"I Giudei –sacerdoti e specialisti di corte – deportati dai Neobabilonesi in terra di Babilonia forgiarono, infine, dalle tradizioni in loro possesso una nuova identità che riportarono in Giudea, dopo che i sovrani achemenidi ebbero concesso agli antichi esiliati di rientrare ai propri paesi. Questa nuova identità è incentrata sulla separazione fra i discendenti degli esiliati in Babilonia, rientrati a Gerusalemme in ondate diverse, e fra coloro che
avevano continuato a vivere in Giuda; in funzione di questa visione delle
cose furono così elaborati i miti dell’allogeneità degli Israeliti dalla terra di
Canaan, l’Esodo, l’idea di una terra di Giudea vuota e desolata dopo la
distruzione di Gerusalemme e last but not least un vero e proprio corpus ditesti che condannavano i matrimoni con le «donne straniere». Questi testi rielaborano dei racconti più antichi o ne creano di nuovi allo scopo di
condannare i matrimoni con donne ammonite, moabite, edomite, fenicie o
con quelle Giudaite che, non avendo conosciuto l’esilio, condividevano di
fatto l’impurità morale e religiosa di quei popoli. Possiamo suddividere
questo corpus in quattro grandi sottogruppi: a) racconti che vogliono
dimostrare come già i patriarchi avevano ottemperato a questo divieto:
l’esempio migliore è ancora Gen 24, dove Abramo invia il proprio servo a
cercare una moglie per Isacco lontano dai Cananei, fra i parenti dell’Alta
Mesopotamia; b) testi legali – Es 34,14-18 o Deut 7 – che radicano la
proibizione dell’esogamia all’interno della legislazione mosaica,
motivandola col pericolo dell’idolatria; c) testi storici che spiegano la
vicenda di Sansone, la rovinosa fine del regno di Salomone o la malvagità
di Acab attraverso la perversa influenza delle donne straniere; d)
«memoriali» che attribuiscono all’azione del governatore Neemia e dello
scriba Esdra, avvenuta su mandato dei re achemenidi, il ripudio forzato
delle mogli straniere da parte dei Giudei residenti nella provincia
achemenide di Giuda. Come abbiamo cercato di dimostrare in uno studio di
prossima pubblicazione, nessuno di questi testi può essere datato prima
dell’esilio babilonese: ne consegue che tutto il corpus fu composto, invece,fra la fine del VI e la metà del II sec. a.C. fra i discendenti dei reduci dall’esilio babilonese fra coloro – soprattutto sacerdoti e «laici
impegnati» – che ne avevano accettato l’ideologia.Proprio all’interno di
questo gruppo, che viveva «all’ombra» del tempio di Gerusalemme, si
sviluppò l’idea di godere di una particolare elezione divina."
_in «Il sacro seme» Percezione, rappresentazione e ricostruzione
dell’identità di Israele in epoca achemenide ed ellenistica
di Francesco Bianchi_
http://www.orientalisti.net/atti2004.pdf
Genesi, Esodo, Deuteronomio... ma io avevo sempre creduto che facessero riferimento a tradizioni antichissime, che si perdevano nella notte dei tempi, adesso verrebbe fuori che invece sono elaborazioni composte tra il sesto e il secondo secolo prima della nostra era... e si saprebbe chi le ha composte e per quale ragione politica e sociale....
mah... se così fosse bisognerebbe ridimensionare in qualche modo tutte le nostre concezioni rispetto ai testi biblici e al Giudaismo...
inoltre secondo tale ricostruzione la religione idolatrica "era poi quella seguita dallo stesso Israele preesilico". (Bianchi)
Quindi il Giudaismo monoteista nascerebbe solo dopo l'esilio babilonese?




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