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Discussione: Ritiro immediato

  1. #11
    sono felice e tanto mi basta
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    L'Aprutium - Liberal anglosassone - "Nell'era dell'inganno globale dire la verità è un atto rivoluzionario." George Orwell
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    Citazione Originariamente Scritto da Stephen
    Iraq
    Consideriamo la guerra in Iraq e l'occupazione un grave errore.
    Essa non ha risolto, anzi ha complicato il problema della sicurezza.
    Il terrorismo ha trovato in Iraq una nuova base e nuovi
    pretesti per azioni terroristiche interne ed esterne ai confini
    iracheni. La guerra, avviata in violazione della legalità
    internazionale, ha avuto l’effetto di indebolire l’Onu e minare
    il principio di una governance multilaterale del mondo.

    Dobbiamo dare un forte segnale di discontinuità sia al popolo
    iracheno sia alla comunità internazionale, anche per affermare
    il valore del multilateralismo come metodo per la soluzione
    concordata dei conflitti e per rafforzare il ruolo
    delle Nazioni Unite, restituendo loro autorevolezza.
    In coerenza con il principio del multilateralismo, riteniamo
    necessaria la internazionalizzazione della gestione della
    crisi irachena, con una netta ed evidente inversione di rotta
    da realizzarsi con la presenza di una autorità internazionale
    (ONU) che superi l’attuale presenza militare e che affianchi
    il governo iracheno nella gestione della sicurezza, del processo
    di transizione democratica e della ricostruzione.
    Se vinceremo le elezioni, immediatamente proporremo
    al Parlamento italiano il conseguente rientro dei nostri soldati
    nei tempi tecnicamente necessari, definendone, anche
    in consultazione con le autorità irachene, al governo dopo
    le elezioni legislative del dicembre 2005, le modalità affinché
    le condizioni di sicurezza siano garantite.
    Il rientro
    andrà accompagnato da una forte iniziativa politica in modo
    da sostenere nel migliore dei modi la transizione democratica
    dell’Iraq, per contribuire ad indicare una via d’uscita
    che consenta all’Iraq di approdare ad una piena stabilità
    democratica, e a consegnare agli iracheni la piena sovranità
    sul loro Paese.
    In questo quadro, l’impegno italiano in Iraq deve prendere
    forme radicalmente diverse, prevedendo azioniconcrete
    per sostenere la transizione democratica e la ricostruzione
    economica.

    (pagina 102)
    Innanzitutto è vero quello che scrive Kowalsky, il ritiro di Zapatero durò 53 giorni.

    Ma secondo me il programma dell'Unione è stato troppo pavido e verboso, io avrei sintetizzato il tutto così: Bush e Blair hanno voluto il tandem, ora pedalassero, senza pretendere che il tandem diventi un risciò, per far pedalare anche altri.

  2. #12
    Hanno assassinato Calipari
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    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo
    In campagna elettorale ho sentito parlare di ritiro immediato delle truppe italiane dall'Irak (perché poi solo dall'Irak?!), mentre due giorni fa a Porta a Porta Rutelli, Fassino e il futuro ministro della difesa Mastella hanno parlato di ritiro "concordato con il governo irakeno" (americano') entro la fine dell'anno, se possibile...

    Ma " immediato" significa ancora immediato?

    "2 agg., che si verifica subito, senza intervallo di tempo: soccorso i., pagamento i.; direttamente conseguente nel tempo: conclusione, soluzione immediata, risultato i. "
    Rutelli e Fassino sono due che meno parlano, meglio è.

    Semplicemente non sanno spiegarsi, non sono capaci.

  3. #13
    Hanno assassinato Calipari
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    Citazione Originariamente Scritto da Allanon
    E qui casca l'asino! O meglio anche qui casca l'asino!

    Mi dispiace ma l'unica cosa che tiene unita l'Unione è l'antiberlusconismo. Sul resto è praticamente divisa su tutto: pacs, legge Biagi, ritiro dall'Iraq, ecc.
    Non c'è assolutamente nessuna divisione, semmai c'è chi vuol esser più radicale o meno, come in tutte le coalizioni.

    Ma su questi punti c'è un accordo preciso, di lì non si scappa.

  4. #14
    Mi sono fatto da solo.
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    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo
    Spero che Prodi rettifichi le sparate di Rutelli, Fassino e Mastella a Porta a Porta.

    A farmi prendere in giro io non ci stò.

    Ritiro IMMEDIATO!, come fece Zapatero, altro che baubau miciomicio.
    eccoti servito...

    ROMA - Dovrebbe terminare in autunno la missione Antica Babilonia in Iraq. Rispetto a quanto fissato dal precedente governo, che aveva fissato il rimpatrio a dicembre, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema e il ministro della Difesa Arturo Parisi avrebbero deciso che la maggior parte del contingente rientrerà con qualche mese di anticipo.

    E' quanto emerso dall'incontro avvenuto nel pomeriggio alla Farnesina tra i due ministri: i militari italiani impegnati a Nassiriya non smobiliteranno completamente, perché ne resteranno almeno 800 per garantire la sicurezza dei volontari civili.

    A Nassiriya sono impegnati circa 2.600 militari equipaggiati con 300 mezzi tra veicoli, blindati, elicotteri ed aerei. Il calendario di rientro richiederà almeno tre mesi, con l'utilizzo di navi da trasporto e di un ponte aereo di velivoli cargo.

    I 7-800 militari italiani che rimarranno a Nassiriya per assicurare la sicurezza ai funzionari alla cosiddetta Usr, Unita' di sostegno alla Ricostruzione, incaricata di portare avanti la nuova missione civile. Pur essendo una delle meno turbolente dell'Iraq, la provincia meridionale di Dhi Qar, posta in questi ultimi tre anni sotto la responsabilità italiana, non può ancora dirsi completamente stabilizzata, come dimostra anche il recente, tragico attentato che il 27 aprile scorso è costato la vita a quattro militari italiani.

    (24 maggio 2006)
    http://www.repubblica.it/2006/05/sez...87/iraq87.html
    --

  5. #15
    Hanno assassinato Calipari
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    La domanda che faccio è:

    Se un contingente di 2.600 uomini, ben equipaggiati (dicono), se ne stava ni periferia, nascosto, ed era stato cacciato dalla precedente base a colpi di mitra, questi 800 uomini, CHE CAZZO FANNO?

    È una stronzata, ovviamente non si farà.

  6. #16
    email non funzionante
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    Dalla padella alla brace
    Il governo sull'Iraq costretto a rinviare la decisione del ritiro

    La Farnesina ha annunciato una decisione in tempi rapidi per ciò che concerne il mantenimento o meno della presenza militare italiana in Iraq. E questo conferma il sospetto di chi, vedi il quotidiano "il Riformista", ritiene che il governo Prodi non governi ancora e, dei suoi primi cento giorni, dieci li ha passati a discutere, altri dieci a decidere, i prossimi dieci chissà.

    Ma, facili ironie a parte, l'imbarazzo sulla vicende irachena è sintomatico di una coalizione lacerata, stretta fra gli impegni internazionali assunti con potenze alleate, Usa e Gran Bretagna, e le esigenze pacifiste, oltre ai roboanti slogan elettorali, di parti rilevanti della coalizione stessa.



    In queste ore, fra l'altro, il presidente statunitense ed il premier britannico hanno convenuto sui tanti errori commessi nell'intervento contro Saddam. Non c'erano le armi di distruzioni di massa, e vi sono stati gravi eccessi compiuti dalle forze occidentali e nei sistemi di detenzione - Abu Grahib - e nei rapporti con il personale del dissolto partito Baath. Ma Bush e Blair difendono a spada tratta l'avviato processo democratico nella regione, per il quale, nonostante la guerra, il terrorismo, la presenza militare straniera, l'80 per cento della popolazione è andato a votare e si è scelta un governo, accettando la sfida della piena rappresentanza.

    Questo processo va difeso ed incoraggiato: è il dato positivo ed irrinunciabile a fronte dei possibili errori commessi. Un dato positivo che è stato riconosciuto dallo stesso leader del partito di maggioranza relativa, l'onorevole Fassino, nel recente congresso dei Ds, verso il quale non è possibile voltare più gli occhi. E questo è tanto evidente da far sì che lo stesso ministro degli Esteri, on. D'Alema, abbia convenuto sulla necessità di mantenere una missione civile, la quale va protetta. Come si è compreso, questo stride con chi nella maggioranza continua a chiedere il ritiro immediato delle truppe, come fece a suo tempo Zapatero, o addirittura si illudeva di poterle ritirare a luglio.

    Quale che sia la decisione, avremo uno strappo inevitabile. O nei confronti del diritto all'aiuto di un popolo che si sta emancipando da una dittatura, o nei confronti di chi - sordo ad ogni ragione internazionale - pretende il ritiro e basta. Quando ci sarà questa decisione, il governo Prodi cadrà nella padella o nella brace, a piacer suo.

    Roma, 26 maggio 2006

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  7. #17
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    se non ritireranno le truppe vuol significare non rispettare il programma presentato agli italiani....e quindi, era meglio quando era peggio

 

 
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