
Originariamente Scritto da
Luce da Luce
Mi chiedo come facciano i cattolici-romani a non rendersi conto, alla luce della cristologia ortodossa dei sette concili ecumenici, che la loro attuale cristologia è, di fatto nestoriana!
Col trascorrer dei secoli, nell’occidente cattolico-romano, si è andati ben oltre la mielosa devozioncella del “sacro cuore”, e, senza nemmeno che se ne rendessero conto, hanno trasposto questo cripto-nestorianesimo sul piano teologico.
Nestorio, nel tentativo di salvaguardare la trascendenza di Dio, non riuscendo a comprendere sul piano teologico nella sua totalità il mistero della Divino-umanità di Cristo, separò in Lui la divinità dall’umanità, non distinguendo due “nature”, ma separando due “persone”: il Dio-Logos e l’uomo-Gesù.
Se oggi apriamo un qualsiasi manuale di teologia sistematica cattolico-romana, non può non sfuggire come la loro teologia contemporanea risenta della profonda revisione di stampo Bultmanniano, e peggio ancora come tutto all’interno della Chiesa Cattolica Romana, dopo il Vaticano II sia stato revisionato e rivisitato alla luce del metodo storico-critico di matrice biblicista.
Di fatto l’antica eresia nestoriana, messa fuori della porta, è stata fatta rientrare dalla finestra: la “separazione” di due persone in Cristo viene riproposta e canonizzata, in modo ancora più sfacciatamente marcato, nella separazione tra il “Gesù storico” ed il “Cristo della gloria”. L’opera di demitizzazione di R. Bultmann è stata accolta, recepita e fatta propria dalla maggior parte dei teologi cattolici moderni, tant’è che, dopo il Vaticano II, la corsa alla ricerca degli ipsissima verba Iesu, è passata dal revisionismo storico-biblico a quello liturgico-pastorale.
Ad esempio la ricerca-ricostruzione degli “ipsissima verba” in ambito liturgico è diventata l’archeologismo di stampo Bugnino-Lercariano, con la pretesa arrogante di restituire ai cattolici del XX secolo una liturgia dei primi secoli artificialmente ricostruita, dove, ad es. le parole dell’istituzione della cena del Signore vengono direttamente riprese dalla I Corinzi 11, 23-26, sostituendo quelle che ci erano state consegnate dalla viva Tradizione liturgica, giustificando la cosa con una necessità di maggiore aderenza al dato storico-biblico, e dimenticando che anche la Liturgia è un canale autentico nella Traditio. Oltretutto vi è l’accostamento-riversamento dell’eucaristia nella sacra scrittura, divenute l’una ipostatizzazione dell’altra, ed entrambe ipostatizzazione del “Cristo totale”, sicché si è arrivati ad un’idolatria eucaristico-biblica che ha scalzato qualunque altra presenza di Cristo (non a caso nelle chiese cattoliche odierne tutto è stato abolito o quasi, eccetto che il tabernacolo per l’adorazione eucaristica e parimenti alle chiese nestoriane le chiese cattoliche di recente costruzione sono spoglie, prive di immagini). Per indicare la meditazione biblica tra i cattolici si usa spesso l'espressione "spezzare la Parola", mettendo sullo stesso piano la Fractio panis e la Lectio divina. Così, in forza della cd “presenza reale”, qualunque culto, che non sia quello eucaristico o il nuovo culto biblico, è stato di fatto messo al bando o sminuito fino a perdere di qualunque valore e consistenza. Non è un caso che presso i cattolici l’idolatria eucaristica oggi abbia assunto forme esasperate e deliranti, rispetto a prima delle riforme liturgiche del Vat. II, parimenti all'odierna asfissiante onnipresenza dell'esegesi biblica.
E’ singolare come, rispetto alle infinità di devozioni scomparse dai Cattolici dopo il Vat. II, quella al “sacro cuore” abbia perdurato trovando addirittura il sostegno di teologi autorevoli per il mondo cattolico quali K. Rahner. Il motivo di tanto fascino verso questa espressione devozionale, da parte di certe correnti teologiche cattoliche, risiede proprio in quella forma di neo-nestorianesimo che ha invaso la contemporanea teologia occidentale e che trova una compatibilità con un devozionalismo dalle identiche istanze teologiche, ovvero quelle della cristologia nestoriana.
In conclusione, la deriva della cristologia neo-nestoriana, comune a tutta la cristianità occidentale, è la medesima della teologia Bultmanniana che l’ha originata: una totale kenosis della divinità di Cristo, che è stato ridotto al ruolo del “rabbi Ieshua di Nazareth” e messo sullo stesso piano di qualunque filosofo; così anche la fede cristiana, svuotata del suo contenuto soteriologico e misterico, è stata ridotta ad essere un’etica filosofica, al pari dello stoicismo. (In definitiva i deliri dello pseudo-scrittore Dan Brown sono tanto cattolici quanto i "primi venerdì" della visitandina Margherita M. A., ed entrambi compartecipi di effetti altrettanto deleteri).
A ulteriore riprova di come i cattolici oggi siano divenuti totalmente nestoriani, al di là delle svolte della teologia contemporanea, basta una attenta lettura della “Dichiarazione comune cristologica”, firmata nel 1994 da Giovanni Paolo II e da Mar Dinkha IV patriarca della Chiesa Assira d’Oriente, dove si è aggirato l’ostacolo delle differenze cristologiche accantonando di fatto il Concilio di Efeso del 431, per un riconoscimento reciproco tra le due parti basato su una fumosa e quanto mai ambigua comune professione di fede: «Prescindendo dalle divergenze cristologiche che ci sono state, oggi noi confessiamo uniti la stessa fede nel Figlio di Dio che è diventato uomo perché noi, per mezzo della sua grazia, diventassimo figli di Dio. D'ora in poi, noi desideriamo testimoniare insieme questa fede in Colui che è via, verità e vita, annunciandola nel modo più idoneo agli uomini del nostro tempo e affinché il mondo creda nel Vangelo di salvezza. (...) Vivendo di questa fede e di questi sacramenti, le Chiese cattoliche particolari e le Chiese assire particolari possono, di conseguenza, riconoscersi reciprocamente come Chiese sorelle».
A questa dichiarazione hanno fatto seguito le dichiarazioni di raggiunta intercomunione (cfr. PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL'UNITÀ DEI CRISTIANI, ORIENTAMENTI PER L’AMMISSIONE ALL’EUCARISTIA FRA LA CHIESA CALDEA E LA CHIESA ASSIRA DELL’ORIENTE- e AMMISSIONE ALL'EUCARISTIA IN SITUAZIONI DI NECESSITÀ PASTORALE, DISPOSIZIONE FRA LA CHIESA CALDEA E LA CHIESA ASSIRA DELL'ORIENTE – entrambe del 2001).
Ne consegue che, non avendo la Chiesa Assira d’Oriente mai riconosciuto né il Concilio di Efeso del 431, né il dogma Cristologico Efesino della Theotokos, la Chiesa Cattolica Romana è de facto divenuta nestoriana a tutti gli effetti (con buona pace di tutti!) avendo instaurato ufficialmente comunione sacramentale e di fede con una Chiesa che era e continua ad essere in tutto NESTORIANA! E rinunciando così, Roma antica, anche agli ultimi apparenti residui di Ortodossia che ancora conservava.