Roma, 29 apr. - (Adnkronos) - ''Dobbiamo ricordare la lezione morale di una grande coscienza civile e riformatrice del Paese: don Lorenzo Milani''. Lo ha detto Fausto Bertinotti nel discorso di insediamento come presidente delle Camera.![]()
Sarei curioso di capire a quale lezione morale si riferisce bertinotti... perchè è diventata consuetudine di bertinotti appropriarsi dei santi (in un recente port-a-porta ante-elezioni aveva dichirato di essere un estimatore di san Paolo) - ne vedremo delle belle!!!!Inoltre il discorsetto Bertinotti se lo era preparato....a chi vuole far fessi?
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....l'attuale comunismo nostrano, come è tipico poi del nostro carattere italico....non ha più nulla di Carlo Marx.....rivendicano qua e la una certa radice contenuta ancora nella LOTTA CONTRO QUALSIASI STATO, FUORCHE' CONTRO, NATURALMENTE, LO STATO DIRETTO DA LORO......
Durante la campagna elettorale Bertinotti ha citato pure il "poverello di Assisi".....dicendo che lui E' AFFASCINATO DALLO STILE FRANCESCANO..... peccato che poi con d'Alema (anche se non si possono vedere) pretendano di fare ancora lotta operaia con le barche a vela.....viaggi natalizi a New York come Bertinotti e consorte.......per non parlare poi dei matrimoni omosessuali che se fosse per Marx starebbero ancora nei GULAG SOVIETICI........
......Fare parti uguali tra diseguali
è la cosa più ingiusta del mondo....questo intanto diceva don Milani.... questo è l'errore più grande che la sinistra italiana si porta ancora dietro......
Inutile dire che esistono DUE FACCE DI DON MILANI:
- quella reale e vera che la Chiesa conserva e custodisce e ancora studia con rispettoso sguardo;
- e quella strumentalizzata ed usata dalla sinistra per far dire fin anche a don Milani l'esatto contrario di ciò che insegna la Chiesa.....
Il perchè di questa doppiezza va cercato in quegli anni il cui clima COMUNISTA era soffocante da una parte, ma dall'altra parte questa sinistra....stava occupandosi di quelle faccende che la Chiesa INIZIO' A FARE CON NOTEVOLE RITARDO E DOPO IL CONCILIO VATICANO II...e non dimentichiamo che I PROFETI APPARTENGONO ALLA CHIESA, solo che ci vuole tempo e pazienza PER FARE DISCERNIMENTO DELLA VERITA'...
Per esempio:
La Civiltà cattolica, con l'articolo di p. Perego, stroncò "Esperienze pastorali". di don Milani....siamo all'incirca nel 1958.
La nota de "L'Osservatore Romano" di allora, motiva tale decisione dicendo che "nella concessione dell'approvazione ecclesiastica è intervenuta una serie di equivoci, ai quali è completamente estranea l'autorità diocesana" e che considerate le "severe critiche della migliore stampa cattolica" e i consensi "accordati da certa stampa comunista" conveniva ritirare il libro.
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era normale che la Chiesa all'epoca DUBITASSE del perchè don Milani facesse successo a sinistra.....mentre restava un pò in disparte fra i consensi di molti vescovi i quali NON SI PRONUNCIAVANO.....
In un articolo di Socci in "L'ABUSO DELLA FEDE" nel quale descrive l'utilizzo dei comunisti nostrani dei sacerdoti diciamo....aperti e PROFETI (e noi molte volte li definiamo PROGRESSISTI che è invece un altra cosa legata alla Teologia della Liberazione per la quale don Milani era estraneo)...scrive:
Ieri perfino Cesare Garboli - che non conoscevamo nei panni del "tifoso" vaticano - ha intonato, sulla prima pagina di Repubblica una specie di salmo osannante il prelato che il Papa aveva inviato a Bagdad (dove - Garboli forse lo ignora - ha provato a convincere Saddam Hussein a mollare per risparmiare ulteriori sofferenze al suo popolo). Garboll arriva a parlare del vescovo quasi con passione: «il mio cardinale, il mio Etchegaray», scrive testualmente.
Il «mio»? Si sapeva che era un cardinale di Santa Romana Chiesa, non un cardinale «di» Cesare Garboli. Per dare a Cesare quel che è di Cesare, egli può dire «mio» - che so - al suo cane. Ma non a un cardinale.
Anche perché questo annettersi dei cristiani per «usarli» come utili foglie di fico non è gradito affatto ai cristiani.
Ci provano da sempre. lo fecero anche con don Lorenzo Milanì, che reagiva molto duramente. Quando la sinistra intellettuale diceva «è dei nostri!», lui rispondeva per le rime: «Ma che dei vostri! Io sono un prete e basta!».![]()
A volte provavano a usarlo perfino contro la Chiesa e lui rispondeva ancora duramente: «In che cosa la penso come voi? Ma in che cosa?», «questa Chiesa è quella che possiede i sacramenti. L'assoluzione dei peccati non me la dà mica L'Espresso. E la comunione e la Messa me la danno loro? Devono rendersi conto che loro non sono nella condizione di poter giudicare e criticare queste cose. Non sono qualificati per dare giudizi»,
«ci ho messo 22 anni per uscire dalla classe sociale che scrive e legge L'Espresso e Il Mondo. Devono snobbarmi, dire che sono ingenuo e demagogo, non onorami come uno di loro. Perché di loro non sono»,
«l'unica cosa che importa è Dio, l'unico compito dell'uomo è stare ad adorare Dio, tutto il resto è sudiciume». Grande don Milani! Sante parole: «devono snobbarmi, non onorarmi come uno di loro. Perché di loro non sono».![]()
Lui - con la sua franchezza toscana - lo diceva esplicitamente. Chi ricopre ruoli delicati non può parlare. Non può scendere in polemica con dei giornaletti e degli opinionisti. Giustamente.
E allora lo facciamo noi per loro; giù le mani dalla Chiesa! Giù le mani dal papa! Il papa, semmai, lo si ascolta e lo si segue. E questo che fanno Garboli e compagni? Dicono il Rosario come raccomanda il Santo Padre, in un documento commovente, agli uomini del terzo millennio? Sono disposti a sottoscrivere le parole del Papa per il quale il primo, Garboli, attenta alla pace e l'aggressione alla vita nascente? Ritengono - come il Papa - che le sorti dell'umanità siano nelle mani di Maria come ha ripetuto solennemente a Fatima? Ritengono loro che la vera Pace è una Persona che si chiama Gesù Cristo ed è anche vero Dio?
Non mi risulta. I loro giornali non si limitano a rifiutare tutto questo (che è il vero pensiero del Papa), ma disprezzano con una certa intolleranza questa fede insegnata dal Papa. Bastava sfogliare il settimanale di Repubblica, il Venerdì, pochi giorni fa, per veder distillare il disprezzo di uno di questi intellettuali - Beniamino Placido - verso i cristiani. Uomini, come Giovanni Paolo II e un miliardo di cattolici, che Placido considera evidentemente dei poveri picchiatelli perché si affidano alla Madonna e - udite, udite! - credono addirittura ai miracoli, credono all'Eucarestia, incredibile!
Questo tipo di intellettuali sono dei reduci dell'altro secolo, ciò che resta delle vecchie guerre anticlericali. vivono di pregiudizi, non sopportano la luce della razionalità, vivendo di un oscurantismo laico che non tollera analisi critiche. Non sanno nulla e pretendono di insegnare, non si documentano, non leggono, non si curano neanche della scienza (che ne sa Placido degli studi del Bureau Médical di Lourdes?) (....)
Sanno distillare solo disprezzo e sarcasmi, pensando che siano anni terribili, di fronte ai quali noi cattolici ci andiamo a nascondere, rossi di vergogna. Non sanno neanche con chi hanno a che fare, neanche sì accorgono dell'effetto che ci fanno. Già un grandissimo giornalista e scrittore inglese - il convertito Glibert K. Chesterton, penna irresistibile - ebbe a che fare con questo tipo di intellettuali.
Rivolto a uno di costoro scrisse: «Questo riso, di cui gli uomini fanno uno strumento di tirannia, non è la potenza spaventosa che voi credete».
Chesterton chiedeva a bruciapelo se ritenessero che la crocifissione fosse una cosa seria. Ricevendo le stesse risposte positive che i Placido, i Garboli e gli Scalfari darebbero oggi. Ma poi ribatteva loro: «Ebbene vi ingannate. La crocifissione è comica. E una cosa divertentissima. Era un modo di impalare, paradossale e osceno, ai quale erano destinate le persone delle quali si poteva ridere, gli schiavi e i provinciali... Ora, quella forca grottesca che i monelli romani disegnavano sui muri come uno scherzo grossolano, io l'ho vista risplendere sulla sommità dei templi dell'universo! E dopo di ciò io dovrei temere il ridicolo?».
Pensate alla sorte di Pietro che fu addirittura crocifisso a testa in giù. Un vecchio uomo come lui. Eppure «con la testa in giù e le gambe in aria», scriveva Chesterton, «Pietro è ancora Pietro, per l'umanità: sebbene con la testa in basso, egli non cessa di dominare l'Europa ancor oggi, e milioni di creature non respirano che nella sua Chiesa».![]()
© Il Giornale - 21 Febbraio 2003
che dite.........gli rinfreschiamo la memoria al povero Bertinotti??![]()
Fraternamente CaterinaLD




Inoltre il discorsetto Bertinotti se lo era preparato....a chi vuole far fessi?
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