canto la storia di un mascalzone
senza nè servi e senza padroni
canto la storia di un asso di picche
da tutti detto... GNICCHE!
da tegoleto si fece aretino
conobbe le carte assaggiò il vino
scoprì l'amore la vita mondana
lo schioppo la spada e la quintana
godono gli uomini la libertà
ma non può goderne chi soldi non ha
così Gnicche rimasto al verde
si mise a spogliare signori e serve
lui da quel giorno si diede alla macchia
ma la sua vita rimase una pacchia
scippi rapine e carabinieri
salsiccie al fuoco e tanti pensieri
vive la notte chi non ha un tetto
ma porta nei cuori paura e rispetto
mille e più dame fa innamorare
ma non può amarle, deve scappare
un giorno il sindaco ebbe a ridir
Gnicche rispose "o voi malfattori
perchè tassate la povera gente
io tasso i signori solamente"
crebbe la fama quanto l'onore
fu per la gente un nuovo signore
ma chi ha lo scettro non ha i sentimenti
e giunse l'odio dei potenti
spesso gli sbirri e i carabinieri
al loro dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme
presero il posto del suo destino
se nella vita fu tanto odiato
dopo la morte fu tanto infamato
sia per il fascino che più non ha
sia per la voglia di libertà
canto la storia di un mascalzone
senza nè servi e senza padroni
canto la storia di un asso di picche
da tutti detto... GNICCHE!




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