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    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Genocidio palestinese: c’è chi lo denuncia
    Maurizio Blondet
    10/05/2006


    Latifa Nimir Tanna, 53, è stata curata solo per pochi giorni; esauritisi i medicinali, si è dato fondo alla scorta strategica di tre mesi per salvarla (dal reportage del NY Times)

    GAZA - «Palestinesi innocenti sono trattati come animali, nella presunzione che siano colpevoli di qualche crimine»: è arrivata la denuncia, alta e forte.
    Ma non, come avevamo sperato, da Benedetto XVI.
    Viene da Jimmy Carter, ex presidente USA, oggi predicatore domenicale nelle chiese battiste e - semplicemente - brava persona. Carter ha alzato la sua voce sul genocidio in corso in Terra Santa.
    Lo ha intitolato così: «Punire gli innocenti è un delitto» (1).
    Nel titolo è chiaro riferimento al fatto che Israele, mettendo alla fame i palestinesi per la colpa di aver votato Hamas, li assoggetta alla «punizione collettiva»: e la rappresaglia collettiva di un'intera popolazione da parte dell'occupante è un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità, previsto e sanzionato dalla convenzione di Ginevra, e punito a Norimberga.
    Ai nazionalsocialisti si imputò la punizione collettiva degli ebrei.
    Ora gli ebrei applicano la stessa punizione collettiva ai palestinesi.
    La cosa stupefacente è che l'appello e la denuncia di Jimmy Carter sia stata pubblicata: e sul New York Times, il più importante giornale americano.

    La cosa dovrebbe incoraggiare i vili europei a rompere il silenzio totale dei media sulla persecuzione che i palestinesi stanno soffrendo.
    Sappiamo che in Palestina ci sono giornalisti che mandano articoli, reporter che mandano servizi fotografici su quanto sta avvenendo: sistematicamente, in Europa, articoli e foto vengono cestinati, non pubblicati.
    Un ordine è venuto dall'alto: tacere sull'atrocità, non dare voce alle vittime.
    Ma ora il New York Times, giornale non poco ebraico, rompe il silenzio.
    Non solo pubblica l'appello di Jimmy Carter.
    Pubblica in prima pagina un lancinante reportage sul genocidio (2).
    Nell'ospedale Al-Shifa, il principale di Gaza, un terzo dei reni artificiali hanno smesso di funzionare perché non arrivano i filtri, i materiali usa-e-getta, i medicinali.
    Si sono formate lunghe file d'attesa per i bisognosi di dialisi, ogni giorno che passa li avvicina alla morte.
    E chi riesce ad entrare in dialisi, non riceve le dosi normali di ormoni e minerali che accompagnano la terapia: non ce n'è abbastanza, è in corso un tragico razionamento dei farmaci.
    E senza questi ausili, «presto i dializzati avranno bisogno di trasfusioni di sangue, non di dialisi», dice un'infermiera.

    Il direttore dell'ospedale, dottor Ibrahim el-Habbash, segnala che non è più in grado di somministrare la chemioterapia ai cancerosi.
    Dice che gli sono rimaste solo poche scorte di farmaci comuni come atropina, adrenalina, eparina e lidocaina, essenziali per la chirugia.
    Sta dando fondo alla scorta strategica di tre mesi, che veniva tenuta da parte per affrontare gravi crisi.
    Quando finirà, a Gaza non si faranno più operazioni chirurgiche.
    «Abbiamo già sofferto in passato, naturalmente, ma in questo mese i problemi sono davvero diventati gravissimi», dice il primario.
    «Tutti i reparti mancano di farmaci, siringhe, materiale clinico monouso. Stiamo cercando di limitare la lista degli interventi chirurgici; e c'è gente che soffre, e che muore, a causa di questo razionamento».
    E il dottore mostra la lista delle necessità che ha passato al ministero della sanità: antibiotici, gesso per ingessature, guanti chirurgici, fleboclisi, filo da sutura, lenzuola da gettare, siringhe…il ministero non può provvedere.
    Non ha denaro.

    Tutto ciò accade, dice il New York Times, perché il sistema sanitario pubblico di Gaza, «un tempo eccezionale, si sta rapidamente bloccando sotto una duplice pressione: i tagli degli aiuti (internazionali) e la chiusura del valico di Karni», il valico tra Gaza e Israele attraverso cui arrivavano - e non arrivano più - le forniture necessarie alla vita.
    E' l'assedio mortale con cui Israele sta soffocando il lager a cielo aperto di Gaza.
    La «cura dimagrante» imposta alla collettività, come dicono sghignazzando gli aguzzini.
    A volte entrano negli ospedali poliziotti palestinesi armati che, minacciando, chiedono di saltare la lista d'attesa per far curare loro padri, fratelli, figli o amici.
    Le solite belve umane di Hamas?
    No, spiega il New York Times: gente inasprita perché da due mesi non riceve lo stipendio, come del resto i 1400 dipendenti dell'ospedale, e molte famiglie dei ricoverati.
    Vivono ormai vendendo i piccoli oggetti d'oro di famiglia, vecchi regali di nozze.
    L'Autorità Palestinese, quasi il solo datore di lavoro di Gaza, non ha più soldi.

    E non li ha perché «Israele ha smesso di trasferire le tasse» doganali che spettano ai palestinesi (55 milioni di dollari al mese), e «gli USA e l'Unione Europea hanno tagliato tutti i fondi da quando Hamas è salito al potere».
    E non solo Israele deruba i palestinesi del loro denaro.
    Blocca anche il valico di Karni, in modo da non far arrivare ai palestinesi nemmeno il poco che potrebbero comprare.
    Lo dice il New York Times, non noi.
    Perché, contrariamente a quel che può far credere il massiccio silenzio mediatico europeo sul genocidio operato dagli israeliani, c'è chi lo denuncia, chi grida al soccorso.
    James Wolfensohn, per esempio.
    Notevole personalità, già delegato speciale della comunità internazionale per il problema palestinese.
    Oggi non tace.
    Dice che Israele tiene chiuso il passaggio di Karni «per la metà del tempo», e ciò dal primo gennaio scorso.
    Da quel passo dovrebbero transitare ogni giorno 150 autocarri; ne passano a malapena 23.
    Le magre esportazioni palestinesi, per lo più prodotti agricoli, marciscono sugli autocarri; e le importazioni più necessarie non arrivano.

    Non si creda che l'Unione Europea abbia il truce coraggio di partecipare al genocidio in modo aperto.
    No, promette di non interrompere l'aiuto «umanitario».
    Ma, piccolo trucco, ha aderito alla posizione di Washington: gli stipendi non sono «aiuto umanitario», quindi niente.
    I 130 mila dipendenti dell'Autorità Palestinese (che di fatto mantengono il milione e mezzo di abitanti, al 70% profughi cacciati dai giudei dalle loro terre) non sono pagati.
    Wolfensohn informa che ci sono stati «colloqui» per mettere in piedi «una nuova struttura», che dovrebbe convogliare gli aiuti in modo da scavalcare Hamas, fornendoli direttamente ai dipartimenti della Sanità e dell'Istruzione, e perfino «pagare direttamente i salari a persone individuali che non risultino collegate ad Hamas».
    Ma, dice il New York Times, «niente è stato deciso».
    Ovviamente.
    Non c'è fretta, in fondo la «cura dimagrante» dei palestinesi è cominciata solo da cinque mesi.
    Basta sopprimere le notizie in Europa: per questo, non c'è stato bisogno di alcun «colloquio»: tutti i giornali obbediscono, come a segnale convenuto.

    Nel tentativo di assorbire le varie bande armate palestinesi, pericolose in tempi di fame, il governo di Hamas ne ha arruolato i membri, a migliaia, nella polizia.
    E' il modo giusto di risolvere il problema della smobilitazione degli irregolari, sempre applicato da ogni Stato.
    Ma per questo motivo, la Banca Mondiale ha trovato il pretesto per tagliare anche i suoi fondi. Sappiamo che cuore generoso dirige oggi la banca Mondiale: l'ebreo Paul Wolfowitz, l'ammiratore fanatico di Sharon, l'autore della guerra americana all'Iraq.
    L'Organizzazione Mondiale della Sanità, in un suo rapporto, teme «un rapido declino del sistema sanitario» palestinese ormai prossimo al «collasso»; nota il pericolo imminente della fine dei «programmi di prevenzione», come le vaccinazioni dei bambini, e le ovvie conseguenze che ciò può avere, specie fra i più poveri.
    In realtà, il rapporto dell'OMS era «per uso interno».
    Ma ne è venuto a conoscenza il Times di Londra, e l'ha pubblicato.
    Non tutti tacciono.

    L'organizzazione «Medici per i diritti umani», di cui fanno parte medici israeliani, dichiara che l'Autorità Palestinese copriva il 64,5 % delle esigenze sanitarie generali, il 77 % delle emergenze, il 76 % delle cure per maternità e parto.
    Ora, «la mancanza di fondi per il sistema sanitario porterà alla morte di migliaia di persone nel breve termine, e ad estesa morbilità nel lungo termine», si legge nel rapporto dell'organizzazione.
    E invoca almeno la restituzione dei diritti doganali, quei 55 milioni di dollari mensili il cui furto rovina la salute della popolazione.
    Parla persino la Federazione Luterana Mondiale: gestisce un grande ospedale a Gerusalemme Est, l'Augusta Victoria, e anche questo non ha più soldi, né medicine, e sta perdendo il personale, che non può più pagare.
    La chiesa luterana ha lanciato una raccolta di fondi in USA e Canada: ha raccolto 225 mila dollari, una goccia nel mare.
    Ma almeno non tace.
    Parla anche l'UNRWA, l'ente dell'ONU per i rifugiati, che fornisce un aiuto alimentare minimo all'oltre mezzo milione di profughi di Gaza, ed è anche il secondo datore di lavoro della zona, dopo l'Autorità palestinese.

    L'UNRWA riesce ancora a pagare gli stipendi, «ma non possiamo sostituire l'Autorità», dice il direttore responsabile a Gaza, John Ging.
    I fondi sono contati, e già l'ente dell'Onu deve spendere 78 mila dollari al mese più del previsto solo per i suoi autocarri che, impediti di passare dal valico di Karni, devono andare a caricare merci e aiuti in Egitto, a 500 chilometri di distanza.
    «E' tutto denaro che preferiremmo usare per gli alimenti», dice Ging.
    Insomma, non mancano le voci che gridano, che tentano di sventare la catastrofe umanitaria imminente.
    Persino Haaretz, il giornale ebraico, tiene indignato il conto dei soli «prodotti» che gli affamati di Gaza ricevono da Israele: un bombardamento con oltre 300 proiettili d'artiglieria, lanciati sulla parte nord della Striscia di Gaza dal glorioso esercito israeliano nel solo giorno 8 maggio (3).
    Persino Haaretz segnala il tipo di cure che i palestinesi innocenti ricevono dai loro aguzzini (4). Sabir Al-Shatya, 73 anni, ha ricevuto dai coloni israeliani, religiosssimi, gente colma di carità, il regalo di una bastonatura in piena regola.
    Risultato: tre vertebre rotte e quattro costole spezzate, un buco in un polmone, una frattura al piede ed una alla mano, ed ora lotta per la vita in un ospedale.
    La sua colpa: era nel campo di famiglia a lavorare.

    Nasser Sabatin, anni 43, padre di 11 figli, anche lui ha voluto andare a lavorare il suo campicello, bisogna pur mangiare.
    Un eroico soldato israeliano gli ha sparato a una gamba.
    E' stato ricoverato, ma la ferità si è infettata, mancano gli antibiotici, ed ora è in pericolo di vita.
    Voci si alzano qua e là nel mondo.
    Voci protestanti, americane e inglesi, persino voci ebraiche.
    E in Italia?
    Si potrà pensare che nessuno parli, nessuno denunci, tanto il silenzio è assordante.
    Invece no.
    C'è chi ha parlato.
    Scriviamo qui il nome dell'eroe: Sandro Magister, vaticanista dell'Espresso.
    Questo personaggio, da anni, si è dato una missione nella vita: denunciare al cardinal Ruini le malefatte di un suo dipendente, tale Maurizio Blondet, bollarlo come «antisemita», per ottenerne il licenziamento.
    Non credo lo faccia per ordini ricevuti, ma per spontanea pienezza di un cuore generoso.

    Tant'è vero che lo ha fatto anche ora che il suo ardente desiderio è stato esaudito.
    Il Magister ha segnalato la più recente malefatta del Blondet: quell'articolo in cui, in questo sito, abbiamo invitato il Pontefice a levare la sua voce contro il genocidio in atto dei palestinesi.
    Ancora una volta, il Magister ha segnalato alle autorità cattoliche che Blondet chiama «malvagi giudei» gli aguzzini persecutori: fatelo tacere, perdio! E' un antisemita!
    I vaticanisti dei giornali italiani sono in genere dei preti spretati, e perciò godono di alta considerazione fra vescovi e cardinali: sono vecchi colleghi, gente del mestiere, di sicura cattolicità. Sappiamo per certo che Magister è molto ascoltato fra i principi della Chiesa.
    Ed è giusto.
    Infatti il problema urgente della Chiesa non è di cercar d'impedire che i palestinesi siano lasciati morire di fame, né che la Chiesa - accusata di aver taciuto sul genocidio degli ebrei - non possa né debba tacere su questo delitto immane di cui è testimone nel nostro tempo, nel nostro oggi.
    Il problema urgente, come segnalato da Magister, è denunciare Blondet.
    Perciò è bene, è giusto che la Chiesa taccia.
    Resista, non dica nulla.
    Fra poche settimane tutto sarà finito.
    Non ci sarà più nessuno per cui alzare la voce in Palestina

    Maurizio Blondet

    Note
    1) Jimmy Carter, «Punishing the innocent is a crime», New York Times, 8 maggio 2006.
    2) Steven Erlanger, «Cuts make palestinian lives ever worse», New York Times, 8 maggio 2006.
    3) Amos Harel, «IDF fires more than 300 artillery shells in northern Gaa strip», Haaretz, 9 maggio 2006.
    4) Ada Ushpiz, «Why are you firing on us? W're only workers», Haaretz, 9 maggio 2006.


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  2. #2
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    Condivisibile,ma i genocidi causati dai musulmani a Timor Est,nel Sudan,in Nigeria,in Thailandia,in Kashmir,come mai Blondet non ne parla mai?

  3. #3
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Citazione Originariamente Scritto da audace12
    Condivisibile,ma i genocidi causati dai musulmani a Timor Est,nel Sudan,in Nigeria,in Thailandia,in Kashmir,come mai Blondet non ne parla mai?

    Prendi una cantonata. Blondet è un cattolico molto rigoroso e attento alle questioni riguardanti la libertà di culto dei cristiani nel mondo: tutt'altro che un filo-islamico. NOn fare l'errore dei babbei usraelo-ameregani che tacciano di filoislamismo chiunque denunci i loro crimini.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da aprile crudele
    Prendi una cantonata. Blondet è un cattolico molto rigoroso e attento alle questioni riguardanti la libertà di culto dei cristiani nel mondo: tutt'altro che un filo-islamico. NOn fare l'errore dei babbei usraelo-ameregani che tacciano di filoislamismo chiunque denunci i loro crimini.
    Ti ho chiesto un'altra cosa,perche' parlate sempre dei morti musulmani in Israele e mai di quelli che i musulmani provocano,molto piu' numerosi e sparsi in tutto il pianeta?

  5. #5
    I amar prestar aen
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    i coglioni sono d'appertutto...

    L'antigiudaismo di blondet è patetico.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  6. #6
    Hanno assassinato Calipari
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    locke: puoi smentire perlomeno le notizie che riporta?

  7. #7
    Vittima del kali yuga
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    Citazione Originariamente Scritto da audace12
    Condivisibile,ma i genocidi causati dai musulmani a Timor Est,nel Sudan,in Nigeria,in Thailandia,in Kashmir,come mai Blondet non ne parla mai?
    e le bombe in india, e i massacri del fis in algeria, e dei fratelli musulmani in egitto etc

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill
    e le bombe in india, e i massacri del fis in algeria, e dei fratelli musulmani in egitto etc
    Appunto,perche' nel forum si parla sempre e solo delle vittime musulmane?I musulmani ne causano 10 volte tante e nessuno ne parla mai....

  9. #9
    Vittima del kali yuga
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    Citazione Originariamente Scritto da audace12
    Appunto,perche' nel forum si parla sempre e solo delle vittime musulmane?I musulmani ne causano 10 volte tante e nessuno ne parla mai....
    quoto

  10. #10
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    Ma questi musulmani che compiono queste stragi, un nome a caso Al Qaeda da chi sono effettivamente mandati...

 

 
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