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    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Predefinito Zarqawi, un marchio pubblicitario di successo. A quando il reality show?

    Ariecco Zarkawi, pure lui
    Maurizio Blondet
    27/04/2006
    Il super-ricercato terrorista giordano a volto scoperto nel video diffuso sul web il 25 aprile del 2006

    Sono passate meno di due settimane da quando il Washington Post ha stampato le seguenti parole: «un documento interno emanato dai comandi militari USA in Iraq afferma che 'il programma di guerra psicologica Zarkawi' è fino ad oggi la campagna informativa di maggior successo».
    Di fatto, il Washington Post rivelava, il 10 aprile, che Al-Zarkawi era un'invenzione dei comandi americani.
    E ora, rieccolo.
    Di persona.
    Al Zarkawi manda addirittura un video, ed è una prima assoluta: del superterrorista non circolava che una foto tessera vecchia di almeno quindici anni, e continuamente riproposta dai comandi USA. Già solo questo fatto deve allarmare: se il burattino di nome «Al Zarkawi» viene esposto con la sua faccia, vuol dire che si prepara qualcosa di grosso.
    Se sarà poi la sua, la faccia.
    Non c'è verso che i media dicano da quale fonte, per quale trafila, arrivino i proclami di «Zarkawi», «Zawahiri» e «Bin Laden».

    Per quest'ultimo la stessa BBC, di solito assai precisa, dice che «un sito web» ha mandato il video: quale?
    Non si sa.
    Come per tutti gli altri messaggi, non verrà mai detto nulla di più di quanto appare nelle prime notizie.
    Resta il fatto che Al Zarkawi è risuscitato (e con lui la fantomatica organizzazione che guiderebbe, «Al Qaeda in Iraq») nonostante la fresca rivelazione della sua inesistenza: si vede che ne hanno bisogno, nel momento in cui «Osama bin laden» manda un audio, e subito «i terroristi» fanno strage di egiziani a Dahab.
    I burattinai confidano a tal punto nella nostra amnesia?
    Come possono spingere a tal punto la loro impudenza da ripresentare uno «Zarkawi» dimostrato falso 15 giorni prima?
    Possono, possono.
    Perchè possono appoggiarsi sull'opera di «un numero relativamente basso di giornalisti ben ammanicati» a cui loro stessi confidano «gli scoop» che poi saranno magnificati «nei media di grande tiratura, anch'essi relativamente pochi, dove i parametri del dibattito sono fissati una volta per tutte, e la 'verità ufficiale' è consacrata».
    In USA, Fox News, CNN, i «grandi» giornali sono quei «relativamente pochi mainsteam media».
    In Italia, fate voi: non sono certo pochi i canali «sicuri».
    Tanto più se si è avuto cura di mettervi alla testa dei direttori neocon.
    Contro l'amnesia guidata (dagli spudorati mediatici), sarà bene citare ancora una volta l'essenziale di quell'articolo rivelatore del Washington Post.
    Tenendo bene a mente che disinformazione, propaganda e «operazioni psicologiche» sono parte integrante di ogni azione militare, appositamente pianificate; tanto più in questo tipo di guerre americo-israeliane fondate, fin dall'inizio, su menzogne. (1)
    Diceva dunque il Washington Post: «alla campagna Zarkawi si fa riferimento in diversi rapporti interni militari. In un briefing militare USA del 2004 si legge: 'Villainize Zarkawi - leverage xenophobia response'» [traduzione: dipingere Zarkawi come il cattivo, ed eccitare la reazione xenofoba] (2).
    E c'è l'indicazione di tre metodi: «Operazioni sui media», «Operazioni speciali 626» [allusione alla Task Force 626, un corpo speciale dedito alla caccia ai dirigenti baathisti] e «PSYOP» [guerra psicologica].

    Il programma di propaganda militare, aggiungeva il Washington Post, «ha di mira principalmente gli iracheni, ma pare sia stato usato anche per i media USA».
    Una diapositiva di un rapporto dal titolo «Comunicazione strategica», preparato dal generale George W. Casey, jr., il comandante supremo in Iraq, indica la «audience nazionale» come uno dei sei bersagli principali da parte americana nella guerra.
    Secondo il giornale, l'autore della specifica operazione Zarkawi è stato il generale Kimmit, che tra il 2003 e il 2004 coordinava «i rapporti con la stampa, l'informazione e le PSYOP in Iraq e in Medio Oriente»: tutto insieme, guerra psicologica e conferenze-stampa, come un tutt'uno. Benchè neghi questa sua parte, Kimmit ammette: «c'è stata chiaramente una campagna informativa per aumentare la consapevolezza del pubblico su chi fosse Al-Zarkawi, anzitutto per il pubblico iracheno, ma anche per quello internazionale».
    «Lo scopo era di provocare una frattura tra gli insorti accentuando [sic] gli atti terroristici di Zarkawi e la sua origine straniera… grazie all'aggressiva campagna di comunicazione strategica, dice il documento, oggi Zarkawi rappresenta: terrorismo in Iraq = combattenti stranieri in Iraq = sofferenze del popolo iracheno (attacchi alle infrastrutture) = ostacolo alle aspirazioni irachene».

    Per il solo 2004 la propaganda USA in Iraq è costata 24 milioni di dollari, compresa «la distribuzione di migliaia di volantini con la faccia di Zarkawi».
    Il tutto in coincidenza con una campagna «informativa» guidata dal Lincoln Group, un'agenzia di pubbliche relazioni, grazie alla quale sono stati «piazzati» (a pagamento) articoli favorevoli agli USA nei giornali iracheni.
    A questa disinformazione hanno partecipato deliberatamente i massimi livelli del governo USA.
    In termini che fanno per lo meno sospettare che all'imprendibile Zarkawi sono state accollate atrocità compiute dagli occupanti.
    George Bush, in una conferenza-stampa del 1 giugno 2004: «sapete, detesto prevedere la violenza, ma comprendo la natura di quegli assassini. Questo tizio, Zarkawi, un associato di Al Qaeda - che tra l'altro era a Baghdad prima della caduta di Saddam - è ancora alla macchia in Iraq. E come potete ricordare, parte del suo piano operativo è di innescare la violenza e la discordia tra i vari gruppi iracheni a forza di assassinii a sangue freddo».

    A Zarkawi sono state attribuite le varie decapitazioni (a cominciare da quella di Nick Berg, il cui video è ritenuto falso dai servizi francesi), tutte le stragi nelle moschee, persino l'attentato all'albergo in Giordania che ha ucciso diplomatici cinesi a colloquio con delegati palestinesi.
    Il generale Richard Zahner, in un'intervista al Washington Post del 25 settembre 2005:«quello cui assistiamo qui è un'insurrezione che è divenuta una campagna terroristica. Zarkawi è diventato il marchio di fabbrica di questa cosa, ha ottenuto i fondi, l'attenzione dei media, e spinto altri a lavorare nella sua direzione».
    Il giornale commentava che «l'indiscriminato terrorismo di Al Zarkawi è riuscito ad unire tutti in Medio Oriente contro l'ideologia della jihad globale…sempre più numerosi iracheni ed arabi sunniti hanno condannato la visione da incubo del terrorista».
    Si noti: anche dopo l'attentato di Dahab tutti gli islamici più o meno estremisti, dai Fratelli Musulmani ad Hamas, hanno condannato la strage.
    Come allora, per lo stesso motivo: non sapevano chi le avesse fatte, non ne riconoscevano gli autori come alleati.
    E ben a ragione, visto che a farle era ed è il nemico.

    Il Washington Post dell'11 dicembre 2005, echeggiando «informazioni» e «indiscrezioni» dei comandi: «il ritiro dall'Iraq non è un'opzione che l'amministrazione USA può accarezzare. Essa darebbe ad Al Zarkawi e alla sua piccola banda di stranieri il modo di cantare vittoria… ciò rafforzerebbe Al Qaeda in tutto il Medio Oriente».
    Anche il terrificante bombardamento di Falluja, con la strage di centinaia di civili a forza di bombe al fosforo, fu spiegata come una battaglia contro «la rete di Al Zarkawi».
    Il Washington Post, 21 settembre 2004, riportava di «quattro missioni di bombardamento contro bersagli che sono detti associati alla rete di Zarkawi, dentro e intorno alla città. Fra questi un complesso di edifici rurali a 15 miglia a sud di Falluja, dove i comandi USA affermano che s'erano raccolti almeno 90 combattenti stranieri. I militari dicono che l'attacco ha ucciso almeno 60 combattenti stranieri» [si noti la ripetizione del termine propagandistico: «combattenti stranieri»].
    [Ma] «testimoni e il personale dell'ospedale non hanno confermato questa versione. Secondo loro sono stati uccisi circa trenta uomini, in genere iracheni. E che 15 bambini e 11 donne sono morte nel bombardamento».

    Gli attentati e le stragi sono purtroppo reali.
    C'è da chiedersi chi le fa (abbiamo qualche risposta: Israele, per innescare la guerra civile in Iraq, secondo il piano di smembrare questi Paesi per linee etnico-religiose).
    Altre domande vengono quando «un sito web» mai identificato emana un video di Al Zarkawi, che non viene mai analizzato - per esempio - dal punto di vista linguistico, o almeno nulla dell'analisi appare sui media.
    Bisognare ricordare - contro l'amnesia indotta - che «Al Zarkawi» è il marchio di una campagna pubblicitaria intesa a «dare un volto al terrorismo».
    E che senza periodiche apparizioni in audio o video di «Al Zarkawi» o «Osama bin Laden», la stessa guerra infinita di Rumsfeld e dei neocon - da loro definita «guerra al terrorismo» - perderebbe la sua ragion d'essere.
    Perciò devono resuscitarli periodicamente.
    Per cento volte il Washington Post documenterà il falso, e per cento volte tutti i media che accettano la verità ufficiale come sacra, compreso il Washington Post (e non parliamo de Il Corriere, de Il Foglio, de La Stampa), torneranno a dirci che Al Zarkawi «si è rifatto vivo» (3).
    E inutilmente i guerriglieri, i fondamentalisti, gli estremisti islamici diranno che non è vero, prenderanno le distanze, condanneranno gli attentati di Al Zarkawi e di Dhaba.
    Le fonti credibili e autorevoli saranno sempre quelle che, solo due settimane prima, sono state colte con le mani nel sacco delle bugie (4).

    Maurizio Blondet


    Note
    1) Chaim Kupfeberg, «The propaganda preparation for 9/11», Center for research on globalization, 19 settembre 2002.
    2) Si è molto insistito sul fatto che Zarkawi è uno «straniero» in Iraq, e guida dei guerriglieri «stranieri».
    3) Secondo Robert Fisk, il vero Zarkawi è probabilmente morto sotto un bombardamento USA nel 2003, in Afghanistan più probabilmente che in Iraq.
    4) Michel Chossudovsky, «Who is behind 'Al Qaeda in Iraq'? Pentagon acknolewedges fabricating a Zarkawi legend», Center for reasearch on globalization, 18 aprile 2006.



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  2. #2
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    il problema dell'attendibilità delle fonti e dei proclami è tutt'altro che secondario.

    la mancanza di attendibilità è la prima causa del legittimo sospetto che si ha quando spuntano proclami e soprattutto rivendicazioni

  3. #3
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    Reuters - Lun 10 Apr

    WASHINGTON (Reuters) - L'esercito Usa sta conducendo una campagna di propaganda per esagerare la minaccia alla stabilità rappresentata dal leader di al Qaeda in Iraq . Lo scrive oggi il Washington Post.

    Alcuni alti funzionari dei servizi segreti militari credono che l'importanza di Abu Musab al-Zarqawi, giordano di origine, possa essere stata esagerata, scrive il giornale, citando documenti militari e funzionari vicini al programma.

    Secondo l'articolo, il colonnello Derek Harvey, che ha servito come funzionario dell'intelligence militare in Iraq, ha detto ad un meeting dell'esercito Usa la scorsa estate: "Il nostro obiettivo su Zarqawi è allargare la sua caricatura, se lo faremo, lo renderemo più importante di quello che è in realtà, in un certo senso".

    "La minaccia a lungo termine non è Zarqawi o gli estremisti religiosi, ma questi ex-tipi di regime e i loro amici", ha detto Harvey secondo una trascrizione del meeting a Fort Leavenworth, Kansas, come scritto dal Post.

    Harvey ha detto alla riunione che, nonostante Zarqawi e altri ribelli stranieri in Iraq abbiano realizzato attentati dinamitardi mortali, restano "una parte molto piccola rispetto al numero effettivo", secondo il giornale.

    Con obiettivo gli iracheni, la campagna Usa su Zarqawi è iniziata due anni fa e si crede che andrà avanti, scrive il Post. Include volantini, trasmissioni radio e tv e almeno una fuga di notizie ad un giornalista americano, aggiunge il giornale.

    Un altro funzionario militare vicino al programma ha detto al quotidiano che il materiale era tutto in arabo.

    Zarqawi ha una taglia da 25 milioni di dollari pendente sulla sua testa.

    Funzionari vicino al programma di propaganda hanno detto che uno degli obiettivi è arrivare a creare un cuneo nei ribelli enfatizzando gli atti terroristici di Zarqawi e le sue origini straniere.


    http://it.news.yahoo.com/10042006/58...gton-post.html

  4. #4
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    http://www.washingtonpost.com/wp-dyn...040900890.html

    Military Plays Up Role of Zarqawi
    Jordanian Painted As Foreign Threat To Iraq's Stability

    By Thomas E. Ricks
    Washington Post Staff Writer
    Monday, April 10, 2006; Page A01

    The U.S. military is conducting a propaganda campaign to magnify the role of the leader of al-Qaeda in Iraq, according to internal military documents and officers familiar with the program. The effort has raised his profile in a way that some military intelligence officials believe may have overstated his importance and helped the Bush administration tie the war to the organization responsible for the Sept. 11, 2001, attacks.

    The documents state that the U.S. campaign aims to turn Iraqis against Abu Musab al-Zarqawi, a Jordanian, by playing on their perceived dislike of foreigners. U.S. authorities claim some success with that effort, noting that some tribal Iraqi insurgents have attacked Zarqawi loyalists.

    For the past two years, U.S. military leaders have been using Iraqi media and other outlets in Baghdad to publicize Zarqawi's role in the insurgency. The documents explicitly list the "U.S. Home Audience" as one of the targets of a broader propaganda campaign.

    Some senior intelligence officers believe Zarqawi's role may have been overemphasized by the propaganda campaign, which has included leaflets, radio and television broadcasts, Internet postings and at least one leak to an American journalist. Although Zarqawi and other foreign insurgents in Iraq have conducted deadly bombing attacks, they remain "a very small part of the actual numbers," Col. Derek Harvey, who served as a military intelligence officer in Iraq and then was one of the top officers handling Iraq intelligence issues on the staff of the Joint Chiefs of Staff, told an Army meeting at Fort Leavenworth, Kan., last summer.

    In a transcript of the meeting, Harvey said, "Our own focus on Zarqawi has enlarged his caricature, if you will -- made him more important than he really is, in some ways."

    "The long-term threat is not Zarqawi or religious extremists, but these former regime types and their friends," said Harvey, who did not return phone calls seeking comment on his remarks.

    There has been a running argument among specialists in Iraq about how much significance to assign to Zarqawi, who spent seven years in prison in Jordan for attempting to overthrow the government there. After his release he spent time in Pakistan and Afghanistan before moving his base of operations to Iraq. He has been sentenced to death in absentia for planning the 2002 assassination of U.S. diplomat Lawrence Foley in Jordan. U.S. authorities have said he is responsible for dozens of deaths in Iraq and have placed a $25 million bounty on his head.

    Recently there have been unconfirmed reports of a possible rift between Zarqawi and the parent al-Qaeda organization that may have resulted in his being demoted or cut loose. Last week, Defense Secretary Donald H. Rumsfeld said that it was unclear what was happening between Zarqawi and al-Qaeda. "It may be that he's not being fired at all, but that he is being focused on the military side of the al-Qaeda effort and he's being asked to leave more of a political side possibly to others, because of some disagreements within al-Qaeda," he said.

    The military's propaganda program largely has been aimed at Iraqis, but seems to have spilled over into the U.S. media. One briefing slide about U.S. "strategic communications" in Iraq, prepared for Army Gen. George W. Casey Jr., the top U.S. commander in Iraq, describes the "home audience" as one of six major targets of the American side of the war.

    That slide, created by Casey's subordinates, does not specifically state that U.S. citizens were being targeted by the effort, but other sections of the briefings indicate that there were direct military efforts to use the U.S. media to affect views of the war. One slide in the same briefing, for example, noted that a "selective leak" about Zarqawi was made to Dexter Filkins, a New York Times reporter based in Baghdad. Filkins's resulting article, about a letter supposedly written by Zarqawi and boasting of suicide attacks in Iraq, ran on the Times front page on Feb. 9, 2004.

    Leaks to reporters from U.S. officials in Iraq are common, but official evidence of a propaganda operation using an American reporter is rare.

    Filkins, reached by e-mail, said that he was not told at the time that there was a psychological operations campaign aimed at Zarqawi, but said he assumed that the military was releasing the letter "because it had decided it was in its best interest to have it publicized." No special conditions were placed upon him in being briefed on its contents, he said. He said he was skeptical about the document's authenticity then, and remains so now, and so at the time tried to confirm its authenticity with officials outside the U.S. military.

    "There was no attempt to manipulate the press," Brig. Gen. Mark Kimmitt, the U.S. military's chief spokesman when the propaganda campaign began in 2004, said in an interview Friday. "We trusted Dexter to write an accurate story, and we gave him a good scoop."

    Another briefing slide states that after U.S. commanders ordered that the atrocities of Saddam Hussein's government be publicized, U.S. psychological operations soldiers produced a video disc that not only was widely disseminated inside Iraq, but also was "seen on Fox News."

    U.S. military policy is not to aim psychological operations at Americans, said Army Col. James A. Treadwell, who commanded the U.S. military psyops unit in Iraq in 2003. "It is ingrained in U.S.: You don't psyop Americans. We just don't do it," said Treadwell. He said he left Iraq before the Zarqawi program began but was later told about it.

    "When we provided stuff, it was all in Arabic," and aimed at the Iraqi and Arab media, said another military officer familiar with the program, who spoke on background because he is not supposed to speak to reporters.

    But this officer said that the Zarqawi campaign "probably raised his profile in the American press's view."

    With satellite television, e-mail and the Internet, it is impossible to prevent some carryover from propaganda campaigns overseas into the U.S. media, said Treadwell, who is now director of a new project at the U.S. Special Operations Command that focuses on "trans-regional" media issues. Such carryover is "not blowback, it's bleed-over," he said. "There's always going to be a certain amount of bleed-over with the global information environment."

    The Zarqawi program was not related to another effort, led by the Lincoln Group, a U.S. consulting firm, to place pro-U.S. articles in Iraq newspapers, according to the officer familiar with the program who spoke on background.

    It is difficult to determine how much has been spent on the Zarqawi campaign, which began two years ago and is believed to be ongoing. U.S. propaganda efforts in Iraq in 2004 cost $24 million, but that included extensive building of offices and residences for troops involved, as well as radio broadcasts and distribution of thousands of leaflets with Zarqawi's face on them, said the officer speaking on background.

    The Zarqawi campaign is discussed in several of the internal military documents. "Villainize Zarqawi/leverage xenophobia response," one U.S. military briefing from 2004 stated. It listed three methods: "Media operations," "Special Ops (626)" (a reference to Task Force 626, an elite U.S. military unit assigned primarily to hunt in Iraq for senior officials in Hussein's government) and "PSYOP," the U.S. military term for propaganda work.

    One internal briefing, produced by the U.S. military headquarters in Iraq, said that Kimmitt had concluded that, "The Zarqawi PSYOP program is the most successful information campaign to date."

    Kimmitt is now the senior planner on the staff of the Central Command that directs operations in Iraq and the rest of the Middle East.

    In 2003 and 2004, he coordinated public affairs, information operations and psychological operations in Iraq -- though he said in an interview the internal briefing must be mistaken because he did not actually run the psychological operations and could not speak for them.

    Kimmitt said, "There was clearly an information campaign to raise the public awareness of who Zarqawi was, primarily for the Iraqi audience but also with the international audience."

    A goal of the campaign was to drive a wedge into the insurgency by emphasizing Zarqawi's terrorist acts and foreign origin, said officers familiar with the program.

    "Through aggressive Strategic Communications, Abu Musab al-Zarqawi now represents: Terrorism in Iraq/Foreign Fighters in Iraq/Suffering of Iraqi People (Infrastructure Attacks)/Denial of Iraqi Aspirations," the same briefing asserts.

    Officials said one indication that the campaign worked is that over the past several months, there have been reports that Iraqi tribal insurgents have attacked Zarqawi loyalists, especially in the culturally conservative province of Anbar. "What we're finding is indeed the people of al-Anbar -- Fallujah and Ramadi, specifically -- have decided to turn against terrorists and foreign fighters," Maj. Gen Rick Lynch, a U.S. military spokesman in Baghdad, said in February.

  5. #5
    bluedanube
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    Predefinito MEMRI Servizi speciali, lo strano caso del Terrorista dalla gamba di latta

    Chi è Abu Musab Al-Zarqawi?
    Michel Chossudovsky
    21 - 06 - 2004
    Immediatamente dopo la menzione della sua gamba artificiale, in relazione al video, gli ufficiali degli Stati Uniti hanno rivisto la propria storia, affermando di non essere sicuri che lui abbia davvero perso una gamba. "Ufficiali dell’intelligence USA, che credevano che Zarqawi avesse perso una gamba in Afghanistan, hanno recentemente rettificato questa convinzione, concludendo che lui possiede ancora entrambe le gambe." (News and World Report, 24 maggio 2004).

    [inwin=400]www.memri.org/bin/italian/articles.cgi?Area=sd&ID=SP81304[/inwin]

  6. #6
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Sarebbe interessante studiare i fenomeni di dissonanza cognitiva legati alla propaganda bellica ebraico-americana dell'ultimo decennio. DUbito che sarà mai possibile farlo a fondo in un paese occidentale, fin tanto che la cricca di mafiosi giudaizzanti neoconservatori non sia trascinata a furor di popolo davanti ad un plotone d'esecuzione e fucilata senza pietà.

  7. #7
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    azzo queste sono storie davvero gravi

  8. #8
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    anche perchè renderebbe pubblico il fatto che la componente "integralista islamica" in iraq è davvero minima in proporzione alla guerriglia Ba' th

    alla faccia di tutti i mammaliturchi nostrani

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    Gli americani ci credono. Il promo del personaggio cattivo è una costante della loro cultura e loro non si pongono nemmeno il problema della autenticità

    http://www.sherdog.net/forums/showthread.php?t=369783
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  10. #10
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da shambler
    Gli americani ci credono. Il promo del personaggio cattivo è una costante della loro cultura e loro non si pongono nemmeno il problema della autenticità

    http://www.sherdog.net/forums/showthread.php?t=369783
    tu sei cabal?

    gli americani sono senz'altro più boccaloni, ma anche qui non si scherza, eh!

 

 
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