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Discussione: la strage dei lib-lab

  1. #11
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    Stamattina in un articolo molto interessante del Corriere intitolato "I timori di una Cosa 3", l'amico Antonio Maccanico parla delle difficoltà di far nascere il partito democratico, dovuta alla presenza minoritaria nel duopolio Ds-Margherita di esponenti della democrazia liberale. Mi viene da dire: bella scoperta. Maccanico ha tardato finora ad accorgersi che la cultura politica democratico-liberale e aggiungerei repubblicana non è affatto contemplata nel progetto prodiano e di DS e Margherita del nuovo partito democratico. Insomma che ci sono figli e figliastri? Sarebbe infatti ora che la sparuta pattuglia di parlamentari repubblicani e liberaldemocratici si organizasse verso la creazione di un contenitore autenticamente liberaldemocratico, distino dalla nebulsa ulivista.

  2. #12
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    Caro Roberto questo è il mio di pensiero. L'amico Ossorio ancora non si è espresso sul tema, almeno ufficialmente.

  3. #13
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    Predefinito Tenuto conto

    che nella Margherita e nei DS ci sono amici, di provenienza repubblicana, che non riuscirebbero mai ad essere eletti, almeno per ora, in una lista repubblicana; che sia Margherita che DS (assieme all'MRE) dovrebbero costituire il Partito Democratico (con nuova pattuglina repubblicana); che all'interno di IDV è stato eletto un altro parlamentare repubblicano; che, visto che i socialisti si sono chiamati fuori, Di Pietro potrebbe entrare nel Partito Democratico con annesso il parlamentare repubblicano,
    si potrebbe tentare di organizzare qualcosa di concreto all'interno del Partito Democratico, nel quale entrerebbero sicuramente anche dei romagnoli.....


    Pensiero in libertà di Tex Willer

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Giuseppe Gizzi
    Grazie caro Lucrezio della stima. Ma ti garantisco che non ho informazioni specifiche sulla situazione campana da dopo le politiche. Leone rep è un mio vecchio amico, ma non avendo mai fatto parte del MRE non mi va di entrare in questioni interne a questo movimento, che risentono anche dell'influenza delle elezioni locali. Personalmente sto maturando riflessioni diverse. E cioè credo sia necessario da parte di tutti mettere un poco da parte le diatribe personali e lavorare all'obiettivo nobile e necessario dell'unità repubblicana. L'unità dei vertici oggi fa segnare il passo. Occorre a mio avviso, invece, una forte iniziativa dal basso, perchè per me è inaccettabile che nel momento in cui le idee repubblicane abbiano avuto la meglio nel nostro paese, oggi la cultura repubblicana sia ridotta al silenzio o debba chiedere asilo politico ad altre forze politiche. Ti abbraccio.
    grazie GG,
    in realtà ti chiedevo una versione su quello che il buon leone rep dice dei repubblicani democratici che sembrerebbero allo sbando pure loro, ma da alcune cose che hai postato mi sembra tutto più tranquillo, vedi tu se puoi dire qualcosa di ulteriore.
    Per "la forte iniziativa dal basso" straquoto, una riunione in tal senso sarei pronto a farla anche in una parrocchia (meglio l' osteria però).
    un abbraccio fraterno

  5. #15
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    Monti e London: solo la concorrenza fa crescere l'economia

    Paul A. London, riscrive la storia dell’economia americana riconducendone il successo alle politiche concorrenziali bipartisan, in un libro presentato oggi. Mario Monti lo legge come un incoraggiamento all’Italia. La prosperità americana degli anni ’90 e la ripresa dalla crisi economica del 2001 non trovano spiegazione nella politica monetaria di successo, nell’uso strategico della spesa pubblica, nel contenimento delle tasse o nello sviluppo tecnologico, come hanno affermato nel tempo economisti e politici, ma “in oltre vent’anni di scelte politiche bipartisan che incisero sui singoli settori, provocando un’intensificazione della concorrenza al loro interno”.

    --------------------------------------------------------------------------------

    A mettere le politiche per la concorrenza al centro dello sviluppo americano è Paul A. London, uno studioso che ha ricoperto posizioni di responsabilità nell’amministrazione Clinton, in Concorrenza. Il segreto bipartisan della prosperità americana (Università Bocconi editore, Milano, 2006, 320 pagine, 18 euro). Il libro è stato presentato oggi alla Bocconi.
    Gli eroi della crescita americana, secondo London, non sono stati i vari Paul Volcker e Alan Greenspan, ma personalità innovative e controverse come Ken Iverson di Nucor, Jack Goeken di Mci, Sam Walton di Wal-Mart e il finanziere Michael Milken, che hanno scardinato gli equilibri monopolistici che governavano la siderurgia, le telecomunicazioni, la distribuzione e la finanza americane, quasi sempre dopo avere vinto lunghe battaglie politiche e legali scatenate dai monopolisti a difesa dei propri privilegi.

    Il libro ha attirato l’attenzione di Mario Monti, già commissario europeo alla concorrenza, che ne trae un chiaro messaggio per l’Italia. “Molte forze politiche”, scrive nella Prefazione, “hanno finora cercato di ottenere ‘rendite’ elettorali rinunciando a combattere a fondo le rendite economiche, generate dalla scarsa concorrenza. Solo se le varie forze politiche decideranno insieme di non inseguire quelle ‘rendite’ elettorali, i pubblici poteri troveranno la forza per prevalere sulle resistenze corporative, che costituiscono il principale ostacolo a un’economia più dinamica e più giusta”.

    London non nega che i grandi operatori e i sindacati dei settori citati, nonché dell’industria automobilistica e dei trasporti aerei, costituissero importanti centri di potere che si sono opposti all’affermazione della logica concorrenziale, ma sostiene che i principi affermati dai padri fondatori degli Stati Uniti salvaguardino la concorrenza non solo politica, ma anche economica.


    Gran parte dei presidenti del Dopoguerra, repubblicani o democratici che fossero, e i giudici delle corti che sono stati chiamati a esprimersi sulle controversie in tema di concorrenza hanno finito per dare ragione ai nuovi attori. E un importante contributo va riconosciuto al rafforzamento della legislazione antitrust, che si è consolidata nel corso degli anni ’50 e ’60.

    La storia raccontata da London è una storia di conquista della concorrenza, di superamento di resistenze. Come ogni opera che dà una coraggiosa spiegazione monocausale a fenomeni complessi, il libro di London è destinato a far discutere in modo acceso. Ha comunque il grande merito di chiarire una volta per tutte che la concorrenza, anche nel paese che sembra incarnarla, non è uno stato naturale, ma un obiettivo da perseguire con forza, in contrasto con potenti interessi costituiti. La concorrenza non è, inoltre, raggiunta una volta per tutte. Al mutare dello scenario economico, si impongono nuovi provvedimenti, nuove iniziative, nuove azioni legali, perché le spinte monopolistiche degli attori già affermati sono fortissime. London vede l’affermazione della concorrenza come un processo e sottoscrive la visione di Adam Smith, secondo cui “i cambiamenti non dovrebbero mai essere apportati all’improvviso, ma piuttosto gradualmente, lentamente e dopo numerosi avvertimenti”. Ma! alla fine il cambiamento deve arrivare. I prossimi settori ad esserne investiti, auspica London, l’educazione e la sanità. La prossima area geografica, auspica Monti, l’Europa.




    Tratto da BUR.IT 06.06.06

  6. #16
    Tu osi uccidere Caio Mario?
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    Citazione Originariamente Scritto da Giuseppe Gizzi
    La prossima area geografica, auspica Monti, l’Europa.
    Ma tu guarda che curiosa coincidenza. C'è un altro "amico italiano" nella Goldman & Sachs, un "consulente" sul quale fare riferimento in caso di necessità: si chiama Mario Monti...

 

 
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