Gli imprenditori scappano in autostrada
I Benetton hanno deciso di sposarsi adesso con Abertis perché non si fidano di Prodi
Arriva il governo Prodi e la famiglia Benetton fa le valigie. Sotto questo riflettore diventa più semplice capire le reazioni divergenti all'annuncio del matrimonio italo-spagnolo che porterà il gruppo Autostrade, attualmente nell'orbita Benetton, sotto il protettorato degli spagnoli di Abertis. Da una parte la Borsa che applaude con un rialzo del 4% (addirittura nelle battute iniziali il titolo Autostrade era arrivato a guadagnare quasi il 10). Dall'altra invece la profonda irritazione del sistema politico: in particolare la Margherita che, con Francesco Rutelli ha espresso «severi dubbi» sull'operazione . Addirittura Enrico Letta, ex ministro dell'Industria, ha invitato gli azionisti di Autostrade «a ripensarci». Non è d'accordo Rifondazione che, per bocca del responsabile economico Paolo Ferrero mette in luce il problema centrale: l'offesa al prossimo governo: «Un passaggio del genere-dice- andava deciso in un contesto diverso ». Protesta la Lega (unica nel centro-destra) attraverso il sottosegretario alle Infrastrutture Francesco Bricolo che se la prende con il centro-sinistra perchè nel 1999 aveva «svenduto» Autostrade ai Benetton. Non parla ancora Romano Prodi. Le indiscrezioni raccontano però di una profonda irritazione non certamente attenuata dalla permanenza ai vertici del nuovo gruppo italo-spagnolo di Gian Maria Gros Pietro. Il vecchio amico bolognese che lo stesso Prodi, nel 1997, aveva voluto alla presidenza dell'Iri. Certo è molto spiacevole per il futuro capo del governo trovarsi questa sorpresa. Proprio nel momento in cui sta per tornare a Palazzo Chigi apprende che una grande dinastia imprenditoriale vende agli stranieri la principale opera pubblica italiana. Un pacchetto di cui fa parte, tra l'altro, l'Autostrada del Sole la cui costruzione, a metà degli anni '50, rappresentò il simbolo più alto della rinascita nazionale. Il boom economico viaggiava a bordo delle 600 con cui le famiglie degli emigranti del Sud tornavano a casa. Un simbolo del Paese su cui, da ieri, sventola la bandiera del Regno di Spagna. Un bel segno di sfiducia del grande capitale nei confronti del futuro governo. Perchè di una vendita si tratta anche se poi le tecnicalità legali e finanziarie proveranno a raccontare una storia diversa. Diranno che si tratta di un'alleanza tra eguali. Perchè nascerà la più grande azienda mondiale del settore. Perchè le due società in Borsa valgono circa 12 miliardi l'una. Posseggono quasi la stessa quantità d'asfalto (3.408 km gli italiani e 3.332 gli spagnoli) ed è abbastanza equivalente il numero di dipendenti e la redditività. Insomma due realtà gemelle. Infatti lo scambio avverrà alla pari: un'azione contro una. Gli italiani, in sede di trattativa, hanno strappato un dividendo straordinario che frutterà alla famiglia Benetton più di 600 milioni di euro. La metà dei 2,4 miliardi di lire che la dinastia veneta pagò per acquistare tutto il gruppo Autostrade. Detto questo, però, è difficile non pensare ad una vendita mascherata. Già il dividendo straordinario somiglia molto ad una buonuscita. Perchè se è vero che Benetton avrà il 24% del capitale è altrettanto vero che i grandi proprietari spagnoli insieme avranno il 30%. Inoltre la società cambierà nome e si chiamerà Abertis (Autostrade sopravviverà come marchio ai caselli italiani). L'amministratore delegato inizialmente sarà spagnolo e, soprattutto la sede sociale sarà a Barcellona. Una scelta dettata da ragioni fiscali, spiegano a Treviso. Una precisazione su cui Prodi dovrà riflettere quando vorrà tassare Bot, dividendi e azioni: i piccoli risparmiatori restano in Italia. Ai grandi basta andare in Spagna (nemmeno alle Cayman) per sfuggire al fisco. In ogni caso fra tre anni i Benetton avranno la facoltà di uscire girando le loro azioni agli spagnoli che a loro volta vantano un diritto analogo. Molto barocca la costruzione di vertice. La presidenza sarà doppia: uno spagnolo e un italiano. La scelta è caduta su Gros Pietro ed è difficile non vedere l'ultimo ponte verso Prodi. Perchè poi le tariffe al casello dovrà deciderle il governo italiano. Ed è facile immaginare che, dopo questo sgarbo, lo sguardo sarà arcigno. Gros Pietro dovrà usare tutte le arti per convincere l'amico Prodi. Tanto più che già rullano i tamburi di guerra. L'Anas, titolare della concessione data ad Autostrade fino al 2038 ha convocato i responsabili del gruppo. In ogni caso i Benetton si sono sfilati. D'ora in avanti la partita non è più nazionale. Ha assunto dimensione europea e se da Roma si impuntano c'è Bruxelles. Con buona pace di Prodi che voleva fare il governo di tutti gli italiani.
NINO SUNSERI
Già annunciato da me qualche mese fa...
Dicevo che i capitali sarebbero fuggiti...Ero preso per pazzo.
Imperativo categorico: fare in modo che il Governo Prodi non nasca o se nasce farlo cadere immediatamente. Questo per il bene dell'Italia, del sistema economico produttivo e soprattutto dei lavoratori!




Rispondi Citando
