Contrariamente a quello che si crede oggigiorno i miti degli antichi culti misterici non sono testi finzione, essi sono trascrizioni allusive a tappe della via dell' autorealizzazione, le gesta degli Eroi mitici sono "realtà", non finzioni poetiche. Ogni azione da loro compiuta è allusione ad un esperienza interiore che sarà sperimentata da chiunque tenda ad un fine che va oltre alla contingenza dell' umana esistenza; ovviamente questo vale anche per la parte del mito Mithraico sulla quale stiamo per soffermarci:la sua nascita.

I Misteri Mithraici sono parte integrande della Tradizione Magica Occidentale che nelle parole di Julius Evola è :"un mondo che è tutto di affermazione, luce e grandezza, di una spiritualità che è regalità e di una regalità che è spirituale[...]"; codesta è la via Solare dell' Azione, opposta al sognante universalismo orientale ed al sentimentalismo moralista cristiano.
Solo all' Uomo è concessi di procedere su questa via, la Donna verrebbe solo arsa e spezzata dalla tensione terribile generata dallo splendore del "Hvareno" (al di là della gloria, è una condizione di elevata spiritualità).

In questo Mito Mithra è assimilato ad un dio Nascente dalla "pietra" dopo che in essa si è "precipitada una luce celeste", essendosi svincolato dalla roccia sulla riva di un "fiume" vibrando in alto una lama di luce, la sua nascita è avvertita solamente da "pastori" nascosti sull' alto dei "monti".

Questi tra le virgolette sono simboli concernenti una fase di "iniziazione", la luce celeste si riaccende in colui che essendosi strappato dal "dio della terra" e avendo resistito all' "impeto delle acque" ha la sua nascita in spirito; questa è una dura attività spirituale che allontana il destino delle rinascite, il susseguirsi di una serie di vite inconsistenti e caduche [1]; al ciclo delle rinascite, conosciuto in oriente come "Samsara" corrisponde il simbolismo delle acque (quindi del fiume) presso le quali nasce Mithra.
L' Iniziato è colui che dopo essere stato salvato dalle acque (si facci riferimento a tale riguardo anche alla leggenda del ritrovamento di Mosè sulle rive del Nilo) "cammina sull' acqua" (si pensi in questo caso al noto prodigio effettuato dal nazareno Gesù detto "il cristo"); costui ha assunto la totalità della vita di brama e deficenza in sè per avere la facoltà di resistergli, esso ha detto NO a questa oganizzandosi al di la di essa, in uno stadio nel quale gli esseri del mondo "sub-lunare" (vale a dire coloro che sono dominati dal principio "umido" dell' "acqua") non conoscono che distruzione e riassorbimento.
Si deve dunque lasciare la sponda ove si svolgono le attività umane, affrontare la corrente fino al punto centrale nel quale è più turbinosa (questa è al fase detta di "preparazione", lasciata all' iniziativa dell' Iniziando), passato quel limite si arriva all' altra "sponda" dove nasce un nuovo essere:Mithra, il fanciullo divino.

La "pietra" dalla quela nasce il Dio simboleggia il corpo, ciò che è sottomesso al "principio umido", l' iniziazione è svincolarsi dalla "pietra" e realizzare uno stato di coscienza superiore alla fisicità.

La nascita dalla pietra ha nella Tradizione Solare e Magica un secondo significato, infatti il "precipitarsi della luce celeste" non è solo degenerazione, il corpo non viene rifiutato, è bensì potenziato e superato, lo spirito va tratto dalla natura umana stessa, non è esterno ad essa; l' Uomo-Dio Mithra non scende dal cielo, viene invece dalla terra, egli è nudo a simboleggiare la purezza, così come il salvarsi dall' "acqua".

Facendo riferimento alla volontà sarà bene dividerla in "pura" ed "impura":
la volontà impura è quella determinata da un "perchè", sia esso oggetto, scopo o passione.
la Volontà pira invece si determina da sè, in occidente è simboleggiata dalla Vergine che schiaccia la luna ed il serpente (altri que simboli per le "acque", si pensi a come è raffigurata spesso la vergine Maria nell' iconografia cristiana) e che per "immacolata concezione" da alla luce il fanciullo divino; viene così generata tramite la volontà pura una nuova esistenza che va al di la dell' umano, dello spazio e del tempo.

La nascita del Dio è avvertita solo da "pastori" nascosti sulle "montagne", simboleggianti delle superiori entità che dirigono le "acque" ed il "gregge", vale a dire le Tradizioni, gli eventi storici e sociali, la psiche collettiva; anche la "montagna" simboleggia un particolare stato di cosceinza metafisica.

Tuttavia per giungere a virilità il fanciullo divino dopo aver superato il mondo della nature inferiori deve anche superare quello delle natura superiori e spirituali che il suo stato extracorporeo gli dischiude.

Il mito continua dicendo che superate le "acque" un "vento" sferza il suo corpo nudo e il dio avverte potenze terribili attorno a lui, dunque si dirige verso un "albero", ne mangia i frutti e si veste con le foglie.
Lo sferzare del "vento" sta a simboleggiare l' azione di forze pure e potentissime che "flagellano" il Dio, se egli non rimanesse fermo e distaccato durante la loro azione verrebbe da questa distrutto. Questa prova dona a Mithra una resistenza immane senza la quale la nuova esperienza che lo attende sarebbe fatale. Egli mangua dunque un "frutto" dall' albero della vita, si ha così un capovolgimento del mito biblico: l' "osare" diviene "dovere". Mithra ha strappato della potenza all' universale e l' ah dominata, avendo liberato l' energia ed essendone degno "rinasce in potenza" invece di essere annientato; così lui non solo non soggiace alla legge ma trova anche la forza di rivoltarsi contro colui che l' ha imposta per imporgli così la propria.
Difatti il mondo dello spirito è un mondo di costante lotta: un incontro di potenze che non vogliono sottomettere necessariamente le altre, fatto che tuttavia avviene naturalmente dal solo confronto tra esse nel quale chi è superiore finisce per prevalere naturalmente; in questo mondo "vincere" equivale a resistere, chi non subordina è a sua volta subordinato.

E' così che Mithra fissa il Sole, il gran Dio, adesso non prega più, comanda!
Si è creato un Essere più forte della natura, più forte degli Dèi, al di là della nascita e della morte.




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[1]gli orientali ritenevano che una volta morti lo spirito si liberasse dal corpo e dall' anima, intermediaria tra i due, e si reincarnasse in un altro corpo, di natura superiore o inferiore a seconda di come si era vissuti nella vita appena trascorsa; per chi era stato particolarmente pio poteva esserci una temporanea sospensione delle rinascite, destinata però ad avere termine con una nuova "vita". Solo chi vedeva l' assoluto ed entrava a farne parte infatti poteva rimanervi in eterno (si legga la Bhagavadgita per ulteriori chiarimenti, a parlare sarà Krshna e saprà sicuramente spiegarsi in modo più appropriato del sottoscritto autore di questo articolo).