D'Alema
-non si è mai proposto per il Quirinale
-non ha nessuno che lo sostenga, almeno come prima opzione
-vuole un incarico di governo.
Tutto il resto è ...Bondi...


D'Alema
-non si è mai proposto per il Quirinale
-non ha nessuno che lo sostenga, almeno come prima opzione
-vuole un incarico di governo.
Tutto il resto è ...Bondi...
Il liberalismo è la suprema generosità.


D'Alema nn si è mai proposto per la presidenza della camera, nè per il Quirinale, e nemmeno per la presidenza del consiglio qualche annetto fa (allora fu Cossiga a proporlo, ricordate?).
Non si è mai proposto a tutte le cariche che poi ha ricoperto.


"Per forza" non esiste nel vocabolario di chi ha un paio di vecchi senatori a vita in più dell'opposizione....Originariamente Scritto da FREDDO
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Ecco perché Baffino potrebbe non entrare nel governo Prodi. E al Colle Berlusconi candida Letta
D’ALEMA AL QUIRINALE, PASSANDO DAGLI ESTERI
ANDREA ACCORSI Passa dalla Farnesina la strategia di Massimo D’Alema per approdare al Quirinale. Le voci delle ultime ore insistono nell’assegnare a “Baffino” un posto di primo piano nel nuovo governo, come il ministero degli Esteri. In realtà il presidente dei Ds mira molto più in alto: alla massima carica istituzionale dello Stato. Guarda caso, l’unica rimasta libera per il primo partito dell’Unione.
Con Fausto Bertinotti (Rifondazione comunista) alla presidenza di Montecitorio e Franco Marini (Margherita) a quella di Palazzo Madama, la Quercia è rimasta a bocca asciutta. Va da sé che le sfuggirà anche la poltrona del premier. Non resta dunque che la presidenza della Repubblica.
L’“INVESTITURA” DELLA STAMPA
Il giornale del partito non nasconde quella che ritiene un’ambizione più che giustificata, anzi legittimata dal primato dei Ds nella coalizione. I Ds sono il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti all’interno dell’Unione: questo, scriveva in settimana Gianfranco Pasquino in un editoriale dell’Unità, basta e avanza a spiegare perché “ai Democratici di sinistra non può essere sottratta una carica istituzionale di vertice e adesso quella carica potrebbe anche essere la presidenza della Repubblica”.
Punto numero due, un D’Alema sul Colle farebbe felice due volte Romano Prodi. Innanzitutto, perché si toglierebbe di torno una personalità politica ingombrante quale l’ex presidente del Consiglio, con un promoveatur ut amoveatur di rara efficacia. “Un D’Alema a piede libero ai vertici dei Ds è pericoloso per Prodi quanto lo sarebbe per George W. Bush un Osama Bin Laden a spasso nei giardini della Casa Bianca” ha sparato Bruno Vespa su Panorama, colpendo in pieno il bersaglio.
Inoltre, com’è facilmente intuibile, D’Alema sarebbe una garanzia in più di durata per l’esecutivo unionista. E tutti sanno che di simili garanzie la nuova maggioranza ha bisogno come dell’aria per respirare. Considerato che l’elezione del Capo dello Stato precederà l’incarico di governo al neo premier, Prodi potrebbe così ricevere il mandato dalle mani di D’Alema. Il quale, dal Quirinale, potrebbe garantirgli sonni tranquilli per un bel pezzo, dal momento che anche in caso di - prevedibile - crisi, non procederebbe mai e poi mai a sciogliere le Camere uscite dal voto del 9 e 10 aprile.
ANCHE NELLA CDL C’È CHI TIFA PER LUI
C’è poi una terza ragione per dare fondamento alla candidatura di D’Alema al Quirinale, che stavolta va cercata nel centrodestra.
Nel ping-pong di votazioni per la presidenza della Camera conclusosi con l’elezione di Bertinotti, D’Alema ha raccolto nella prima tornata 13 voti, saliti poi a 51 e arrivati infine a cento tondi tondi. E dove può aver “pescato” D’Alema quei consensi, se non anche dai banchi della Cdl?
«I cento voti a D’Alema sono un segnale di apprezzamento e di stima verso di lui, per il suo atto di generosità che ha consentito l’elezione di Bertinotti» ha commentato il segretario dei Ds, Piero Fassino. «Apprezzamento» e «stima» che sembrano travalicare i confini tra i due schieramenti.
Alle parole di Fassino fanno eco quelle dello stesso D’Alema, che ha ammiccato alla controparte sia dopo la vittoria del segretario del Prc alla Camera, sia dopo quella di Marini al Senato. Nel primo caso, ha detto di aver apprezzato il comportamento tenuto dal centrodestra e il fatto che sia stata restituita «un’immagine di normalità, un Paese normale in cui vi sono avvicendamenti di maggioranze senza quelle asprezze che fanno male alla democrazia». Un Paese normale: ormai una “fissa”, per D’Alema. Che ha concesso il bis subito dopo l’elezione di Franco Marini: «Ora la navigazione può essere intrapresa. Ci sono tutte le condizioni perché si avvii il confronto con l’opposizione, anche in prospettiva dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica». Più chiaro di così...
Più sottili e complessi sono i motivi per cui la candidatura di D’Alema a erede di Carlo Azeglio Ciampi troverebbero favorevoli anche alcuni componenti del centrodestra. Giuliano Ferrara sul Foglio l’ha liquidata tra il serio e il faceto come “un po’ anomala” e perfino “oscena” per qualcuno. Per Stefano Folli (Il Sole) si tratta di uno “scapestrato gioco della destra”. Sarà anche osceno o scapestrato, ma è un gioco che mira molto in alto, direttamente al Cavaliere.
Piazzare D’Alema sul Colle significherebbe dare un segnale non forte, ma fortissimo di svolta anche e soprattutto anagrafica ai futuri giochi di potere. È evidente che rimpiazzare Ciampi (classe 1920) con il presidente dei Ds (57 anni appena compiuti) costituirebbe una bella ventata di freschezza. Che, un domani, potrebbe soffiare a favore di un Pierferdinando Casini (appena cinquantenne) o, meno probabilmente, di un Gianfranco Fini (54enne) quando si tratterà di scegliere, all’interno della Casa delle Libertà, il successore di Silvio Berlusconi. Il quale, sempre per l’anagrafe, quest’anno varcherà i settanta. E che a qualcuno, nella Cdl, comincia a stare un po’ stretto. Ogni riferimento a persone citate è lasciato alla malignità, o lungimiranza, del lettore.
D’Alema dal canto suo vorrebbe ottenere il Colle attraverso il consenso di tutti: “Non vuole - scrive ancora Vespa - che gli italiani scendano in strada a protestare, come ha minacciato Silvio Berlusconi”. È proprio con quest’ultimo, dunque, che il presidente Ds deve vedersela.
“A D’Alema - spiega Bruno Vespa - il Cavaliere preferirebbe Giuliano Amato (candidato dalemiano di riserva) e Franco Marini (che amerebbe essere risarcito dallo sgarbo quirinalizio del 1999)”. La seconda opzione è saltata per sopravvenuta elezione alla seconda carica dello Stato. Resta la prima, e il fresco colloquio di un’ora alla Camera, mentre in aula si votava per il presidente, tra Amato, Fassino e D’Alema dimostra che i giochi sono tutt’altro che chiusi.
Ma se anche Amato saltasse, “ecco che D’Alema potrebbe farsi garante di molti equilibri, a cominciare dalla tutela della Mediaset”. Azienda che D’Alema non ha mai nascosto di ritenere una risorsa per il Paese, anziché una sorta di riserva di caccia come la interpreta Bertinotti.
LA DOPPIA “FINTA” DEL PRESIDENTE DS
Ovvio che la comparsa del “nome nuovo” legato a Gianni Letta, sceso in campo su mandato del Cavaliere, unita all’eterno ritorno nella lista dei papabili dello stesso Ciampi, è destinata a scompaginare analisi e previsioni. Come pure a far rompere gli indugi al centrosinistra.
«La Quercia considera il risarcimento degli Esteri per D’Alema quasi come un atto dovuto, e spera piuttosto in una mossa del Professore per mettere in pista la candidatura ds per il Colle» confidava un ex dc di lungo corso al Velino. Sarebbe dunque una “finta” la dichiarazione proveniente dall’entourage dalemiano secondo la quale Baffino sceglierebbe alla fine di «occuparsi dei Ds e della fondazione del partito democratico». Lasciando sì uno spiraglio aperto per il Quirinale, ma «senza crederci più molto, sapendo che probabilmente gli verrà preferito Amato».
Interrogato al riguardo, lui preferisce restare sul vago, anche per un suo eventuale ingresso nell’esecutivo. «Non ho nessuna riserva da sciogliere e non ho avuto alcuna proposta -ha detto al Corriere della Sera dopo l’ennesimo faccia a faccia con Prodi -. Continuo a leggerlo sui giornali, di cui notoriamente mi fido poco. Ci vorranno diversi giorni per la formazione del governo e io voglio discutere con calma prima di prendere una decisione». E ribadisce: «Nulla è risolutivo perché Prodi non ha ancora avuto l’incarico e quindi non può formalizzare alcuna proposta». Ma D’Alema al Colle ci pensa eccome. E sa che se non cede alla “tentazione” degli Esteri, ha ottime chance per salire sul Colle più alto d’Italia.
a.accorsi@lapadania.net


Feltri ( vedi Libero ieri )Originariamente Scritto da Ortega
Ferrara ( vedi Foglio qualche tempo fa )
Io ( da tempo sostengo la candidatura di D'Alema )![]()


se D'Alema (quello della bicamerale, della visita agli studi mediaset:nn abbiate paura) va al quirinale rete4 nn andrà mai sul satellite, da retta a me.


Dai miei conti ci sono un paio di senatori "giovani" e 5-6 arzilli vecchiotti senatori a vita....Vediamo del cdx chi sarà sempre presente...per farlo cadere il governo bisogna votargli contro la fiducia...Tu pensi che ci sia qualcuno in coalizione pronto a suicidarsi??Originariamente Scritto da avv.deldiavolo


Originariamente Scritto da FREDDO
....oh, ma non importa mica farlo cadere....basta impallinarlo giorno dopo giorno, in commissione, in aula, sulla conversione dei decreti, sulla finanziaria, sul dpef, sui disegni di legge, sulla verifica del numero legale, ecc. ecc.
p.s. ti ricordo che -regolamento alla mano- per bloccare il senato basta avere una decina si senatori IN MENO rispetto alla maggioranza....![]()
...per questo cercano accordi per il Colle....ossigeno....


E' proprio per quello che deve andare al Quirinale, niente piu' logiche spartitorie, niente esecutivo, niente inciuci parlamentari, trasloca al Quirinale e via.Originariamente Scritto da Raffaboss
Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?
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http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf


Ma inpallinate (se e quando ci riuscite) quello che vi pare, a me basta che non venga impallinata la legge sul riassetto radiotelevisivo, che deve essere fatta blindata e a prova di tenaglia, quella sul conflitto di interessi e possibilmente quella sulla non rielezione di pregiudicati.Originariamente Scritto da avv.deldiavolo
Un anno abbiamo?
Dobbiamo passarlo a frantumarvi la schiena a legnate fino a quando non ve ne alzate piu', altro che "accordi".
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