Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    MazingaZ
    Ospite

    Thumbs down record in tempi record...

    Il record. E dopo quello della crisi più breve, il premier stabilisce il primato del maggior numero di membri del sottogoverno, con la nomina di 63 sottosegretari e 9 viceministri, per un totale di 72. Il precedente governo Berlusconi, partito con 53 sottosegretari e 6 ministri junior, si era poi allargato fino a 61 sottosegretari (poi scesi di nuovo a 59) e nove viceministri e aveva già battuto il record dei 69 sottosegretari del settimo governo Andreotti, entrato in carica il 20 aprile 1991 (allora non esisteva la carica di viceministro, istituita nel 2001 proprio con il governo Berlusconi II).

    chissà se avesse vinto il centrodestra e fosse aumentato nuovamente il numero di ministri, viceministri e sottosegretari quante critiche e quante lamentele...

    un'altra precisazione... le quote rosa tra sottosegretari e viceminsitri sono solo il 20%... circa il 10% in più di quelle presenti nel vecchio governo... troppo poche a mio avviso dopo che in campagna elettorale si è parlato proprio di maggiore impronta femminile al nuovo governo Prodi... certo... di deputate ne sono state elette di più rispetto a quante ne sono state elette e candidate con il centrodestra... ma è stata data a loro la possibilità di ricoprire cariche istituzionali importanti???... non credo proprio... d'altra parte anche sull'Unità si denuncia questa ipocrita manovra...

    «ANCHE NELL’UNIONE VINCE LA GERONTOCRAZIA MASCHILE»
    Duro j'accuse di Chiara Saraceno sulla mancanza di valorizzazione delle donne nel centrosinistra. Dubbi anche sul partito unico in cui "ci sono difficoltà su temi cruciali come i diritti civili"
    domenica 14 maggio 2006 , di L'Unità

    di Natalia Lombardo/ Roma

    IL J’ACCUSE di Chiara Saraceno: «A destra ci sono meno donne, ma le rendono più visibili. Come è stato per Irene Pivetti e ora per Giorgia Meloni. Dopo Nilde Iotti la sinistra non ha mai candidato una donna a una carica istituzionale alta. Ho perso la fiducia»

    Gerontocrazia politica maschile. Non usa mezzi termini Chiara Saraceno, per illustrare questo delicato passaggio di formazione del governo Prodi. Docente di sociologia della famiglia all’Università di Torino, osserva quasi con rabbia il fatto che le donne, nonostante tante promesse e premesse, non ricoprano mai ruoli centrali nelle istituzioni o nella vita politica.

    Fra i tanti toto-ministri la presenza delle donne corrisponde alle aspettative?

    «No, sono sparite. Ma questo è solo la manifestazione più visibile di un aspetto cruciale e più generale».

    Quale sarebbe?

    «Questo centrosinistra, già nel fare le liste e ora nella definizione del governo, mi sembra che abbia riprodotto il manuale Cencelli in modo parossistico. Una spartizione tra partiti e partitini, contano moltissimo le catene, le “old boy network”. Per chi non ha fatto carriera politica non c’è speranza».

    Secondo lei è un effetto del sistema elettorale proporzionale?

    «In parte, il proporzionale ha reso visibile nelle liste il frazionismo di ogni partito. Mi chiedo quando mai faranno il partito unico...».

    Gli elettori hanno premiato l’Ulivo.

    «Ci sono molte difficoltà su temi cruciali come i diritti civili, la laicità dello Stato. Attorno al gay pride qui a Torino si stava per rompere la coalizione. Ho sentito a “Porta a Porta” Rutelli dire a Fini che i “pacs” non si fanno perché non sono nel programma».

    La maggiore frammentazione ha danneggiato le donne?

    «Le difficoltà c’erano già prima. chi ha già una visibilità non la cede. Chi invece ha una sua autonomia, ma non ha nulla di appetibile, non trova spazio».

    A chi si riferisce?

    «Alle persone normali. Ecco, se non sei una bellissima attrice, o un trans, sei escluso, a parte quelle due o tre donne che, bastonate, riescono a arrivare alla meta. Insomma, o sei Caruso, o sei sopra le righe, o niente. Se sei una persona seria, competente o con delle idee non vieni preso in considerazione. È una gerontocrazia politica maschile».

    Bella definizione.

    «Siamo un Paese che guarda indietro, al suo passato. Si parla tanto di personaggi illustri come “riserve della Repubblica” , quando le riserve dovrebbero essere il nostro futuro, i giovani.

    E poi, tra tutti gli ottantenni padri della Patria ricordo che ci sono anche delle madri: Tina Anselmi, nessuno l’ha mai menzionata nella corsa al Quirinale. È stata anche nella Resistenza».

    È vero. Si era parlato di Anna Finocchiaro, poi è caduto nel nulla.

    «Già, l’aveva proposto Prodi e lei ha risposto con grande ironia: “Peccato che debbano morire quei trecentocinquanta uomini che sono in fila davanti a me”. Ma è possibile che nessuna donna abbia protestato? Forse con una mobilitazione sarebbe successo qualcosa. Capisco che le donne di partito abbiano paura di perdere il posto, ma non hanno fiducia in loro stesse».

    Dare spazio a chi è «sopra le righe» dipende dalla cultura consumistica della società. O meglio, televisiva?

    «Be’, puoi essere anche un’attrice intelligentissima, ma non sei scelta per quello. Così come è ridicolo candidare i calciatori. Gli indipendenti di sinistra? Ora sono scelti nella società dello spettacolo. I tecnici? Sono sempre uomini, bravissimi grandi commis dello Stato. Tutte scelte politiche maschili. Mia nonna, analfabeta e del Sud, diceva sono “tutti lori”. E poi ci si chiede perché i giovani non votano o sono distanti dalla politica...».

    Non dà un buon voto al governo nascente...

    «Trovo scandalosa questa frammentazione, anche dei ministeri. È follia pura ridividere le politiche sociali dal Lavoro, per moltiplicare le poltrone».

    Sempre meno di quelli del governo Berlusconi, probabilmente.

    «Si sono dimenticati della legge Bassanini? Ma tolgano il ministero delle Pari Opportunità. Oppure lo diano a un uomo... Qui le donne si contano sulla punta di una mano, altro che quote rosa. Quote blu... La Bonino vuole la Difesa perché è un ministero da uomo, conta di più».

    Sarà colpa anche delle donne che cedono lo spazio?

    «È difficile in una situazione terribilmente monopolistica. I guardiani dei cancelli sono loro, magari si dividono, ma sono coesi contro le donne. Se gli uomini litigano e si prendono i tre quarti di posti non fa notizia; se lo fanno la Melandri e Anna Serafini sì».

    Nel centrosinistra le elette sono di più che a destra, non la conforta?

    «Sì, a destra ci sono meno donne, ma le rendono più visibili. Come è stato per Irene Pivetti e ora per Giorgia Meloni vicepresidente della Camera. Fini è stato furbo. Dopo Nilde Iotti la sinistra non ha mai candidato una donna a una carica istituzionale alta: le Camere, la Consulta, il Quirinale. Su questo ho perso la fiducia, ma il problema è, ripeto: la gerontocrazia politica maschile. Punto».


    inizia bene il governo Prodi... prima delle elezioni si annunciò che bisognava ridurre il numero di ministri... mentre vinte le elezioni, per non scontentare nessuno, Prodi ha visto bene di aumentare di un unità quel numero che già il governo berlusconi aveva precedentemente aumentato...

    Riibadisco...
    prima promessa non mantenuta... alla faccia di Bassanini...

  2. #2
    Gappista
    Ospite

    Predefinito

    Ronf ronf, qualcuno mi svegli quando i destri avranno finito di rosicare...


 

 

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