Inviata a un giornalista televisivo la cassetta con un filmato in cui si vede la liberazione dei beagle e dei conigli all’Istituto di Farmacologia. Pesante la lettera di rivendicazione con i motivi del blitz. Sarebbero stati uccisi i conigli-cavie infettati da virus.
"Apriremo le porte, svuoteremo i laboratori, mostreremo a tutti cosa nascondono luoghi rispettati come università, ospedali e centri di ricerca".
A due settimane dal blitz all’Istituto di Farmacologia di via Vanvitelli, a cinque dalla lettera di minacce indirizzata al direttore dello stesso Istituto, Michele Carruba, ieri il "commando" di animalisti è tornato a farsi vivo.
La seconda rivendicazione dell’assalto allo stabulario del 27 aprile scorso, nel corso del quale vennero portate via decine di animali, tra cui tre conigli potenzialmente infetti che costrinsero le autorità sanitarie e la prefettura a lanciare l’allerta, è stata recapitata a La7, indirizzata al giornalista Emilio Nessi, con un video che mostra l’operazione di "liberazione" delle cavie.
Gli animalisti scrivono di aver ucciso i conigli e liberato cani e topolini. Una fine quasi obbligata quella dei tre conigletti bianchi. Agli animalisti, che secondo gli inquirenti sarebbero vicini ad ambienti anarco insurrezionalisti era sfuggito un dettaglio: il basista che quasi certamente avevano nell’istituto non li aveva informati che agli animali era stato inoculato un siero con carica virale appartenente alla famiglia del vaiolo.
Oltre a pesanti accuse a due ricercatori per il trattamento degli animali e alle minacce di nuovi blitz, nel filmato si vedono i Beagles e i conigli sottratti e altri tre cani meticci. Sulla vicenda è aperta un’inchiesta della Procura di Milano e indagano i carabinieri del Nas di Milano.
Il professor Carruba, ieri pomeriggio, è stato chiamato dagli investigatori per esaminare il filmato e ha poi confermato: «E’ reale, sono i nostri cagnolini, conigli, topi. E il filmato dice che nello stabulario erano tenuti benissimo».
Pesante il tono della lettera di rivendicazione, scritta a lettere cubitali in stampatello su un foglio formato A4. «Questo dipartimento - esordiscono gli autori del blitz - è un centro di sterminio per animali, ammassati e torturati nei laboratori al quarto piano di un palazzo di un quartiere residenziale».
Nello stabulario il "commando" spiega che venivano «tenuti prigioniere dal 1996 due femmine di Beagle. Dieci anni di inferno». Forse non sanno, contesta Carruba, che «i cani che ci hanno sottratto erano campioni di longevità, perché cresciuti in condizioni prive di stress e oggetto di una sperimentazione su come l’alimentazione può influire sull’invecchiamento».
Cupo il tono dello scritto, inquietante il filmato che inquadra corridoi, porte chiuse, lunghe file di gabbie, «il mondo di sofferenza e solitudine dove hanno vissuto dieci cani». Dei 3 meticci ripresi dalla telecamera, che gli animalisti dicono «provenire da loschi traffici», il direttore di via Vanvitelli precisa: «Sono i cani dei nostri veterinari, che ci avevano chiesto di ospitarli per una convalescenza, tanto si sta male da noi».
La lettera fa nomi e cognomi di professori e ricercatori accusati di torturare gli animali.
Quanto basta per far scattare ulteriori misure di controllo. Lo stabulario da giorni è blindato. Ma i servizi di sorveglianza ieri sono stati raddoppiati. Ed è in allerta anche il dipartimento veterinario della Asl Città di Milano, cui compete in prima battuta il controllo sugli stabulari.
I dati relativi agli istituti di ricerca in città che hanno uno stabulario sono in cassaforte, in quanto dati "sensibili". Sono in tutto una ventina le strutture, divise tra produttori e utilizzato. Produttori sono coloro che allevano gli animali da destinare ai laboratori. Sono tre a Milano. Quanto agli utilizzatori sono una quindicina, dei quali solo 3 hanno anche i cani, tutti gli altri conducono sperimentazioni solo su topi, ratti,c avie e pesci. Porte blindate anche all’Istituto di Scienze Farmacologiche, dove, spiega il professor Rodolfo Paoletti, «abbiamo solo topolini ma preziosissimi perché sono transgenici e uno solo costa quanto il suo peso in argento, non meno di 500 euro. Non siamo torturatori, per noi questi animali sono troppo importanti, custodiscono i risultati di ricerche che durano anni».
da il Giorno




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