Quattordici anni fa si chiudeva la parentesi terrena di questo generoso figlio del Salento. Impariamo da lui
Il 9 maggio 1992, a Parigi, esule e latitante, chiudeva la sua parentesi terrena Walter Spedicato, attaccato per la quarta volta da un male che spezza le arterie. Se ne andava a quarantaquattro anni una persona che aveva partecipato alla storia di tutte le avanguardie dal 1968 in poi. Lo aveva fatto sempre con franchezza, modestia, allegria; irrideva tutti quelli che, per coprire le proprie lacune, si prendono sul serio. Fustigava tutti coloro che cercavano di mistificare la storia e le idee mortificando ciò che è da sempre avanguardia per farne il surrogato di una certezza esclusivamente passiva e subordinata ad altre visioni del mondo. S’infuriava ogniqualvolta affioravano tendenze al settarismo e quando qualcuno pensava di essere migliore degli altri e che gli altri dovessero essergli assoggettati o sparire. Il suo percorso di vita fu fondamentale per un certo mondo e la sua presenza fu cardinale in una certa storia, ma la sua generosità e la sua modestia fecero sì che non venga citato spesso: Walter non sgomitava mai, se non per andare a compiere il dovere più oneroso.
Mai come oggi dobbiamo ricordarlo e prenderne esempio. Se ne siamo minimamente capaci.
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