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Discussione: Calcio e usura

  1. #1
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Predefinito Calcio e usura

    Ritengo sia doveroso intervenire su un tema che –nonostante il suo forte impatto sociale - normalmente viene sottovalutato quando non trattato con sufficienza o con autentico disprezzo dal c.d. “nostro ambiente”, la cui
    supponenza quasi sempre procede di pari passo con l’ignoranza. Per anni si è assistito alla criminalizzazione delle
    tifoserie – ed in particolare di alcune “curve” politicamente non corrette – senza che una sola voce, ad eccezione
    di “Giustizia Giusta”, abbia tentato di fare un’analisi e, quindi, fornire una spiegazione al perché di quella criminalizzazione. Eppure il far apparire i curvaroli non-conformi quali brutti, sporchi e cattivi, insomma dei teppisti,
    rispondeva ad una logica politica ben precisa: quella della distrazione dell’opinione pubblica dai problemi reali.
    E dalla gestione criminale del potere da parte non soltanto dei “camerieri dei banchieri” ma anche degli usurai e dei
    cleptomani del “sistema calcio”. Oggi l’esplosione dello “scandalo” conduce opinionisti e gazzettieri a denunciare i comportamenti di personaggi sempre riveriti dai leccaculo mediatici. Gli stessi che hanno massacrato Di Canio: l’unico colpevole, il solo ad essere condannato da quella giustizia sportiva dove si annidava il verminaio della corruzione. Come soltanto oggi si scopre. Un saluto romano ed una croce che incontra il Sole. E l’epica purificatrice dello sport? Roba da trogloditi, da devianti, da fascisti. E tutti gli evoluti, i corretti, i democratici hanno per anni consapevolmente accettato quel “sistema calcio” di cui tutto era noto. Tutti costoro hanno deriso e linciato un Boemo che si era permesso di parlare fuori dai denti denunciando l’etica del danaro e, quindi, la dissacrazione dello sport. Nel 2000 scrissi su “Primato” (n.3 anno- 2000) un articolo che ripropongo all’attenzione dei supponenti
    della sedicente “area”. DALLA METAFISICA DELLO SPORT ALL’ETICA DEL DANARO
    Una rilettura dell’ “Homo ludens” di Huizjnga potrebbe offrire spunti interessanti di analisi e di riflessione sul gioco
    e, quindi, sullo sport. Potrebbe in particolare consentire di stabilie ben precisi limiti di valore di comportamento dell’uomo – non idealizzato ma storicamente operante – in rapporto con l’ attività ludica. Non credo che Zdnek Zeman conosca Huinzjnga: eppure nell’intervista rilasciata da questi al quotidiano sportivo francese “L’Equipe” compaiono
    concetti che sembrano evinti dall’opera dello scrittore fiammingo. Concetti che parlano di “sacralità dello sport” e di
    “primato” rapportati ad un mondo e ad un tempo in cui tutto è stato desacralizzato ed in cui il primato è ormai riferibile soltanto alla logica del profitto. Una logica che non appartiene solo agli affaristi che gestiscono le società sportive ma anche – e sciaguratamente – agli atleti che pure dovrebbero costituire il “metallo nobile” dell’agonismo. Considerazioni che si rifanno allo sport in genere, ma più in particolare al gioco del calcio che, quanto meno in
    Italia, monopolizza attenzione e passioni di Popolo. Non più bandiere ma quotazioni in borsa. Tant’è che “provvidi” interventi dell’omnipresenzialista ministro di polizia Enzo Bianco e dell’ineffabile ministressa Melandri hanno fatto scomparire dalle curve le “croci che incontrano il Sole”; e prendendo a pretesto la comparsa di uno striscione inneggiante alla “Tigre Arkan” (ma se si fosse inneggiato alla “Jena Schwarzkopf” massacratore di bambini irakeni cosa sarebbe accaduto?) si è proceduto amilitarizzare gli stadi. Non più bandiere né attaccamento alla maglia.
    Ma pellegrinaggi in Sinagoga, businnes e droga: laddove questa non è – per dirla con Zeman – CALCIO E USURA l’anabolizzante ma il danaro. Che scorre a fiumi in campionati decisi a tavolino in base a logiche economiche e geopolitiche. Con giocatori che non gettano in campo il cuore ma che impinguano i loro portafogli. Mercenari provenienti da ogni angolo della terra che si preoccupano di “massimalizzare” i loro introiti nei dieci o poco più anni di attività per potersi poi concederemiliardarie rendite di posizione. Viziati “eroi” che non fanno neanche finta di
    atteggiarsi a modello di atleta e di lealtà sportiva, che già potrebbe rappresentare un qualcosa d’importante (anche sotto il profilo educativo) per i più giovani. Ne sono testimonianza gli insulti, gli sputi e le risse che fanno ormai da
    corollario domenicale agli incontri di calcio. E poi a sera i “moviolisti” e i gettonatissimi opinionisti di turno stanno lì a recitare a farsa dei “rigori non dati” e dei “fuorigioco millimetrici”: uno spettacolo penoso imposto per distrarre quel prodottomediatico-finito chiamato opinione pubblica dalla gestione affaristica del “sistema calcio” che tutto è
    andato manipolando e corrompendo. E non si venga a dire che le cose vanno così perché sono i trends del tempo ad
    imporlo. A noi delle società quotate in borsa e dei managers che usano le squadre di calcio a fini dimercato non ce ne frega niente. Noi continueremo a batterci da irriducibili per fare in modo che lo sport si riproponga come modello
    di educazione e, quindi, di formazione per le nuove generazioni. Un ritorno al metafisico, alla “sacralità dello sport”
    che deve tornare a riaffermarsi con il valoreuomo. Che cosa è il Primato se non l’affermazione del migliore che è tale
    perché è il più forte e non perché viola le regole del gioco”? Non è Platone che parla ma un Boemo “allontanato”
    da Roma perché considerato scomodo, non “politically correct” come va esoticamente oggi di moda definire i ruffiani e gli infami.

    Paolo Signorelli

  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da DECLEGIO
    li vogliamo così!



    *
    Trenta secoli di storia ci consentono di guardare con sovrana pietà talune dottrine d'oltralpe,sostenute dalla progenie di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propia vita nel tempo in cui Roma aveva Cesare,Virgilio e Augusto

  3. #3
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Predefinito Momenti di gloria

    E' l'anno delle prime volte per il calcio italiano: prima partecipazione
    a un Campionato del Mondo, prima volta da paese organizzatore
    e primo trionfo.
    A guidare gli azzurri una strana coppia composta da un funzionario
    della Pirelli, Vittorio Pozzo, e un generale della milizia fascista,
    Giorgio Vaccaro. La formula del torneo mondiale prevede l'eliminazione
    diretta e sotto i colpi dell'Italia cadono subito gli Stati Uniti, "sepolti"
    per 7 a 1.
    Nei quarti gli azzurri incontrano la temibilissima Spagna, difesa dal
    leggendario portiere Zamora, "el divino", che ferma gli azzurri nel
    primo incontro, terminato 1 a 1 dopo i supplementari, e si arrende
    nella ripetizione a un gol di Meazza. Ai bordi del campo, per il debutto
    dell'Eiar ai mondiali, c'e' Nicolo' Carosio a raccontare, con toni epici,
    episodi perlopiu' "immaginati"; ma la tv e' lontana e a chi puo' solo
    ascoltare va bene cosi'. In semifinale e' una rete di Guaita a piegare
    l'Austria.

    Il gran finale va in scena allo Stadio Nazionale del Partito Fascista,
    a Roma, al cospetto di cinquantamila spettatori: la Cecoslovacchia
    passa in vantaggio con Puc a meno di venti minuti dalla fine.
    Sembra la disfatta e invece otto minuti prima del termine Orsi riesce
    a ristabilire l'equilibrio. Poi al quinto minuto dei tempi supplementari
    Schiavio regala all'Italia il primo titolo mondiale della sua storia
    calcistica.

    Mussolini convoca gli azzurri a Palazzo Venezia ancora in tenuta
    di gioco e la sera stessa il generale Vaccaro consegna ai campioni
    del Mondo una busta con il premio per la vittoria: ventimila lire.












    La squadra azzurra schierata coi
    porta bandiera, scende in campo
    per disputare la finale contro la
    Cecoslovacchia.






    10 Giugno 1934: l'Italia e' campione
    del mondo!

 

 

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