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  1. #1
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    Predefinito L'Unione perde 20 voti per l'elezione di D'Alema, si ripete la comica?

    Leggo su Repubblica che la Rnp, che ha 20 grandi elettori, non votera' D'Alema. Sempre su Repubblica avevo letto che il csx ha in teoria un margine di 30 voti circa per eleggere D'Alema, che si assottigliano quindi a una decina.

    Qualcosa mi dice che un certo partito sara' di nuovo decisivo e ritroveremo improvvise amnesie sui nomi dei candidati... Max D'Alema... Massimiliano D'Alema... Massimo Alema...

    scherzi a parte direi che se certe pagliacciate si ripetono anche per l'elezione del Presidente sarebbe davvero vergognoso, che dite?

  2. #2
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    I comici sono stati quelli che hanno candidato Andreotti per fregare i voti della Margherita e poi alla fine è finita che due senatori bananas hanno votato Marini.

  3. #3
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    Le situazioni ridicole hanno caratterizzato l'anteprima dei lavori che dovrà sostenere questo governo.

    Auspico presto nuove elezioni e un deciso no a D'Alema Presidente.

  4. #4
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    Bando alle chiacchiere!
    D'Alema puo' contare su di un + 80.. (100-20=80)

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da T34
    Bando alle chiacchiere!
    D'Alema puo' contare su di un + 80.. (100-20=80)
    e questi numeri da dove saltano fuori

  6. #6
    vae victis
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    Alleanza Nazionale non voterà D'Alema.L'ha detto Fini.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da ItaloConservatore
    e questi numeri da dove saltano fuori
    A me lo chiedi?
    Chiedilo ai tuoi che hanno votato D'ALema per eleggerlo in un ramo del parlamento....

  8. #8
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    DA DOVE ARRIVERANNO I VOTI PER ELEGGERE SICURAMENTE PRESIDENTE DALEMA E FREGARE i "MASSIMILIANO" TIRATORI?
    UNA POSSIBILE RISPOSTA ....

    LA DOPPIA LINEA DEL CAVALIERE:

    Il consigliere più fidato Berlusconi commenta l'ipotesi D'Alema
    "E' una cosa che cresce, cresce...". Giovanardi: "Non lasceremo l'Aula"
    La doppia linea del Cavaliere
    Letta: quante pressioni su di lui
    di MARIO CALABRESI


    Gianni Letta con Ciampi
    TUTTI guardavano Ciampi passare in rassegna il picchetto d'onore, tutti immaginavano D'Alema. Alcuni con speranza, altri con fastidio, la maggior parte con rassegnazione. Ieri mattina, in Piazza del Popolo a Roma, alle celebrazioni della Festa della Polizia si parlava soltanto del Quirinale. Anzi a raccontare la scena con esattezza ne parlavano soprattutto gli esponenti del centrodestra.

    Gli altri, forse per scaramanzia, glissavano, come hanno fatto a più riprese sia Fausto Bertinotti sia Franco Marini, alla loro prima volta al centro del palco delle autorità. Così ministri, deputati, senatori, presidenti di commissione e simpatizzanti della Casa delle libertà, chi agli ultimi giorni di auto blu in attesa di un nuovo governo e chi già libero dagli "obblighi" di rappresentanza e quindi "ex" a tutti gli effetti, non facevano che ripetere quel nome. Un po' per esorcizzarlo, un po' con la remota speranza di bruciarlo per troppa esposizione. Remota a sentir loro, che mostravano considerare il candidato unico dell'Unione come una medicina che va bevuta per forza, come un evento meteorologico a cui non ci si può sottrarre.

    Ciampi avanzava, salutando la bandiera tra gli applausi della folla - folla che mostrava invece di riconoscere benissimo, in quell'uomo un po' curvo ma pieno di entusiasmo, non la carica ma proprio Carlo Azeglio - e loro commentavano. "Te lo immagini "baffino" che passa in rassegna le divise? Farà finta di crederci?", partiva tagliente un ex ministro, "Quello può anche farlo, perché - chiosava un suo collega momentaneamente in carica - è un professionista. Le carezze ai bambini, piuttosto. Quelle non si improvvisano". Parole da nemici? Di chi si prepara alla battaglia per impedire al "comunista" - come lo definisce Silvio Berlusconi, solo in pubblico e solo ad uso e consumo dei suoi elettori - di conquistare la casella più ambita della Repubblica? Macché. Bastava ascoltare con attenzione e porre domande con garbo, per ricavare la sensazione netta che nella Casa della Libertà ma soprattutto in Forza Italia e tra gli uomini di Berlusconi, l'elezione di Massimo D'Alema fosse un dato quasi acquisito.

    Il "quasi" è sempre d'obbligo nelle cose quirinalizie, perché le sorprese non sono mai mancate e soprattutto perché la rassegnazione potrebbe nascondere la più raffinata delle dissimulazioni. Certo "manca ancora quasi una settimana al voto", sottolineava con prudenza Gianni Letta. Ma come? Le votazioni iniziano tra tre giorni: lunedì. "Non le votazioni, il voto. A quello mancano sei giorni". Il "voto" come quarta votazione, quella di mercoledì prossimo, la prima in cui basterà la maggioranza semplice per essere eletti. I giochi cominceranno lì. E lì potrebbero anche finire.

    Letta, che del Cavaliere resta il consigliere principe o perlomeno il più antico e affidabile nel mondo politico, non ama parlare e non ama essere citato. Regala però sensazioni, con frasi brevi e gesti delle mani, composti ma molto chiari. Quando sente parlare del presidente dei Ds sul Colle, alza gli occhi al cielo e allarga le braccia, come di cosa ineluttabile e quasi necessaria. Non è un mistero inoltre, almeno a sentire i presenti nella prima fila delle autorità, che sia Letta sia Marcello Dell'Utri abbiano detto a D'Alema, in brevi incontri a quattr'occhi, che sono favorevoli alla sua elezione.

    Il secondo lo ha anche dichiarato a chiare lettere al Corriere della Sera. Una mossa che, all'alba di ieri in via del Plebiscito, veniva definita "imprudente". Imprudente non perché fuori linea, bensì perché "affrettata". Specie se si tiene conto che mancano sei giorni e non tre. Così come disturbavano le parole di Fedele Confalonieri, quando parlava del candidato diessino, come di una garanzia per Mediaset.

    "La candidatura cresce di giorno in giorno", sospira Letta mentre ricompone le braccia. E non mostra interesse se gli si propongono nomi alternativi a partire da quello di Giuliano Amato. E il Cavaliere? È credibile la faccia scura ogni volta che sente il nome di D'Alema? "Ci sono pressioni fortissime su Silvio, dall'interno e dall'esterno". Questo non significa affatto che il presidente del Consiglio stia subendo il gioco altrui, anzi "le medicine amare spesso sono quelle che funzionano meglio", aggiungerà poi una seconda fila che usa un linguaggio certo non lettiano.

    Quali pressioni? "Pressioni interne perché si esprima a favore, ma lui resiste. Non è quella la sua linea". È facile capire che si parla di Giuliano Ferrara, innanzitutto, e poi dei ragionamenti di Confalonieri e Dell'Utri e di quasi tutti coloro che gravitano nella cerchia più stretta del Cavaliere. La sua resistenza però non è a D'Alema, ma all'esprimersi in favore di D'Alema.

    I suoi elettori non capirebbero, soprattutto dopo una campagna elettorale che sarà difficile dimenticare. Ma non appare nessun indizio di guerra attiva, sembra più un attesa rassegnata. E le pressioni esterne? Qui Letta sembra perfin sicuro di non aver mai pronunciato la frase, tanto che taglia corto con un gesto secco del braccio, ma non senza un sincero sorriso. Per avere risposte bisogna porre la domanda in termini generici alle seconde e terze file e qui le risposte fioccano, andando a comporre il consueto catalogo "delle cose che hanno un peso".

    La condanna di Cesare Previti per l'Imi-Sir. La riapertura del processo per il lodo Mondadori. Le cause civili, che rischiano di essere assai onerose. Poi l'elezione di un presidente della Camera che ha parlato di "dimagrimento" di Mediaset, la "minaccia" - così viene definita - di Di Pietro come ministro delle Comunicazioni. Meocci dichiarato "incompatibile" e la paura di un grande ribaltone in Rai. Ce n'è abbastanza per costruire scenari che vedono un Berlusconi "obbligato" a lasciar passare una scelta che potrebbe rasserenare il quadro complessivo.

    Certo sia la prima fila, sia le seconde, escludono categoricamente che i parlamentari di Forza Italia possano lasciare l'Aula e non partecipare alle votazioni per il nuovo presidente. La proposta del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa qui non trova alcuna sponda. Perfino un collega di partito come Carlo Giovanardi, che ha l'innegabile pregio di parlare chiaro, la boccia: "Non possiamo disertare, non lasceremo mai l'Aula di Montecitorio".

    Ma di che guerra si tratta? "Loro procedono come nel 1917, con la strategia di Cadorna degli assalti continui, della battaglia frontale". Ma voi alla fine perderete. "Tra i risultati - continua la sua metafora Giovanardi - però ci saranno una caterva di morti e feriti. In entrambi gli schieramenti". Un'elezione indolore che lacererà entrambi i Poli, ma che premierà D'Alema? Giovanardi si allontana, poi si ferma, cerca tra la folla una faccia conosciuta e la indica con la testa. È un esponente della Margherita, il nome non ha importanza, quello che conta è l'area politica: "Vedi, la guerra l'hanno vinta ma con Diaz, non con Cadorna... magari alla fine saranno loro a cambiare generale, per mettere fine agli spargimenti di sangue...".

    (6 maggio 2006)

  9. #9
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    Il Governo è chiamato a decidere per il bene e nell’interesse della collettività. Questo è il suo dovere, questa è la sua missione. Romano Prodi, 5 luglio 2006.
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    d'alema prenderà ben più di 20 voti a destra.

  10. #10
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    TANTO PER INTENDERSI SU COSA INTENDA BERLUSCONI PER PRESIDENTE DI "GARANZIA"....l'unica garanzia che vuole è quella che consenta a lui di pararsi il sedere,il proprio e quell delle Aziende di famiglia.

    Poi potrebbero eleggere per assurdo anche PolPot,se questi garantisse gli interessi Mediaset sarebbe "un 'ottimo presidente"..c'è da scommetterci.

    E' per questo che io vorrei che il prossimo Presidente non fosse eletto con i voti di FI,se poi questo avvenisse per Dalema(visti i suoi "precedenti") la cosa non mi farebbe stare per niente tranquillo..

 

 
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