Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Quelli che "Non è il mio presidente!"

    Si moltiplicano su forum e blog le proteste e le dichiarazioni perentorie avverso l' elezione di Napolitano: "Non è il mio presidente!".
    E dietro la negazione s' immaginano cuori vibranti d' indignazione, s' intravedono petti ricolmi d' orgoglio per esser riusciti, per una volta, a prender posizione. Ma una affermazione si netta ed impegnativa dovrebbe per lo meno spingere gli autori a sottoscriverla con tanto di nome e cognome, uscendo per una volta dall' anonimato garantito da un nick. Dando cosi la dimostrazione di avere il coraggio delle proprie idee.
    Invece niente, tutti anonimi, tutti firmano con uno pseudonimo. Italia, paese di figli di N.N.

    http://gianniguelfi.ilcannocchiale.it

  2. #2
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    Non capisco il senso ... nascondersi da cosa?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da gianni g.
    Si moltiplicano su forum e blog le proteste e le dichiarazioni perentorie avverso l' elezione di Napolitano: "Non è il mio presidente!".
    E dietro la negazione s' immaginano cuori vibranti d' indignazione, s' intravedono petti ricolmi d' orgoglio per esser riusciti, per una volta, a prender posizione. Ma una affermazione si netta ed impegnativa dovrebbe per lo meno spingere gli autori a sottoscriverla con tanto di nome e cognome, uscendo per una volta dall' anonimato garantito da un nick. Dando cosi la dimostrazione di avere il coraggio delle proprie idee.
    Invece niente, tutti anonimi, tutti firmano con uno pseudonimo. Italia, paese di figli di N.N.

    http://gianniguelfi.ilcannocchiale.it
    Tutto qui?
    Eccoti accontentato:
    NON E' IL MIO PRESIDENTE
    Fabio Graziani

  4. #4
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    Questi fanno finta di vivere in un paese democratico e con libertà di espressione.

    Ricordano matteotti ma io ricordo i cubani fucilati perchè facevano quello che sto facendo io ora (scrivendo in internet).

    Continuano a far finta di essere i "buoni" e invece sono i soldatini del "pensiero unico"...hanno votato Prodi pensando di votare Stalin,altro che bananas,.....e adesso a sbrodolarsi addosso perchè c'è un ex commis di stato (per definizione un ignorante) come presidente del consiglio e un ex funzionario di partito che parla bene l'inglese ma MEGLIO il russo come capo dello stato.

    No non è il mio presidente e ho paura a dirlo!

  5. #5
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    Per me è il mio semipresidente.

  6. #6
    marea
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    Citazione Originariamente Scritto da gianni g.
    Si moltiplicano su forum e blog le proteste e le dichiarazioni perentorie avverso l' elezione di Napolitano: "Non è il mio presidente!".
    E dietro la negazione s' immaginano cuori vibranti d' indignazione, s' intravedono petti ricolmi d' orgoglio per esser riusciti, per una volta, a prender posizione. Ma una affermazione si netta ed impegnativa dovrebbe per lo meno spingere gli autori a sottoscriverla con tanto di nome e cognome, uscendo per una volta dall' anonimato garantito da un nick. Dando cosi la dimostrazione di avere il coraggio delle proprie idee.
    Invece niente, tutti anonimi, tutti firmano con uno pseudonimo. Italia, paese di figli di N.N.

    http://gianniguelfi.ilcannocchiale.it
    non è il mio presidente ma mi tocca tenermelo!! quindi staro' a vedere e poi giudichero'

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da ricard
    Questi fanno finta di vivere in un paese democratico e con libertà di espressione.

    Ricordano matteotti ma io ricordo i cubani fucilati perchè facevano quello che sto facendo io ora (scrivendo in internet).
    E questo che cavolo c'entra con l'elezione del PdR?

    Continuano a far finta di essere i "buoni" e invece sono i soldatini del "pensiero unico"...hanno votato Prodi pensando di votare Stalin
    Come no...Ma tu da dove spunti?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da ricard
    Questi fanno finta di vivere in un paese democratico e con libertà di espressione.

    Ricordano matteotti ma io ricordo i cubani fucilati perchè facevano quello che sto facendo io ora (scrivendo in internet).

    Continuano a far finta di essere i "buoni" e invece sono i soldatini del "pensiero unico"...hanno votato Prodi pensando di votare Stalin,altro che bananas,.....e adesso a sbrodolarsi addosso perchè c'è un ex commis di stato (per definizione un ignorante) come presidente del consiglio e un ex funzionario di partito che parla bene l'inglese ma MEGLIO il russo come capo dello stato.

    No non è il mio presidente e ho paura a dirlo!

    A proposito di pensiero unico, se per caso non te ne fossi accorto, in Italia, quelli che si sono comportati in maniera non proprio ortodossa, sono quelli che abitano dalle tue parti politiche. Guarda che il regime semirepressivo e' esistito in Italia, da ben 60 anni, e che ha visto una buona fetta dell'elettorato (30%) sistematicamente escluso dalle istituzioni. Mi potrai dire, ma il PCI non ha mai vinto le elezioni, certo. Ma non le hanno mai vinte ne' il PRI, ne' il PLI, ne' tantomeno il PSI, ed addirittura il PSDI, eppure hanno governato. Ora quando il PCI rischiava di andare al potere, scoppiavano bombe, e rapivano ed uccidevano l'artefice dell'alleanza con il PCI, tale Aldo Moro. Come vedi la repressione c'e' stata ma l'hanno subita solo il 30% degli abitanti. Ma a voi cosa importa, voi siete il cane da guardia di un signore, tessera 1816 , che ha fatto una fortuna, spargendo paure e ricattando la gente con il pericolo rosso. Tu ci sei caduto. Bravo adesso datti pure alla macchia, noi continueremo come e meglio di prima, a vivere in democrazia. Saluti dall' ITAGLIA

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Skepto
    Non è che a destra non ci provino, è che fanno causa per diffamazione e poi si scopre che era tutto vero...
    http://www.marcotravaglio.it/clq.htm

  10. #10
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    LETTERA APERTA A DAVIDE GIACALONE

    Carissimo Davide,

    sai bene quanto io ti stimi, sia sotto il profilo professionale, che eserciti con divertita compostezza, sia dal punto di vista umano, per la sincera amicizia che a te mi lega. Tuttavia, mi è veramente dispiaciuto leggere il tuo fondo dei giorni scorsi su ‘L’opinione delle Libertà’, particolarmente livoroso nei confronti del nuovo Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano. E mi sono chiesto come tu possa aver scritto un articolo così ipercritico nei confronti di un esponente politico che si è sempre dimostrato un comunista ‘diverso’ ed persona estremamente corretta, sin quasi alla cautela. Non ho condiviso per nulla i tuoi severi giudizi, ma proprio per niente. Perché tutta questa fatica per ‘ingoiare’ l’elezione alla carica di Capo dello Stato di un esponente del vecchio mondo comunista che, invece, potrebbe aiutare il nostro pachidermico sistema politico a compiere un altro passo in avanti verso una riconciliazione ed una legittimazione reciproca tra tutte le forze in campo? I pareri da te espressi, scusami se te lo sottolineo, mi sono apparsi veramente ‘chiusi’, esagerati, quasi di retroguardia: forse che per riuscire a far politica all’interno del centro-destra si deve per forza mantenere in vita almeno una sembianza di contrapposizione ideologica per mancanza di altri argomenti? A mio sindacabile giudizio, hai presentato un quadro di Giorgio Napolitano quasi ‘berlingueriano’ che non ti ha reso professionalmente onore, poiché hai dimostrato di conoscere assai poco la storia e la vita ‘interna’ del Pci, le continue irrisioni che il nuovo Presidente della Repubblica ha subito nel corso di interi decenni all’interno di quel partito nel tentativo di indurre i comunisti a riflettere intorno a nuovi possibili ‘sbocchi’ per l’intera sinistra italiana. E’ stato uno sforzo intellettualmente onesto, quello di Napolitano, sofferto negli anni e condotto proprio mentre Berlinguer guidava il Pci mediante un immobilismo tristemente ancorato al vecchio modello organizzativo ‘togliattiano’, una sorta di ‘marxismo temperato’ basato sul presupposto, tutto ideologico, che il comunismo potesse elasticizzarsi sino a divenire la teorizzazione centralizzata dell’instabilità democratica. Giorgio Napolitano è un uomo lontano mille miglia dalla politica ‘urlata’, che non ha mai voluto rappresentare un potere semi-autoritario basato sull’egemonia culturale di derivazione ‘gramsciana’, che non ha mai condiviso certe ‘squassanti’ dicotomie ‘di lotta e di governo’ e di ‘doppi binari’, buone solo per tenere insieme una militanza rivoluzionaria con una dirigenza pronta ad ogni genere di compromesso pur di ‘congelare’ ogni dualismo, ogni contrapposizione di classe, ogni logica di controllo sugli operai e sui ceti meno abbienti. E tu gli dedichi, nell’anno di grazia 2006, un articolo contestatario, rivendicativo, totalmente estraneo ad ogni forma di equilibrio e di equità intellettuale? Sai che mi hai dato quasi l’impressione di aver militato nel Pci negli anni dell’autunno ‘caldo’? E’ forse così? Con il tuo editoriale, caro Davide, hai dimostrato di avere, anche tu, un’idea monolitica della sinistra italiana, la stessa errata convinzione che l’autonomismo anarchico, negli anni ’70, possedeva – e che poi disgraziatamente dimostrò – nei confronti della Democrazia Cristiana. Napolitano non appartiene alla categoria dei ‘grandi vertebrati’, considerazione che ho sempre ritenuto totalmente soggettiva, o forse, più semplicemente, si è sempre voluto distinguere dai tanti ‘dinosauri’ dell’ideologia puramente ‘masticata’? Ha letto tardi la nota aggiuntiva di bilancio del 1962, oppure ha avuto la serietà intellettuale di ammettere che quel documento presentava alcuni ‘spunti’ macroeconomici ‘keynesiani’ in grado di sostenere la curva della domanda, di rilanciare la produttività, di redistribuire le risorse, di ridar fiato ai consumi in una maniera meno squilibrata tra i diversi ceti sociali? Inoltre, gli hai messo pure in conto la sconfitta dell’installazione dei missili americani a Comiso, rendendolo, anche qui, complice della miope politica di Berlinguer che per non perdere il consenso delle ‘piazze’ decise di sostenere il pacifismo un po’ hippy del movimento studentesco in base a considerazioni totalmente di principio – il disarmo nucleare di tutte le potenze del pianeta -, concezioni senz’altro errate sul piano della politica estera (a quei tempi i sovietici invadevano l’Afghanistan e cercavano di portare sotto la propria sfera di influenza l’Angola, il Perù e il Salvador: bisognava in qualche modo far capire loro che la ‘corda’ della ‘pazienza internazionale’ poteva anche arrivare a spezzarsi) e tuttavia pienamente rispettabili su quello della dialettica democratica. Non comprendere ciò per quel che concerne la politica del Pci di quegli anni, corrisponde al pretendere che la Chiesa cattolica accetti ex cathedra lo strumento del divorzio o la pratica dell’aborto. Insomma, Giorgio Napolitano cosa avrebbe dovuto fare, secondo te? Che cosa gli vogliamo rimproverare, oltre ad un certo ‘zelo conformista’ dovuto solo ad un sentimento di appartenenza moralmente convinta al proprio partito? Di aver ricevuto risorse finanziarie dall’URSS quando l’intero ‘pentapartito’ riceveva sostegni dagli Stati Uniti, dalla CIA o dalle diverse oligarchie massoniche nazionali e straniere? Ma almeno, sei sicuro che quei soldi li abbia in qualche modo gestiti lui? Io mi informerei meglio, prima di lanciare accuse del genere, no? Sei proprio certo di quello che hai scritto? Non c’era una certa società che veniva pagata in provvigioni per ogni affare concluso con l’Unione Sovietica? E a chi faceva riferimento quella società o quel gruppo di società? A Napolitano? Ma dai, Davide! Io sono il figlio del tipografo di ‘Paese Sera’: vuoi che ti dica quante volte Napolitano ha ‘messo il naso’ prima in via dei Taurini e poi a via Tiburtina? Mai visto in vita mia, te lo giuro. E perché, invece, non vai a recuperare quel suo famoso articolo pubblicato da ‘l’Unità’ nell’estate del 1981, in cui proprio Napolitano mette in guardia Berlinguer dai pericoli del settarismo e dell’isolamento parlamentare verso cui stava trascinando il Pci al solo scopo fine di battere i ‘familiari sentieri’ della lotta di classe? Insomma, Davide, perché metterla su questo piano, quando c’è tutta la dirigenza comunista di ieri e di oggi pronta a risponderti su Giorgio ‘il destro’, il ‘migliorista’, il ‘connivente’ di Bettino Craxi? Perché? E’ questo il tipo di politica che vogliamo portare avanti con chi si confronta in base a presupposti di principio e di valore differenti dai nostri? Ed è mai possibile che qualsiasi ‘svolta’, qualunque ripensamento, qualsivoglia ammissione di errori da parte di esponenti che discendono dal cosiddetto Pci – Pds - Ds non vadano mai bene, non siano mai sincere, siano sempre da sottoporre al vaglio accidioso del cinismo politico più supponente e di parte? Tu sei un repubblicano, un laico, un liberale vero, Davide, non un ‘reazionario in doppio petto’. Scusami tanto se mi permetto di venirtelo a ricordare.

    Vittorio Lussana

    Caro Vittorio,

    ricambio stima ed amicizia, ricordo che professionalmente faccio tutt’altro, e vengo al dunque. No, la pensiamo in modo assai diverso, e senza permettermi di dirti che non conosci la storia del pci (del resto, non è obbligatorio), io me ne rammento una diversa. Aggiungo che ieri, su Libero, ho pubblicato un pezzo per difendere Napolitano da Mieli, per dissentire con forza dall’idea che si possa eleggere un Presidente della Repubblica per risarcire una minoranza interna ad un partito che fu sempre minoranza, sostenendo che questo è un modo per stroncare il nuovo Presidente prima ancora che metta piede al Quirinale, e prevedendo, io, che il suo settennato sarà migliore di quello che i suoi tifosi l’annunciano.
    Detto questo, non sono io che nel 2006 mi rammento che Napolitano fu comunista e connivente con le peggiori scelte di politica estera del pci, a loro volta finanziate e vicine ad una potenza dittatoriale e sterminatrice, è Lui, Napolitano, che in questo stesso anno ha pubblicato un libro di memorie nel quale sfugge ad ogni confronto con il passato, manca ad ogni chiarimento, e conferma la cifra politica di una vita: allineato e coperto, con leggera smorfia di mal celato dissenso. Un po’ pochino, e, del resto, fin quando Fini non s’è ricordato di dire che Mussolini non è stato il migliore statista del secolo e le leggi razziali un’infame vergogna, gli davo del fascista e risolvevo il problema delle identificazioni.
    Il fatto che il pci si sia retto grazie a finanziamenti sovietici sporchi di sangue è storia. Sgradevole, ma storia. Napolitano, di quel partito, è stato segretario organizzativo, responsabile economico e responsabile esteri. Probabilmente è stato anche altre cose, ma queste sono quelle che ricordo. Il principio del “non poteva non sapere” lo lascio volentieri ai Suoi amici e supporters, io, però, non Lo considero un deficiente e, quindi, ne deduco che non abbia mai creduto che la Sua campagna elettorale fosse finanziata con la vendita delle salamelle. Ci buttiamo tutto dietro alle spalle? Si può fare, ma non prima di avere ricordato che mentre i leaders dei partiti democratici, Craxi in testa, pagavano con la persecuzione giudiziaria l’avere voluto competere elettoralmente con quel partito comunista, così finanziato, e per farlo si sono cercati finanziamenti nazionali, non vincolanti in politica estera, raccogliendo i soldi dell’industria e del commercio, che nel mentre Moroni si sparava in testa non sopportando il marchio d’infamia, l’allora presidente della Camera, sempre Napolitano, se ne restava a ciglio asciutto e bocca chiusa. Certo, oggi è vivo, libero, con la fedina penale pulita, immune da scandali, assurto al Colle più alto. Ma ad altri questo è costato sangue.
    Che avrebbe dovuto fare? Quando rapirono Aldo Moro il leader del mio partito, il mio maestro, un uomo verso cui avevamo ammirazione sconfinante nell’adorazione, disse che si doveva adottare la pena di morte. Noi eravamo bambini, ma andammo a Piazza Navona, dove era in corso una manifestazione, prendemmo la parola e dicemmo: no, Ugo La Malfa sbaglia. Eravamo uomini, ed eravamo liberi. Il senso delle nostre parole non devi cercarlo in una letterina, in un articolino, nascosto fra i distinguo, celato nel sopracciglio. Noi abbiamo un’idea altra della politica, ma anche degli uomini, e sappiamo che ciascuno è responsabile di quel che dice e di qualche fa, ma anche di quel che non dice e di quel che non fa.
    E, poi, l’idea dei partiti chiesa fa schifetto assai. A me i preti del dissenso fanno ridere: o sei prete, e sai che il papa è infallibile, oppure ti spreti e dici che sbaglia. O sei nel pci, prendi i soldi rubati ai kulaki, condanni i compagni che condannano l’invasione dell’Ungheria, combatti per rendere più forte Berlinguer, oppure te ne vai, o resti e fai l’opposizione. La fai, non la mormori, la fai. Questi, caro Vittorio, Napolitano compreso, sono stati gli ultimi al mondo ad accorgersi che non ci si poteva più chiamare comunisti, hanno smesso di esserlo quando il comunismo era già finito. Alla faccia della lungimiranza.
    Oggi Giorgio Napolitano è il Presidente della Repubblica, della mia Repubblica (Togliatti, cui lui portava il caffè a Capri stava con Badoglio). E’ anche il mio Presidente, e lo rispetterò. Ma si scordino che avere una maggioranza parlamentare significhi avere un diritto all’immunità storica e culturale. Si scordino che gli uomini liberi debbano tacere per convenienza, giacché parlare e dire è la loro vita. E si scrivano bene in fronte che loro tutti, quel mondo comunista nel quale Mieli ricaccia Napolitano, sono dei perdenti, degli sconfitti. Abbiamo vinto noi, ha vinto la democrazia, l’antifascismo e l’anticomunismo, abbiamo vinto talmente tanto e talmente bene che oggi Napolitano può fare il Presidente della Repubblica. Avesse vinto Lui, con i Suoi compagni di una vita, non sarebbe mai accaduto. Non lo dimentichino mai, e non dimenticarlo neanche tu.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    tratto da yahoo group "I Repubblicani"
    http://it.groups.yahoo.com/group/Repubblicani/

 

 

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