Vedere le bandiere rosse delle manifestazioni per il primo maggio.
Quelle storiche che garrivano al vento della CGIL, la vecchia, cara CGIL a causa della quale mio padre, quando c'era il regime democristiano/cattolico, ci rimise il posto. Oppure quel rosso delle bandiere diessine che ricordava il rosso, ben più acceso ed indimenticabile del vecchio PCI (con tre puntini: partito comunista italiano) con la falce ed il martello gialli.
Ero piccina allora e arrancando, stringendo la mano a mamma, mi trovavo quasi sommersa da un fiume di gente che quasi in un onda dolce mi portava, felice, al sole mattutino di maggio.
Ancora risuonavano in me, forti e potenti come trent'anni prima i canti forti della resistenza: bella ciao, le letture delle lettere dal carcere di Gramsci, i ricordi degli assassini dei fratelli Rosselli appena ascoltati, solo qualche giorno prima il 25 aprile.
Come dimenticare le rievocazioni delle torture dei partigiani, Roma Città Apertà, e le basi della nostra storia che dalla resistenza discendono?
E quella piazza San Giovanni, piena quando Berlinguer piccolo e lontano, (benché noi finissimo tra le prime sempre quasi sotto il palco) che ci apriva la Via...
Che emozione davvero oggi vedere Epifani il nuovo segretario della CISL e quello della UIL (oddio non mi ricordo i nomi, srà mica irreparabile?) in quel di Locri...
C'era solo una cosa diversa da allora. Una ragazza giovane che strillava come una ossessa. Chissà perché guastare tanto splendore.


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