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  1. #1
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    Predefinito Anno 2006: Caporetto Labour, il rimpasto di governo ritarda il tramonto di Blair

    Le elezioni amministrative rappresentano anche un "test" sulla tenuta del partito di Tony Blair.



    Urne aperte da questa mattina alle 7 (le 8 in Italia) in Inghilterra, dove circa 23 milioni di elettori sono chiamati ad assegnare 4.360 seggi in 176 amministrazioni locali.

    Si tratta di un'elezione amministrativa parziale che pero' e' considerata un test sulla tenuta del partito laburista di Tony Blair, in difficolta' per una serie di storie imbarazzanti recentemente emerse. Fra queste la vicenda di centinaia di pericolosi criminali stranieri che al termine della pena invece di essere deportati come consente la legge sono stati semplicemente liberati.

    Occhi puntati in particolare a Londra dove si rinnovano i consigli dei 32 'boroughs' (municipi) della capitale e dove i Laburisti potrebbero perdere il controllo di tre o quattro dei 15 consigli dove attualmente hanno la maggioranza. Fuori da Londra, si vota per i consigli di 36 autorita' metropolitane e di 88 distretti, per eleggere nella maggior parte dei casi un terzo dei consiglieri, e per il sindaco di quattro comuni nell'area di Londra.

    I principali partiti - laburista e conservatore - hanno messo in campo circa 2000 candidati mentre i liberal-democratici ne hanno presentati 1760. Le elezioni amministrative sono l'occasione per i partiti minori di acquistare maggiore visibilita' e infatti i Verdi si sono impegnati massicciamente, con oltre 1200 candidati.

    Tra le altre formazioni ha destato preoccupazione nella stampa britannica il partito xenofobo e razzista di ultradestra British National Party: presente con un numero record di 363 candidati, e' dato dai sondaggi in forte vantaggio in alcuni distretti. Le urne chiudono alle 22:00 (le 23:00 in Italia).

  2. #2
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    QuadrantEuropa 28/04/2006



    Tony Blair ha abituato alle rimonte e alle resurrezioni. Ma la triplice polemica scoppiata intorno ai ministri Clarke, Prescott e Hewitt, insieme a una serie di scandali precedenti, minano seriamente la credibilità del governo e del partito




    Il 26 aprile scorso è stato il “mercoledì nero” di Tony Blair. La stampa d’Oltremanica ha infarcito le proprie pagine di storie, controstorie e polemiche sulla crisi del New Labour, alimentata dalle vicende sentimentali e politiche di tre figure chiave di Tony Blair: John Prescott, il vice primo ministro, Charles Clarke, responsabile dell’Interno e Patricia Hewitt, a capo del dicastero della Sanità. Ovvio che i tabloid abbiano sparato a zero contro i ministri, d’altronde questo è il loro stile e la loro ragione d’essere. Ma anche i broadsheet non si sono risparmiati, criticando con ferocia il governo laburista e trovando nei numeri lo spunto per lanciare affondi contro Blair. In effetti, il tasso di popolarità del New Labour è ai minimi storici dal 1987, quando a Downing Street alloggiava la lady di ferro Margareth Thatcher e i Tory guidavano il Paese riscuotendo ampi consensi. La crisi arriva in un momento delicato per il New Labour: giovedì 4 maggio i cittadini andranno alle urne per le consultazioni amministrative e si prevede una vittoria di larga misura – landslide, come amano dire gli inglesi – per il partito conservatore di David Cameron, che non poteva sperare in un inizio migliore.

    Il caso Prescott e quello Hewitt

    Il braccio destro di Tony Blair è caduto nella trappola: facendosi immortalare dai paparazzi in pose piuttosto ambigue con la propria segretaria, Tracey Temple. Prescott non ha potuto fare altro che ammettere la tresca. Downing street ha ribadito alla stampa che la relazione tra Prescott e la segretaria è una questione personale che non influisce sul ruolo del politico all’interno della compagine governativa. Blair, in un’intervista al Daily Mirror, ha spiegato che Prescott è «assolutamente vitale» per il partito e per il governo. In effetti, è proprio così: il braccio destro di Tony Blair è noto per essere un abile manovratore, capace di spostare gli equilibri del Labour a seconda delle necessità. La stampa britannica ha scritto che proprio Prescott dovrebbe gestire il passaggio di poteri da Tony Blair a Gordon Brown, cancelliere dello Scacchiere. Ma usare il condizionale è d’obbligo, perché Prescott, al pari dei colleghi Hewitt e Clarke, è incalzato da stampa e opposizione. I conservatori, infatti, hanno cercato di sfruttare la situazione e di trarne vantaggio in termini elettorali, in vista delle prossime amministrative. Il Labour potrebbe anche rinunciare a Prescott o prevedere per il fedele alleato di Blair un ruolo un po’ defilato, in attesa di tempi migliori.



    Di tutt’altro tono la questione relativa a Patricia Hewitt. Il ministro è stata pubblicamente sbeffeggiato dai sindacati di settore, a causa dei tagli al budget sanitario operati dal ministro. Secondo i sindacati, la riduzione dei finanziamenti per la sanità, che ammontano a 80 miliardi di sterline l’anno, avrebbe causato la perdita di 7mila posti di lavoro e, di conseguenza, reso complesso il lavoro di medici e infermieri. Nel corso di una conferenza al Royal College of Nursing, a Bournemonth, Patricia Hewitt è stata costretta a interrompere il proprio discorso da un gruppo di infermiere trasformatesi in vivaci contestatrici, che hanno subissato la responsabile del dicastero di critiche e fischi.

    Clarke, nota dolente

    Ma ciò che ha fatto più scalpore è stato quanto accaduto al ministero degli Interni. Alcuni giorni fa, la stampa aveva evidenziato come circa mille prigionieri di nazionalità straniera, già condannati, fossero stati messi in libertà. Conseguenza: i mille ex detenuti, nei confronti dei quali il ministro avrebbe dovuto provvedere a emettere un decreto per il rimpatrio, circolano ancora sul suolo britannico. E di questi tempi, la cosa ha fatto scalpore, essendo ancora fresco il ricordo delle bombe del 7 luglio e essendo la società britannica pervasa da una sorta di fobia nei confronti dello straniero. Per di più c’è da considerare che il fiasco va a ripercuotersi interamente su Clarke: il numero uno dell’Home Affairs, infatti, si è impegnato fortemente per rimettere mano alla legislazione sui fermi, estendendo la durata di questi ultimi e cercando di limitare, in nome della sicurezza, le garanzie per i sospettati e al tempo stesso di accelerare le pratiche per il rimpatrio. La legislazione antiterrorismo, bocciata dal Parlamento, è stato uno smacco per Clarke, al quale ora si aggiunge quest’ultimo clamoroso schiaffo. Anche qui, Blair ha difeso il proprio ministro, specificando che l’errore del ministero dipende da questioni amministrative e burocratiche. In poche parole, Blair ha sì rinnovato la fiducia a Clarke, ma dosando bastone e carota, ha espresso una nota di biasimo nei confronti del ministro.

    Come Mourinho, Wenger e Sir Alex Ferguson

    «Tre mesi fa Ferguson doveva lasciare, Arsene Wenger infilava una batosta dietro l’altra e Mourinho pure. Ora i tre sono il sella». Il primo ministro è ricorso al paragone calcistico, per spiegare che la politica è come il pallone: imprevedibile. Dunque, niente di strano se il Labour annaspa, complici le critiche ai tre fedeli ministri blairiani e una serie di altre questioni che hanno procurato danno al partito, come la storia dei finanziamenti elargiti dai businessmen in cambio di un seggio nella Camera alta o come le spese folli di Cherie Blair dal parrucchiere, pagate dal partito. Cose che non fanno bene affatto ma che secondo Blair sono passeggere. Insomma, c’è tempo per risorgere. In questa maniera, il primo ministro ha lasciato intendere che il momento della staffetta e dal passaggio di consegne con Gordon Brown non è ancora arrivato.

    C’è chi preme Blair per accelerare la transizione, visto che il nuovo leader dei Tory, David Cameron, appare un osso duro e un politico in grado di ridare ai conservatori un profilo di governo. Il rischio è che a differenza delle altre volte, quando il New Labour appariva scarico salvo poi imporsi alle elezioni, questa volta il partito potrebbe entrare in una fase di declino. Anche perché il governo è ancora impantanati in Iraq e la situazione nel Paese mesopotamico è tale da indurre a credere che prima di pianificare una exit strategy ci vorrà molto, molto tempo. In più, Blair accusa il colpo anche sul terreno della solidarietà e della lotta contro l’inquinamento, delle quali il primo ministro aveva fatto il proprio cavallo di battaglia, ma che poi aveva accantonato, a causa dei problemi legati agli attentati del 7 luglio e alla necessità di spostare il baricentro delle politiche governative verso i problemi della sicurezza. Sicurezza che appare tutt’altro che garantita, visto la negligenza del ministero degli Interni. Insomma, Blair dovrà fare un miracolo per imitare Mourinho, Ferguson e Wenger.

  3. #3
    Basileus ton Romaion
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    Speriamo Blair prenda una bella scoppola, e qualcuno più di Sinistra prenda le mani del Labour, in modo da porre rimedio alla probabile vittoria dei Conservatori (dio ce ne scampi e liberi) alle prossime Legislative.

  4. #4
    Vittima del proporzionale
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    E' andata male per il Labour. Si sta facendo un rimpasto di governo.
    Livio

  5. #5
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    Caporetto Blairiana, Scatta il Rimpasto

    Sostituiti i ministri degli Esteri e dell'Interno, Straw e Clarke
    Si salva il vicepremier Prescott travolto da uno scandalo sessuale



    LONDRA - E' già iniziato il rimpasto nel governo di Tony Blair dopo la pesante batosta per il partito laburista nelle elezioni amministrative che si sono svolte ieri in Inghilterra. I seggi si sono chiusi alle 22, e per tutta la notte si è proceduto allo spoglio delle schede nei 176 comuni in cui si votava su un totale di 386. Lo scrutinio non è terminato ma la tendenza è ormai chiara: è il peggiore risultato per il partito laburista a livello locale da quando tornò al potere nel '97. Tra scandali e polemiche che ne hanno minato sempre più la credibilità, la sconfitta di Blair era ampiamente prevista.

    E' ''un campanello d'allarme per il governo'' da parte di un elettorato frustrato", ha detto alla Bbc il cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown, probabile erede di Blair. ''Dobbiamo risolvere i nostri problemi in modo competente ed efficace; e mostrare nei prossimi giorni, non nelle prossime settimane, di averlo fatto'', ha aggiunto Brown, sottolineando che ''il rinnovo del Labour deve cominciare ora''.

    Intanto la mannaia del rimpasto si sta già abbattendo sul governo britannico. I primi che Tony Blair ha fatto saltare sono stati i ministri degli Esteri e dell'Interno, rispettivamente Jack Straw e Charles Clarke. Quest'ultimo, in particolare, era già stato oggetto di pesanti polemiche per la mancata espulsione di centinaia di criminali stranieri. Straw diventerà leader della Camera dei Comuni di Londra, mentre l'ex ministro dell'Interno lascia l'esecutivo senza neppure ricevere una qualche carica di 'consolazione'.

    A sostituirli Blair ha chiamato nel primo caso Margaret Beckett, già all'Ambiente e, nel secondo, John Reid, finora titolare della Difesa, dicastero che verrà occupato dal sottosegretario al Tesoro Des Browne, uno dei principali alleati di Gordon Brown. Inoltre Blair ha deciso di dividere in due il ministero degli Esteri: è nato così l'inedito dicastero per l'Europa, assegnato a Geoff Hoon, accanto a quello 'tradizionale' per il resto del mondo, affidato appunto a Beckett. Hoon lascia il posto andato a Straw in Parlamento.

    Si è invece salvato dal licenziamento il vice del premier, John Prescott, travolto dalla vicenda della relazione extra-coniugale con una segretaria più giovane di lui di ben 24 anni. Prescott rimarrà al suo posto, ma con funzioni ridotte rispetto a quelle di cui era titolare: perderà infatti le deleghe su Edilizia e Questioni Urbane. Ma a rischiare la poltrona è lo stesso Blair: secondo i sondaggi, metà almeno dell'opinione pubblica britannica vorrebbe se ne andasse al più tardi entro la fine dell'anno, ben prima delle prossime elezioni politiche, in programma a metà 2010.

    E a mano mano che continuano ad affluire i risultati (in alcuni centri minori lo spoglio è cominciato solo questa mattina), si conferma la gravità della batosta patita dal partito laburista, che è finito al terzo posto con il 26% dei suffragi: in 144 dei 176 consigli locali in cui si votava, i laburisti hanno ceduto il controllo di 13 consigli e perso 211 seggi, mentre i 'Tories', guidati da David Cameron, hanno conquistato il controllo di 12 collegi e guadagnato 250 seggi nei consigli, benché non siano riusciti a fare i progressi sperati nelle citta' del nord, quali Manchester e Liverpool. Anche i liberaldemocratici sono andati avanti, ma di poco, aggiudicandosi il 27% dei consensi e ottenendo 18 seggi in più.

    Il 'Labour' ha anche perso il controllo di 16 municipi, compreso quello di Camden (nel nord di Londra), che aveva da 35 anni. I collegi Hammersmith e Fulham, a Londra, sono tornati sotto il controllo dei conservatori per la prima volta dal 1968.

    L'autentico campanello d'allarme viene però dall'estrema destra: il Bnp, il British National Party di forte impronta razzistica e xenofoba, ha ottenuto un successo indiscutibile, aggiungendo almeno altri dodici seggi ai 24 che già controllava, malgrado si presentasse soltanto in una piccola parte delle circoscrizioni interessate dall'appuntamento elettorale.

    Ben undici sono i seggi che, su tredici candidati, il Bnp si è assicurato nella circoscrizione di Barking e Dagenham, all'estrema periferia orientale della capitale; e resta in corsa per aggiudicarsene un altro.

    Soprattutto, la destra oltranzista ha vinto in tradizionali roccheforti laburiste: un segnale inequivocabile del disagio sociale al quale il governo Blair, al potere da dieci anni consecutivi, non ha saputo fornire risposte adeguate. Non a caso negli ambienti ultra-nazionalistici è grande festa, e si spera addirittura in qualcosa di più all'insegna del 'basta con gli immigrati e i rifugiati'.

    (5 maggio 2006)

 

 

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