa, l'hanno assai più al giorno d'oggi; sono all'opera, niente li arresta, e si può dimandarsi: che cosa domani resterà in piedi? La povera portinaia aggiungeva: Non faranno tutto il male perché non ne avranno il tempo".
Che cosa sopraggiungerà per mettere in esecuzione tutti i loro progetti? Un grande combattimento in cui gli empi sul punto di trionfare saranno schiacciati, mercé un soccorso che verrà dall'Alto. "Vi saranno cose tali che i più increduli saranno costretti a dire: "Qui c'è il dito di Dio". Quindi: "Si canterà un Te Deum come non si è mai cantato". Allora "il trionfo della religione sarà così grande, che non si vide mai l'eguale; tutte le ingiustizie saranno riparate, le leggi civili saranno messe in armonia con quelle di Dio e della Chiesa; l'istruzione data ai fanciulli sarà eminentemente cristiana; le corporazioni operaie saranno ristabilite".
Così parlava, son già cent'anni, una umile religiosa che non fu giudicata capace se non di custodire la porta. Come si può non notare il rapporto che esiste fra le sue parole e quelle delle più eminenti intelligenze dell'ultimo secolo e quelle di S. Caterina da Siena citate più sopra al capitolo X? E come spiegare, senza ammettere lo spirito profetico, che questa povera giovane abbia saputo allora che la potenza degli empi crescerebbe sempre più, fino a permettere loro di sperare che potrebbero distrugger tutto, che potrebbero "andare fino agli estremi", come disse il sig. Combes, e che dopo la loro disfatta, quello che si sarebbe giudicato come più necessario, ed a cui sarebbe uopo applicarsi immediatamente, sarebbero queste tre cose: mettere le leggi civili in armonia colle leggi di Dio e della Chiesa; dare ai figli una educazione eminentemente cristiana; ristabilire le corporazioni operaie? Quest'ultimo punto appariva così singolare all'ab. Richaudeau, nel 1880, ch'egli giudicava bene di mettere fra parentesi "dietro dimanda degli operai probabilmente; in ogni caso è chiaro che esse non possono venir ristabilite senza il loro consenso". Ciò non ci sembra più strano. Ma come suor Marianna poteva avere siffatti pensieri, e prevedere necessità di questo genere? La necessità non solo di riparare a tutte le ingiustizie, ma di ricostituire sulle sue basi divine ed ecclesiastiche tutto l'edificio delle leggi; la necessità di restituire all'insegnamento il primo principio dell'educazione, l'istruzione cristiana; la necessità di organizzare ex novo il mondo operaio? Non è cotesto il programma che dovrà tracciarsi colui che avrà il pensiero, la volontà, il potere di porre in assetto la nostra società scossa fino dalle sue fondamenta più profonde?
Abbiamo presa questa profezia come tipo, perché non avvene alcuna più universalmente conosciuta. Molte altre condurrebbero alle medesime conclusioni. Tutte nel loro modo parlano d'uno stato disperato a cui porrà fine un intervento divino, seguito dal ristabilimento di tutte le cose.
Se le esaminiamo nei loro punti salienti, se le confrontiamo fra loro, vedremo ch'esse si accordano nel dirci che siamo vicini ad un avvenimento che porrà fine alla Rivoluzione, restituirà la pace alla Chiesa, riporrà la Francia nelle condizioni normali della sua esistenza e le renderà quella preminenza e quella magistratura che esercitò sull'Europa e sul mondo per lo stabilimento e l'estensione del regno di Nostro Signore Gesù Cristo.
Le grandi intelligenze giudicano che se noi non siamo ancora giunti alla fine dei tempi, è mestieri che le cose così avvengano, e gli umili ci dichiarano aver appreso soprannaturalmente che questo avverrà.
Pio IX ha più volte parlato come gli uni e gli altri.
Ricevendo una deputazione austriaca, il 5 marzo 1871, egli disse: "La tempesta scatenerà più furiosa i suoi marosi; ma essi dovranno retrocedere. Io non so né il tempo né l'ora. Ma quello che è certo si è che verrà il giorno in cui il Signore dirà: Usque huc et non ultra, hic confringes tumentes fluctus tuos".
Nello stesso mese del medesimo anno, egli disse ai parroci di Roma riuniti intorno a lui nell'occasione dell'apertura della Quaresima: "Tante preghiere faranno alfine sorgere l'aurora della pace? E questa aurora sorgerà presto? È certo ch'essa spunterà, ma si leverà presto? Io l'ignoro. Forse avremo da sopportare altri dolori ... dobbiamo risorgere dall'abisso di corruzione in cui, permettendolo la Provvidenza, siamo caduti; ma chi sa che non ci sieno riservate prove maggiori? Saremo certamente glorificati da una vendetta degna di Dio; questa vendetta si eserciterà mercé l'ammirabile conversione, oppure mediante il terribile castigo de' suoi nemici?"
Tre mesi più tardi, egli diceva ai giovani romani del Circolo di S. Pietro: "Poiché niente noi possiamo aspettarci dagli uomini, poniamo sempre la nostra speranza in Dio, il cui Cuore si prepara, mi sembra, a compiere, nel momento da lui scelto, un gran prodigio che riempirà il mondo di stupore".
Il 15 dicembre dello stesso anno, ricevendo una deputazione di collegi esteri stabiliti in Roma, disse ancora: "Sono convinto che la presente persecuzione è molto più terribile di quella che la Chiesa ha sostenuto pel passato. Volete voi conoscerne la ragione? Levate gli occhi, miei cari figli, considerate la società, e vi accorgerete che essa non è cieca, ma apostata. L'apostata è più riprovato agli occhi di Dio".
Tuttavia nel pensiero del santo Pontefice, questa riprovazione non era né assoluta né irrevocabile. Un mese più tardi, il 25 gennaio 1872, così egli diceva ai fedeli di tutte le nazioni riuniti intorno a lui, e protestanti contro l'abbandono in cui la diplomazia lasciava la Santa Sede: "La società è stata chiusa come in un labirinto da cui non potrà uscire senza la mano di Dio".
In quante altre circostanze, Pio IX affermò la stessa impossibilità dal canto degli uomini e la stessa speranza per riguardo di Dio!
Pio X non parla diversamente. Ricevendo il Card. Coullié, accompagnato da molti preti francesi, dopo la Beatificazione del santo Curato d'Ars, disse: "Nei momenti difficili, scabrosi, noi siamo impazienti di vedere la vittoria; ma non bisogna dimenticare che la Chiesa, cominciando dalla persona del suo Fondatore, fu sempre perseguitata. Bisogna adattarci alle disposizioni provvidenziali e armarci di pazienza. Dio permette le prove per purificarci. Ma siamo sicuri che la sua protezione non ci mancherà e che la sua potenza splenderà nel momento provvidenziale.
"Io vi prego, continua il Papa con profonda emozione, io vi prego di unirvi a me in questa convinzione che ben presto Dio opererà dei prodigi che ci daranno, non solo fiducia di credere che la Francia non cesserà d'essere la Figlia primogenita della Chiesa, ma la gioia di constatarlo non solamente nelle sue parole, ma ne' suoi atti".
Note al capitolo 11
(1) Le Missioni cattoliche hanno pubblicato nel loro numero del 1° aprile 1904 il riassunto di uno studio interessante dovuto al P. Krote S. I. Questo riassunto era comparso qualche giorno prima nella edizione tedesca: Die Katholischen Missionen di Friburgo (Baden). Secondo l'eminente religioso vi sarebbero attualmente nel mondo 550 milioni di cristiani ed un miliardo non cristiani. Dei 550 milioni di cristiani 374 abitano l'Europa, 134 l'America, 29 l'Asia, 8 l'Africa e 4 l'Oceania.
Continenti
Cattolici
Protestanti
Greci ortodossi
Raskolnik ortodossi russi
Orientali
Europa....
177.657.261
97.293.434
97.059.645
1.736.464
220.394
America
71.330.879
62.556.967
-
-
-
Asia
11.513.276
1.926.108
12.034.149
436.907
2.726.053
Africa
3.004.563
1.663.341
53.479
-
3.608.466
Oceania
979.943
3.187.259
-
-
-
264.505.922
166.727.109
109.147.272
2.173.371
6.554.913
Sono compresi sotto il nome di protestanti tutti gli aderenti delle 500 a 700 diverse denominazioni cristiane dell'Occidente.
Quanto alla popolazione non cristiana, si compone in
Giudei ...................... 11.037.000
Settari di Confucio e dei culti degli antichi ...................... 253.000.000
Maomettani ............ 202.048.240
Taoisti ........................ 32.000.000
Bramini o Indous ....................... ............................... 210.100.000
Shintoisti .................... 17.000.000
Antichi culti indiani ...... ................................2.113.766
Feticisti ed altri pagani .................................. 144.000.000
Buddisti ................. 120.250.000
Altre religioni .............. 2.814.482
Della popolazione totale del globo, che, secondo Yuraschke s'eleva a 1.539 milioni, 35,7% sono cristiani, 131/2% maomettani, 0,7% ebrei, ovvero 762.102.000 sono monoteisti contro 776.000.000 politeisti. Pressoché metà della popolazione totale del mondo crede adunque all'unità di Dio.
Se compariamo le religioni dell'una e dell'altra, troviamo che la Chiesa cattolica co' suoi 264.505.922 membri, è la più numerosa e la più estesa. Pressoché la metà dei cristiani del globo, cioè 43,2% e più del sesto della popolazione totale professa la religione cattolica. Di più la religione cattolica è una e non divisa in una infinità di sètte, come sono il protestantismo, il monoteismo, il buddismo ecc. Così a dispetto di tutti gli sforzi congiurati de' suoi nemici, la religione cattolica è ancora alla fine del XIX secolo sparsa attraverso il mondo intero, e merita solo il nome di cattolica, cioè universale.
(2) Questo fu scritto nel 1809.




2.113.766
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4) O Cristo o Anticristo, questa antitesi racchiude il mistero dell'avvenire. Ed aggiungeva: "Tutte le direzioni del tempo, buone o cattive, ci spingono verso un punto unico, Gesù Cristo, verso una soluzione unica: sarem noi con o contro Gesù Cristo?" Egli diceva il vero. Il problema del presente e dell'avvenire, sta nel sapere se l'umanità finirà coll'abbandonarsi alla sètta, la quale, sparsa dappertutto, ha giurato di annientare il cristianesimo fino a farne perdere anche l'idea, oppure ascolterà la Santa Chiesa che vuol ricondurla al suo Creatore ed al suo Redentore. Se essa rifiutasse di ascoltarla, il suo delitto sarebbe più grande di quello degli Angeli maligni. Dopo essere divenuti figli di Dio, noi diverremmo schiavi di Satana!