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    Predefinito Considerazioni sulla prossima sconfitta Islamica

    Il ritiro unilaterale dalla Cisgiordania, per tutti islamonazisti non sparate cazzate che quando israle si ritira unilaterlalmente è perchè hanno vintogli Islamici

    Olmert in visita a Washington
    di Daniel Pipes
    New York Sun
    16 maggio 2006
    Pezzo in lingua originale inglese: Mr. Olmert Visits Washington
    È un avvenimento importante quando un neo primo ministro compie la sua prima visita ufficiale a Washington. In genere, egli incontra il Presidente, parla davanti al Congresso riunito in seduta plenaria, appare nei più importanti programmi televisivi, parla a un pubblico autorevole e interpella in forma privata una serie di figure di spicco. Personalità, pompa e sostanza si mescolano insieme quando i due leader di governo instaurano un rapporto di lavoro, quando il legame che unisce gli Stati Uniti a Israele viene riconfermato e quando vengono passate in rassegna le questioni inerenti il conflitto arabo-israeliano.

    All'arrivo di Ehud Olmert, previsto tra qualche giorno, la questione politica chiave verterà su ciò che il premier israeliano ha battezzato come "il piano di convergenza", un prosieguo del ritiro da Gaza avvenuto a metà del 2005 che prevede un comparabile, sebbene più massiccio, ritiro di truppe e di civili dalla Cisgiordania.

    In un recente studio, redatto per conto dell'Institute for Near East Policy dal titolo Olmert's Unilateral Option: An Early Assessment, David Makovsky ha messo insieme diversi elementi che compongono questo piano di vasta portata. Essi contemplano quanto segue.

    Il recinto di sicurezza di Israele servirà a fissare una linea di confine con la Cisgiordania, il 92% del territorio di quest'ultima andrà sotto il controllo dell'Autorità palestinese. Israele manterrà tre blocchi di insediamenti (Gush Etzion, Maale Adumim, Ariel) e circa 193.000 civili israeliani, ma almeno 60.000 civili verranno evacuati entro il 2010 dalla Cisgiordania, ricorrendo all'uso della forza se necessario. I settori arabi di Gerusalemme saranno annessi alla Cisgiordania, riducendo di 140.000 abitanti la popolazione araba di quella città. È ben evidente che il piano non affronta il futuro della presenza militare israeliana.

    Può darsi che il piano israeliano abbia un carattere unilaterale, ma Makovsky osserva che persino l'unilateralismo richiede delle negoziazioni. Di conseguenza, nella sua prossima visita a Washington, Olmert cercherà il sostegno diplomatico e finanziario degli Stati Uniti per attuare il ritiro. Quel sostegno appare inevitabile, poiché il governo americano non si è mai opposto al disimpegno.

    Ma prima che il Presidente e il Congresso avallino l'iniziativa di Olmert potrebbero prendere in considerazione alcune delle sue negative implicazioni per la sicurezza americana, come spiega chiaramente Caroline Glick in un rilevante rapporto redatto per conto del Center for Security Policy e intitolato Ehud Olmert's "Convergence" Plan for the West Bank and U.S. Middle East Policy. La Glick avverte che il piano di Olmert potrebbe ledere gli interessi della sicurezza americana destabilizzando Israele e la Giordania.

    La Glick documenta minuziosamente come il ritiro israeliano da Gaza del 2005 abbia radicalizzato la società palestinese, indotto Gaza a sprofondare nell'anarchia e ad aprire le porte alle forze del terrorismo globale, messo a repentaglio l'infrastruttura nazionale di Israele, immobilizzato l'esercito israeliano, permesso la costruzione di un considerevole arsenale palestinese e creato una serie di nuovi problemi tra Israele e l'Egitto.

    La Glick prevede che la politica di concessioni territoriali all'Autorità palestinese sortirà l'effetto di destabilizzare la Cisgiordania, di danneggiare Israele e di "minacciare direttamente la sopravvivenza degli Hashemiti" in Giordania. Ella arguisce che questo danno avrà molteplici conseguenze negative per gli Stati Uniti poiché:

    Metterà in pericolo le risorse militari statunitensi immagazzinate in Israele e in Giordania.
    Accrescerà il prestigio degli Stati che appoggiano i terroristi palestinesi.
    Rafforzerà l'Autorità palestinese governata da Hamas che, insieme ai suoi alleati siriani, iraniani e Hezbollah, fornirà ciò che la Glick definisce "una base di addestramento, logistica e di informazioni belliche" per gruppi terroristici in guerra con gli Stati Uniti.
    Minaccerà le vie di approvvigionamento alle truppe americane stanziate in Iraq, vie che attraversano Israele e la Giordania.
    Permetterà ai terroristi che combattono le forze statunitensi in Iraq di creare dei centri di addestramento in Cisgiordania.
    Creerà una percezione della debolezza americana, visto che Israele è comunemente considerato un agente di Washington.
    Assegnerà gratuitamente una vittoria agli islamisti e ai jihadisti.
    A partire dagli anni Cinquanta, il governo americano ha sempre incoraggiato quello israeliano ad attuare un ritiro territoriale e suppongo che continuerà a farlo. Va comunque osservato che alcuni membri del Congresso – inclusi Charles Schumer e Jesse Helms – hanno espresso la loro preoccupazione nel vedere Gerusalemme mettere a repentaglio la propria sicurezza nel fare troppe concessioni territoriali. Una simile cautela non potrebbe plausibilmente far presa anche in seno all'Esecutivo?

    Nel dicembre del 2000, contro ogni speranza, feci appello all'amministrazione Clinton affinché incoraggiasse il suo esitante alleato ad adottare alcune misure, in particolare a porre un freno ad ulteriori concessioni territoriali da parte di Israele. Oggi, faccio appello all'amministrazione Bush affinché essa riconosca il pessimo esito del ritiro da Gaza, guardi dietro le facili malie di un ulteriore ritiro israeliano e sia consapevole dei pericoli di un ritiro unilaterale dello Stato ebraico in Cisgiordania per lo stesso Israele, per la Giordania e per gli Stati Uniti.


    http://it.danielpipes.org/article/3608

  2. #2
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    dal disegnare cazzate è passato a scriverle ?

  3. #3
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    Le caricature danesi non le ho inventate io
    di Daniel Pipes
    L'Opinione delle Libertà
    24 febbraio 2006
    Pezzo in lingua originale inglese: Those Danish Cartoons and Me


    Sapete che ho messo lo zampino nella questione delle caricature danesi su Maometto?

    No? Beh, non era così finché ai primi di febbraio non ho appreso questa notizia apparsa su un sito web cospirativista. Per ristabilire la verità, inizierò con l'esporre i fatti, per poi delineare la teoria cospirativa.

    Ecco ciò che è accaduto in realtà: Flemming Rose, redattore culturale del quotidiano danese Jyllands-Posten, il 29 settembre 2004 mi inviò un messaggio e-mail, presentandosi e chiedendomi di rilasciargli un'intervista di persona, in occasione del suo viaggio negli Stati Uniti. Concordai con Rose di incontrarci il 25 ottobre nel mio ufficio di Philadelphia, dove per una mezz'oretta egli mi pose delle domande. L'articolo che scrisse su di me, titolato "Truslen fra islamismen" (o "La minaccia dell'islamismo"), venne pubblicato il 29 ottobre. Si tratta di un classico pezzo giornalistico in cui Rose ha fornito alcune informazioni biografiche su di me ed ha esposto le mie idee in merito all'Islam radicale.

    Dopo quello incontro non ebbi ulteriori contatti con Rose. Per essere più precisi: da allora non ci siamo più incontrati, non ci siamo più sentiti, né abbiamo intrattenuto una corrispondenza epistolare. Sono venuto a conoscenza esclusivamente a mezzo stampa della sua decisione, a più di un anno dal nostro incontro, di commissionare e pubblicare le caricature.

    Questa è la noiosa realtà – un'intervista di routine e nient'altro. La più eccitante teoria cospirativa ebbe inizio allorché Christopher Bollyn, uno scrittore delle frange anti-semite, pubblicò il 3 febbraio scorso un'analisi in cui dichiarava che "Rose si recò nell'ottobre 2004 a Philadelphia per incontrare Daniel Pipes (…) in seguito Rose scrisse un articolo che accoglieva favorevolmente le idee di Pipes."

    Due giorni dopo, Bollyn trasformò il fatto in un'elaborata teoria cospirativa: "Lo scandalo delle caricature antimusulmane si sta chiaramente trasformando in un evento fondamentale per i sionisti neocon", e ancora "uno scontro di civiltà, la lotta costruita artificialmente per contrapporre il cosiddetto Occidente cristiano agli Stati e ai popoli islamici. Sappiamo che Flemming Rose è un collega e sostenitore del neocon sionista Daniel Pipes. Egli è andato a trovare Pipes a Philadelphia e ha scritto un benevolo articolo biografico su di lui".

    Da notare le tre supposizioni fatte da Bollyn in questo resoconto: che Rose sia mio "collega e sostenitore", che lui ed io abbiamo intenzionalmente provocato i musulmani, e che facciamo parte di una cospirazione più vasta volta a peggiorare i rapporti tra cristiani e musulmani.

    Simili supposizioni deliranti sono un classico di Bollyn. Ad esempio, in merito all'11 settembre egli pensava che il presidente George W. Bush e il magnate dei media Rupert Murdoch fossero venuti a conoscenza in anticipo dei piani; che il Mossad avesse avuto un ruolo chiave negli eventi di quel giorno; che il volo 175 dell'United Airlines non volasse sulla torre meridionale del World Trade Center, e che le torri fossero state distrutte da un'arma israelo-statunitense dotata di fascio laser oppure da massicce esplosioni sotterranee.

    La teoria di Bollyn che collega me a uno scontro di civiltà ha preso slancio nel giro di alcuni giorni. Scrittori islamisti e di sinistra hanno descritto in vario modo Rose come mio "stretto collaboratore", "discepolo" nonché "protetto" e Internet pullulava di dicerie che mi vedevano coinvolto in una "cospirazione neocon". Perfino elementi di punta hanno ripreso queste idee. Al-Hayat, un autorevole quotidiano arabo, il 10 febbraio ha fatto delle congetture in merito al "rapporto di mutua ammirazione" che intercorre tra Rose e me. Il rappresentante dell'OLP a Washington, Afif Safieh, il 12 febbraio ha detto a Wolf Blitzer della CNN che Flemming Rose "è un mio sostenitore ed ammiratore".

    Il settimanale belga ad alta tiratura Knack mi ha poi definito come "l'ideologo dei neocon" (il che giungerà come una novità per William Kristol) ed ha accusato Rose, me ed altri di istigare una "intenzionale provocazione neocon".

    Ho assistito alla diffusione di questa chimerica relazione con sconcerto e apprensione. Da autore di due volumi e di innumerevoli articoli sulle teorie cospirative, ho studiato a fondo questi maldestri tentativi di comprendere la realtà. Stavolta ho avuto l'equivoco privilegio di farlo da protagonista che osserva dalla finestra. Replico a ciò, rammentando due raccomandazioni tratte da un rapporto commissionatomi dalla CIA nel 1992 che suggeriscono al governo americano in che modo far fronte alle teorie cospirative.

    Negare la validità delle teorie cospirative. In seguito al mio stesso consiglio, ho apportato delle correzioni al mio sito web, ho discusso dell'argomento sull'emittente televisiva Al-Jazeera, e mi sto occupando della faccenda in questa sede.

    Prevenire le interpretazioni dannose. Nel vizioso e triviale discorso politico odierno, i personaggi pubblici dovrebbero evitare che le loro azioni, per quanto marginali e innocenti, possano casualmente uscire dall'anonimato e costituire un tassello di qualche grande disegno. Se questo non si può evitare, si potrà però minimizzare il danno fornendo un'accurata documentazione (messaggi e-mail, registrazioni audio, foto) e producendo queste prove per confutare le distorsioni.

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    "Il programma YURI il programma"
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    Se si ritirano è positivo.

 

 

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