Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
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    Predefinito Martin Heidegger, Camerata Per L’eternita’

    In questi mesi il circo degli pseudo-intelletuali franco tedeschi ha creato un impressionante fuoco di sbarramento contro l’ultimo libro di Emmanuel Faye, reo di aver riportato alla luce le simpatie politicamente scorrettissime del filosofo Martin Haidegger.In particolare, la gravissima colpa di Faye sarebbe quella di aver ripreso le tesi di Hugo Ott e di Victor Farias, dimostrando con accurati documenti come il più profondo filosofo dell’esistenzialismo fosse anche suggeritore dei discorsi del “sanguinario e terribile” dittatore coi baffetti. Col senno di poi, il povero Faye avrebbe fatto meglio a starsene zitto e a non pubblicare mai una simile opera incendiaria: “L’introduzione del nazismo nella filosofia”.La colpa imperdonabile di Faye, prima ancora di sfatare l’immagine falsata di Heidegger costruita a tavolino dai suoi estimatori progressisti, è stata quella di smascherare il dogma fondante delle odierne liberaldemocrazie: quello per cui la ragione e l’intelligenza debbano sempre e comunque schierarsi dalla loro parte.Faye ha osato mettere in forse questa menzogna collettiva, dimostrando invece come una della più limpide intelligenze del novecento non abbia impedito ad Heidegger di abbracciare la causa nazionalsocialista. Da tutto ciò non può che discendere il crollo verticale della vulgata per cui il nazismo non sia altro che un “accidente storico”, una riemersione incontrollata dei peggiori istinti bestiali dell’umanità covati per secoli nel subconscio collettivo… E contestualmente a stramazzare al suolo è l’idea che la ragione sia il mito esclusivo e legittimante delle odierne liberaldemocrazie occidentali.A livello poi di singoli uomini il lavoro di Faye è stato ancora più devastante, se solo pensiamo alla crisi d’identità postadolescianziale in cui deve aver gettato i tanti heideggeriani progressisti, di colpo obbligati a dimostrare una sorta di “innocenza liberaldemocratica”, sentendosi contaminati per una strana proprietà transitiva, dal seme del male assoluto.Ecco allora che possiamo capire il perché dell’immediata offensiva negazionista, nonchè dei toni da libro dell’indice usati dai tanti alfieri della democrazia, arrivati perfino a sostenere la falsità della documentazione addotta da Faye. Il tutto senza addurre nessuna contro-prova, ma riversando in quantità cubitali il loro odio contro la libertà di ricerca e di espressione di Faye, come a sottolineare che dietro al loro “liberalismo” si nasconda in vero il più odioso totalitarismo.E tutto questo, nonostante Faye dimostri con prove inoppugnabili come il maestro della filosofia contemporanea intrattenesse rapporti già dal 1920 con una serie di pensatori razzisti (nel senso più deteriore del termine) culminati poi nei seminari inediti del 1933-35. E come se le tracce dei legami profondi tra il pensiero del filosofo tedesco e la dottrina nazista non fossero evidentissimi nella sua maggiore opera metafisica “Essere e tempo”; laddove al centro delle basi della sua filosofia dell’essere, pone come «metafisicamente necessaria” la comprensione da parte del popolo della durata e della stabilità della propria storia, della propria grandezza interiore e del proprio ruolo in essa. E come se solo dall'ampiezza della comprensione della proprio esserci (Dasein) possa poi scaturire quell’azione spirituale che redime gli uomini e i popoli dall’inutilità della propria epoca. Di contro, il destino già scritto delle masse occidentali, nelle quali il singolo finisce per trovarsi ricompreso, bisognoso e finito (fase dell’olltrepassamento verso il mondo).Ma più di ogni altra cosa per sbertucciare i falsi cani da guardia della ragione e rispedirli nel loro ovile culturale di intellettuali post-moderni sotto l’effetto di antidepressivi, basterebbe una fotografia in bianco e nero, che ritrae l’oscuro filosofo a Lipsia del novembre 1933, sereno e sorridente tra una selva di camice brune e di pettinature con la diabolica scriminatura.

    M.Z/LeccoRN

  2. #2
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    Spolveriamolo

  3. #3
    RibelleSano
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    Camerata,
    ho notato che posti argomenti interessanti e che mi attirano molto. Complimenti!

    Quindi, su!!!

    Roberto

  4. #4
    petronius
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    Citazione Originariamente Scritto da Arancia Meccanica
    Spolveriamolo
    Approvo la tua analisi. Aggiungo che, nella sua vita, alla domanda: "Rinnega l'olocausto" Heidegger abbia sempre risposto negativamente come pure riguardo alla sua adesione al partito nazionalsocialista. Sebbene finita la guerra gli fu tolta la carica di rettore dell'università, ci si accorse subito che per quanto "disgustoso" non si riusciva ad estromettere dalla vita accademica il più grande filosofo del 900. Invito i camerati a leggere l'ultimo monito lanciato da Heidegger: Lettera sull'umanismo. Se riesco a reperirla in rete prometto di postarla, anche perchè è relativamente breve. Oppure se qualche tecnico si offre volendo posso allegare il documento.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da RibelleSano
    Camerata,
    ho notato che posti argomenti interessanti e che mi attirano molto. Complimenti!

    Quindi, su!!!

    Roberto
    Italianamente,



  6. #6
    l'ultimo immortale
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    su

  7. #7
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    Heidegger nazista, sei il primo della lista!
    Posted in: Storia Politica— @ 42 pm

    Martin Heidegger suggeritore, addirittura estensore di alcuni
    discorsi pubblici di Adolf Hitler? L’ipotesi, sostenuta dal filosofo
    Emmanuel Faye in un saggio pubblicato dall’editrice francese Albin
    Michel (L’introduzione del nazismo nella filosofia, presentato sul
    Corriere del 3 giugno, con un intervento di Carlo Augusto Viano il
    4), suscita polemiche in Francia e Germania, dove il voluminoso
    studio ha creato due fazioni in conflitto.

    Da una parte coloro che
    denunciano, anche in modo offensivo e volgare, il «delirio»
    dell’autore, proponendo un «eterno e universale omaggio» al maestro
    della filosofia contemporanea (tale è l’appello, tradotto in tredici
    lingue e inviato dallo scrittore Stéphane Zagdanski a migliaia di
    persone nel mondo); dall’altra coloro che sostengono la serietà del
    lavoro di ricerca di Faye e ne difendono l’operato. In particolare,
    viste le tesi del libro, dimostrate da un’ampia documentazione
    inedita, che vedono Heidegger e i suoi lavori filosofici, compreso
    Essere e Tempo, compromessi con le posizioni antisemite,
    guerrafondaie ed eliminazioniste di Hitler, una buona parte degli
    heideggeriani radicali (francesi e tedeschi), ha tentato di infierire
    sul saggio, gettando discredito sul suo autore; sia con attacchi
    diffamatori diffusi su Internet, sia sostenendo, sui maggiori
    giornali e media, la falsità della nuova documentazione raccolta. Da
    qui una petizione a favore del volume e in difesa del suo autore,
    firmata da molti intellettuali e germanisti che, tra l’altro,
    scrivono come esso «ripercorra l’impegno di parte a favore della
    politica hitleriana del pensatore tedesco, e metta in luce in modo
    puntuale, documentato e argomentato, i legami profondi tra l’opera di
    Heidegger e la dottrina nazista, in particolare nei seminari inediti
    del 1933-1935». «Noi pensiamo - aggiungono - che la ricerca critica
    sull’opera di Heidegger, quanto al suo rapporto con il nazismo, debba
    proseguire e approfondirsi; auspichiamo inoltre che sia data una
    larga diffusione internazionale ai nuovi elementi della ricerca
    scientifica apportati da questo saggio di Faye, e al dibattito di
    fondo che ne dovrebbe seguire». Tra i firmatari, filosofi e saggisti
    come Jacques Brunschwig, Claude Imbert, Richard Wolin, ma anche
    intellettuali del calibro di Jean-Pierre Vernant, noto per i suoi
    fondamentali studi sul mito, Pierre Vidal-Naquet, storico e autore di
    importanti studi sul genocidio nazista, Serge Klarsfeld, avvocato e
    filosofo, animatore del Centro di documentazione ebraica
    contemporanea di Parigi e cacciatore di criminali nazisti, iniziatore
    delle ricerche sui Libri della memoria; e ancora André Jacob, autore
    di saggi sulla cultura occidentale, Jean-Claude Margolin, insigne
    studioso del Rinascimento e di Erasmo, Georges-Arthur Goldschmidt,
    scrittore e saggista di fama, Arno Munster, filosofo e teologo, Paul
    Veyne, filosofo e studioso del mondo antico, e altri ancora. Una
    petizione in difesa della ricerca, contro i pregiudizi e gli steccati
    delle scuole di pensiero, dietro i quali, è probabile che si
    nascondano ancora tanti heideggeriani italiani, fermi nel loro
    proposito di diffondere tra le schiere di studenti dei nostri atenei
    il pensiero «sacro» del filosofo tedesco, come se, in questi anni,
    nulla fosse accaduto.
    Secondo quanto afferma Stéphane Zagdanski, «questo giovanotto
    minaccioso (Faye) ha beneficiato del sostegno dei più incompetenti
    salariati mediatici. È il piccolo personale del giornalismo - coloro
    che Nietzsche soprannominava già gli schiavi della carta stampata -,
    che muove la coda fremendo di gioia malsana, all’idea di postillare
    queste sciocchezze».
    Dunque i difensori a oltranza di Martin Heidegger alzano ancora una
    volta le spalle. Hitler era profondamente ispirato da Sein und Zeit?
    Il maestro di Friburgo era un militante convinto del progetto
    nazista? Poco male. Non è forse vero che il «Linguaggio» è un «Grande
    Mentitore»? Non sarebbe sbagliato, in ogni caso, cominciare a pensare
    che una filosofia dovrebbe anche farsi interprete delle sofferenze,
    delle ingiustizie e dell’orrore patito; o, più in generale,
    dei «sentimenti dei vivi» e, insieme, del grido dei «sommersi» come
    suggeriva Heinrich Böll.

    corriere.it

    da http://it.altermedia.info/news/storia/

  8. #8
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    Il nuovo «Meridiano» Mondadori ripropone il dibattito sulla figura del filosofo tedesco
    Heidegger imputato della Storia

    di MARIO BERNARDI GUARDI LA MONDADORI propone nella prestigiosa collezione "I Meridiani" un classico della filosofia del Novecento come "Essere e tempo" di Martin Heidegger nella nuova traduzione di Alfredo Marini (testo tedesco a fronte, pp.1676, euro 55): ed ecco ridestarsi il dibattito sul pensatore e sull'uomo. Fu l'erede di Edmund Husserl o propose itinerari di ricerca completamente nuovi? Fu un esistenzialista il cui percorso può essere collegato a quello umanista e progressista di Jean-Paul Sartre oppure un filosofo dell'essere, ben radicato nella tradizione dell'Occidente, ostile alla modernità, ansioso di rifondare la tradizione attraverso una riscoperta della "autenticità", e cioè dei valori profondi del linguaggio, della terra, della natura, della comunità, del destino? E se accettiamo l'immagine del "rivoluzionario-conservatore", possiamo "legittimamente" affermare che Heidegger sia stato un "nazista"? Magari aprendo un nuovo fronte di discussione per decidere se dargli la patente di convinto e appassionato seguace del Führer (almeno per qualche tempo) o quella, meno imbarazzante ma comunque impegnativa, di "intellettuale di area"? A nostro avviso, non ha senso intentare alcun procedimento giudiziario che preveda un'accusa e una difesa. Non ha senso ragionare in questi termini. Il fatto che Heidegger sia stato nazista, Pound fascista, Picasso stalinista toglie qualcosa al genio del pensatore, del poeta, del pittore? Ovviamente, no. Le ideologie totalitarie del Novecento, con la loro mistica, i loro appelli alla mobilitazione, i loro eroici furori vòlti alla costruzione dell'"uomo nuovo", la loro capacità di "sedurre" gli intellettuali, facendoli sentire protagonisti della Nazione e della Rivoluzione, sono state coinvolgenti e sconvolgenti. Si tratta, allora, di prenderne atto, "ripensando", con lucidità e obiettività, un secolo tutt'altro che "breve", come lo definisce lo storico marxista inglese Eric Hobsbawn, anzi talmente "lungo" che non ne siamo ancora usciti. Infatti, le ideologie che lo segnarono e gli uomini che seguirono quelle ideologie sono ancora elementi di scontro politico e non di valutazione storica "sine ira et studio". Heidegger? Richard Evans ("La nascita del Terzo Reich", Mondadori) non ha torto quando scrive che negli ultimi anni di Weimar il filosofo - che nel 1927 aveva acquistata fama straordinaria proprio con "Essere e tempo" - "era giunto a credere nella necessità di un rinnovamento della vita e del pensiero tedeschi, di una nuova era di unità spirituale e di redenzione nazionale". Ed è così che, agli inizi degli anni Trenta, pensò di aver trovato nel nazionalsocialismo la risposta che cercava. E che era poi una risposta politica a un interrogativo filosofico: che cosa ci fa l'uomo nel mondo? Ebbene, quest'uomo "fa" se riesce a dare un senso alla vita. Ma vivere significa essere "dentro" una storia e una tradizione, appartenere a una terra e a una comunità, partecipare a una volontà e a un destino che, per un tedesco, si incarnano nel Führer. Il 21 aprile 1933, Heidegger viene eletto rettore dell'Università di Friburgo nel Baden, il 1° maggio prende la tessere del Partito Nazionalsocialista, il 26 maggio pronuncia un discorso in omaggio di Albert Leo Schlagater, volontario della Prima Guerra Mondiale, combattente dei gruppi armati contro gli occupanti francesi in Renania, fucilato dieci anni prima e da allora assurto a icona crociuncinata come "il primo soldato nazionalsocialista tedesco". Heidegger inizia il suo discorso dinanzi a mille militanti con queste parole: «Per onorarlo, meditiamo un attimo su questa morte, per intendere da questa morte la nostra vita». E lo conclude tra una selva di braccia alzate. Ed eccoci al 27 maggio e a quel "Discorso del Rettorato", che da sempre è una sorta di "capo di imputazione" contro Heidegger. Un momento solenne. Sono presenti le massime autorità del Baden, rettori di svariate università tedesche, l'arcivescovo di Friburgo, "gli studenti delle SA con le bandiere a croci uncinate e le associazioni autorizzate a praticare il duello alla spada" (Victor Farias, "Heidegger e il nazismo", Bollati Boringhieri). L'accompagnamento musicale: dal "Gaudeamus igitur" di Brahms alla "Huldingungmarsch" di Wagner, passando attraverso "Horst Wessel Lied", l'inno nazista. Questo l'"incipit" del discorso: «L'università tedesca è per noi l'istituzione che sulle fondamenta della scienza e mediante la scienza educa e forma alla disciplina i capi e i custodi del destino del popolo tedesco». Insegnanti e studenti debbono marciare uniti all'insegna della missione spirituale germanica: «I tre obblighi - "mediante" il popolo "in" direzione del destino dello Stato "nell'orizzonte ultimo della missione spirituale" - sono aspetti cooriginari dell'essenza tedesca. I tre servizi che ne scaturiscono - servizio del lavoro, delle armi, del sapere - sono uguali per necessità e rango». Così parla lo Zarathustra-Heidegger, esortando le «giovani forze del popolo» perché avvertano tutta la «grandezza e la nobiltà» della loro missione storica e se ne facciano carico con radicalità (cfr. Cronologia, a cura di Alfredo Marini, nel Meridiano cit.). Ora, chi parla così è "ideologicamente" in linea col mito del Grande Reich. Insomma, Heidegger "ci crede". Il che non esclude momenti di frizione col regime, conflitti, delusioni, ripensamenti. Il "Meridiano", seguendo anno dopo anno vita e opere del filosofo, ci consente, del resto, di attingere a una ricca messe di materiali per mettere a fuoco il profilo di un uomo di grande ingegno, che ha anche una "fede". Dunque, un nazista a tutto tondo, antisemitismo compreso? Piaccia o non piaccia la "scelta" ci fu, e, pur tra mille contraddizioni, comprese quelle affettive (la relazione con l'allieva Hannah Arendt, ebrea) Heidegger non la rinnegò mai.

    martedì 18 aprile 2006
    http://www.iltempo.it/approfondiment...aspx?id=909811

  9. #9
    petronius
    Ospite

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    Marini terrà una conferenza sulla sua nuova traduzione di Essere e Tempo il 15 di maggio a Bologna. Per chi fosse interessato basta mandare un messaggio.

 

 

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