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Discussione: Per che cosa militate?

  1. #201
    petronius
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    Citazione Originariamente Scritto da Anna K. Valerio
    Ma sei afflitto dall'assillo dell'ultima parola, pure se questa è un biascichio?
    Finchè continui a fare domande, io rispondo. Questa volta voglio raccontarti una storia:
    "C'era una riunione prestigiosa di filosofi. C'erano tutti i più importanti filosofi, i migliori di ogni tempo e di ogni nazione. C'erano i fotografi, la stampa, e gli ospiti illustri. Tutti si scambiavano opinioni, consigli, discutevano animatamente. Sullo sfondo grigio, distanti perchè nessuno li considerava, ma avendo un titolo e potendo partecipare a quella riunione, c'era una massa di sconosciuti che non sapeva di essere tale. I filosofi prestigiosi, accorgendosi di loro, ridevano. E dicevano:"La colpa forse è nostra, perchè gli abbiamo permesso di essere qui. Non valgono nulla, non hanno mai detto nulla che valesse la pena di leggere. Eppure, siccome sono vicini a noi, pensano anche loro di essere filosofi"

  2. #202
    petronius
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Nimmo
    Questa è bellissima e me la segno...

    Da quando leggo questo forum penso di non aver mai "visto" forumisti meno umili di te e di Galaad.

    Siete arrivati da pochi giorni e non solo avete liticato e polemizzato con mezzo forum, ma avete iniziato ad offendere a destra e a manca contro chiunque non fosse in linea con la vostra visione.

    Non siete soltanto saccenti e spocchiosi... siete anche molto maleducati e non avete il minimo rispetto.

    Su questo forum si ride, si scherza, ci si offende ma sempre con goliardia; o al limite ci si prende con alcuni personaggi che sembrano più cartoni animati che esseri umani.

    La vostra maleducazione è la peggiore. Non è l'offesa schietta e sincera, cruda e dettata dal cuore. La vostra maleducazione è mossa direttamente dall'arroganza di chi pensa di possedere la verità tra le mani, di chi non sa ascoltare gli altri se non da sopra un piedistallo (quale piedistallo non l'ha ancora capito nessuno...), di chi misura le capacità degli uomini e delle persone in base a ciò che il sistema riconosce loro.

    Da come parlate e dai "valori" che emanate sembrate quei tipi che quando si laureano fanno il bel trafiletto sul giornale, per dimostrare quanto sono stati bravi. (tanto per fare un esempio secondo me calzante...)

    Saluti
    Capito l'esempio. Rispondo a mio nome. Non sono quel genere di persona. Non sapevo nemmeno che si usasse fare. La goliardia è lo spirito che mi muove. Infatti come avrai notato non ho insultato la tizia, come lei ha fatto con me. Mi ha persino detto che sono un infame. Direi che un po' di arroganza nei suoi confronti mi viene naturale. Ma mi sono limitato ad ironizzare sulle sue debolezze mentre lei continuava ad offendere. Ho risposto agli insulti con le provocazioni. Ma sempre di una risposta si tratta. Comunque non è vero. Ci sono ancora due tre forumisti che si salvano... Aggiungo un'ultima cosa. Venire sul forum, per me, nasceva dall'esigenza di confrontarmi con altre realtà e vedere se la mia teoria poteva trovare conferme. E' stato così. Quello che ho visto è che si fanno gran parole e si propongono poche cose. Il 3d sull'economia è finito in cantina. Eppure stavamo parlando di come tra camerati ci si possa aiutare ad esempio costruendo un agriturismo o un'attività affine. Ma evidentemente le polemiche tipo questa attraggono di più. La stessa cosa valeva per il post su Nietzsche. Una pagina seria e poi solo polemiche.
    Ora io con la Valerio mi diverto un sacco, perchè mi ricorda i tempi del liceo, quando le maestrine dalla penna rossa ti contestavano il tema. Ma oltre il divertimento mi resta un po' di amarezza come ho detto. Non costruisce niente per l'ambiente. Spero di averti risposto

    Saluti romani

  3. #203
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da petronius
    Capito l'esempio. Rispondo a mio nome. Non sono quel genere di persona. Non sapevo nemmeno che si usasse fare. La goliardia è lo spirito che mi muove. Infatti come avrai notato non ho insultato la tizia, come lei ha fatto con me. Mi ha persino detto che sono un infame. Direi che un po' di arroganza nei suoi confronti mi viene naturale. Ma mi sono limitato ad ironizzare sulle sue debolezze mentre lei continuava ad offendere. Ho risposto agli insulti con le provocazioni. Ma sempre di una risposta si tratta. Comunque non è vero. Ci sono ancora due tre forumisti che si salvano... Aggiungo un'ultima cosa. Venire sul forum, per me, nasceva dall'esigenza di confrontarmi con altre realtà e vedere se la mia teoria poteva trovare conferme. E' stato così. Quello che ho visto è che si fanno gran parole e si propongono poche cose. Il 3d sull'economia è finito in cantina. Eppure stavamo parlando di come tra camerati ci si possa aiutare ad esempio costruendo un agriturismo o un'attività affine. Ma evidentemente le polemiche tipo questa attraggono di più. La stessa cosa valeva per il post su Nietzsche. Una pagina seria e poi solo polemiche.
    Ora io con la Valerio mi diverto un sacco, perchè mi ricorda i tempi del liceo, quando le maestrine dalla penna rossa ti contestavano il tema. Ma oltre il divertimento mi resta un po' di amarezza come ho detto. Non costruisce niente per l'ambiente. Spero di averti risposto

    Saluti romani
    arrivederci appuntato e, mi raccomando, ci saluti tanto S.E. il brigadiere

  4. #204
    LONGINO
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Léon Degrelle
    Pietro di Vinciolo va a cenare altrove; la donna sua si fa venire un garzone; torna Pietro; ella il nasconde sotto una cesta da polli; Pietro dice essere stato trovato in casa d'Ercolano, con cui cenava, un giovane messovi dalla moglie; la donna biasima la moglie d'Ercolano; uno asino per isciagura pon piede in su le dita di colui che era sotto la cesta; egli grida; Pietro corre là, vedelo cognosce lo 'nganno della moglie con la quale ultimamente rimane in concordia per la sua tristezza.
    --------------------------------------------------------------------------------
    Il ragionare della reina era al suo fine venuto, essendo lodato da tutti Iddio che degnamente avea guiderdonato Federigo, quando Dioneo, che mai comandamento non aspettava, incominciò.
    Io non so s'io mi dica che sia accidental vizio e per malvagità di costumi né mortali sopravenuto, o se pure è della natura peccato, il rider più tosto delle cattive cose che delle buone opere, e spezialmente quando quelle cotali a noi non pertengono. E per ciò che la fatica, la quale altra volta ho impresa e ora son per pigliare, a niuno altro fine riguarda se non a dovervi torre malinconia, e riso e allegrezza porgervi, quantunque la materia della mia seguente novella, innamorate giovani, sia in parte meno che onesta, però che diletto può porgere, ve la pur dirò; e voi, ascoltandola, quello ne fate che usate siete di fare quando né giardini entrate, che, distesa la dilicata mano, cogliete le rose e lasciate le spine stare; il che farete, lasciando il cattivo uomo con la mala ventura stare con la sua disonestà, e liete riderete degli amorosi inganni della sua donna, compassione avendo all'altrui sciagure, dove bisogna.

    Fu in Perugia, non è ancora molto tempo passato, un ricco uomo chiamato Pietro di Vinciolo, il quale, forse più per ingannare altrui e diminuire la generale oppinion di lui avuta da tutti i perugini, che per vaghezza che egli n'avesse, prese moglie; e fu la fortuna conforme al suo appetito in questo modo, che la moglie la quale egli prese era un giovane compressa, di pelo rosso e accesa, la quale due mariti più tosto che uno avrebbe voluti, là dove ella s'avvenne a uno che molto più ad altro che a lei l'animo avea disposto.

    Il che ella in processo di tempo conoscendo, e veggendosi bella e fresca, e sentendosi gagliarda e poderosa, prima se ne cominciò forte a turbare e ad averne col marito di sconce parole alcuna volta, e quasi continuo mala vita; poi, veggendo che questo, suo consumamento più tosto che ammendamento della cattività del marito potrebbe essere, seco stessa disse: - Questo dolente abbandona me, per volere con le sue disonestà andare in zoccoli per l'asciutto, e io m'ingegnerò di portare altrui in nave per lo piovoso. Io il presi per marito e diedigli grande e buona dota, sappiendo che egli era uomo e credendol vago di quello che sono e deono esser vaghi gli uomini; e se io non avessi creduto ch'è fosse stato uomo, io non lo avrei mai preso. Egli che sapeva che io era femina, perché per moglie mi prendeva se le femine contro all'animo gli erano? Questo non è da sofferire. Se io non avessi voluto essere al mondo, io mi sarei fatta monaca; e volendoci essere, come io voglio e sono, se io aspetterò diletto o piacere di costui, io potrò per avventura invano aspettando invecchiare, e quando io sarò vecchia, ravvedendomi, indarno mi dorrò d'avere la mia giovinezza perduta, alla qual dover consolare m'è egli assai buono maestro e dimostratore in farmi dilettare di quello che egli si diletta; il qual diletto fia a me laudevole, dove biasimevole è forte a lui; io offenderò le leggi sole, dove egli offende le leggi e la natura -.

    Avendo adunque la buona donna così fatto pensiero avuto, e forse più d'una volta, per dare segretamente a ciò effetto, si dimesticò con una vecchia, che pareva pur santa Verdiana che dà beccare alle serpi; la quale sempre co'paternostri in mano andava ad ogni perdonanza, né mai d'altro che della vita de'Santi Padri ragionava e delle piaghe di san Francesco, e quasi da tutti era tenuta una santa. E quando tempo le parve, l'aperse la sua intenzion compiutamente; a cui la vecchia disse:

    - Figliuola mia, sallo Iddio che sa tutte le cose, che tu molto ben fai; e quando per niuna altra cosa il facessi, sì 'I dovresti far tu e ciascuna giovane per non perdere il tempo della vostra giovinezza, perciò che niun dolore è pari a quello, a chi conoscimento ha, che è d'avere il tempo perduto. E da che diavol siam noi poi, quando noi siam vecchie, se non da guardare la cenere intorno al focolare? Se niuna il sa o ne può rendere testimonianza, io sono una di quelle; che ora che vecchia sono, non senza grandissime e amare punture d'animo conosco, e senza pro, il tempo che andar lasciai; e benché io nol perdessi tutto (ché non vorrei che tu credessi che io fossi stata una milensa), io pur non feci ciò che io avrei potuto fare; di che quand'io mi ricordo, veggendomi fatta come tu mi vedi, che non troverrei chi mi desse fuoco a cencio, Dio il sa che dolore io sento.

    Degli uomini non avvien così: essi nascon buoni a mille cose, non pure a questa, e la maggior parte sono da molto più vecchi che giovani; ma le femine a niuna altra cosa che a far questo e figliuoli ci nascono, e per questo son tenute care. E se tu non te ne avvedessi ad altro, sì te ne dei tu avvedere a questo, che noi siam sempre apparecchiate a ciò, che degli uomini non avviene; e oltre a questo una femina stancherebbe molti uomini, dove molti uomini non possono una femina stancare. E per ciò che a questo siam nate, da capo ti dico che tu farai molto bene a rendere al marito tuo pan per focaccia, sì che l'anima tua non abbia in vecchiezza che rimproverare alle carni.

    Di questo mondo ha ciascun tanto quanto egli se ne toglie, spezialmente le femine, alle quali si conviene troppo più d'adoperare il tempo quando l'hanno, che agli uomini, per ciò che tu puoi vedere, quando c'invecchiamo, né marito né altri ci vuol vedere anzi ci cacciano in cucina a dir delle favole con la gatta, e a noverare le pentole e le scodelle; e peggio, che noi siamo messe in canzone e dicono: - Alle giovani i buon bocconi, e alle vecchie gli stranguglioni -: e altre lor cose assai ancora dicono.

    E acciò che io non ti tenga più in parole, ti dico infino ad ora che tu non potevi a persona del mondo scoprire l'animo tuo che più utile ti fosse di me; per ciò che egli non è alcun sì forbito, al quale io non ardisca di dire ciò che bisogna, né sì duro o zotico, che io non ammorbidisca bene e rechilo a ciò che io vorrò. Fa pure che tu mi mostri qual ti piace, e lascia poi fare a me; ma una cosa ti ricordo, figliuola mia, che io ti sia raccomandata, per ciò che io son povera persona, e io voglio infino ad ora che tu sii partefice di tutte le mie perdonanze e di quanti paternostri io dirò, acciò che Iddio gli faccia lume e candela a'morti tuoi-; e fece fine.

    Rimase adunque la giovane in questa concordia colla vecchia, che se veduto le venisse un giovinetto, il quale per quella contrada molto spesso passava, del quale tutti i segni le disse, che ella sapesse quello che avesse a fare; e datale un pezzo di carne salata, la mandò con Dio.

    La vecchia, non passar molti dì, occultamente le mise colui, di cui ella detto l'aveva, in camera, e ivi a poco tempo un altro, secondo che alla giovane donna ne venivan piacendo, la quale in cosa che far potesse intorno a ciò, sempre del marito temendo, non ne lasciava a far tratto.

    Avvenne che, dovendo una sera andare a cena il marito con un suo amico, il quale aveva nome Ercolano, la giovane impose alla vecchia che facesse venire a lei un garzone, che era de'più belli e de'più piacevoli di Perugia; la quale prestamente così fece. Ed essendosi la donna col giovane posti a tavola per cenare, ed ecco Pietro chiamò all'uscio che aperto gli fosse.

    La donna, questo sentendo, si tenne morta; ma pur volendo, se potuto avesse, celare il giovane, non avendo accorgimento di mandarlo o di farlo nascondere in altra parte, essendo una sua loggetta vicina alla camera nella quale cenavano, sotto una cesta da polli, che v'era, il fece ricoverare, e gittovvi suso un pannaccio d'un saccone che aveva fatto il dì votare; e questo fatto, prestamente fece aprire al marito. Al quale entrato in casa ella disse:

    - Molto tosto l'avete voi trangugiata questa cena.

    Pietro rispose:

    - Non l'abbiam noi assaggiata.

    - E come è stato così?- disse la donna.

    Pietro allora disse:

    - Dirolti: essendo noi già posti a tavola Ercolano e la moglie e io, e noi sentimmo presso di noi starnutire, di che noi né la prima volta né la seconda ce ne curammo; ma quegli che starnutito avea, starnutendo ancora la terza volta e la quarta e la quinta e molte altre, tutti ci fece maravigliare; di che Ercolano, che alquanto turbato con la moglie per ciò che gran pezza ci avea fatti stare all'uscio senza aprirci, quasi con furia disse: - Questo che vuol dire? Chi è questi che così starnutisce? - e levatosi da tavola andò verso una scala la quale assai vicina v'era, sotto la quale era un chiuso di tavole vicino al piè della scala, da riporvi, chi avesse voluto, alcuna cosa, come tutto dì veggiamo che fanno far coloro che le lor case acconciano.

    E parendogli che di quindi venisse il suono dello starnuto, aperse un usciuolo il qual v'era, e come aperto l'ebbe, subitamente n'uscì fuori il maggior puzzo di solfo del mondo, benché davanti, essendocene venuto puzzo e rammaricaticene, aveva detto la donna: - Egli è che dianzi io imbiancai miei veli col solfo, e poi la tegghiuzza, sopra la quale sparto l'avea perché il fummo ricevessero, io la misi sotto quella scala, sì che ancora ne viene -. E poi che Ercolano aperto ebbe l'usciuolo e sfogato fu alquanto il puzzo, guardando dentro vide colui il quale starnutito avea e ancora starnutiva, a ciò la forza del solfo strignendolo; e come che egli starnutisse, gli avea già il solfo sì il petto serrato, che poco a stare avea che né starnutito né altro non avrebbe mai.

    Ercolano, vedutolo, gridò: - Or veggio, donna, quello per che poco avanti, quando ce ne venimmo, tanto tenuti fuor della porta, senza esserci aperto, fummo; ma non abbia io mai cosa che mi piaccia, se io non te ne pago -. Il che la donna udendo, e vedendo che '1 suo peccato era palese, senza alcuna scusa fare, levatasi da tavola si fuggì, né so ove se n'andasse. Ercolano, non accorgendosi che la moglie si fuggia, più volte disse a colui che starnutiva che egli uscisse fuori; ma quegli, che già più non poteva, per cosa che Ercolano dicesse non si movea; laonde Ercolano, presolo per l'uno de'piedi, nel tirò fuori, e correva per un coltello per ucciderlo; ma io, temendo per me medesimo la signoria, levatomi, non lo lasciai uccidere né fargli alcun male, anzi gridando e difendendolo, fui cagione che quivi de'vicini trassero, li quali, preso il già vinto giovane, fuori della casa il portarono non so dove; per le quali cose la nostra cena turbata, io non solamente non la ho trangugiata, anzi non l'ho pure assaggiata, come io dissi.

    Udendo la donna queste cose, conobbe che egli erano dell'altre così savie come ella fosse, quantunque talvolta sciagura ne cogliesse ad alcuna, e volentieri avrebbe con parole la donna d'Ercolano difesa; ma, per ciò che col biasimare il fallo altrui le parve dovere a'suoi far più libera via, cominciò a dire:

    - Ecco belle cose; ecco buona e santa donna che costei dee essere; ecco fede d'onesta donna, ché mi sarei confessata da lei, sì spirital mi pareva! e peggio, che, essendo ella oggimai vecchia, dà molto buono essemplo alle giovani. Che maladetta sia l'ora che ella nel mondo venne, ed ella altressì che viver si lascia, perfidissima e rea femina che ella dee essere, universal vergogna e vitupero di tutte le donne di questa terra; la quale, gittata via la sua onestà e la fede promessa al suo marito e l'onor di questo mondo, lui, che è così fatto uomo e così onorevole cittadino, e che così bene la trattava, per un altro uomo non s'è vergognata di vituperare, e sé medesima insieme con lui. Se Dio mi salvi, di così fatte femine non si vorrebbe aver misericordia; elle si vorrebbero occidere; elle si vorrebbon vive vive mettere nel fuoco e farne cenere.

    Poi, del suo amico ricordandosi, il quale ella sotto la cesta assai presso di quivi aveva, cominciò a confortare Pietro che s'andasse al letto, per ciò che tempo n'era.

    Pietro, che maggior voglia aveva di mangiare che di dormire, domandava pur se da cena cosa alcuna vi fosse.

    A cui la donna rispondeva:

    - Sì, da cena ci ha! Noi siamo molto usate di far da cena, quando tu non ci sé! Sì, che io sono la moglie d'Ercolano! Deh che non vai? Dormi per istasera: quanto farai meglio!

    Avvenne che, essendo la sera certi lavoratori di Pietro venuti con certe cose dalla villa, e avendo messi gli asini loro, senza dar lor bere, in una stalletta la quale allato alla loggetta era, l'un degli asini che grandissima sete avea, tratto il capo del capestro, era uscito della stalla, e ogni cosa andava fiutando, se forse trovasse dell'acqua; e così andando s'avvenne per me la cesta sotto la quale era il giovinetto.

    Il quale avendo, per ciò che carpone gli conveniva stare, alquanto le dita dell'una mano stese in terra fuor della cesta, tanta fu la sua ventura, o sciagura che vogliam dire, che questo asino ve gli pose su piede; laonde egli, grandissimo dolor sentendo, mise un grande strido. Il quale udendo Pietro si maravigliò, e avvidesi ciò esser dentro alla casa; per che, uscito della camera, e sentendo ancora costui rammaricarsi, non avendogli ancora l'asino levato il piè d'in su le dita, ma premendol tuttavia forte, disse: -Chi è là?- e corso alla cesta, e quella levata, vide il giovinetto, il quale, oltre al dolore avuto delle dita premute dal piè dell'asino, tutto di paura tremava che Pietro alcun male non gli facesse.

    Il quale essendo da Pietro riconosciuto, sì come colui a cui Pietro per la sua cattività era andato lungamente dietro, essendo da lui domandato - che fai tu qui? - niente a ciò gli rispose, ma pregollo che per l'amor di Dio non gli dovesse far male.

    A cui Pietro disse:

    - Leva su, non dubitare che io alcun mal ti faccia, ma dimmi, come tu sé qui e perché?

    Il giovinetto gli disse ogni cosa. Il qual Pietro, non meno lieto d'averlo trovato che la sua donna dolente, presolo per mano, con seco nel menò nella camera nella quale la donna con la maggior paura del mondo l'aspettava; alla quale Pietro postosi a seder dirimpetto disse:

    - Or tu maladicevi così testé la moglie d'Ercolano e dicevi che arder si vorrebbe e che ella era vergogna di tutte voi: come non dicevi di te medesima? O, se di te dir non volevi, come ti sofferiva l'animo di dir di lei, sentendoti quel medesimo aver fatto che ella fatto avea? Certo niuna altra cosa vi ti induceva, se non che voi siete tutte così fatte, e con l'altrui colpe guatate di ricoprire i vostri falli; che venir possa fuoco da cielo che tutte v'arda, generazion pessima che voi siete.

    La donna, veggendo che nella prima giunta altro male che di parole fatto non l'avea, e parendole conoscere lui tutto gogolare per ciò che per man tenea un così bel giovinetto, prese cuore e disse:

    - Io ne son molto certa che tu vorresti che fuoco venisse da cielo che tutte ci ardesse, sì come colui che sé così vago di noi come il can delle mazze; ma alla croce di Dio egli non ti verrà fatto. Ma volentieri farei un poco ragione con essoteco per sapere di che tu ti ramarichi; e certo io starei pur bene se tu alla moglie d'Ercolano mi volessi agguagliare, la quale è una vecchia picchiapetto spigolistra e ha da lui ciò che ella vuole, e tienla cara come si dee tener moglie, il che a me non avviene. Ché, posto che io sia da te ben vestita e ben calzata, tu sai bene come io sto d'altro e quanto tempo egli è che tu non giacesti con meco; e io vorrei innanzi andar con gli stracci in dosso e scalza ed esser ben trattata da te nel letto, che aver tutte queste cose, trattandomi come tu mi tratti. E intendi sanamente, Pietro, che io son femina come l'altre, e ho voglia di quel che l'altre; sì che, perché io me ne procacci, non avendone da te, non è da dirmene male; almeno ti fo io cotanto d'onore, che io non mi pongo né con ragazzi né con tignosi.

    Pietro s'avvide che le parole non erano per venir meno in tutta notte; per che, come colui che poco di lei si curava, disse:

    - Or non più, donna; di questo ti contenterò io bene; farai tu gran cortesia di far che noi abbiamo da cena qualche cosa: ché mi pare che questo garzone, altressì ben com'io, non abbia ancor cenato.

    - Certo no, - disse la donna - che egli non ha ancor cenato, ché quando tu nella tua mala ora venisti, ci ponavam noi a tavola per cenare.

    - Or va dunque, - disse Pietro - fa che noi ceniamo, e appresso io disporrò di questa cosa in guisa che tu non t'avrai che ramaricare.

    La donna levata su, udendo il marito contento, prestamente fatta rimetter la tavola, fece venir la cena la quale apparecchiata avea, e insieme col suo cattivo marito e col giovane lietamente cenò.

    Dopo la cena, quello che Pietro si divisasse a sodisfacimento di tutti e tre, m'è uscito di mente. So io ben cotanto che la mattina vegnente infino in su la piazza fu il giovane, non assai certo qual più stato si fosse la notte o moglie o marito, accompagnato. Per che così vi vo' dire, donne mie care, che chi te la fa, fagliele; e se tu non puoi, tienloti a mente fin che tu possa, acciò che quale asin dà in parete tal riceva.
    MA CHE è LA PIMAVERA?

  5. #205
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    Petronius, quella discussione a cui accenni (di natura economica) si può riprendere perchè in effetti potrebbe risultare interessante.. Alcuni, compreso me, non hanno avuto la possibilità di esserci nel momento in cui è stata dibattuta.
    Per il resto, non alimeterei oltre la polemica. Quando si scende sul personale, sarebbe bene discuterne in privato.

  6. #206
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    Citazione Originariamente Scritto da petronius
    Significa che viene data la precedenza a chi viene ritenuto dalla "comunità" più degno di fede. Allo stesso modo funziona con i commentatori. Se il barbone sotto casa tua ti dice che 2+2 = 5 e se Odifreddi mi dice che 2 + 2 = 4, scusa ma tendo a credere al secondo. Ma tu cosa ne sai di matematica? Mah... Purtroppo sei tu che mescoli le carte. Non si tratta di esprimere idee alternative ma di analizzare idee già esposte. Quindi quelli che tu chiami dott.(in realtà professori, a differenza di qualche altro..., inoltre Gentili è preside di Facoltà) sono molto più legittimati a parlare intorno a Nietzsche che tu, giovane pischella delle edizioni Ar.
    Non mi interessa entrare nella tua disputa, dal tono estremamente personale, con Anna K. Valerio, però un paio di cose voglio sottolineartele:
    - sei davvero convinto che "l'indice di popolarità" determini la fondatezza e l'affidabilità delle affermazioni?
    - sei davvero convinto che il numero sia l'elemento fondante per riconoscere la rettitudine?

    Fosse così il tuo Gesù Cristo (mi pare d'aver inteso da altri tuoi post tu sia di FN ergo fervente cattolico) non avrebbe avuto altro che il suo essendo andato contro le gerarchie ebraiche e quindi l'opinione dei più dotti poichè riconosciuti...
    Fosse così dovresti secondo me fare un esame di coscienza e chiederti se questo è il tuo campo di battaglia...

    Ma spero non lo sia, mi seccherebbe aver penso tempo a leggere ed a commentare l'intervento di un coglione...

    Sursum Corda!

  7. #207
    petronius
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    Citazione Originariamente Scritto da ramingo
    Non mi interessa entrare nella tua disputa, dal tono estremamente personale, con Anna K. Valerio, però un paio di cose voglio sottolineartele:
    - sei davvero convinto che "l'indice di popolarità" determini la fondatezza e l'affidabilità delle affermazioni?
    - sei davvero convinto che il numero sia l'elemento fondante per riconoscere la rettitudine?
    Già è vero è diventata estremamente personale. Ma il senso di ciò che ho detto è diverso. Io ho detto che quando si tratta di "commentatori" di filosofi, come lo sono gli autori citati, ci si debba basare su questo criterio. Perchè quando si analizza un'opera, la correttezza dell'analisi dipende dalle conoscenze di sfondo. E' evidente dunque che come commentatore di Nietzsche io dia più credito a loro piuttosto che alla Valerio.
    Altra cosa è il pensiero innovativo. E' come se domandassi:"Qual'è il più grande pensatore per te?" E' ovvio che in questo campo ognuno abbia una visione personalissima. E tale visione e stima per un'autore non è discutibile. Se si discute sull'autore allora la popolarità dell'interpretazione è fondamentale. Ma ti ripeto si parla di analisi e non del pensatore. Infatti ritengo eccellenti alcuni filosofi che sono considerati minori.
    Per quanto riguarda Gesù Cristo, come ho detto Egli era un "rinnovatore" (in senso buono), innovatore perchè il suo messaggio è radicalmente differente rispetto a quello della sua epoca storica, e rinnovatore perchè quel messaggio è il messaggio di Dio fin dalla creazione dell'uomo(o dell'umanità). Quindi nella distinzione precedente lo considererei un pensatore originale e non un commentatore. Ecco perchè non si deve in questo caso valutarne la popolarità. (Tieni conto però che allo stesso tempo non era così impopolare. Aveva un seguito nutrito di svariate centinaia di persone e molto spesso nella sua predicazione, oltre al riconoscimento di maestro otteneva il riconoscimento messianico. Inoltre Egli era Re per discendenza, e sebbene il suo nome fosse il più comune all'epoca, non era uno qualunque).

    ...habemus ad Dominum

  8. #208
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    Citazione Originariamente Scritto da petronius
    Già è vero è diventata estremamente personale. Ma il senso di ciò che ho detto è diverso. Io ho detto che quando si tratta di "commentatori" di filosofi, come lo sono gli autori citati, ci si debba basare su questo criterio. Perchè quando si analizza un'opera, la correttezza dell'analisi dipende dalle conoscenze di sfondo. E' evidente dunque che come commentatore di Nietzsche io dia più credito a loro piuttosto che alla Valerio.
    Altra cosa è il pensiero innovativo. E' come se domandassi:"Qual'è il più grande pensatore per te?" E' ovvio che in questo campo ognuno abbia una visione personalissima. E tale visione e stima per un'autore non è discutibile. Se si discute sull'autore allora la popolarità dell'interpretazione è fondamentale. Ma ti ripeto si parla di analisi e non del pensatore. Infatti ritengo eccellenti alcuni filosofi che sono considerati minori.
    Per quanto riguarda Gesù Cristo, come ho detto Egli era un "rinnovatore" (in senso buono), innovatore perchè il suo messaggio è radicalmente differente rispetto a quello della sua epoca storica, e rinnovatore perchè quel messaggio è il messaggio di Dio fin dalla creazione dell'uomo(o dell'umanità). Quindi nella distinzione precedente lo considererei un pensatore originale e non un commentatore. Ecco perchè non si deve in questo caso valutarne la popolarità. (Tieni conto però che allo stesso tempo non era così impopolare. Aveva un seguito nutrito di svariate centinaia di persone e molto spesso nella sua predicazione, oltre al riconoscimento di maestro otteneva il riconoscimento messianico. Inoltre Egli era Re per discendenza, e sebbene il suo nome fosse il più comune all'epoca, non era uno qualunque).

    ...habemus ad Dominum

    Adesso dovrei fare il Petronius e ammonire: "Hai scritto 'qual è' con l'apostrofo!" (tono di voce stridulo, un ghigno un po' maligno, e il dito indice acidamente levato)

    Invece, per alleggerire i nostri cuori tutti, e gettare uno sprazzetto di libero pensiero sulla diatriba, due stornelli:


    Pensiero pio

    Sta forse nel suo non essere
    l'immensità di Dio?



    Preghiera
    d'esortazione o d'incoraggiamento

    Dio di volontà,
    Dio onnipotente, cerca
    (sfòrzati), a furia d'insistere
    - almeno - d'esistere.

  9. #209
    email non funzionante
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Nimmo
    Da quando leggo questo forum penso di non aver mai "visto" forumisti meno umili di te e di Galaad.

    Su questo forum si ride, si scherza, ci si offende ma sempre con goliardia; o al limite ci si prende con alcuni personaggi che sembrano più cartoni animati che esseri umani.
    non ti hanno insegnato che non si parla male degli assenti?
    strano, a me l hanno spiegato prima i miei genitori e poi i camerati, probabilmente esperienze che non hai vissuto.

    per quanto riguarda la goliardia, diciamo le cose come stanno. tu e i tuoi compari siete dei borghesetti che vi riempite la bocca di parole e giocate a fare i rivoluzionari su un forum, difendendo tutto e il contrario di tutto a seconda di come vi fa comodo.
    per quanto riguarda la goliardia non accetto lezioni da chi non sa ironizzare su un avatar e vorrebbe la galera per chi scherza su una pedata ad un gatto.

    bla bla bla.

  10. #210
    petronius
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Anna K. Valerio
    Adesso dovrei fare il Petronius e ammonire: "Hai scritto 'qual è' con l'apostrofo!" (tono di voce stridulo, un ghigno un po' maligno, e il dito indice acidamente levato)
    E' inutile che tu dica dovrei, l'hai fatto. Hai dei problemi con la memoria a breve termine?

    Mi spiace ma la disputa è vecchia tra elisione e troncamento. Se infatti è vero che qual esiste da solo, allo stesso tempo il quale con apostrofo è permesso per evitare la sequenza di due vocali tipo quale è. Esistono opinioni contrastanti, e siccome la lingua è soggetta ad evoluzione preferisco adottare una forma più moderna, considerando comunque che non è un errore!
    Schizzoide invece è proprio un errore, inevitabilmente.

    Mi fai troppo ridere, ci provi in tutti i modi ma non ce la fai... Sei uno spasso!

    Torna ad adorare le statuine, ad adorare gli astri. La tua scadente formazione non ti permette infatti di capire come essi si muovano nel cielo (perciò li consideri divini...). E sacrifica galli per studiarne le interiora.

 

 
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