Nel corso della sua deposizione davanti ai Giudici della 3° sezione del Tribunale di Palermo, ieri il pentito di mafia Francesco Campanella ha rilasciato rivelazioni davvero inquietanti che tirano pesantemente in ballo alcuni esponenti nazionali di Forza Italia. In particolare, il collaboratore di giustizia ha fatto i nomi dell'ex ministro Enrico La Loggia e del senatore Renato Schifani, i quali avrebbero siglato un accordo con il boss mafioso Nino Mandalà in merito al piano regolatore della cittadina siciliana di Villabate.

"Mandalà mi parlò di una riunione in cui raggiunse un accordo con i suoi 2 amici, che avrebbero dovuto segnalare un professionista per redigere il piano regolatore - ha dichiarato Campanella - l'intesa prevedeva anche la manipolazione dello strumento urbanistico, che doveva essere predisposto negli interessi di Mandalà e dei suoi amici, cioè della cosca mafiosa, danneggiando invece i nemici. La Loggia e Schifani avrebbero in qualche modo condiviso la parcella dell'ingegnere. L'importo sarebbe stato versato solo formalmente al progettista".Parole, quelle di Campanella, davanti alle quali i due esponenti azzurri hanno replicato negando ogni loro coinvolgimento.
"E' pura fantasia e miserabile follia - ha tagliato corto Renato Schifani - sono stato consulente del comune di Villabate nel 1995 e il piano regolatore era stato adottato dal comune un anno prima. Capisco che il mio nome faccia gola, ma i fatti e le date smentiscono categoricamente le calunnie di questo signore, che non conosco".
Per La Loggia, invece, "Campanella ha una pessima memoria". "Quel piano regolatore - ha precisato - era stato concluso anni prima rispetto al periodo cui fa riferimento".