
Originariamente Scritto da
tolomeo
Dallo scudetto alla serie B
è il tempo dei sospetti
Siccome è impossibile che il campionato italiano di calcio abbia un finale trasparente, siccome i tifosi di ogni fede stanno ipotizzando, malignando, supponendo, siccome tutti - ma proprio tutti - sono convinti che le partite delle ultime tre giornate non verranno decise sul campo, bensì attraverso misteriose operazioni di spionaggio e controspionaggio, siccome regnerà il sospetto e basta, tanto vale mettere nero su bianco tutti questi cattivi pensieri, e provare a tradurre le possibili ipotesi di complotto globale per portare lo scudetto a Torino piuttosto che a Milano.
Il peso della Gea. Dicono i milanisti: visto come ha menato, il Messina? E precisano: sarà un caso che i tre messinesi espulsi, quindi i più feroci nell'aggredire gli avversari, siano stati tre giocatori di scuola o di proprietà della Juventus, cioè Aronica, Sculli e Nocerino? Quest'ultimo nella Juve non ha mai giocato, ma Moggi lo controlla da un po' di tempo, ne detiene un pezzo di cartellino e l'ha dirottato, in questi anni, in società a lui vicine.
I milanisti, dunque, sospettano che la vastissima galassia moggiana possa influenzare il finale di campionato, soprattutto inquadrando il calendario: domenica prossima c'è Siena-Juventus, cioè una specie di derby in famiglia tra la sede centrale e una sua succursale. Nel Siena giocano otto uomini che appartengono alla Juventus e che sono in Toscana in prestito o in comproprietà: il portiere Mirante, i difensori Molinaro, Gastaldello, Legrottaglie e Tudor, il centrocampista Paro, gli attaccanti Guzman e Volpato. Altri, come Bogdani e Colonnese, sono tutelati dalla Gea. E della Gea, fin dalla prima ora, è un sodale l'allenatore De Canio. Il direttore sportivo è l'ex juventino Perinetti, da sempre uno dei fedelissimi di Moggi. Dello staff tecnico fanno parte anche il bianconero "storico" Antonio Conte (anche suo fratello collabora con la Gea) e il preparatore atletico Gian Piero Ventrone, altro juventino di lunga militanza.
Si chiedono dunque, i milanisti: possiamo sperare che sia proprio il Siena a mettersi di traverso per fermare la Juventus? Ma i milanisti vanno oltre: all'ultima giornata è in programma Reggina-Juventus, e anche i calabresi sono in ottimi rapporti con i bianconeri. Per giunta, in molti ricordano quando, nel 2003 i torinesi regalarono agli amaranto tre punti decisivi per la loro salvezza: si era alla vigilia della finale di Manchester (Juve-Milan...) e gli uomini di Lippi, già campioni d'Italia, furono tenerissimi, con quegli avversari in disperata lotta per la soravvivenza. Certi favori vanno ricambiati, o no?
Il peso di Galliani (e Berlusconi). Cosa pensano, invece, gli juventini? Che invece troveranno sulla loro strada tre avversari agguerriti, motivati. E chissà da dove arriveranno le motivazioni. Gli juventini ricordano lo scudetto del 1999, vinto dal Milan in rimonta sulla Lazio grazie anche a un incrocio di risultati molto favorevole ai rossoneri, e non solo in partite che li coinvolgevano direttamente. Quelli che pensano male, per esempio, ricordano la vittoria del Perugia a Udine, che consentì agli umbri di salvarsi prima di incontrare il Milan nella decisiva ultima giornata. Gli juventini ricordano lo scudetto del 2000 e quel Perugia che con loro lottò invece con il coltello tra i denti: non c'è bianconero che non supponga di un premio a vincere pagato da Cragnotti a Gaucci. Perciò a Torino temono le abilità diplomatiche di Galliani, temono che sia già cominciata un'opera di convincimento nei confronti di Siena, Palermo e Reggina, affinché tutti si impegnino al massimo con la Juve per farle perdere i tre punti decisivi. Gli juventini guardano anche un po' più in là, e immaginano che si possano accomodare più risultati.
Prendiamo Reggina-Messina di domenica prossima, una partita chiave: la dovessero vincere i siciliani, il discorso salvezza coinvolgerebbe pesantemente il Siena e forse anche la stessa Reggina, guarda caso due avversarie della Juventus. Con una vittoria e un pari, calabresi salvi e siciliani in B. Partita oltretutto ad alto rischio di ordine pubblico. Intanto, tutti si pongono una domanda, senza però trovare risposte: perché ultimamente la squadra più tartassata dagli arbitri è il Cagliari? Che Cellino stia antipatico sia a Moggi sia a Galliani?
La morale. Comunque vada, sarà impossibile non sospettare. In teoria, impegnarsi al massimo sarebbe il dovere di chiunque. È anche scritto nel regolamento. Ma qualsiasi corsa in più (anche degli avversari del Milan, ovviamente) farà pensare a chissà quale manovra. Questo è il calcio italiano.