Tutta l'Unione nuovamente d'accordo.
Prodi: «Ritiro dall'Iraq? Lo abbiamo nel programma»
«Sgomento e immenso dolore»: il primo commento alla morte dei soldati italiani a Nassirya, in Iraq, è del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il capo dello Stato ha chiesto alle autorità competenti di essere tenuto costantemente informato per conoscere gli sviluppi e i particolari della vicenda.
Il premier in pectore Romano Prodi, oltre che esprimere le proprie condoglianze ai familiari dei militari uccisi, parla di una «tragedia che colpisce tutta l'Italia». «Il numero dei morti è elevato - dice Prodi - e credo che questo si inserisca in una tensione crescente in Iraq, tensione che è aumentata in questi mesi e che oggi si fa ancora più forte in vista dei problemi politici interni». Un Prodi addolorato dagli episodi accaduti in Iraq che a porposito del ritiro delle truppe dall'Iraq ribadisce: «è da parecchio tempo che noi abbiamo una politica molto precisa».
Il segretario dei Ds Piero Fassino sottolinea che il primo sentimento è quello del dolore e della solidarietà, «ma poi naturalmente c'è la considerazione che questo attentato non può che essere ulteriore fonte di preoccupazione per lo scenario che dipinge dell'Iraq, scenario peraltro non sconosciuto visto il ripetersi di attentati, anche contro civili».
Il leader del Prc Fausto Bertinotti, si unisce « al dolore di tutto il popolo per la morte dei soldati italiani in Iraq» e quindi incalza: «per parte nostra, sul terreno della politica non possiamo che trarre una ulteriore ragione per il nostro impegno contro la guerra e il terrorismo». Chiedono esplicitamente il ritiro delle truppe il reponsabile pace di Rifondazione Alfio Nicotra e i neodeputati del Prc Ali Rashid e Lidia Menapace.
Anche Comunisti Italiani e Italia dei Valori chiedono il ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq. «È una notizia drammatica che mai avremmo voluto apprendere di nuovo –In questa giornata di lutto per il Paese non dobbiamo lasciarci però sopraffare dall'angoscia: questo è il momento delle decisioni e non delle divisioni ed è proprio per questo che è indispensabile che al più presto sia formato il nuovo Governo per dare il via a quello che il programma dell'Unione prevede in maniera inequivocabile: predisporre al più presto il ritiro delle truppe dall'Iraq, nei tempi tecnici previsti».
Sulla stessa linea l’europarlamentare Marco Rizzo del Pdci: «Altre giovani vite spezzate in nome di una guerra di aggressione ingiusta e nata sulla menzogna. È un massacro inaccettabile di civili iracheni e di truppe straniere, il prezzo che ha messo in conto da far pagare ad altri il governo Bush per mantenere incontrastato il dominio unipolare statunitense sul mondo». Anche il verde pecoraro Scanio chiede il ritiro della missione: «Il nostro aiuto deve essere civile, quello che abbiamo promesso agli elettori deve essere realizzato non appena fatto il nuovo governo».
Condoglianze e dolore nei commenti dei leader politici del centrodestra (da Berlusocni a Casini) ma anche trentativi di strumentalizzazione. Come nel caso dell'esponente di Forza Italia Maria Burani Procaccini, presidente della Consulta etico-religiosa del partito: «Quello che è successo oggi, due anni e mezzo dopo quel maledetto novembre, non può, purtroppo, divenire momento di dolore condiviso con chi ha inneggiato a quelle bombe ed ha eletto deputati che considerano addirittura legittima la violenza terroristica».
«Dopo l'ulteriore strage di carabinieri e militari italiani... e con il cambio di governo e di maggioranza in corso, si rende indispensabile il rapido ritiro delle nostre unità militari da quel teatro di operazioni», dice anche Cossiga.
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