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In trecento ricordano Mussolini con un reduce della marcia su Roma
GIULINO DI MEZZEGRA
Braccia tese nel saluto romano. Slogan inequivocabili: “Eia eia, alalà”; “Camerata Benito Mussolini: presente!”. Bandiere con aquile imperiali, fasci littori e, soprattutto, con il volto del Duce. Ma anche un tangibile proposito: non cedere a eccessi, non dare adito a polemiche, non cercare lo scontro. Trecento persone si sono radunate ieri a Giulino di Mezzegra, dove il 28 aprile del 1945 Benito Mussolini fu ucciso a un posto di blocco partigiano. Secondo le ricostruzioni ufficiali, l’episodio si consumò al cancello di Villa Belmonte. Come ogni anno, giovani, adulti e reduci si sono riuniti intorno alle insegne del Ventennio. Tra loro, il segretario provinciale di Fiamma tricolore, Giampiero Castelli, ma anche Mario Nicollini, il 94enne presidente del movimento. Si è unito alla manifestazione anche Vasco Bruttomesso, classe 1903, unico ancora in vita ad aver partecipato in prima persona alla marcia su Roma. I partecipanti hanno accolto Bruttomesso sul piazzale della chiesa di Sant’Abbondio e gli hanno rivolto il saluto romano, cui l’ultracentenario ha risposto. «La più grande gioia della mia vita è ricordare il passato - ha detto il reduce - Quello della marcia su Roma è stato il giorno più bello della mia vita. Il 28 ottobre 1922 - ha aggiunto - non lo dimenticherò mai. E finché avrò la forza non mancherò mai a questa manifestazione. È bello sapere che siamo ancora uniti. Certo, sono stati anni duri: ho fatto anch’io quattro anni di guerra, nello Stato maggiore guidato dal generale Galbiati. Ma ancora oggi la penso come la pensavo allora. Non si può dimenticare la storia». La messa in suffragio di Benito Mussolini e di Claretta Petacci è stata celebrata dal parroco di Mezzegra don Luigi Barindelli. All’inizio della celebrazione, il sacerdote ha rivolto alcune riflessioni a tutti gli intervenuti. «Preghiamo per Mussolini, per la Petacci, ma anche per tutti coloro che sono morti in conseguenza dei fatti accaduti qui - ha affermato don Luigi - Vogliamo ricordare episodi di cui ancora non conosciamo alcuni particolari. Si parla di giustizia fatta, ma la giustizia sommaria non è mai giustizia». Al termine della messa, Niccollini e Castelli hanno tenuto un breve discorso sul piazzale della chiesa. Non è mancato un pensiero per i tre militari morti nel recente attentato a Nassiriya. «Il sindaco di Mezzegra propone un itinerario storico sulla fine del duce - ha tuonato Nicollini - Non per commemorare la storia, ma per richiamare turisti, con cartelli e striscioni sulla strada. Siamo contrari alla proposta e temiamo incidenti». Il corteo si è poi radunato davanti al cancello di Villa Belmonte, dove il duce fu ucciso. Silenzio fuori ordinanza, suonato da un trombettiere. E un ultimo saluto romano.
Marco Proserpio




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