
Originariamente Scritto da
Forzanovista
Il modello universitario italiano ha forgiato nei secoli pensatori e scienziati, che hanno creato il mondo con il loro genio e gli hanno dato forma con la loro arte, non sottoponendosi alle leggi quantitative di bassa qualità ma sempre a quelle dell’alta.
I governi del centro-sinistra e del centro-destra, nel nome del modello anglosassone e delle tre "I" (Internet, Impresa, Inglese), hanno sottoposto e sottopongono gli studenti universitari italiani a modelli esterofili il cui unico fine è rendere il laureato non artefice di un proprio futuro ma grigia pedina di un sistema economico.
La Bozza Martinotti, progenitrice del 3+2, esponeva chiaramente il problema dei nostri Atenei indicando che il cancro che attanaglia il nostro sistema universitario era dovuto agli enormi poteri che risiedono nelle Baronie (celate come scuole di pensiero) dei professori che creano vere e proprie lobby annullando i tentativi di risanamento del Ministero. Con la nuova riforma, al posto di estirpare la cancrena, si è preferito legiferare su tutto ciò che non intaccava queste lobby. E per fare ciò si è, addirittura, andato a "prendere a prestito" un modello universitario, quello anglosassone (inglese e americano), che al posto di fornire concetti ci fornisce nozioni, al posto di insegnare che la comunità sociale è un insieme di idee e di Valori sacri e immortali ci fornisce la teoria che i rapporti sociali dipendono esclusivamente da un rapporto di scambio di produzione. Ottocento anni di Cultura (Kultur) dei nostri atenei, che hanno forgiato migliaia di pensatori dall’intelletto fine e scienziati dall’etica ferrea, sono stati spazzati con una riforma, tra l’altro, fortemente voluta dai gruppi industriali che vedono nei laureati semplici macchine per azionare altre macchine! Attualmente in sempre più università, con la scusa dei rapporti reciproci tra atenei e industrie, il consiglio di amministrazione è gestito da industriali che addirittura hanno potere decisionale sulla didattica. I nostri governi, che tanto si affannano per avvicinare i nostri atenei a quelli europei, forse dimenticano che il tasso di percentuale di P.I.L. destinato alla ricerca e alle università è inferiore dell’80% alla media europea. In tutto ciò non bisogna dimenticare che il ’68 (con i vari diciotto politici), la decadenza delle infrastrutture e quella morale dei professori hanno ridotto le università a semplici esamifici, spezzando quel rapporto professore-studente di crescita e di guida morale e culturale.
Il ’68, queste nuove riforme del centrodestra e del centrosinistra e la carenza di finanziamenti stanno distruggendo il nostro sistema universitario, patria di una cultura superiore a quella edonista e materialista, comunista e capitalista.