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  1. #1
    SARVA MANGALAM
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    Predefinito Buddhismo e cristianesimo nell'opera di René Guénon

    Qualche anno fa sulla rivista "Connaissance des Religions" N. 61/64 apparve un articolo di Charles-André Gilis dal titolo "Bouddhisme et christianisme dans l'oeuvre de René Guénon".
    Vorrei sintetizzare brevemente, molto brevemente, la tesi di fondo dell'articolo, nella speranza di sollecitare altri interventi.
    Partendo da una lettera di Guénon che proponeva un settenario di forme tradizionali seguendo l'ordine planetario, che a Saturno associava l'induismo, a Giove il mazdeismo, a Marte l'ebraismo, al Sole il lamaismo, a Venere le tradizioni cinesi, a Mercurio il cristianesimo e alla Luna l'islamismo, Gilis sottolineando la corrispondenza tra il lamaismo e il Sole, che tra i Cieli planetari occupa una posizione centrale, precisa che per lamaismo: "bisogna intendere il buddhismo tibetano, ramo del Mahayana di cui René Guénon ha sempre riconosciuto l'ortodossia".
    Seguendo l'articolo di Guénon "Hermes" si sottolinea che nell'India il pianeta Mercurio (o Ermete) è chiamato Budha, il nono avatara di Vishnu che non va assolutamente confuso (come è stato fatto) con il Buddha storico. Perciò Gilis nota che Guénon citando il "Buddha storico" nel suo articolo mostra con: "evidenza che .... si interessa unicamente a che il Buddha sia la rappresentazione terrestre, e cioè del Verbo residente nel Cuore del Mondo, simbolizzato dal sole, e che sarà manifestato esteriormente alla fine del ciclo". Si ricorda che il decimo e ultimo avatara sarà "solare". Nell'induismo sarà rappresentato da Kalki; nel cristianesimo dal Cristo solare che altro non è che il "Cristo glorioso" annunciato dall'Apocalisse; nel buddhismo dal Buddha. La conclusione dell'articolo è la seguente: "Lo spirito universale muhammadiano (muhammadien), sorgente principale di tutte le luci, eserciterà allora la funzione escatologica del ' Re del giorno della Retribuzione', annunciando così l'avvenimento di colui che i Buddhisti chiamano Chamba o Maitreya, il ' Buddha del ciclo futuro', che aprirà, per un' umanità nuova, una nuova età dell'oro".

    KD

  2. #2
    SARVA MANGALAM
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    Predefinito

    Questo stralcio di un testo di autore anonimo credo aiuti a mettere a fuoco l'argomento trattato da Charles-André Gilis:

    ___________________________

    RIFLESSIONI SUI CICLI STORICI

    Anonimo

    [...........] Vi sono delle differenze: la tradizione bhaktica afferma che Buddha, reintegrato, sebbene avente rotto l'Induismo e dato origine al Buddhismo, non appartiene a tale flusso, secondo Guénon: “in India, il pianeta Mercurio (o Ermete) è denominato Budha, parola la cui radice significa propriamente la Saggezza” (Guénon, Forme tradizionali e cicli cosmici, Mediterranee 1974, p. 110). Ed in nota: “Non bisogna confondere il nome Budha con quello di Buddha, designazione di Shâkya-Muni, benché entrambi abbiano evidentemente il medesimo significato radicale e benché poi taluni attributi del Budha planetario siano stati trasferiti successivamente al Buddha storico” (ibid.).

    Continua istituendo un parallelo, dimostrato dall'etimologia, tra Woden o Wotan, Odino, e Mercurio, assimilato a tale dio non illegittimamente dai Romani antichi, dunque. Inoltre, Quetzalcoatl, detto Votan in altre parti, dell'America precolombiana, ha gli stessi attributi, e si collega col simbolo che è ancora del Messico, ma non più compreso: l'aquila che uccide il serpente, che corrisponde alla lotta tra il Garuda ed il Nâga della tradizione indù; ora, “specialmente nel simbolismo araldico, accade che il serpente sia rimpiazzato dalla spada (sostituzione particolarmente degna di nota, quando questa ha la forma di spada fiammeggiante, peraltro da ravvicinare ai fulmini che tiene l'aquila di Giove), e la spada, nel suo significato più elevato, rappresenta la Saggezza e la potenza del Verbo (si veda, per esempio, Apocalisse I, 16). C'è da rilevare che uno dei principali simboli del Thoth egizio [corrispondente ad Hermes] era l'ibis, distruttore di rettili, divenuto, come tale, simbolo di Cristo, ma nel caduceo ermetico si ha il serpente sotto i suoi due aspetti opposti, come nell'immagine dell'anfisbena medievale (vedi Le Roi du Monde, cap. III, in fine, in nota)” (ibid., p. 111).

    In tutto ciò, bisognerebbe davvero essere ciechi per non vedere l'unità di fondo delle dottrine tradizionali, che non nega la Rivelazione, perché Cristo è Re del Mondo, e collegato al Graal ed al Sacro Cuore; ma, si noti, se il Re del Mondo è Cristo è anche Presbyter Johannes. In altre parole, il Cristianesimo medioevale, oggi sopitosi, riconosceva simbolicamente la perfetta ortodossia tradizionale del Cristianesimo, come Guénon dimostrò grazie all'episodio dei Re Magi, e tuttavia il Re del Mondo è anche altro, se non da Cristo Re, dal Cristianesimo storico, ed ecco il mitico Presbyter Johannes (nota il nome) che è non cristiano, ma “amico” dei cristiani. La cecità che impedisce di vedere tale unità, che non implica né l'uguaglianza né l'assenza di differenze, tale cecità, “è fin troppo comune nella nostra epoca, in cui coloro che sanno davvero comprendere i simboli non sono che un'infima minoranza” (ibid.).

    Nella tradizione islamica, Seyidnâ Idrîs è assimilato sia con Hermes che con Henoch, il patriarca antidiluviano mai morto. Le scienze ermetiche sono state particolarmente assimilate a Cristo, che corrisponde a Mercurio, come corrispondenza tra Poli (Aqtâb) e pianeti. Nel Medioevo e nel Rinascimento occidentali se n'ebbe la forte consapevolezza, perché Hermes ed i Libri ermetici erano considerati, avendo una dottrina del Verbum, precorritori ed annunciatori del Cristo: si ricordi il famoso affresco della cattedrale di Siena raffigurante Hermes.

    C'è poi una serie di oscillazioni sul senso del simbolismo del Cristo, perché da un lato Cristo è collegato a Mikha'él-Metatròn (l'Angelo della Presenza, il Celeste Mediatore), quindi è solare, centrale, dall'altro, essendo sommamente “guaritore”, simbolizza con Repha'él, Mercurio. Ciò spiega come Cristo sia Sol nel Cristianesimo e Mercurius nell'Islamismo. Ma il fatto, dimostrato anche dall'astronomia, è che Sole-Mercurio formano una biunità, cioè non sono separabili. Mercurio, l'Annunciatore divino, non si stacca mai dal Sole per più della minima distanza fra tutti gli astri del sistema solare. Non solo, ma rivolge sempre una stessa faccia al Sole, come fa la Luna rispetto alla Terra: non è un pianeta, ma un satellite del Sole, incomprensibile senza il Sole stesso. La qual cosa stempera il dissidio fra Cristianesimo ed Islamismo su questo punto, senza risolverlo, ma notando che son due visuali legittime, per quanto la natura solare del Cristo sia molto più evidente, nei Vangeli, di quella mercuriale di “guaritore” e “Nunzio” e “Scrittore”, che invece si sottolinea nel Corano.

    Il giorno di Cristo è la domenica, dies Solis, la sua festa il Sol Invictus. Il suo essere Re del Mondo conferma la natura solare. In nota, Guénon scriveva, in relazione al rapporto fra Cristo e Mercurio: “È forse [il rapporto Cristo-Mercurio-Budha, e si noti che l'Intellectus, Buddhi, è la natura divina nell'uomo, la goccia divina nell'uomo, anche decaduto, e nonostante tutto, la traccia divina: qui è il fondamento della vera gnôsis] questa l'origine dell'errore di certuni, i quali considerano Buddha come il nono avatâra [come fa Swami Prabhupâda, ed anche Schuon condivide la posizione del grande bhakta] di Vishnu; in realtà, si tratterebbe d'una manifestazione in rapporto con il principio designato come il Budha planetario; in tal caso, il Cristo solare sarebbe propriamente il Cristo glorioso, cioè il decimo avatâra, che dovrà venire alla fine del ciclo” (ibid., p. 113, n.11).

    Cioè: se il nono avatâra di Vishnu sia Cristo o Buddha: Guénon propende per la prima idea, Schuon per la seconda, conforme alla tradizione indù. Nella tradizione indù si parla del mleccha-avatâra, che Guénon, ne L'Archeometra, identifica con Cristo (pp. 51-52); ma, a parte il sapere se il nono avatâra sia il mleccha-avatâra - e la dottrina presenta oscillazioni anche qui, e quindi è bene non voler sapere troppo per il semplice fatto che le basi dell'operazione mentale sono malferme su questo punto (così occorrerebbe comportarsi ovunque non vi siano dati sufficienti) - certo è che il punto di vista indù sostiene che il Buddha sia il nono avatâra, la contraddizione con Mercurio si riverbera nel Cristo stesso, solare per il Cristianesimo e mercuriale per l'Islamismo. Insomma, Sol e Mercurius sono strettamente legati. Certo è che tali oscillazioni dottrinali si risolvono soltanto in forma escatologica: il Decimo Avatâra, che è il “Cavaliere sul cavallo bianco” ed il Giudizio, cioè la diretta manifestazione del Divino. [........].



    Fonte: www.superzeko.net

  3. #3
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    Predefinito

    Caro Khorlo, tutto cio` mi sembra interessantissimo, pero` non riesco ad afferrare il senso ultimo della questione. Cosa pensi tu di tutto cio? Quali conclusioni ne trai?

    Un saluto,
    Talib
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

  4. #4
    SARVA MANGALAM
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    Citazione Originariamente Scritto da Talib Visualizza Messaggio
    Caro Khorlo, tutto cio` mi sembra interessantissimo, pero` non riesco ad afferrare il senso ultimo della questione. Cosa pensi tu di tutto cio? Quali conclusioni ne trai?

    Un saluto,
    Talib



    Specifico che l'intento dell'intervento era finalizzato alla sola speranza di sollecitare interventi nella stessa direzione e non affermare conclusioni.

    Per quel che mi riguarda trovo l'articolo denso di spunti.
    Cito senza approfondire alcuni di questi.

    Nella tradizione islamica, ognuno dei sette profeti presiede ad uno dei sette cieli planetari, divenendone il Polo:

    Il primo cielo, quello della Luna, viene presieduto da Adamo;
    Il secondo cielo, quello di Mercurio, viene presieduto da Gesù;
    Il terzo cielo, quello di Venere, viene presieduto da Giuseppe;

    Il quarto cielo, quello del Sole, viene presieduto da Idris;

    Il quinto cielo, quello di Marte, viene presieduto da Aronne;
    Il sesto cielo, quello di Giove, viene presieduto da Mosè;
    Il settimo cielo, quello di Saturno, viene presieduto da Abramo.




    René Guénon, segnalando nella sua lettera un settenario delle forme tradizionali principali, seguendo appunto l'ordine planetario, dona una chiave di lettura non indifferente:
    "a Saturno associava l'induismo, a Giove il mazdeismo, a Marte l'ebraismo,
    al Sole il lamaismo,
    a Venere le tradizioni cinesi, a Mercurio il cristianesimo e alla Luna l'islamismo".


    Infine, la tradizione islamica assimila Seyidna Idris a Enoch e viene segnalata la connessione con Seth figlio di Adamo, e come fa notare R. Guénon: " entrambi [ Seth e Enoch] sono inoltre messi in rapporto con certe tradizioni concernenti un ritorno al Paradiso terrestre, vale a dire allo 'stato primordiale', e quindi con un simbolismo polare ..." (tratto da R. Guénon - Forme tradizionali e cicli cosmici ed. Mediterranee; pag. 119).

    Il Sole, chiamato in oriente Occhio del Cielo o il Signore dei Pianeti, viene quindi assimilato alla forma tradizionale del Buddhismo Tibetano. Sapendo infine che il decimo avatara sarà "Solare", si capiscono meglio le parole di Charles-André Gilis: "Lo spirito universale muhammadiano (muhammadien), sorgente principale di tutte le luci, eserciterà allora la funzione escatologica del ' Re del giorno della Retribuzione', annunciando così l'avvenimento di colui che i Buddhisti chiamano Chamba o Maitreya, il ' Buddha del ciclo futuro', che aprirà, per un' umanità nuova, una nuova età dell'oro".


    KD

  5. #5
    SARVA MANGALAM
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    Citazione Originariamente Scritto da Talib Visualizza Messaggio
    Caro Khorlo, tutto cio` mi sembra interessantissimo, pero` non riesco ad afferrare il senso ultimo della questione. Cosa pensi tu di tutto cio? Quali conclusioni ne trai?

    Un saluto,
    Talib
    Naturalmente ricambio i saluti!

 

 

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