ROMA - Mezzo secolo a difesa della Costituzione, attraversando i cambiamenti del costume e della societa' Italia, codificando principi e sciogliendo i dubbi legati ad aspetti controversi di leggi che influenzano comportamenti, precetti morali, rapporti economici, il mondo del lavoro, le relazioni tra poteri dello Stato. La Corte Costituzionale ha festeggiato oggi in pompa magna in Campidoglio i suoi 50 anni di attivita' di ''custode fedele'' della Carta che regola la vita della nazione. Alla cerimonia hanno presenziato il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, e le massime autorita' della Repubblica.
Nell' aula Giulio Cesare hanno preso posto il presidente della Camera, Pierferdinando Casini; i vice presidenti del senato Domenico Fisichella e Lamberto Dini; il vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni; il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione, Nicola Marvulli e Francesco Favara; i senatori a vita (Andreotti, Napolitano, Rita Levi Montalcini, Emilio Colombo); i vertici delle forze dell' ordine, i presidenti emeriti della Corte e i Giudici Costituzionali. Tra gli ospiti, anche i presidenti e i delegati di 60 corti Costituzionali straniere.
Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha fatto gli onori di casa sottolineando nel suo saluto come la Corte abbia saputo essere ''Costituzione vivente'' accompagnando l' Italia nelle sue ''profonde trasformazioni politiche ed istituzionali'' e proteggendola - ha aggiunto citando le parole del primo presidente Enrico De Nicola nella udienza inaugurale il 23 aprile 1956 - ''da sbandamenti ed errori''. ''E' decisivo per un paese - ha detto - sapere di poter contare su una bussola, su dei principi e dei valori, che per noi sono quelli contenuti nella prima parte di una costituzione che ha davvero pochi eguali, e su un Organo autorevole e imparziale capace di far vivere nella realta', nella quotidianita', tali principi, quei principi alla base della nostra civile convivenza''.
A porre l' accento sulle ''nuove problematiche'' create dai mutamenti dello scenario nazionale e mondiale, e' stato il presidente della Consulta, Annibale Marini. ''I temi della globalizzazione, dell' immigrazione, del rispetto dei diritti inviolabili di ogni uomo anche di fronte alle esigenze di sicurezza collettiva, del rapporto tra ordinamenti nazionali e sovranazionali - ha osservato - costituiscono altrettante sfide alla coerenza e alla lungimiranza non solo di legislatori e governanti, ma anche di coloro cui le Costituzioni affidano il compito di garantire, in ogni circostanza, la compatibilita' delle leggi con i principi fondamentali sui quali poggiano i nostri ordinamenti''.
Momento centrale della celebrazione, l' ampio discorso del presidente emerito,Gustavo Zagrebelsky, secondo il quale lo spirito della giustizia costituzionale e dei suoi giudici si basa sul ''pluralismo egli equilibri dinamici, il quale si nutre di moderazione, riconoscimento, rispetto e dialogo reciproco''. ''Il dualismo radicale delle posizioni, che in certi momenti pare minacciarci - ha detto - e' nemico della Costituzione e della giustizia costituzionale perche' in contesti di grandi tensioni politiche e culturali che non lasciano altra possibilita' che schierarsi con l'una o con l'altra parte, il potere delle Corti di certificare legittimita' e illegittimita' di una istanza, rischia essa stessa di diventare fattore di altre tensioni e di ulteriori divisioni''.
Per Zagrebelsky non e' possibile combattere i ''pretesi eccessi discrezionali cristallizzando nel tempo la Costituzione: la discrezionalita' e' un dato insormontabile. La riprova e' nei progetti di riforma che, come quello discusso in questi anni in Italia, mirano a ridefinire il ruolo della Corte basandosi sulla logica seguente: siamo contro la discrezionalita' ma, poiche' non la si puo' eliminare, almeno si orienti secondo aspettative politiche,modificando a tal fine i suoi equilibri interni. Cosi' pero'si rafforza il difetto,colpendo la giustizia costituzionale nel suo punto essenziale,l'autonomia dalla politica. L' alternativa realistica non e' tra costituzione cristallizzata e costituzione vivente, ma tra Corti autonome e Corti allineate''.
Il presidente emerito ha anche messo in guardia dalla tentazione di ricorrere a continui emendamenti perche' ''una costituzione che sopravvive con incessanti modificazioni viene degradata a legge ordinaria e la materia costituzionale si confonde con la lotta politica quotidiana. Lo strumento normale e' la giurisprudenza; l' emendamento e' uno strumento eccezionale''.
ZAGREBELSKY, DUALISMO RADICALE NEMICO COSTITUZIONE
"Il dualismo radicale delle posizioni, che in certi momenti pare minacciarci, è nemico della Costituzione e della giustizia costituzionale". E questo perché "in contesti di grandi tensioni politiche e culturali che non lasciano altra possibilità che schierarsi con l'una o con l'altra parte, il potere delle Corti di certificare legittimità e illegittimità di una istanza, rischia essa stessa di diventare fattore di altre tensioni e di ulteriori divisioni".
Ad affermarlo è Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale, nel corso della cerimonia, in Campidoglio, per celebrare i 50 anni di attività della Corte Costituzionale. Dinanzi al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, al presidente della Consulta, Annibale Marini, ai giudici di ieri e di oggi, e alle delegazioni di 60 Corti costituzionali di ogni parte del mondo, Zagrebelsky invoca il "pluralismo degli equilibri dinamici, il quale si nutre di moderazione, riconoscimento, rispetto e dialogo reciproco".
Il costituzionalista torinese, nel suo lungo discorso che tocca in più punti il rapporto tra politica e giustizia, non manca di far notare che "tutte le volte in cui si scontrano contrapposizioni radicali e le questioni costituzionali si trasformano in conflitto di civiltà, la giustizia costituzionale, invece che aprirsi e prendere campo, si rattrappisce in se stessa". Un esempio? La questione del crocifisso. Una Corte che, "in nome della pace religiosa, imponesse indiscriminatamente in ogni luogo pubblico la rimozione di qualsiasi simbolo religioso potrebbe innescare reazioni e conflitti locali".
"E' stata notata, di fronte alle contrapposizioni - osserva Zagrebelsky - la propensione delle Corti alla 'terza opzione', per non appiattirsi su nessuna di quelle in campo.Ciò non rappresenta l'opportunistico tentativo di camminare sul filo del rasoio per non scontentare nessuno; è invece la via, non priva di giustificazione, per mantenere aperti i collegamenti tra le parti, spianare le asprezze e preservare aperto e fertile il terreno del confronto".
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Chiunque sia in possesso della versione integrale del discorso di Zagrebelsky avrà tutta la mia gratitudine se vorrà inserirlo nella traccia. L'ho ascoltato in diretta il giorno della cerimonia, e l'ho trovato ottimo: chiaro nei suoi punti fermi, coerente, importante.




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