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Discussione: L'Islàm "americano"

  1. #1
    Saloth Sâr
    Ospite

    L'Islàm "americano"

    Domande e risposte sul wahhabismo




    Domanda: Stando a ciò che ho letto, i wahhabiti concepiscono Allah (Lode a Lui, l'Altissimo) come una divinità antropomorfa. E' davvero così?


    Risposta: Sì, è proprio così. L'antropomorfismo della dottrina wahhabita è infatti la principale delle ragioni per cui gli Ulema sunniti considerano il wahhabismo miscredenza (kufr), e ritengono che, fintantoché qualcuno professa questa dottrina, la sua professione di fede (Shahadah) non è valida. Anche se dice "La ilaha illa Allah", il wahhabita consapevole (non colui che imita i wahhabiti senza nemmeno sapere ciò in cui essi credono) intende per "Allah" non il Signore dei Mondi, immateriale, immune da forma, limiti e collocazione spazio-temporale, ma una divinità antropomorfica inesistente, frutto dell'immaginazione e dell'aberrazione dell'intelletto.

    La dottrina di Muhammad Ibn 'Abdi-l-Wahhab è una riproposizione (peggiorata) della antica eresia antropomorfista di Muhammad Ibn Karram, un teologo che fu da subito considerato eretico dai Musulmani, e che praticamente non ebbe seguaci di rilievo. Successivamente, questa stessa eresia fu accolta da Ibn Taymiyyah al-Harrani, un polemista del XIII-XIV secolo d.C., che invece la diffuse a macchia d'olio, predicandola tanto in Egitto che in Siria. Gli Ulema sunniti lo fecero più volte arrestare, ma Ibn Taymiyyah ogni volta ritrattava, e accettava di firmare documenti in cui abiurava l'eresia ed accettava il credo sunnita. Tornato in libertà, Ibn Taymiyyah riprendeva a insegnare l'antropomorfismo (e molte altre innovazioni), e Ulema come l'Imam as-Subki, l'Imam ad-Dhahabi, L'Imam Ibn Hajar, lo Shaykh al-'Iraqi e molti altri seguitavano ad invitarlo al pentimento ed a confutarne gli scritti. Quando poi la misura fu colma, i Mufti delle quattro scuole sunnite scrissero una fatwa che chiedeva la condanna di Ibn Taymiyyah all'ergastolo. Ibn Makhluf, probabilmente il più grande giurista malichita di quel tempo, scrisse invece: "Ibn Taymiyyah insegna l'antropomorfismo, e secondo la nostra dottrina chi diffonde un'eresia del genere fra i Musulmani deve essere condannato a morte".

    Di fatto Ibn Taymiyyah morì nel carcere di Damasco, l'Imam as-Subki scrisse un ponderoso trattato in cui spiegò in dettaglio "le settanta proposizioni ereticali contenute negli scritti di Ibn Taymiyyah", e dell'eresia antropomorfista non si sentì più parlare per lungo tempo. Ibn Kathir, che pure era stato un discepolo di Ibn Taymiyyah, rifiutò di accettare il suo antropomorfismo (ma purtroppo accettò altre sue eresie di secondaria importanza), mentre l'altro suo discepolo, Ibn Qayyim, accettò come "verità indiscutibile" tutto quel che Ibn Taymiyyah aveva insegnato. Per questo gli Ulema sunniti dicono che il Commentario coranico (Tafsir) di Ibn Qayyim è un'opera eretica e deviante, da rigettarsi in toto, mentre il Tafsir di Ibn Kathir può essere studiato anche dai Sunniti, ma con estrema cautela.

    Muhammad Ibn 'Abdi-l-Wahhab, vissuto fra il XVII e il XVIII secolo d.C., discendeva da una famiglia di sapienti hanbaliti; aveva studiato con differenti Shaykh Sufi e Ulema, ma era sempre insoddisfatto, e spesso accusava di "deviazione" ed "eresia" colui che fino al giorno prima era stato il suo maestro. Alla fine trovò alcuni libri di Ibn Taymiyyah, li lesse, ne accettò il contenuto, e cadde anch'egli nell'antropomorfismo. Ritenne che solo Ibn Taymiyyah fosse "ben guidato", e che tutti i sapienti sunniti che lo avevamo unanimemente condannato fossero loro ad essere "eretici". Cominciò allora a chiamare Ibn Taymiyyah "Shaykh al-Islam" (i wahhabiti lo fanno ancora oggi), a riproporre tutte le sue eresie, ed ad aggiungervi del proprio (come il dire che "il Sufismo non è islamico"; Ibn Taymiyyah era invece egli stesso un seguace della Tariqah Qadiriyyah). Un ottimo libro sulle eresie di Ibn Taymiyyah e dei wahhabiti è "I pronunciamenti sunniti", scritto da Shaykh 'Abdullah al-Harari, uno dei più importanti sapienti sunniti contemporanei. Shaykh Abu Omar Palazzi ha iniziato a tradurlo in italiano, ed i suoi primi paragrafi possono esser letti all'indirizzo

    http://digilander.libero.it/islamic/maqalit.html

    Coerentemente con quanto insegnato da Ibn Taymiyyah e da Ibn 'Abdi-l-Wahhab, i wahhabiti ritengono che Allah sia "una sostanza", abbia "una forma che a Lui si addice", sia "collocato in cielo", abbia "due occhi reali", "due mani reali" (Ibn al-Uthaymayn dice addirittura "l'una è destra e l'altra è sinistra"), "due gambe", sia "realmente seduto sul trono", che "nel Giorno del giudizio Allah scoprirà la Sua coscia", e che "nell'ultimo terzo di ogni notte Egli realmente discende verso il cielo più basso, così come un imam discende dal pulpito". Abu Aminah Bilal Philips, uno dei principali esponenti del wahhabismo contemporaneo, scrive testualmente nel suo libro "I fondamenti del Tawhid": "La differenza fra l'Islam e le altre religioni è che le prime ritengono che Dio sia presente dovunque e immateriale, mentre l'Islam insegna che Allah è dotato della forma che Gli si addice, ed è in cielo, seduto sul Suo trono." Secondo simili deliranti teorie, l'Islam sarebbe l'unica religione ad avere una concezione antropomorfica della Divinità. Sia lode ad Allah, che trascende quanto costoro Gli attribuiscono.

    Non solo i wahhabiti sostengono cose del genere, ma considerano "miscredente" e "politeista" chi le rigetta. I Sunniti ritengono invece che l'ayah "Nessuna cosa è simile a Lui" (as-Shura, 11) sia il fondamento imprescindibile dell'interpretazione di tutti gli ayat e gli ahadith che parlano degli attributi divini. Quando alcuni ayat ed ahadith sembrano implicare una qualche forma di antropomorfismo, vanno necessariamente interpretati metaforicamente (cioè mediante il ta'wil), mentre l'interpretarli alla lettera (haqiqi) significa cadere nella miscredenza.

    Questi punti sono spiegati in modo chiarissimo dagli Imam della teologia speculativa (kalam), come al-Ash'ari, al-Ghazali e Razi; i wahhabiti odiano e disprezzano questi stessi Imam, e proibiscono la lettura dei loro scritti. Secondo i Sunniti, quando il Corano parla di "mano di Allah", si riferisce alla Sua potenza, e pensare che si riferisca ad un organo corporeo è miscredenza; quando il hadith dice "Allah discende verso il cielo inferiore", si riferisce al fatto che la misericordia di Allah discende, mentre supporre che Allah si sposti da un punto all'altro del cielo significherebbe supporre che Egli abbia un corpo ed una massa (del resto l'ultimo terzo della notte inizia in ogni momento in punti diversi della terra, ed accettare la teoria dei wahhabiti significherebbe che Allah scende e sale in continuazione!). Lo stesso dicasi l'ayah coranico secondo cui "Allah è in cielo"; per i Sunniti significa che Allah è elevato in senso ontologico, cioè trascendente, non che è fisicamente situato in un luogo al di sopra della terra. Coerentemente con i loro assunti, i wahhabiti hanno invece sostenuto per più di due secoli che la terra è piatta, aggiungendo persino "nonostante le ipotesi scientifiche che pretendono (sic!) il contrario". Hanno ripetuto per più di duecento anni - con la massima serietà - che "se la terra fosse sferica, Allah non potrebbe essere al di sopra di essa!" Per convincere i wahhabiti che la terra è sferica è stata necessaria (negli anni settanta!) una fatwa di Ibn Baz, che ha fatto giurare ad un astronauta saudita di aver visto la terra dal cielo.

    I wahhabiti ritengono che l'interpretazione degli attributi divini sia "haram", e chiamano "negatori degli attributi divini" i Sunniti che rifiutano di intenderli alla lettera. A smentire la loro pretesa che il ta'wil sia "haram" e sufficiente ricordare quanto narrato dall'Imam Muslim, che Allah abbia misericordia di lui. Il Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, prese in braccio Ibn 'Abbas bambino, che Allah si compiaccia di lui, e pregò per lui dicendo: "O Allah, fa di lui un sapiente, ed INSEGNAGLI IL TA'WIL DEL CORANO".

    Oltretutto, i wahhabiti non solo divergono dai Musulmani per quanto attiene agli attribuiti dell'Essenza divina, ma anche per quel che riguarda il magistero profetico. Il Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, ha detto: "Ero profeta quando ancora Adamo era ancora fra l'acqua e l'argilla", e questo hadith i wahhabiti lo negano.

    I Sunniti credono che Sayyiduna Muhammad Ibn 'Abdillah, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, sia profeta da prima della creazione di Adamo, e che continuerà ad essere profeta in perpetuo. I wahhabiti ritengono invece che sia diventato profeta all'atto della sua missione, e che abbia cessato di essere profeta con la morte. Secondo loro, egli ha avuto solo la funzione di trasmettere il messaggio quattordici secoli orsono. Anche la seconda parte della loro Shahadah non ha lo stesso significato della Shahadah dei Musulmani. Secondo quanto essi suppongono, nella Tomba di Medina c'è un cadavere, non un profeta che è vivo, prega ed intercede per la sua Ummah. Essi confondono il rango profetico (nubuwwah) con la missione profetica (ba'athah), e limitano il primo a quest'ultima.

    Non si tratta di una sottigliezza. Chi è laureato in medicina è sempre un medico, anche se magari passano anni prima che inizi ad esercitare la professione, anche se fa un altro lavoro, se è in pensione, ecc. In egual modo, il Profeta Muhammad, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, era profeta da prima prima che Adamo venisse creato, e continua ad esserlo, anche se la sua missione terrena è stata limitata a 23 anni.

    Si consideri, a titolo d'esempio, il contenuto di questo messaggio, a suo tempo distribuito su Islamitalia e su altre mailing list italiane:

    "Come fece Muhammad a divenire un Profeta e un Messaggero di Dio?

    "All'età di quarant’anni, mentre era impegnato in un ritiro di meditazione, Muhammad ricevette la sua prima Rivelazione da Dio attraverso l'Arcangelo Gabriele. Questa rivelazione, che continuò per ventitré anni, é nota come il Corano."

    Il brano di cui sopra è tratto da un catechismo wahhabita distribuito dall'associazione denominata UCOII (cioè dalla filiale italiana della setta dei cosiddetti "Fratelli Musulmani"). La domanda e la risposta tendono ad insinuare - subdolamente - che il Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, sia diventato tale all'età di quarant'anni, mentre l'Islam insegna che lo era sin da prima della creazione dell'umanità, e che a quarant'anni ha soltanto ricevuto l'incarico di esercitare il dono che già possedeva. Forse l'autore del catechismo lo ignora, ma tutti gli altri profeti hanno attinto la loro profezia dalla profezia di Muhammad, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, ed è grazie alla profezia di Muhammad che Adamo è stato perdonato.

    Il Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, ha detto in un hadith qudsi: "Quando Adamo trasgredì, si pentì, e pregò dicendo: 'O Allah, ti chiedo di perdonarmi per il rango di Muhammad!' Allah rispose: 'Non ho ancora creato Muhammad. Come fai a conoscerlo?' Adamo disse: 'Quando ho volto lo sguardo al Tuo trono, ho visto che vi è scritto "La ilaha ill-Allah - Muhammadun Rasul-Ullah", ed ho pensato che devi amare tantissimo Muhammad, al punto da porre il suo nome a fianco del Tuo.' Allah disse: 'Hai detto il vero; scriverci soltanto "La ilaha ill-Allah" non sarebbe stato sufficiente. Ti perdono per il rango di Muhammad'."

    Ecco in che modo un musulmano può rispondere a chi gli viene a raccontare che Muhammad, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, è diventato profeta a quarant'anni.

    Domanda: Come fanno i wahhabiti a sostenere cose del genere, quando il Corano dice chiaramente che Allah è "Samad" (Eterno Assoluto)?

    Il Corano dice anche "con esso [cioè col Corano] Allah NE SVIA MOLTI e ne guida molti, ma ne vengono sviati soltanto i traviati." (al-Baqarah, 26)

    Il Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, aveva già previsto l'apostasia dei wahhabiti, e detto di loro: "Vestiranno come noi e parleranno la nostra lingua, ma non saranno dei nostri. Reciteranno frequentemente il Corano, ma il Corano non andrà oltre la loro gola" (cioè sarà solo un suono emesso: lo reciteranno senza capirlo).

    Domanda: Sembra dunque che, oltre ad essere un'eresia il wahhabismo è anche un insulto alla ragione, in quanto nega l'idea che il Creatore sia al di fuori del tempo, e trascendente rispetto alla Sua creazione.

    Risposta: E' effettivamente così; non bisogna dimenticare che il wahhabismo è nato fra beduini analfabeti, e che coloro che lo hanno accettato e imposto agli altri con la forza sono stati gli Al Sa'ud (cioè gli antenati dell'attuale famiglia reale saudita) una banda di predoni del deserto che vivevano assaltando le carovane di mercanti, e persino quelle del Pellegrinaggio. Gli Al Sa'ud sono discendenti dei Bani Hanifah, quella stessa tribù che seguì il falso Profeta Musaylimah. Cosa si può pretendere capissero di teologia, o interpretazione del Corano? Quel che importava loro era soltanto il saccheggio e il bottino. Ibn 'Abdi-l-Wahhab insegnava che i Musulmani dell'Arabia che rifiutavano la sua dottrina erano "adoratori delle tombe" e "politeisti". Era "lecito" combatterli, rubare i loro beni e violentare le loro donne. Convertirsi al wahhabismo offriva agli Al Sa'ud la possibilità di trasformarsi da banditi ai margini della società in "Mujahidin", di dare una legittimazione "religiosa" ai loro crimini, ed implicava anche la speranza di assaltare Mecca e Medina, e di predare l'oro e i gioielli che erano custoditi nelle due grandi Moschee (cosa che poi effettivamente fecero).

    Domanda: Dobbiamo allora negare la buona fede di coloro che ammirano Ibn 'Abdi-l-Wahhab, e che lo ritengono un sapiente musulmano ed un rigoroso riformatore della società? In ogni caso, il negare la trascendenza di Allah, riducendo l'Altissimo ad un Dio-uomo, simile alle Sue creature, mi sembra una cosa gravissima. O sbaglio?

    Risposta: Non sbagli affatto. Quelli che sostengono che vi sia qualcosa da "ammirare" in Ibn 'Abdi-l-Wahhab probabilmente ignorano sia la demenzialità delle dottrine da lui predicate, sia - soprattutto - i crimini commessi dai suoi predoni. Non hanno la minima idea del fatto che la cosiddetta "riforma wahhabita" è stata in realtà un bagno di sangue, implicante il martirio di centinaia di Ulema Sunniti e di decine di migliaia di Musulmani. Gli abitanti di Mecca vennero chiusi d'assedio per mesi e fatti morire di fame; gli abitanti di Ta'if rifiutarono di convertirsi al wahhabismo, e gli Al Sa'ud li macellarono in massa, compresi i bambini.

    Quanto poi ai misfatti compiuti una volta giunti al potere, a Mecca gli Al Sa'ud hanno distrutto la casa dove è nato il Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, mentre sulla fondamenta della casa di Khadijah, che Allah sia compiaccia di lei, hanno addirittura costruito delle latrine. A Jeddah hanno distrutto la tomba di Eva, ed a Medina la Moschea di Abu Bakr, che Allah sia compiaccia di lui, la casa di Abu Ayyub al-Ansari, che Allah si compiaccia di lui, e le tombe dei Compagni nel cimitero di al-Baqi'. Ancora oggi, ci sono dei poliziotti di guardia alla Tomba del Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, e se qualche musulmano si azzarda a toccarla per ricevere la barakah, o a parlare col Profeta, sall-Allahu 'alayhi wa sallam, a chiedergli di intercedere per lui presso Allah, ecc., i poliziotti lo bastonano senza pietà, e spesso lo uccidono.

    Ovviamente le organizzazioni che trattano di Diritti Umani e di "libertà di religione" passano tutto ciò sotto assoluto silenzio. I Sauditi sono considerati "moderati", alleati degli Stati Uniti e dell'Occidente, e quindi è bene tacere sui loro efferati crimini. Per fare un solo esempio, oggi si parla frequentemente di "lotta alla pedofilia", ma è noto che alcuni principi sauditi tengono prigionieri centinaia di bambini e bambine che sono stati rapiti alle loro famiglie e vengono usati come schiavi del sesso. Indaga forse qualcuno su una situazione del genere?

    Sembra poi che le profanazioni compiute da Sauditi sino ad oggi siano ben poca cosa, rispetto a quelle che progettano per il futuro. Hanno infatti apertamente dichiarato di voler abbattere la Cupola Verde che copre la Tomba del Profeta, ed anche di volere riedificare la Moschea di Medina in modo che essa sia completamente separata dalla Tomba. Possa Allah sventare simili macchinazioni.

    Possa Allah l'Altissimo salvare i Musulmani dall'eresia wahhabita e dalle sue conseguenze. Possa Egli affrettare la liberazione del Haramayn, in modo che Mecca e Medina siano liberate dall'occupazione saudita, e tornino nuovamente nelle mani della Gente della Sunnah e del Consenso. Amin.

  2. #2
    Saloth Sâr
    Ospite

    Predefinito

    Breve storia


    dell'eresia wahhabita




    (Il presente articolo è una sintesi della storia del wahhabismo, così come narrata dallo Shaykh Ahmad Ibn Zayni Dahlan as-Shafi'i, Mufti di Mecca, nei volumi "Al-futuhat al-islamiyyah" e "Fitnah al-wahhabiyyah".)
    La lode spetta ad Allah che innalza la Sunnah del Suo Profeta prediletto (sall-Allahu 'alayhi wa sallam) ed i suoi seguaci, e abbassa l'innovazione e gli innovatori. Sia lode ad Allah, che in ogni secolo ha ispirato un gruppo di sapienti per difendere la Sunnah del Profeta (sall-Allahu 'alayhi wa sallam) dalle distorsioni degli ignoranti e dei corrotti che chiamano politeisti e miscredenti la maggioranza dei musulmani. Effusione di grazie e pace sul Profeta (sall-Allahu 'alayhi wa sallam), sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni (radi Allahu 'anhum) che sono gli alfieri ed i protettori della Sunnah.

    Nel secolo dodicesimo dell'hijrah è apparso un gruppo di persone che si oppongono alla Gente della Sunnah e nutrono inimicizia nei confronti delle quattro scuole sunnite di giurisprudenza. Costoro avversano il credo e le pratiche della maggioranza dei musulmani e ne fuorviano una minoranza con dottrine astruse e superstiziose. Essi insegnano inoltre che è loro lecito arrecare danno e muovere guerra a chiunque non accetti le loro credenze.
    Questo testo viene scritto per descrivere in breve la storia del movimento wahhabita. Una delle principali pretese di questo gruppo è che i musulmani il cui credo differisca dal loro sono innovatori (ahl al- bid'ah), politeisti (mushrikun) e perfino miscredenti (kuffar). Questa scuola è stata fondata da Muhammad ibn 'Abd al-Wahhab (1699-1792 d.C.). Egli venne dall'Oriente di quel territorio che oggi gli innovatori chiamano Arabia Saudita, cioè dalla regione desertica chiamata Najd. Suo padre e suo fratello Sulayman, uomini pii e giusti, erano entrambi eminenti giuristi della scuola hanbalita. Muhammad ibn 'Abd al-Wahhab studiò la religione a Medina. Fu fortemente influenzato dagli insegnamenti ereticali di Ibn Taymiyyah (1263-1350 d.C.) e Ibn al-Qayyim al-Jawziyyah (1292-1350 d.C.). Questi due eresiarchi avevano deviato dagli insegnamenti della Gente della Sunnah e del Consenso, sino a sostenere che non v'era necessità alcuna di ascoltare o di seguire né i sapienti autorevoli del passato, né le quattro scuole di giurisprudenza. Essi proclamarono che chi non segue la loro scuola è un miscredente. Venuti a conoscenza delle eresie che Muhammad ibn 'Abd al-Wahhab predicava, suo padre e suo fratello ammonirono la Comunità islamica circa i rischi da esse derivanti.
    Col trascorrere degli anni, alcuni beduini analfabeti finirono per accogliere quanto Muhammad ibn 'Abd al-Wahhab insegnava riguardo al Monoteismo (Tawhid), al politeismo (shirk) ed alla miscredenza (kufr). Le di lui teorie contraddicevano esplicitamente l'insegnamento dei sapienti dell'Islam succedutisi dal tempo del Profeta (sall-Allahu 'alayhi wa sallam) fino al presente, ma ciononostante egli era risoluto nei dichiarare "miscredenti" tutti coloro che rifiutavano di abbracciare le sue dottrine.
    Egli iniziò la sua missione nel 1143 H. (1731 d.C.) e le sue farraginose teorie si sparsero fra le tribù del Nagd dopo il 1150 H. (1738 d.C.). Muhammad Ibn Sa'ud, emiro di Dar'iyyah, e suo figlio 'Abd al-'Aziz lo sostennero e cercarono di propagare i suoi insegnamenti. Molti degli ex-maestri di Muhammad ibn 'Abd al-Wahhab dissero: "...i suoi insegnamenti possono deviare molta Gente dalla Sunnah e del Consenso dalle vere pratiche dell'Islam". Suo fratello, lo Shaykh Sulayman ibn 'Abd al-Wahhab, dopo averlo ripetutamente ed invano invitato al pentimento, confutò le sue di lui eresie nel libro"Illuminazione divina nel confutare gli insegnamenti wahhabiti", stampato in Iraq nell'1888 d.C.
    Muhammad ibn 'Abd al-Wahhab dichiarò la sua intenzione di imporre a tutti i musulmani una ristretta ed abnorme interpretazione del Monotesimo (Tawhid) e di eliminare per sempre quelle pratiche cultuali che, pur se unanimemente accolte dalla Gente della Sunnah, costituivano - secondo il suo punto di vista - una ricaduta nel politeismo (shirk). Egli giunse persino a pretendere che, nei mille anni che precedettero la sua nascita, la stragrande maggioranza dei Musulmani avessero accolto dottrine e pratiche politeistiche, e credette di essere chiamato a sanare questa presunta apostasia della Comunità Islamica.
    Sull'esempio degli antichi Kharigiti, egli applicò ai Musulmani i versi del Corano che Allah aveva rivelato a proposito degli arabi pagani, e tacciò apertamente di miscredenza coloro che rifiutavano questa terribile innovazione.
    Muhammad ibn 'Abd al-Wahhab ed i suoi seguaci iniziarono a reclutare nelle loro fila numerose tribù di beduini e predoni del deserto. Alcune di esse erano attratte dalla nuova dottrina, altre dall'opportunità di giustificare "religiosamente" le loro pratiche di brigantaggio, altre ancora furono semplicemente assoggettate militarmente. Quando ritennero di aver raggiunto un numero sufficiente di seguaci, osarono compiere un crimine che scioccò l'intero mondo islamico: presero d'assalto le Città sante di Mecca e Medina ed impedirono ai pellegrini di raggiungerle. Inviarono poi i loro propagandistiad incontrarsi con i sapienti delle due Sacre Moschee, illudendosi di conquistarli alla loro causa.
    I sapienti delle due Sacre Moschee - al contrario - spiegarono loro il credo della Gente della Sunnah e del Consenso ed i precetti delle quattro scuole di giurisprudenza. Grazie alla loro scienza, misero a tacere facilmente i predicatori dell'eresia, e confutarono il wahhabismo sulla base del Corano e della Sunnah. La confutazione del wahhabismo è ancor oggi basata su quanto fu scritto dai sapienti che vissero in prima persona la diffusione di questo movimento ereticale.
    L'emiro del Higiaz , Mas'ud Ibn Sa'id, bandì i seguaci di Muhammad Ibn 'Abd al-Wahhab dalle due Sacre Moschee, e li ricacciò nel Najd. Come risultato, Muhammad Ibn 'Abd al-Wahhab ed i suoi seguaci divennero così furiosi che emisero un decreto (fatwa) che dichiarava lecito il muovere guerra agli abitanti di Mecca, nonostante il fatto Allah dichiari nel Corano che i limiti del territorio sacro di Mecca sono inviolabili. Di nuovo essi iniziarono ad impedire ai pellegrini di raggiungere Mecca, e giustificarono questo misfatto con la pretesa secondo cui Allah non accetta il pellegrinaggio dei non-wahhabiti.
    Nel 1217 H., dieci anni dopo la morte di Muhammad ibn 'Abd al-Wahhab, i wahhabiti formarono un vasto esercito di predoni e briganti, e marciarono su Ta'if. Dopo aver conquistato la città, essi massacrarono con brutale ferocia tutti gli abitanti - uomini, donne e bambini. Poterono avere salva la vita soltanto coloro che apostatarono l'Islam ed abbracciarono il wahhabismo. I Meccani, terrorizzati dall'idea di dover subire la stessa sorte degli abitanti di Ta'if, si arresero senza combattere e cedettero le chiavi della Città agli invasori. Ciò avvenne nel mese di muharram dell'anno 1218 H. (1806 d.C.).
    Gli invasori rimasero a Mecca, forzando la gente ad accettare il loro credo, a "pentirsi" del loro presunto politeismo e ad accettare il credo wahhabita. Finalmente, nel mese di rabi' al-awwal del 1218 H., i wahhabiti furono scacciati da Sharif Ghalib e Sharif Pasha, ma due anni dopo marciarono nuovamente su Mecca e Medina e le assediarono. Dopo aver nuovamente espugato le due Città sante, violentarono le donne, vendettero i bambini come schiavi e sgozzarono gli uomini senza pietà. Il loro regno sui due Santuari Sacri durò sette anni. Impedivano ai pellegrini dall'Egitto e dalla Siria di compiere il pellegrinaggio, in quanto li consideravano miscredenti. Nell'anno 1226 H. il Sultano ottomano ordinò a Muhammad 'Ali Pasha, Governatore dell'Egitto, di combatterli e di espellerli dalle due Città sante. Questi riunì da tutto il mondo islamico un esercito molto potente che riconquistò Medina, quindi Mecca, ed infine Ta'if. Ciò avvenne al principio dell'anno 1228 H. Non ancora soddisfatto, Muhammad 'Ali Pasha, riunì un altro esercito sotto il comando di suo figlio Ibrahim Pasha e lo inviò, nel 1231 H., a distruggere la roccaforte del Najd, base del potere wahhabita. Egli arrivò a Dar'iyyah nel 1232 H. e combatté contro l'emiro di Dar'iyyah 'Abdullah Ibn Sa'ud. Vi furono molti scontri e molte battaglie e finalmente nel 1233 H. i wahhabiti furono completamente sconfitti.

    Il danno che la setta wahhabita ha creato all'immagine dell'Islam è incalcolabile. La sua ideologia è alla base del fondamentalismo contemporaneo. Chiediamo ad Allah di difenderci dall'eresia wahhabita, di impedirci di cadere nell'errore e di guidarci al retto sentiero. Amin.


  3. #3
    Saloth Sâr
    Ospite

    Predefinito George d'Arabia

    La sacrilega alleanza tra i Bush e i Sauditi.

    di Michael Moore

    Non mi interesso delle teorie della cospirazione a meno che non siano vere o non riguardino i dentisti. Credo che tutti i dentisti si siano riuniti in qualche luogo ed abbiano deciso che il denaro reale si trovi all'interno dei canali della radice ed è per questo che ogni volta che si entra da loro si inizia con l'esame radiografico. Nessun altro mammifero deve, come noi, passare attraverso questo tragitto.
    Le domande che mi pongo sull'11 settembre non riguardano il modo con cui i terroristi sono riusciti ad eludere il nostro sistema difensivo, o come siano stati capaci di vivere nel nostro paese senza essere mai scoperti, o come tutti i bulgari che lavoravano al WTC abbiano ricevuto un comunicato segreto che li invitava a non recarsi quel giorno al lavoro, o come le torri abbiano potuto venire giù così facilmente quando si suppone siano state costruite per resistere ai terremoti, ai maremoti e agli ordigni posti nei garage.

    Queste erano tutte domande alle quali la commissione investigativa sull'11 settembre avrebbe dovuto rispondere. Ma la formazione della commissione fu osteggiata dall'amministrazione Bush e dai repubblicani al Congresso. In modo riluttante alla fine accettarono – per poi cercare di bloccare le indagini facendo ostruzionismo all'ottenimento delle prove cercate.
    Perchè la gente di Bush non vuole che venga fuori la verità? Che cosa temono? Che gli americani pensino che fecero fiasco, che erano addormentati quando si presentò la minaccia terroristica, che volontariamente ignorarono gli avvertimenti di ex funzionari di Clinton riguardo Osama bin Laden semplicemente perché odiavano Clinton (sesso! cattivo!)?
    Il popolo americano è molto comprensivo. Non se la prese con Franklin Roosevelt quando fu bombardata Pearl Harbor. Non rifuggì da John F. Kennedy dopo il fiasco della Baia dei Porci. E non prestò molta attenzione al fatto che durante la presidenza di Clinton 47 persone sono state assassinate misteriosamente. E allora perché, dopo questo monumentale tracollo della sicurezza nazionale, Bush non dice la verità, o, almeno, non smette di impedire che la verità venga fuori?
    Forse è perché George & Co. hanno molto da nascondere sul perchè non fecero decollare velocemente i caccia quella mattina. E anche perchè, probabilmente, noi, popolo, abbiamo paura di conoscere tutta la verità in quanto non sappiamo per quali strade ci porti.
    Sebbene pieno di quel sano scetticismo che è richiesto in ogni cittadino di una democrazia, aderii a quell'impostazione mentale di base tenuta dalla maggior parte degli americani nell'autunno del 2001: è stato Osama e chiunque lo ha aiutato deve essere catturato e portato davanti alla giustizia. E pensavo che questo era ciò che Bush stava facendo.
    E invece una notte nel novembre 2001, mentre a letto, mezzo addormentato, stavo leggendo un articolo nel The New Yorker di un giornalista investigativo, Jane Mayer, mi imbattei in un paragrafo che mi fece sobbalzare seduto per rileggerlo, perché non potevo credere a quello che diceva: "Circa due dozzine di membri della famiglia bin Laden, la maggior parte qui a studiare nei college e in altre scuole, si ritiene fossero negli Stati Uniti al tempo degli attentati. Il New York Times aveva riportato che furono rapidamente riuniti insieme da funzionari dell'Ambasciata saudita, che temevano rappresaglie. Con l'approvazione dell'FBI, secondo un fìunzionario saudita, i bin Laden volarono con un jet privato da Los Angeles a Orlando, poi a Washington, e infine a Boston. Una volta ottenuto il permesso della FFA al volo intercontinentale, il jet si diresse in Europa."
    Che cosa? Mi ero dimenticato una simile notizia? Mi alzai per cercare sul New York Times, e trovai questo titolo: temendo pericoli, la famiglia bin Laden vola via dall'America. La storia diceva: "Nei primi giorni dopo l'attacco a New York e a Washington, l'Arabia Saudita supervisionò l'evacuazione urgente di 24 membri della famiglia di Osama bin Laden dagli Stati Uniti."
    Così, con l'approvazione dell'FBI e l'aiuto del governo dell'Arabia Saudita - e sebbene 15 dei 19 dirottatori fossero cittadini sauditi – ai parenti del sospettato numero uno fu permesso non solo di affrettarsi a lasciare il paese ma le nostre autorità fornirono la necessaria assistenza! Secondo il Times di Londra, "la partenza di così tanti sauditi ha preoccupato gli investigatori, che ritenevano che qualcuno di loro fosse in possesso di notizie sui dirottatori. Gli agenti dell'FBI hanno insistito nel controllare i passaporti, compreso quelli della famiglia reale".
    E questo è tutto ciò che fece l'FBI? Controllare qualche passaporto, porre alcune brevi domande, come "Ha preparato lei il suo bagaglio?" e "I bagagli sono stati in suo possesso da quando li ha preparati?". Così, questo potenziale materiale di testimonianza fu mandato via con un bon voyage e un bacio di addio. Come scrisse Jane Mayer sul The New Yorker, "Quando chiesi ad un funzionario dei servizi segreti americani se qualcuno aveva considerato di trattenere i membri della famiglia, egli rispose - Questo si chiama prendere ostaggi. Noi no lo facciamo".
    Era serio? Io rimasi senza parole per lo shock. Avevo letto bene? Perché questa notizia non era stata riportata più diffusamente? Non voglio raccontare cose personali o altro, ma la mattina dell'11 settembre io ero appiedato a Los Angeles. Riuscii a noleggiare un'auto e a guidare 3000 miglia per tornare a casa – e tutto questo perché viaggiare sugli aerei era proibito nei giorni successivi all'attacco. E invece a jet privati sotto la supervisione del governo saudita – e con l'approvazione di Bush – fu permesso di scorrazzare nei cieli americani, trasportando 24 membri della famiglia bin Laden fino a farli giungere in Europa, senza che potessero essere raggiunti da funzionari investigativi americani. Un agente dell'FBI mi disse che il comando era "furioso" perché non gli era stato permesso di trattenere i bin Laden nel paese e condurre così una reale indagine – il genere di indagine che la polizia fa quando cerca di arrestare un assassino. Di solito alla polizia piace parlare con i familiari del sospetto per conoscere quello che sanno, chi conoscono, come potrebbe aiutare a catturare il fuggitivo. In questo caso non fu seguita alcuna di queste procedure.
    Questo è inverosimile. Abbiamo due dozzine di bin Laden sul suolo americano e tutto quello che Bush fa è uscirsene con una scusa che non regge quale quella di ritenersi preoccupato circa la "loro sicurezza". Non poteva darsi che almeno uno dei 24 avesse qualcosa da dire? O almeno uno di loro non poteva essere "convinto" a fornire il suo aiuto per rintracciare bin Laden?
    No. Niente di tutto questo. Così mentre migliaia di persone si trovavano appiedate e non potevano volare, se tu avessi potuto provare che eri un parente stretto del più grande assassino nella storia americana, avresti ottenuto un viaggio aereo gratis intercontinentale!
    Cominciai allora a domandarmi che cos'altro c'era che non ci avevano detto. Così iniziai a scrivere un elenco di tutte le questioni che non quadravano.
    Allora, George W., che ne pensi di darmi una mano? Poiché la maggior parte delle mie domande riguardano la tua persona, tu sei la persona migliore per aiutare me – e la nazione – a spiegare quello che ho trovato.
    La mia prima domanda è: E' vero che i bin Laden hanno fatto affari con te e la tua famiglia negli ultimi 25 anni? Nel 1977, quando tuo padre ti sistemò in una compagnia chiamata Arbusto, hai ricevuto finanziamenti da uno dei tuoi vecchi amici, James R. Bath. James era stato assunto da Salem bin Laden – fratello di Osama – per investire il denaro dei bin Laden in varie iniziative imprenditoriali nel Texas. Circa 50.000 dollari, cioè il 5% del controllo della Arbusto, viene dal sig. Bath.
    Dopo aver lasciato il suo incarico, tuo padre è divenuto consulente per il Gruppo Carlyle. La famiglia bin Laden ha investito come minimo 2 milioni di dollari nel Gruppo Carlyle. Risulta inoltre che Frank Carlucci, segretario della difesa sotto Reagan e ora capo del Carlyle, siede nel consiglio direzionale di una think tank chiamata Middle East Policy Council insieme con un rappresentante della famiglia di bin Laden. Dopo l'11 settembre, il Washington Post e il Wall Street Journal sottolinearono questa strana coincidenza. La tua prima risposta, sig. Bush, è stata quella di ignorare tutto questo, sperando che fosse dimenticato. Tuo padre e i suoi amici al Carlyle non hanno rinunciato all'investimento di bin Laden. Il tuo esercito di sapientoni ha detto: non possiamo dipingere questi bin Laden con lo stesso pennello usato per Osama. Essi hanno ripudiato Osama! Non hanno niente a che fare con lui! Odiano e disprezzano quello che ha fatto! Questi sono i bin Laden buoni. E poi è uscito il video. Mostrava alcuni di questi buoni bin Laden – compresa la madre di Osama, una sorella e due fratelli – insieme ad Osama al matrimonio di un figlio appena otto mesi prima dell'11 settembre. The New Yorker riportò che non solo la famiglia non aveva tagliato i rapporti con Osama, ma aveva continuato a finanziarlo così come faceva da anni. Non era un segreto per la CIA che Osama potesse accedere alle fortune della sua famiglia (la sua parte è stimata in almeno 30 milioni di dollari) e che i bin Laden, così come altri sauditi, finanziavano adeguatamente sia Osama che Al Qaeda.
    Sig. Bush, settimane dopo l'attentato sul WTC e sul Pentagono, tuo padre e i suoi amici rifiutarono di annullare il supporto finanziario fornito dall'impero bin Laden. Fu solo dopo due mesi, quando sempre più persone chiedevano una spiegazione per questa presenza dei bin Laden nella proprietà Bush, che tuo padre e il Gruppo Carlyle furono costretti a restituire i milioni ai bin Laden, chiedendo loro di lasciare la compagnia come investitori. Perché c'è voluto tanto tempo?
    Per rendere le cose ancora peggiori, si venne a sapere che uno dei fratelli di bin Laden, Shafiq, si trovava la mattina dell'11 settembre a Washington ad una conferenza del Gruppo Carlyle. Il giorno prima, alla stessa conferenza, tuo padre e Shafiq erano stati visti discutere insieme a tutti gli altri cervelloni del Carlyle.
    Sig. Bush, nel caso tu non capisca quanto bizzarro sia stato il silenzio dei media riguardo i rapporti tra la tua famiglia e i bin Laden, permettimi una analogia a come la stampa o il Congresso si sarebbero occupati di un fatto simile, se la stessa scarpa si fosse trovata ai piedi di Clinton. Se dopo l'attentato al Federal Building in Oklahoma, si fosse venuto a sapere che vi erano rapporti finanziari tra Bill Clinton e la famiglia di Timothy McVeigh, che cosa pensi avrebbero fatto il partito repubblicano e la stampa? Non pensi che avrebbero fatto almeno due domande, del tipo "Che significa questo?". Sii onesto, tu sai la risposta. Avrebbero scuoiato vivo Clinton e gettato quello che rimaneva della sua carcassa nel Gitmo.
    Continuiamo con l'analogia Clinton, e immagina che nelle ore successive all'attentato di Oklahoma, Bill Clinton improvvisamente si fosse cominciato a preoccupare della incolumità della famiglia McVeigh a Buffalo – e avesse organizzato un viaggio per portare loro fuori dal paese. Che avresti detto, tu e i repubblicani?
    Sig. Bush, i bin Laden non sono i soli sauditi con i quali tu e la tua famiglia avete strette relazioni personali. L'intera famiglia reale sembra essere debitrice nei tuoi confronti – o viceversa?
    Il fornitore numero-uno di petrolio agli Stati Uniti è l'Arabia Saudita, che possiede le maggiori riserve petrolifere conosciute del pianeta. Quando Saddam Hussein invase il Kuwait nel 1990, i sauditi si sentirono minacciati e fu tuo padre, George Bush I, che venne a salvarli. I sauditi non lo hanno mai dimenticato, e, secondo l'articolo del marzo 2003 su The New Yorker, alcuni membri della famiglia reale considerano la tua famiglia come parte della loro.
    Haifa, moglie del principe Bandar, ambasciatore saudita negli Stati Uniti, afferma che tua madre e tuo padre "sono come mia madre e mio padre. Io so che se ho bisogno di qualcosa posso andare da loro".
    Come Robert Baer – membro della CIA dal 1976 al 1997 – ha rivelato nel suo libro, Sleeping With the Devil, tuo padre aveva un nome speciale per il principe saudita che chiamava "Bandar Bush." Il principe Bandar investe nel Gruppo Carlyle, ed è stato presente alla festa di compleanno di tua madre, quando ha compiuto 75 anni. Ha donato 1 milione di dollari al Museo e Biblioteca Presidenziali George Bush in Texas e ha disposto una donazione di oltre 1 milione di dollari per la campagna di alfabetizzazione di Barbara Bush. E' stata una relazione sicuramente fruttifera. Quando c'è stato tutto quello sgradevole stress intorno a quei coriandoli sospesi in aria sulle urne elettorali della Florida nel tardo autunno del 2000, il tuo intimo amico Bandar erà lì per la tua famiglia, offrendo il suo sostegno. Portò tuo padre a battute di caccia al fagiano in Inghilterra, per aiutare la sua mente a rimanere fuori da tutto quel caos, mentre l'avvocato della famiglia reale – il tuo avvocato, James Baker – andò in Florida a dirigere la battaglia elettorale. (Baker rappresenterà più tardi la famiglia reale nel procedimento intentato contro di lei dalle famiglie delle vittime dell'11 settembre). Siamo giusti, sig. Bush, non sono solo i suoi familiari a ricevere elargizioni saudite. Una grossa fetta dell'economia americana si poggia sul denaro saudita. Hanno trilioni di dollari investiti nel nostro mercato azionario e un altro trilione di dollari depositati nelle nostre banche.
    Se un giorno decidessero di ritirare improvvisamente tutto quel denaro, le nostre corporazioni e istituti finanziari collasserebbero, causando una crisi economica mai vista. Aggiungiamo poi che quel milione e mezzo di barili di petrolio provenienti dall'Arabia e che rappresentano il nostro fabbisogno giornaliero potrebbero sparire con un semplice sghiribizzo saudita, e allora possiamo cominciare a capire come non solo tu ma tutti noi siamo dipendenti dalla Casa Saudita.
    Probabilmente ecco perchè hai bloccato I tentativi di scavare più profondamente nella connessione tra Arabia Saudita e 11 settembre. I titoli lo gridavano il primo giorno e lo gridano nello stesso modo oggi, due anni dopo: terroristi attaccano gli Stati Uniti. Terroristi.
    Io mi sono posto domande su questa parola per qualche tempo, così, George, ti chiedo: se 15 dei 19 dirottatori fossero stati nord-coreani e avessero ucciso 3.000 persone, i titoli del giorno dopo sarebbero stati: Corea del Nord attacca USA? Sicuramente sì. O se fossero stati 15 iraniani o 15 libici o 15 cubani, io credo che il pensiero convenzionale avrebbe detto: Iran (o Libia o Cuba) attacca l'America! Invece hai mai sentito da qualcuno dire o visto scrivere dopo l'11 settembre: "Arabia Saudita ha attaccato gli Stati Uniti?". Non lo hai sentito. E allora la domanda successiva è: Perché? Perché quando il Congresso ha rilasciato la sua indagine sull'11 settembre hai censurato 28 pagine che riguardavano il ruolo dei sauditi nell'attentato? Che cosa si nasconde dietro questo apparente rifiuto di guardare al solo paese che sembra avere fornito i "terroristi" che hanno ucciso nostri cittadini? Perché ti impegni tanto a proteggere i sauditi quando avresti dovuto proteggere noi?
    Due notti dopo gli attacchi, secondo l'articolo scritto da Elsa Walsh su New Yorker, sei uscito sul balcone Truman della Casa Bianca a rilassarti e fumare un sigaro. Erano state 48 ore orribili e tu avevi bisogno di rilassarti. In quel momento privato, hai chiesto ad un amico di unirsi a te. Quando egli entrò alla Casa Bianca, vi abbracciaste, e poi gli hai chiesto di seguirlo sul balcone, dove gli offristi da bere. Entrambi accendeste i sigari, mentre guardavate fuori verso il monumento a Washington. Tu gli dicesti che se gli Stati Uniti non fossero riusciti a catturare qualche uomo di al Qaeda coinvolto negli attacchi per farlo cooperare alle indagini, "noi verremo a prenderli da te". Fu una offerta che egli apprezzò. Dopo tutto, era il tuo buon amico "Bandar Bush," principe dell'Arabia Saudita. Mentre il fumo delle ceneri ancora riempiva l'aria di Manhattan e Arlington, il fumo del sigaro del principe saudita si diffondeva nella mite aria notturna di Washington, con te, George W. Bush, dalla sua parte.

    Excerpted from "Dude, Where's My Country?" by Michael Moore. (c) 2003 by Michael Moore. With permission of Warner Books Inc. All rights reserved.

  4. #4
    Saloth Sâr
    Ospite

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    Bush e Bin Laden, soci d'affari e amici per la pelle

    La saga infinita dei rapporti tra le due famiglie, in cui sono i Bin Laden a perdere. Decine di news su internet

    di Francesco Piccioni, Il Manifesto 25 settembre 2001

    Quel vecchio pirata di Prescott Bush sarebbe veramente contento di vedere fino a che punto i suoi discendenti hanno assimilato il suo spirito. Lui che nel 1918 guidò un'incursione in un cimitero Apache per prendersi il teschio di Geronimo e farne il trofeo della sua società di studenti, la Skull & Bones (teschio e ossa). Lui che negli anni '30 - e nei primi '40 - trafficava con la Luftwaffe fino a vedere tre società di cui era azionista importante sanzionate per aver commerciato col nemico (violando il Trading with Enemy Act). Lui che pranzava quotidianamente con Allen e Foster Dulles (capo della Cia al momento dell'assassinio di John Kennedy) e che aveva convocato il capo della nazione Apache per una cerimonia di restituzione del teschio di Geronimo; finita male, perché provò ad affibbiargli un teschio qualsiasi, offendendolo a morte.
    Era certamente contento del primogenito George Herbert, petroliere di scarsa fortuna ma agente della Cia in grado di scalarne la vetta (fu nominato direttore nel 76) nonostante il non esaltante risultato dello sbarco nella Baia dei Porci, a Cuba, di cui era il coordinatore. Però dimostrò di tenere alle radici texane, al petrolio e alla famiglia, chiamando le tre navi da sbarco Houston, Zapata (la sua prima e scalognata società petrolifera) e Barbara (la moglie). Deve aver sorvolato su quella strana liaison del figlio, negli anni '60, con un costruttore arabo che ogni tanto veniva in Texas e cercava di introdursi nell'alta società locale. In fondo, quel Muhammad Bin Laden lì, non durò poi molto: cadde col suo aereo mentre attraversava il cielo sopra i pozzi che così poca soddisfazione davano al suo prediletto. Era il '68, il mondo pensava ad altro.
    George W., all'inizio, deve avergli dato parecchi grattacapi. Un asino a scuola (la media del «C», a un passo dalla bocciatura), ultimo all'esame di ammissione alle forze aeree della Guardia Nazionale (giusto per schivare il Vietnam), assiduo frequentatore di bottiglie di bourbon e piste di cocaina. Ma finalmente, anche lui, si lanciava nel business del petrolio. A metà degli anni '70 fonda la Arbusto (bush, in spagnolo) Energy, raccogliendo come soci un po' di amici paterni (la Cia ha molti amici). Il suo compagno di scuola e di servizio militare, James Bath, gli procura investimenti da parte di Khaled Bin Mafouz e Salem Bin Laden, il figlio maggiore di Muhammad e nuovo capo della famiglia. Personaggio notevole, il Mafouz. Banchiere della famiglia reale saudita, sposo felice di una sorella di Salem e Osama, gran capo di Relief e Blessed Relief, le due «ong» arabe accusate di essere una copertura per l'organizzazione di Osama.
    George, negli affari, è sfortunato. La Arbusto fallisce, si trasforma in Bush Exploratìon, poi in Spectrum 7. Immancabile arriva sempre la bancarotta. Ma Salem non gli fa mai mancare il suo generoso appoggio. Il successo pare arridergli quando la Harken Energy rileva la Spectrum pagando la sua quota azionaria ben 600.000 dollari. Che corrobora con un contratto di consulenza da 120.000 dollari l'anno. In breve si mette in tasca un milione, mentre la Harken ne perde decine. Ma procura un contratto di trivellazione in mare da parte del Bahrein, battendo Amoco e Esso. E' il '91, la guerra del Golfo sta per scoppiare, Bush padre è il presidente; e lo sceicco locale, Khalifa, preferisce non rischiare.
    Del resto sono anche vecchi amici di famiglia. Khalifa, Bin Mafouz, Salem Bin Laden erano nel board della Bcci quando passavano immensi movimentì di denaro per l'affare Iran-Contra. Del resto quando, alla fine dell'80, i repubblicani si incontrano segretamente a Parigi con i khomeinisti moderati per ritardare il rilascio degli ostaggi americani a Teheran e fregare così Jimmy Carter alle elezioni, George padre raggiunge di corsa il summit a bordo dell'aereo di Salem Bin Laden.
    George W. è sfortunato, con i suoi soci. Su quello stesso aereo, nell"88, Salem trova la morte (anche lui) mentre attraversa il cielo sopra i pozzi del Texas. La coincidenza sembra a molti eccessiva, ma l'inchiesta fu molto accurata. Le conclusioni, infatti, non furono mai rese note. Nel frattempo un altro protagonista dell'incontro di Parigi, Amiram Nir - agente del Mossad - muore in un incidente aereo. Nessun sospetto, però: cade in Messico, mica in Texas.
    La sfortuna perseguita anche i giornalisti che si occupano dei Bush. Danny Casolare sta lavorando a un libro («Untanglig the Octopus») che ricostruisce la rete degli scandali grandi e piccoli della presidenza paterna. Prima di finirlo, però, decide di suicidarsi «come un incapace», racconta Steve Mizrach. Stessa sorte per James H. Hatfield, 43 anni, che è riuscito a pubblicare «A fortunate Son: George W. Bush and thè making of an American President». Una biografia non autorizzata che, nel '99, rivela come George abbia tenuto nascoste le sue frequentazioni con la cocaina. Per la legge del contrappasso, viene trovato morto per overdose in un albergo di Springdale, Arkansas, il 18 luglio di quest'anno.
    Ora tocca a Osama, naturalmente. Sodale non d'affari, ma di operazioni targate Cia. Forse gli altri 52 fratelli avranno qualcosa da obiettare. Ma, direbbe Prescott, in una guerra mondiale c'è spazio a sufficienza per risolvere le beghe tra vecchi soci

    Bush, Bin Laden, reali sauditi: fine di una love story

    Protestano i fedeli esecutori degli ordini finanziario-spionistici del re e della Cia. Basta cercare su Internet

    Il Manifesto 26 settembre 2001

    Un'intera pagina di Le Monde, domenica, a pagamento. Per «smentire categoricamente» le voci di «complesse partecipazioni finanziarie» con Osama Bin Laden. Prima ancora che Bush rendesse pubblica la sua ridicola «guerra finanziaria al terrorismo», Gaith Rashad Pharaon - aristocratico saudita e presidente della Pharaon Investment Group con sede a Parigi, tormentato da voci di stampa decisamente malevole - si è alzato per dire «Giù le mani dal mio onore», dai miei investimenti; dal «lavoro di una vita», diremmo in Italia
    Ha certamente le sue brave ragioni, il signor Pharaon. In fondo si è sempre mosso tenendo ben fermo lo sguardo su due stelle polari: la famiglia reale saudita e le covert operation della Cia. Un finanziere accorto, dunque, che da 30 anni si muove con disinvoltura e discrezione in mezzo alla spazzatura disseminata a piene mani da quei tangheri di texani che arrivano con il sigaro in bocca, il cappellaccio in testa e stendono gli stivali sui suoi preziosi tavoli. E danno ordini. Lui, secondo un rapporto della Federai Reserve, aveva accettato di buon grado di essere il front man, l'uomo di punta della Bcci nei tentativi d'assalto alla First National Bank. Ma del resto era entrato nella famigerata Bank of Credits and Commerce International per l'amicizia di famiglia con Agha Hassan Abedi e lo sceicco Kamal Adham, cognato di re Feisal. Faceva parte di quel consiglio d'amministrazione insieme a Khalid Bin Mahfouz (sposato con una Bin Laden, indicato come un fedelissimo di Osama), lo stesso Kamal Adham e addirittura Clark Clifford, ex ministro della difesa Usa e consigliere di ben quattro presidenti degli Stati uniti (da Truman a Johnson), amico dei fratelli Dulles, due «miti» nella Cia.
    Pharaon è una persona perbene, rispettata In Arabia Saudita fa affari insieme allo sceicco Abdullah Bakhsh, altro finanziere accorto che sedeva addirittura nel consiglio di amministrazione della Harken Energy - nell'88 - insieme ad Alan Quasha (intimo dell'ex dittatore filippino Marcos) e George W. Bush. Una botte di ferro. I consigli di amministrazione della Bcci e della Harken sono composti dalle stesse persone, o comunque dello stesso giro. Gente che gestiva gli incassi provenienti da un ricco traffico di droga per finanziare i Contras nicaraguegni prima e la guerra in Afghanistan contro i sovietici, poi. Ma, anche lì, aveva obbedito agli ordini Usa. O della Cia? La domanda può sembrare strana, ma proprio con quella serie di operazioni (passata alla storia come «scandalo Iran-Contras») la Cia aveva preso a finanziare una propria «politica estera», senza più passare attraverso il giudizio - e il controllo della spesa - del Congresso. Osama era cresciuto anche abbeverandosi a quella fonte, la Bcci. Ne aveva tratto tutto quanto serviva per lanciare alla grande la «guerra santa» antisovietica, inventando quasi di sana pianta un movimento integralista che solo nell'Iran degli ayatollah sembrava avere qualche seguito popolare.
    Ma di tutto questo la Cia, ovvero la famiglia Bush - padre, figlio, James Baker e Dick Cheney - erano perfettamente al corrente. Anzi: quel gioco l'avevano inventato loro. Perché, ora, additarlo all'odio del mondo solo per la sua frequentazione con la famiglia Bin Laden? Come scrive nel suo appello francese, quella «è una delle famiglie più conosciute e rispettate del Medio Oriente». Lo sanno tutti, lì, che i Bin Laden sono la faccia e la finanza pubblica della famiglia reale di Riad. E' vero, per esempio, che in Francia controllavano la Banque Al Saudi, poi parzialmente integrata nell'Indosuez. Ma in quel CdA - che comprendeva come sempre Salem Bin Laden, Khalid Bin Mahfouz, lo sceicco Bogshan - il presidente onorario era il principe Muhammad Ben Fahd, figlio del re. Un nome che era una garanzia. E' vero anche che Yeslam Bin Salem, nella Zurich company, si era trovato in società con la famiglia Shakarshi, noti soprattutto per il riciclaggio del traffico di droga. Ma anche questi lavoravano per la Cia e la guerra antisovietica in Afghanistan. Quindi era «tutto ok», no? Perché, altrimenti, i Bush ci avrebbero tenuto tanto ad avere i Bin Laden come soci in affari?
    Pharaon lo sa bene: le attività finanziarie di Salem, lo sfortunato socio petrolifero di George W. Bush morto in uno dei tanti «incidenti» aerei che tormentano la famiglia saudita; quelle un po' più violente di Osama; quelle di Yeslain insieme agli Shakarshi - non avvenivano per iniziativa personale della famiglia Bin Laden. Erano «contratti» - politici o finanziari - che recavano la firma dei due membri più influenti della famiglia reale: i principi Muhammad Ben Fahd e Saud Ben Nayef. Una guerra ai Bin Laden bombarda direttamente anche il trono saudita.

    Il banchiere del Re, della Cia, di bin Laden e di Bush

    Khalid bin Mahfouz, uno degli uomini più ricchi del mondo, emblema dei rapporti malati tra Usa e mondo arabo

    Il Manifesto 3 ottobre 2001
    Dalle stelle (e strisce) alle stalle. La splendida carriera di Khalid bin Mahfouz si è drasticamente fermata nelle ovattate stanze di un ospedale militare saudita, più di un anno fa. Agli arresti domiciliari, a Taef, «per volontà delle autorità americane». Prima di fermarsi a questa per lui inconsueta stazione, era arrivato, nella classifica della rivista Forbes, al 125° posto tra gli uomini più ricchi del mondo. Una figura che riassume da sola la storia dei travagliati rapporti tra il mondo politico-finanziario americano e i detentori dei «petrodollari» (cfr.Intelligence Online, 2000).
    Era proprietario della National Commerce Bank dell'Arabia Saudita, la più grande banca privata del mondo posseduta da un privato. Ma soprattutto era il banchiere della famigia reale saudita. Un vero astronauta della globalizzazione finanziaria, al centro del flusso dei dollari che arrivavano nel Golfo in cambio del petrolio e che tornavano in occidente - negli Stati uniti soprattutto - sotto forma di investimenti. Un vortice gigantesco e senza apparente fine, da cui centrifugavano schegge di capitale per scopi diversi. Schegge che sono comunque cifre da capogiro. Tra l'86 e il '90 una di queste schegge lo portò ad essere azionista di riferimento, col 20%, della Bcci, negli Usa. Era nel board della banca insieme a Gaith Pharaon, al pakistano Abedi, allo sceicco del Bahrein, Khalifa; aveva come proprio referente nel mondo finanziario americano Jack Stephens, uno del «club dei 100» (quelli che avevano contribuito all'elezione di Bush padre alla presidenza con 100.000 dollari a testa, cfr. New York Times, 6 dic. '91). Un prudente investitore dell'Arkansas, che intanto contribuiva anche alla carriera di Clinton. Anni d'oro, in cui la banca riciclava denaro per i cartelli della droga colombiani, per il traffico d'eroina prodotta in Afghanistan e gestito direttamente dalla Cia per finanziare Contras e mujaeddin anti-sovietici senza passare sotto il controllo del Congresso americano.
    Una di queste schegge, al contrario, lo ha portato ad essere una delle principali fonti di finanziamento di Blessed Relief e altre Ong musulmane, accusate di «girare» denaro direttamente a Osama bin Laden. Nel consiglio d'amministrazione di Blessed Relief, per sfortuna, siede suo figlio Abdul Rahman, sospettato d'aver partecipato a un fallito attentato al presidente egiziano Mubarak. Sua moglie, a completare la disgrazia, è una delle tante sorelle di Osama.
    Eppure tutto era cominciato bene, in America. Nel 78 il suo socio, Salem bin Laden, aveva assunto come prestanome per il mercato statunitense James Bath, uno degli amici intimi di Bush junior e agente della Cia con lo specifico compito di «stabilire un legame più efficace con l'Arabia saudita». Agli ordini di George Bush padre, nominato due anni prima direttore dell'«agenzia». Bin Laden e bin Mahfouz, secondo le accuse mosse loro in un secondo tempo, cercavano invece gli investimenti giusti per «condizionare la politica americana». Chi strumentalizza chi? Gli eventi dei venti anni successivi non lasciano molto spazio alle interpretazioni.
    Bath gli aveva in effetti procurato i primi investimenti. Nell'Arbusto Energy di George W. Bush (Daily Mail del 24 settembre, «Bin Laden's family links to Bush», di Peter Allen), insieme a Salem bin Laden. Poca roba, 50.000 dollari, tanto per fare un regalo alla «famiglia» che lanciava negli affari il primogenito. Più consistente, invece, la cifra per l'acquisto dello Houston Gulf Airport, che finì completamente nelle sue mani quando il suo socio Salem morì in un incidente aereo in Texas, nell'88. Nell'87 dà mandato al suo rappresentante ufficiale negli Usa, Abdullah Taha Bakhsh, di acquistare il 17% della Harken Energy, di cui George W. Bush è azionista, consulente, amministratore. Un'azienda petrolifera piccola, con un disperato bisogno di soldi e commesse. Bin Mahfouz porta gli uni (anche Jack Stephens contribuisce con 25 milioni di dollari) e le altre. Qualche tempo dopo lo sceicco Khalifa - altro consigliere della Bcci - in qualità di ministro del Bahrein affida proprio alla Harken il compito di effettuare trivellazioni nel proprio mare. Una «fortuna eccezionale», che spinge il valore della Harken a oscillare tra 4 e 5 dollari per azione. Ma proprio a quel punto qualcosa si rompe.
    Il 20 giugno del '90 George W. vende la sua partecipazione nella Harken a 4 $ per azione, mettendosi in tasca quasi un milione di dollari. Otto giorni dopo vengono pubblicati i risultati economici del secondo trimestre: la Harken dichiara perdite per 23 milioni di dollari e il valore delle azioni cade a 1. L'uscita di Bush dalla società è stata di un tempismo davvero eccezionale. Frutto di un fiuto innato per gli affari o di un insider trading da paura? La Sec (la Consob americana) apre un'inchiesta (Micah Morison, Wall Street Journal, 27-9-'99). Il sospetto economico è che, da consigliere, conoscesse benissimo la situazione fallimentare della società e abbia, fuggendo, «fregato» i soci e il mercato. Quello politico jè che, da figlio del presidente, fosse informato dell'ormai imminente invasione del Kuwait e della conseguente crisi del mercato petrolifero. Bush fu naturalmente assolto, nonostante i malumori del Wsj per la palese violazione delle regole di mercato. Il buon bin Mahfouz, negli stessi giorni, vedeva crollare la Bcci sotto i colpi dello scandalo (oltre 10 miliardi di dollari di perdite). I Bush - presidente e figlio - scomparvero, mentre lui pagava danni e multe, chiudeva le attività negli Stati uniti e se ne tornava a casa. Con una cittadinanza irlandese e, probabilmente, qualche dente avvelenato. Come molti, negli ultimi tempi, in Arabia saudita.

  5. #5
    Saloth Sâr
    Ospite

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  6. #6
    Saloth Sâr
    Ospite

    Predefinito Tra ERETICI ci si intende...



    Papa Giovanni Paolo II° bacia il Corano portatogli da un wahhabita

  7. #7
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    Predefinito

    il wahabismo è nato nel 1700, prima ancora che gli Stati Uniti esistessero
    documentarsi prima di massacrare la tastiera a ditate

  8. #8
    Saloth Sâr
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da IlikeUSA
    il wahabismo è nato nel 1700, prima ancora che gli Stati Uniti esistessero
    documentarsi prima di massacrare la tastiera a ditate
    Io non sostengo che l'eresia wahhabita sia una creazione americana, se solo ti leggessi bene gli articoli che ho postato...

    Ma non mi faccio illusioni

  9. #9
    Saloth Sâr
    Ospite

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    La casa dei Saud e i Saudi-Salafiti
    24 luglio 2004
    di Zamin Zakaria, Inghilterra

    Il documentario di Michael Moore, "Fahrenheit 9/11", ha messo in evidenza il livello senza precedenti degli investimenti sauditi negli USA, la più grande potenza economica del mondo. La cifra raggiunge migliaia di miliardi di dollari, ed è calcolata intorno al 6-7% del prodotto americano. La maggior parte del denaro investito proviene dalle eccedenze di "petrodollari" acquisite dalla vendita di petrolio. L'Arabia Saudita ha le riserve di greggio più grandi al mondo e si classifica al primo posto tra gli esportatori di questa risorsa, che fornisce il 90% del valore delle esportazioni e circa il 40% del prodotto interno lordo di quel paese.
    La parola "petrodollaro" nacque dopo il 1945, quando gli USA imposero il dollaro come la valuta di riserva globale per gli scambi sul petrolio. Nel 1971, Richard Nixon tolse la convertibilità del dollaro in oro e il petrolio veniva comprato con dollari "di carta" stampati a piacimento dal governo americano. Si potrebbe sostenere che gli USA si procurino il petrolio gratis visto che stampano semplicemente il denaro per comprarlo. Il petrodollaro così acquisito ha un certo livello di potere d'acquisto, e questo è il suo vero valore, visto che il denaro di carta in sè non ne ha.
    Se il dollaro si indebolisce, il potere d'acquisto del petrodollaro diminuisce, causando gravi perdite e ciò significa "petrolio in cambio di niente e dollari gratis" ! Dato che il reddito viene acquisito in dollari, ci sarà quasi certamente una richiesta crescente di beni e servizi prodotti negli USA, a spese dell'economia regionale e nazionale. Perciò negli ultimi cinquant'anni prodotti di consumo importati dall'occidente sono stati scambiati con il prezioso oro nero e non c'è stato alcuno sforzo reale da parte dell'Arabia Saudita per trasferire la tecnologia e sviluppare la sua industria.
    A nessuno verrebbe in mente il nome di una azienda importante o di un prodotto molto noto che siano sauditi. Perfino nell'industria petrolifera, che è attiva da sessant'anni nel paese, i sauditi non sono ancora in grado di mantenere neanche la produzione primaria del petrolio senza l'aiuto delle compagnie occidentali. Faisal Turki l'ha ammesso recentemente dichiarando che l'Arabia Saudita ha bisogno che i tecnici occidentali rimangano nel paese per mantenere in funzione l'industria del petrolio, in seguito ai recenti attacchi a personale occidentale verificatisi in Arabia Saudita.
    Se ci fosse mai stata un'intenzione sincera di raggiungere l'indipendenza nella gestione dell'industria petrolifera, ci sarebbe stato uno sforzo per trasferire professionalità alla popolazione locale per sostituire i lavoratori stranieri nel corso degli anni. In realtà, l'Arabia Saudita sarebbe dovuta diventare esperta nel campo trasformandosi in un punto di attrazione per altri che volessero acquisire le capacità necessarie a gestire l'industria del petrolio. Questo avrebbe generato ricchezza e fatto espandere la sua economia, invece di lasciare che il denaro fluisse all'estero in continuazione. Il Giappone è un'altro esempio; è diventato una delle maggiori potenze economiche del mondo e si basa sull'importazione di petrolio come delle materie prime per le sue enormi industrie e produce di tutto dai famosi autoveicoli agli elettrodomestici. Invece le economie dell'Arabia Saudita e altri membri dell'OPEC, pur essendo dotate di così tanto petrolio, messe assieme rimangono piccoline in confronto a quella giapponese.
    Perciò la domanda conseguente è: cosa succede all'eccedenza di petro-dollari ? Vengono reimmessi dagli stati membri dell'OPEC come Arabia Saudita, Kuwait ed altri, nell'economia americana, mantenuti come buoni del Tesoro americano e nella forma di altri titoli a breve termine in banche americane ed europee.



    Solo la didascalia ci rivela che questa foto proviene da una base militare americana in Arabia Saudita e non in qualunque altra parte del mondo dove ci siano missili e fast food




    Oltre ai petro-dollari del governo saudita, anche uomini d'affari privati hanno investito all'estero nei mercati americano ed europeo.Questi investimenti in aggiunta al petrolio a buon mercato fornito dai sauditi e dal Kuwait sono stati un elemento fondamentale che ha permesso all'America di lanciare l'aggressione all'Iraq con gran facilità.
    L'incapacità dei sauditi di utilizzare le loro riserve di petrolio ha consentito agli USA di incrementare la loro politica guerrafondaia nella regione. Tutti i governi che si sono succeduti hanno fornito un sempre maggiore appoggio ad Israele in termini economici e politici, mentre disconoscevano il diritto dei Palestinesi di resistere. Per decine di anni, gli USA hanno sempre tradito le promesse fatte agli arabi a proposito della questione palestinese. Ecco perchè le sanzioni sul petrolio imposte dal re Faisal nei primi anni settanta hanno davvero sorpreso il governo americano, che avevano pensato si trattasse di vuote minacce quando le sanzioni non erano ancora state attuate. Come rappresaglia, gli Stati Uniti minacciarono di invadere il paese e prendere il controllo dei pozzi petroliferi. Questo piano attualmente viene ventilato dai neoconservatori. Così, un giorno potremmo assistere alla trasformazione di re Fahd nel "dittatore" Fahd e dei sauditi in oppressi che necessitano la loro liberazione !
    Allora il mondo islamico si chiede perchè i sauditi stiano investendo così tanto denaro in una nazione aggressiva come gli USA, che assume sempre più un'identità anti-islamica, anche da prima dell'11 settembre ? L'Arabia Saudita è la patria dell'Islam e il paese dove nacque il profeta Maometto e vi si trovano le due moschee sacre, dove milioni di persone giungono per compiere il pellegrinaggio annuale (Hajj). La sua politica dovrebbe seguire gli interessi dei suoi cittadini e del mondo islamico in generale. Si potrebbe immaginare che il Vaticano investisse tutti i suoi risparmi nel mondo islamico ? Chi può dimenticare che il generoso principe saudita voleva donare dieci milioni di dollari ai "poveri" americani dopo l'11 settembre mentre così tanti musulmani non possono accedere nemmeno all'essenziale ? Il sindaco Rudy Giuliani ha fatto bene a restituire l'assegno, dimostrando tra l'altro che non tutti si possono comprare come fossero prostitute.
    Questo prova il fatto che non importa quanto ricca di risorse naturali sia una nazione, se la sua classe dirigente non ha una visione genuina e la forza di volontà per diventare indipendente e forte, rimarrà in uno stato di declino. l'Arabia Saudita non è in grado di esercitare alcuna influenza politica, economica o militare sul piano mondiale nè su quello regionale. L'influenza diplomatica e politica deve essere sostenuta da una forte capacità militare e un'economia forte. Se uno stato relativamente povero come il Pakistan privo di ampie risorse petrolifere è stato in grado di produrre armi nucleari allora i sauditi avrebbero senza dubbio potuto avere grandi quantità di questo tipo di armi. Se il governo saudita avesse una prospettiva genuina, i soldi non sarebbero stati scialacquati, ma investiti saggiamente. Sarebbe stata formata una forza lavoro molto qualificata; la ricerca scientifica avrebbe portato alla creazione di nuova tecnologie e capacità produttive. Questo è davvero imprescindibile, perchè viviamo in un era di economia fondata sulla conoscenza. E' la "conoscenza" che trasforma il silicio estratto dalla sabbia grezza nel microchip, l'unità di base della grande industria di computer.
    Oltre a dissipare la ricchezza, l'Arabia Saudita ha uno spaventoso record di abusi nei confronti di musulmani, nella fattispecie quelli poveri provenienti da paesi quali Pakistan, Bangladesh, India, Egitto, Sudan e Yemen. Essi sono spesso maltrattati dai loro datori di lavoro e sottopagati. I bianchi europei e gli americani invece sono pagati regolarmente e hanno stipendi molto più alti a parità di lavoro svolto. Questo è il frutto di un profondo complesso d'inferiorità e opinioni razziste. Un'indagine sul maltrattamento dei lavoratori stranieri in Arabia Saudita è stata pubblicata recentemente nei mezzi di informazione più diffusi.
    Per mettere a tacere i critici i Saud hanno fondato e finanziato il movimento Salafita, sostengono di essere i seguaci di Muhammad Abdul Al-Wahhab e di Ibn Taymyaah, meglio noti come i Saudi-Salafiti, da non confondere con i Jihadi-Salafiti guidati da Osama Bin Laden. I Saudi-Salafiti vengono ampiamente sovvenzionati, e producono una gran quantità di libretti patinati, istituti, scuole e schiere di "studiosi" che dispensano continuamente editti religiosi ("fatwa"). Soffermiamoci brevemente su alcune discussioni e questioni affrontate da questi movimenti.
    Uno dei loro argomenti di base è la loro insistenza perchè si accetti la loro interpretazione a riguardo di certe questioni metafisiche che non hanno nulla a che fare con la nostra vita terrena. Sono fanatici allo stesso modo sulle norme di vestizione e ritualità private, perfino su temi che devono essere lasciati alla discrezionalità dell'individuo. Per questa gente non si può discutere di altre questioni, se prima questi requisiti non sono soddisfatti. Anche se migliaia di musulmani in Iraq, Afghanistan e Palestina muoiono, le moschee sono profanate, le donne violentate, non ci si sforza neanche di esprimere una "fatwa" o un opinione sull'argomento, con lo stesso fervore con cui si discute ad esempio "dov'è Allah". I Saudi-Salafiti sono ben noti per essere degli appassionati delle "fatwa", malgrado ciò quando gli Americani recentemente hanno sferrato l'attacco all'Iraq io non ho trovato alcuna fatwa riguardante la jihad o modi di resistere all'aggressione americana.
    Quindi, sembrerebbe che versare il sangue di musulmani non sia tra gli argomenti che stanno loro più a cuore. Magari è considerata una tradizione profetica minore (Sunnah)! Producono moltissimi libretti patinati su innumerevoli questioni banali ma finora non è data la pubblicazione di un solo libro sull'argomento della Palestina occupata e come potrebbe essere liberata, specialmente considerando che la terza moschea sacra si trova lì. Analogamente, essi tacciono costantemente sui massacri condotti dagli americani in Iraq e Afghanistan, e sulla presenza di basi militari nella regione che sono state usate ripetutamente per lanciare l'aggressione contro musulmani innocenti.
    Al contrario, quegli individui e gruppi che hanno cercato di sollevare tali questioni sono stati derisi con una campagna di demonizzazione violenta, accusandoli di deviare dall'Islam ortodosso e mettendo in dubbio la loro buona fede.
    Come se non bastasse, i movimenti creati dai Saud talvolta hanno incolpato le vittime invece dell'aggressore. Durante la guerra in Bosnia, la mancanza di sostegno per prevenire il massacro di musulmani veniva spesso giustificato sostenendo che quelli non fossero buoni musulmani perchè si erano allontanati dagli insegnamenti dell'Islam. Perciò il massacro se lo erano andato a cercare i Bosniaci; sostanzialmente era colpa loro. E però noi abbiamo sempre pensato che solo gente come James Ruben o Richard Perle potessero costruire argomenti infami come questi !
    Questo atteggiamento ha molto opportunamente facilitato il silenzio mantenuto dall'Arabia Saudita e simili. Anche se la tesi Saudi-Salafita sui musulmani bosniaci fosse stata veritiera, non c'è alcun testo o legislazione islamica che permetta quindi di assolvere i governi musulmani dalla responsabilità di proteggerli da infedeli bellicosi quali i serbi. Se ben ricordiamo, il Profeta dell'Islam inviò un esercito in guerra per vendicare la perdita dell'onore di una sola donna, e non ci fu mai alcuna dibattito se si trattasse di una buona o cattiva musulmana. Questa mentalità facilita anche i Saudi-Salafiti nel costruire implicitamente argomenti simili contro i palestinesi, e di conseguenza i loro grassi cittadini possono continuare a fare spese da Marks & Spencer senza sentirsi in colpa neanche un pò.
    Un'altro argomento ossessivo è il politeismo (Shirk), l'ateismo (kufr) e la purezza del monoteismo (Tawhid) ma sono assolutamente tranquilli mentre l'esercito americano stanziato sul suolo dell'Arabia Saudita (Hizaj e Najd) bombarda gli iracheni, ed ora minaccia i musulmani in Siria e in Iran. Dopo Abu-Ghraib, come può uno studioso di Islam onesto e indipendente restare in silenzio davanti alla continua collaborazione con gli USA ? Gli USA sono gli stessi che legittimano continuamente l'aggressione israeliana ! Solo gli svergognati e traditori possono continuare ad andare a letto con quelli che hanno violentato e torturato i nostri bambini, le nostre madri e sorelle in Iraq, Palestina ed Afghanistan in un modo che è ignoto persino tra gli animali.
    Secondo la logica distorta dei Saudi-Salafiti, essi sostengono che ci sia un beneficio nell'ospitare i militari USA, dato che sarebbero riusciti a convertirne un buon numero durante la prima guerra del golfo. Ovviamente, ciò non ha convinto questi soldati americani appena "convertiti" a non bombardare ed ammazzare i musulmani nel vicino Iraq, ed in Palestina servendosi di altri ! E' forse una Jihad in retromarcia se i musulmani sono le vittime designate ? Più concretamente, non c'è logica nell'accogliere più truppe USA nonostante le attività in cui sono coinvolte purchè qualcuno si converta. Mi chiedo se si darebbe così tanta importanza a convertiti all'Islam se provenissero dalle misere baraccopoli dell'India o del Sudamerica ?
    Propagandare questo tipo di argomenti non è così difficile se si pensa che la stragrande maggioranza dei seguaci dei Saudi-Salafiti hanno l'encefalogramma piatto. D'altra parte, sono stati programmati per aggredire gli altri musulmani sollevando questioni irrilevanti, in modo da allontanare l'attenzione da chi li paga e da argomenti cruciali quali l'uccisione sfrenata di musulmani. Quando parlano i Saudi-Salafiti, bisogna solo ascoltare. Se li si sfida con i propri ragionamenti, si viene immediatamente ridotti al rango di innovatori devianti che mancano di conoscenza delle scritture. Con genii quali i Saudi-Salafiti, lasciamo perdere il resto della Palestina, perfino la Moschea di Gerusalemme è già stata venduta. Come il petrolio, l'hanno venduto agli israeliani al prezzo più super-scontato : assolutamente gratis ! Medina e la Mecca saranno le prossime.
    Tutto ciò che conta è mantenere i loro palazzi, le limousine, i centri commerciali e le "infermiere" filippine. Di conseguenza, questa è la situazione scandalosa; i musulmani devono liberare la Mecca, Medina e poi Gerusalemme (Al Quds), in questo ordine.

    Copyright © Yamin Zakaria 2004. All rights are reserved. Published with permission by Jihad Unspun.

  10. #10
    Saloth Sâr
    Ospite

    Predefinito

    E' stato dimostrato che sono stati proprio i sauditi a finanziare il terrorismo ceceno (non dimentichiamoci degli sforzi di Soros e del partito radicale per trovare prove dei crimini russi in Cecenia da consegnare all'ONU) e i mujahedin albanesi contro la Serbia di Milosevic


    Più volte Iran, Iraq e Libia hanno tentato di sostenere un golpe contro la monarchia saudita sempre rigorosamente protetta dagli "amici" americani...

 

 
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