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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito Tu sei Pietro...la continuità....



    Benedetto XVI: Giovanni Paolo II? Lo sento sempre vicino








    di Mattia Bianchi/ 17/10/2005

    In un'intervista alla TV polacca, Benedetto XVI ricorda papa Wojtyla, ripercorrendo un'amicizia iniziata nel 1978. La sua eredità è immensa, ha detto, mio compito sarà farla assimilare. E nel giugno 2006, il viaggio in Polonia. Il testo integrale...

    Un’amicizia lunga 27 anni, la collaborazione come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, gli ultimi incontri poco prima della morte, il passaggio di testimone alla guida della Chiesa. Benedetto XVI è tornato a parlare di Giovanni Paolo II in un’intervista esclusiva alla Televisione di Stato Polacca. In occasione della “Giornata del Papa”, celebrata ogni anno in Polonia il 16 ottobre, il pontefice ha risposto alle domande di padre Andrzej Majewski, responsabile della redazione dei programmi cattolici dell’emittente. Un dialogo profondo che è andato alle radici dell’eredità lasciata da papa Wojtyla, che il successore si impegna a portare avanti. “Considero proprio una mia missione essenziale e personale di non emanare tanti nuovi documenti, - ha spiegato Benedetto XVI - ma di fare in modo che questi documenti (ndr. gli scritti di Giovanni Paolo II) siano assimilati, perché sono un tesoro ricchissimo, sono l’autentica interpretazione del Vaticano”. Un legame forte quello tra i due pontefici. “Sono vicino al papa – confida Ratzinger - e lui ora mi aiuta ad essere vicino al Signore e cerco di entrare nella sua atmosfera di preghiera, di amore del Signore, di amore della Madonna e mi affido alla sue preghiere. C’è così un dialogo permanente ed anche un essere vicini, in un nuovo modo, ma in modo molto profondo”. Benedetto XVI ha annunciato anche che con tutta probabilità sarà in pellegrinaggio in Polonia nel mese di giugno del 2006. Un viaggio che si annuncia già ricco di significati.

    Il testo integrale dell’intervista a Benedetto XVI

    Grazie di cuore, Padre Santo, per averci concesso questa breve intervista in occasione della Giornata del Papa, che si celebra in Polonia. Il 16 ottobre del 1978, il cardinale Karol Wojtyla diventò Papa e da quel giorno Giovanni Paolo II, per oltre 26 anni, da Successore di San Pietro, come è Lei adesso, ha guidato la Chiesa assieme ai vescovi e ai cardinali. Tra i cardinali vi era anche Vostra Santità, persona singolarmente apprezzata e stimata dal suo predecessore; persona di cui il Pontefice Giovanni Paolo II ebbe a scrivere nel libro “Alzatevi, andiamo” - e qui cito – “Ringrazio Iddio per la presenza e l’aiuto del cardinale Ratzinger. E’ un amico provato”, ha scritto Giovanni Paolo II.

    Padre Santo come è iniziata questa amicizia e quando Vostra Santità ha conosciuto il cardinale Karol Wojityla?

    "Personalmente lo ho conosciuto soltanto nei due pre-conclave e conclave del ’78. Avevo naturalmente sentito parlare del cardinale Wojityla, inizialmente soprattutto nel contesto della corrispondenza fra vescovi polacchi e tedeschi nel ’65. I cardinali tedeschi mi hanno raccontato come era grandissimo il merito e il contributo dell’arcivescovo di Cracovia e che era proprio l’anima di questa corrispondenza realmente storica. Da amici universitari avevo anche sentito della sua filosofia e della grandezza della sua figura di pensatore. Ma come ho detto l’incontro personale la prima volta si è realizzato per il conclave del ’78. Dall’inizio ho sentito una grande simpatia e, grazie a Dio, immeritatamente, il cardinale di quel tempo mi ha donato fin dall’inizio la sua amicizia. Sono grato per questa fiducia che mi ha donato, senza i miei meriti. Soprattutto vedendolo pregare, ho visto e non solo capito, ho visto che era un uomo di Dio. Questa era l’impressione fondamentale: un uomo che vive con Dio, anzi in Dio. Mi ha poi impressionato la cordialità, senza pregiudizi, con la quale si è incontrato con me. In questi incontri del pre-conclave dei cardinali, ha preso diverse volte la parola e qui ho avuto anche la possibilità di sentire la statura del pensatore. Senza grandi parole, era così nata un’amicizia che veniva proprio dal cuore e, subito dopo la sua elezione, il Papa mi ha chiamato diverse volte a Roma per colloqui e alla fine mi ha nominato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede".

    Dunque non è stata una sorpresa questa nomina e questa convocazione a Roma?

    "Per me era un po’ difficile, perché dall’inizio del mio episcopato a Monaco, con la solenne consacrazione a vescovo nella cattedrale di Monaco, vi era per me un obbligo, quasi un matrimonio con questa diocesi ed avevano anche sottolineato che dopo decenni ero il primo vescovo originario della diocesi. Mi sentivo quindi molto obbligato e legato a questa diocesi. C’erano poi dei problemi difficili che non erano ancora risolti e non volevo lasciare la diocesi con dei problemi non risolti. Di tutto questo ho discusso con il Santo Padre, con grande apertura e con questa fiducia che aveva il Santo Padre, che era molto paterno con me. Mi ha dato quindi tempo di riflettere, egli stesso voleva riflettere. Alla fine mi ha convinto, perché questa era la volontà di Dio. Potevo così accettare questa chiamata e questa responsabilità grande, non facile, che di per sé superava le mie capacità. Ma nella fiducia alla paterna benevolenza del Papa e con la guida dello Spirito Santo, potevo dire di sì".

    Questa esperienza durò per più di 20 anni…

    "Sì, sono arrivato nel febbraio dell’82 ed è durata fino alla morte del Papa nel 2005".

    Quali sono, secondo Lei, Santo Padre, i punti più significativi del Pontificato di Giovanni Paolo II?


    "Possiamo avere, direi, due punti di vista: uno ad extra - al mondo -, ed uno ad intra - alla Chiesa -. Riguardo al mondo, mi sembra che il Santo Padre, con i suoi discorsi, la sua persona, la sua presenza, la sua capacità di convincere, ha creato una nuova sensibilità per i valori morali, per l’importanza della religione nel mondo. Questo ha fatto sì che si creasse una nuova apertura, una nuova sensibilità per i problemi della religione, per la necessità della dimensione religiosa nell’uomo e soprattutto è cresciuta – in modo inimmaginabile – l’importanza del Vescovo di Roma. Tutti i cristiani hanno riconosciuto – nonostante le differenze e nonostante il loro non riconoscimento del Successore di Pietro – che è lui il portavoce della cristianità. Nessun altro al mondo, a livello mondiale può parlare così nel nome della cristianità e dar voce e forza nell’attualità del mondo alla realtà cristiana. Ma anche per la non cristianità e per le altre religioni, era lui il portavoce dei grandi valori dell’umanità. E’ anche da menzionare che è riuscito a creare un clima di dialogo fra le grandi religioni e un senso di comune responsabilità che tutti abbiamo per il mondo, ma anche che le violenze e le religioni sono incompatibili e che insieme dobbiamo cercare la strada per la pace, in una responsabilità comune per l’umanità. Spostiamo l’attenzione ora verso la situazione della Chiesa. Io direi che, anzitutto, ha saputo entusiasmare la gioventù per Cristo. Questa è una cosa nuova, se pensiamo alla gioventù del ’68 e degli anni Settanta. Che la gioventù si sia entusiasmata per Cristo e per la Chiesa ed anche per valori difficili, poteva ottenerlo soltanto una personalità con quel carisma; soltanto Lui poteva in tal modo riuscire a mobilitare la gioventù del mondo per la causa di Dio e per l’amore di Cristo. Nella Chiesa ha creato – penso – un nuovo amore per l’Eucaristia. Siamo ancora nell’Anno dell’Eucaristia, voluto da lui, con tanto amore; ha creato un nuovo senso per la grandezza della Misericordia Divina; e ha anche approfondito molto l’amore per la Madonna e ci ha così guidato ad una interiorizzazione della fede e, allo stesso tempo, ad una maggiore efficienza. Naturalmente bisogna menzionare – come sappiamo tutti - anche quanto sia stato essenziale il suo contributo per i grandi cambiamenti nel mondo nell’89, per il crollo del cosiddetto socialismo reale".

    Nel corso dei suoi incontri personali e dei colloqui con Giovanni Paolo II, che cosa faceva maggior impressione a Vostra Santità? Potrebbe raccontarci i suoi ultimi incontri, forse di quest’anno, con Giovanni Paolo II?

    "Sì. Gli ultimi due incontri li ho avuti, un primo, al Policlinico “Gemelli”, intorno al 5-6 febbraio; e, un secondo, il giorno prima della sua morte, nella sua stanza. Nel primo incontro il Papa soffriva visibilmente, ma era pienamente lucido e molto presente. Io era andato semplicemente per un incontro di lavoro, perché avevo bisogno di alcune sue decisioni. Il Santo Padre - benché soffrendo – seguiva con grande attenzione quanto dicevo. Mi comunicò in poche parole le sue decisioni, mi diede la sua benedizione, mi salutò in tedesco, accordandomi tutta la sua fiducia e la sua amicizia. Per me è stato molto commovente vedere, da una parte, come la sua sofferenza fosse in unione col Signore sofferente, come portasse la sua sofferenza con il Signore e per il Signore; e, dall’altra, vedere come risplendesse di una serenità interiore e di una lucidità completa. Il secondo incontro è stato il giorno prima della morte: era ovviamente più sofferente, visibilmente, circondato da medici ed amici. Era ancora molto lucido, mi ha dato la sua benedizione. Non poteva più parlare molto. Per me questa sua pazienza nel soffrire è stato un grande insegnamento, soprattutto riuscire a vedere e a sentire come fosse nella mani di Dio e come si abbandonasse alla volontà di Dio. Nonostante i dolori visibili, era sereno, perché era nelle mani dell’Amore Divino".

    Lei, Santo Padre, spesso nei suoi discorsi evoca la figura di Giovanni Paolo II, e di Giovanni Paolo II dice che era un Papa grande, un predecessore compianto e venerato. Ricordiamo sempre le parole di Vostra Santità espresse alla Messa del 20 aprile scorso, parole dedicate proprio a Giovanni Paolo II. E’ stato Lei, Santo Padre, a dire – e qui cito – “sembra che egli mi tenga forte per mano, vedo i suoi occhi ridenti e sento le sue parole, che in quel momento rivolge a me in particolare: ‘non aver paura!’”. Santo Padre, una domanda alla fine molto personale: Lei continua ad avvertire la presenza di Giovanni Paolo II, e se è così, in che modo?

    "Certo. Comincio a rispondere alla prima parte della sua domanda. Avevo inizialmente, parlando dell’eredità del Papa, dimenticato di parlare dei tanti documenti che ci ha lasciato – 14 Encicliche, tante Lettere Pastorali e tanti altri – e tutto questo rappresenta un patrimonio ricchissimo che non è ancora sufficientemente assimilato nella Chiesa. Io considero proprio una mia missione essenziale e personale di non emanare tanti nuovi documenti, ma di fare in modo che questi documenti siano assimilati, perché sono un tesoro ricchissimo, sono l’autentica interpretazione del Vaticano II. Sappiamo che il Papa era l’uomo del Concilio, che aveva assimilato interiormente lo spirito e la lettera del Concilio e con questi testi ci fa capire veramente cosa voleva e cosa non voleva il Concilio. Ci aiuta ad essere veramente Chiesa del nostro tempo e del tempo futuro. Adesso vengo alla seconda parte della sua domanda. Il Papa mi è sempre vicino attraverso i suoi testi: io lo sento e lo vedo parlare, e posso stare in dialogo continuo col Santo Padre, perché con queste parole parla sempre con me, conosco anche l’origine di molti testi, ricordo i dialoghi che abbiamo avuto su uno o sull’altro testo. Posso continuare il dialogo con il Santo Padre. Naturalmente questa vicinanza attraverso le parole è una vicinanza non solo con i testi, ma con la persona, dietro i testi sento il Papa stesso. Un uomo che va dal Signore, non si allontana: sempre più sento che un uomo che va dal Signore si avvicina ancora di più e sento che dal Signore è vicino a me in quanto io sono vicino al Signore, sono vicino al Papa e lui ora mi aiuta ad essere vicino al Signore e cerco di entrare nella sua atmosfera di preghiera, di amore del Signore, di amore della Madonna e mi affido alla sue preghiere. C’è così un dialogo permanente ed anche un essere vicini, in un nuovo modo, ma in modo molto profondo".

    Padre Santo, la aspettiamo ora in Polonia. Tanti domandano quando il Papa verrà in Polonia?

    "Sì, l’intenzione di venire in Polonia, se Dio vuole, se i tempi me lo permetteranno, c’è. Ho parlato con mons. Dziwisz riguardo alla data e mi dicono che giugno sarebbe il periodo più adeguato. Tutto è ancora naturalmente da organizzare con tutte le istanze competenti. In questo senso è una parola provvisoria, ma sembra che forse il prossimo giugno, se il Signore lo concede, potrei venire in Polonia".

    Santo Padre, a nome di tutti i telespettatori, la ringrazio di cuore per questa intervista. Grazie, Padre Santo.

    "Grazie a Lei".

    www.korazym.org

    Ricordo, in particolare, l'allora giovanissimo professor Ratzinger. Accompagnava al Concilio il cardinale Joseph Frings, arcivescovo di Colonia, in qualità di esperto di teologia. Fu successivamente nominato arcivescovo di Monaco da papa Paolo VI, che lo creò cardinale, e partecipò al Conclave che mi affidò il ministero petrino. Quando morì il cardinale Franjo Seper, gli chiesi di succedergli nell'incarico di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Rendo grazie a Dio per la presenza e l'aiuto del cardinale Ratzinger, che è un amico fidato

    (Giovanni Paolo II, "Alzatevi, andiamo!", Mondadori 2004)

    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
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    UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
    DEL SOMMO PONTEFICE




    PRESENTAZIONE



    L'impegno apostolico nel rafforzare la fede

    La visita apostolica del Santo Padre Benedetto XVI in Polonia, dal 25 al 28 maggio 2006, può essere considerata in qualche modo come il vero primo viaggio all’estero del nuovo Papa. Infatti il viaggio compiuto nell’agosto 2005 a Köln in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, era già stato programmato da Papa Giovanni Paolo II. Inoltre fin dall’inizio del Suo Pontificato Papa Benedetto ha voluto e desiderato compiere questo viaggio nella terra tanto amata dal Suo grande Predecessore.

    Il pellegrinaggio è motivato anzitutto dalla memoria e dalla gratitudine, ma vuole essere nello stesso tempo occasione per rafforzare i fedeli nella fede, di fronte alle nuove sfide che vengono poste alla Chiesa e al popolo che vive in Polonia.

    Motto del pellegrinaggio sono le parole prese dalla prima Lettera di S. Paolo ai Corinti: «State saldi nella fede» (1 Cor 16, 13). Nella sua prima enciclica Deus caritas est Papa Benedetto XVI ha scritto: «La fede, che prende coscienza dell’amore di Dio rivelatosi nel cuore trafitto di Gesù sulla croce, suscita a sua volta l’amore. Esso è la luce - in fondo l'unica - che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere di agire» (n. 39).

    Il Santo Padre si reca in un Paese che più di mille anni fa ha aperto la porta a Cristo e ha accolto il Suo messaggio di Salvezza. Questo fatto ha marcato profondamente l'identità del popolo polacco e la sua storia. Storia di fede, di virtù e di santità, ma anche di debolezza, di dubbi e di infedeltà. Ogni nuova generazione infatti è chiamata a ricevere sempre di nuovo il dono dell'appartenenza a Cristo e nell’assumersene con libera scelta la responsabilità. Perché ciò avvenga è necessario che la fede sia rafforzata dalla grazia. Questa forza viene dallo Spirito Santo. Per 27 anni Giovanni Paolo II ci ha insegnato proprio come ricevere tale dono e come metterlo in pratica. Oggi Papa Benedetto XVI viene per continuare la sua opera. In questo modo il Vicario di Cristo adempie il suo compito fondamentale, quello dato da Gesù a Pietro: «Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22, 32).

    Il Papa adempie questo compito nei giorni in cui l'intera Chiesa gioisce per la Risurrezione di Cristo, celebra la Sua Ascensione e invoca lo Spirito Santo Paraclito, perché rinnovi i prodigi della Pentecoste.

    Le principali celebrazioni della Visita Apostolica

    Il Santo Padre durante il Suo viaggio farà sosta a Warszawa, Częstochowa, Kraków, Wadowice, Kalwaria Zebrzydowska e nel campo di sterminio ad Auschwitz-Birkenau.

    Warszawa

    Il pellegrinaggio prenderà avvio dalla sosta nella Basilica Arcicattedrale di Warszawa, in cui hanno avuto luogo numerosi e importanti eventi legati alla storia del popolo in Polonia e della Chiesa. In questo luogo Giovanni Paolo II ha sostato cinque volte durante i suoi pellegrinaggi. Nella Cattedrale Papa Benedetto XVI incontra e prega con i rappresentanti del clero e visita quindi le tombe dei grandi Primati della Polonia: il Card. August Hlond (1881-1948) e il Card. Stefan Wyszyński (1901-1981), di cui sono in corso le cause di beatificazione.

    Nel primo giorno del pellegrinaggio il Santo Padre si reca anche nella chiesa evangelica-asburgica della Santa Trinità per celebrare la liturgia della parola di Dio. In questa chiesa hanno avuto luogo numerosi incontri ecumenici. Papa Giovanni Paolo II ha presieduto qui la preghiera per l’ecumenismo il 9 giugno 1991. Il Santo Padre Benedetto XVI incontra i rappresentanti delle sette Chiese riunite nel Consiglio Ecumenico Polacco e anche alcuni rappresentanti di altre religioni.

    Il culmine della visita a Warszawa è costituito dalla Santa Messa celebrata il giorno seguente in Piazza Maresciallo Józef Piłsudski. È il luogo in cui Papa Giovanni Paolo II aveva iniziato il 2 giugno 1979 la sua prima visita in patria, quando alla fine dell'omelia aveva detto le memorabili parole: «Che scenda il Tuo spirito e rinnovi il volto della terra! Di questa terra!». Nella medesima piazza Giovanni Paolo II ha celebrato per la seconda volta l'Eucaristia nel 1999. In Piazza Piłsudski inoltre si è svolta, presieduta dal Card. Agostino Casaroli, la celebrazione dei funerali di Stefan Wyszyński, Primate del Millennio. Infine, proprio in questa piazza, nei giorni delle Esequie di Giovanni Paolo II hanno avuto luogo varie celebrazioni di Sante Messe che hanno riunito centinaia di migliaia di persone.

    Częstochowa

    La seconda sosta del pellegrinaggio del Santo Padre ha luogo a Jasna Góra, Częstochowa, il più famoso santuario mariano della Polonia. Dal XIV secolo è il luogo in cui si venera l’icona della Madre di Dio, chiamata anche la Madonna Nera. Per i Polacchi si tratta di un luogo del tutto speciale, perché qui la Vergine Santa viene venerata anche come Regina della Polonia. Nel 2006 ricorre il 350° anniversario dei voti fatti a Leopoli dal re Jan Kazimierz, il quale il 1° aprile 1656, durante l'invasione svedese, affidò la Polonia alla protezione della Madre di Dio che proclamava solennemente Regina della Polonia. Nel medesimo Santuario Giovanni Paolo II ha affidato alla Madre Santissima l'intero suo pontificato, dicendoLe: "Totus Tuus". Nel 2006 ricorre anche il 50° anniversario dei Voti fatti dal Popolo Polacco a Jasna Góra, il 26 agosto 1956.

    Le corone d'oro, con le quali è adornata la Magnifica Icona della Vergine, sono state benedette e offerte dal Santo Padre Giovanni Paolo II il 1° aprile 2005, il giorno prima della sua morte. Il nuovo vestito, fatto di ambra e brillanti di cui è adornata l’Icona, è compimento di un voto fatto in occasione del 350° anniversario della miracolosa difesa di Jasna Góra e anche espressione di gratitudine per la vita di Giovanni Paolo II offerto alla Madre di Dio nel 25° anniversario della nascita di "Solidarność".

    Dopo la preghiera nella cappella della Magnifica Icona della Madre di Dio il Santo Padre presiede l’adorazione eucaristica nella forma tipica della pietà popolare polacca nel mese di maggio. Alla celebrazione prenderanno parte i monaci, i seminaristi e i rappresentanti dei movimenti cattolici e della vita consacrata.

    Kraków

    Nel terzo giorno della visita in Polonia il Santo Padre giunge a Kraków. Questa visita costituisce il centro del pellegrinaggio apostolico, dato che proprio a Kraków Papa Giovanni Paolo II ha vissuto 40 anni della sua vita, come studente, operaio, sacerdote, vescovo, cardinale, fino a quando è stato eletto Papa.

    Dopo la Santa Messa del mattino nella cappella del Palazzo Arcivescovile, il Santo Padre visita due luoghi legati alla vita del suo Predecessore: Wadowice, dove Karol Wojtyła nacque il 18 maggio 1920; e Kalwaria Zebrzydowska, dove egli da piccolo fece vari pellegrinaggi per visitare il santuario della Madre di Dio.

    Lo stesso giorno Papa Benedetto XVI si reca nel santuario della Divina Misericordia a Łagiewniki, dedicato da Giovanni Paolo II il 17 agosto 2002, durante la sua ultima visita in patria. Questo luogo è legato a S. Faustyna Kowalska (1905-1938), l'apostola della Divina Misericordia. Il Santo Padre sosta in preghiera accanto alle sue reliquie e saluta le persone malate e handicappate.

    Sempre a Kraków, in località Błonie, hanno luogo due importanti incontri di preghiera, presieduti dal Santo Padre. Sabato sera Benedetto XVI prega insieme con i giovani, consegna la fiamma della misericordia e affida loro la missione di portare la luce della fede al mondo.

    Domenica 28 maggio, solennità dell'Ascensione del Signore, il Santo Padre celebra la Santa Messa a Błonie per i fedeli di Kraków e di varie parti della Polonia. Nel medesimo luogo Giovanni Paolo II ha celebrato l'Eucaristia negli anni 1979, 1983, 1987, 1997 e 2002.

    Oświęcim- Brzezinka

    L'ultima tappa della visita apostolica del Papa Benedetto XVI in Polonia è costituita dalla visita al campo Auschwitz-Birkenau, il luogo di martirio e di sterminio più conosciuto nella storia dell'umanità, diventato il simbolo dell'Olocausto, del genocidio e del terrore, nonché del crollo della civiltà e cultura europea contemporanea. In questo luogo i nazisti hanno sterminato oltre un milione di Ebrei europei, circa 150 mila Polacchi, 23 mila Rom, 15 mila prigionieri di guerra sovietici, nonché decine di migliaia di cittadini di altre nazionalità.

    Tra i martiri di Auschwitz spiccano il sacerdote polacco, S. Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941) e la monaca carmelitana di origine ebrea, S. Teresa Benedetta dalla Croce, conosciuta nel mondo come Edyt Stein (1891-1942). Durante la visita nel campo Birkenau Papa Benedetto XVI incontra i rappresentanti di altre religioni e insieme con loro e con un gruppo di ex-prigionieri dei campi di concentramento prega per le vittime del genocidio e della guerra e per la pace nel mondo.

    Il libro liturgico della visita

    Il “Messale Papale” della visita apostolica del Santo Padre Benedetto XVI in Polonia contiene i testi liturgici di tutte le celebrazioni previste nel programma della visita. Nel volume vengono riportati i formulari delle Sante Messe insieme con altre parti fisse della celebrazione, le letture bibliche e la preghiera universale. Il libro contiene anche i testi e le indicazioni rubricali di altre celebrazioni: la preghiera nella Basilica Arcicattedrale, la liturgia ecumenica della Parola di Dio, l’adorazione e la benedizione eucaristica, la veglia di preghiera con i giovani e la preghiera per le vittime della guerra.

    Il “Messale Papale”, edito dalla Tipografia Vaticana, è stato preparato dall'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice in collaborazione con la Commissione liturgica polacca. Nel volume sono usate varie lingue. Lo svolgimento delle singole celebrazioni è descritto in lingua latina. Sono in latino la maggior parte dei testi eucologici, comprese le Preghiere eucaristiche. Sono invece riportate in lingua polacca i testi che favoriscono la partecipazione dei fedeli come, i saluti liturgici, l'atto penitenziale, le orazioni, i testi delle monizioni e i testi che esigono una risposta dei fedeli. In lingua polacca sono riportate anche le letture bibliche, le formule della professione di fede, le preghiere universali, nonché i testi dei canti eseguiti dall’assemblea.

    Data la presenza di pellegrini stranieri e il carattere internazionale di alcuni incontri, nel libro si trovano alcune intenzioni di preghiera in varie lingue. Ad esempio nella preghiera universale della Santa Messa a Warszawa, viene usata anche la lingua inglese e la bielorussa. Nell'incontro a Birkenau, le intenzioni di preghiera sono pronunciate dai rappresentanti di altre religioni nelle lingue: rom, russa, polacca, ebraica e inglese, mentre il Santo Padre apre la celebrazione con il saluto liturgico in lingua italiana e dice la preghiera finale in lingua tedesca.

    a) Le Sante Messe

    Santa Messa a Warszawa in Piazza Marszałek Józef Piłsudski, venerdì 26 maggio

    Si usa la Messa votiva sullo Spirito Santo. Le letture bibliche sono prese dal Lezionario delle Messe rituali per la celebrazione del sacramento della confermazione.

    Santa Messa nella cappella del Palazzo Arcivescovile a Kraków, sabato 27 maggio

    Il formulario della Messa è preso dal comune di un martire nel Tempo pasquale, mentre la orazione è propria di S. Stanislao, vescovo e martire. Il Prefazio è quello dei santi martiri. Le letture bibliche sono prese dal Lezionario proprio della Messa di S. Stanislao, vescovo e martire, patrono principale della Polonia.

    Santa Messa a Błonie in Kraków, domenica 28 maggio

    La Messa è propria della solennità dell'Ascensione del Signore. Le tre letture bibliche della celebrazione, proprie del giorno, sono indicate nella seconda edizione dell’Ordo Lectionum Missae.

    b) Le altre celebrazioni

    Vi sono anche altre celebrazioni di cui il Messale Papale riporta i testi liturgici:

    La «statio» iniziale della visita in Polonia nella Basilica Arcicattedrale a Warszawa, giovedì 25 maggio

    La colletta è tratta dalla Messa per la Santa Chiesa. La lettura biblica è propria della celebrazione.

    La celebrazione ecumenica nella chiesa evangelica-asburgica della Santa Trinità a Warszawa, giovedì 25 maggio.

    L’orazione è tratta dalla Messa per l'unione dei cristiani. Le due letture bibliche sono prese tra quelle previste per l'Ascensione del Signore, solennità celebrata nello stesso giorno nelle chiese evangeliche.

    L'adorazione e benedizione eucaristica davanti al santuario della Beata Vergine Maria a Jasna Góra, venerdì 26 maggio

    La lettura biblica è presa dal Lezionario delle Messe della Beata Maria Vergine: Messa della Regina degli Apostoli. Durante la celebrazione si cantano le litanie lauretane.

    L'incontro con i giovani a Błonie in Kraków, sabato 27 maggio

    Le tre brevi letture bibliche sono prese dal Lezionario.

    L’orazione per la benedizione della pietra angolare è presa dal Rito della Dedicazione della Chiesa e dell'Altare.

    La preghiera nel campo di concentramento a Birkenau, domenica 28 maggio

    La lettura biblica è costituita dal Salmo 22 della Liturgia delle Ore, e la preghiera conclusiva è la colletta della Messa per la pace e la giustizia.

    * * * * *

    Conclusione

    La varietà delle celebrazioni liturgiche durante la visita apostolica del Santo Padre Benedetto XVI in Polonia mette in evidenza i vari aspetti e i contenuti del pellegrinaggio. Il Papa, seguendo le tracce del suo Predecessore, visita i luoghi più importanti per la Chiesa e per il Paese, e conferisce alla visita un forte carattere di rendimento di grazie. Il Santo Padre con la sua presenza fa dono al popolo polacco della sua benedizione e del suo insegnamento. Si tratta di un richiamo a rafforzare la fede, così fondamentale per la vita cristiana.

    Il pellegrinaggio del Papa Benedetto XVI in Polonia ha anche un accentuato carattere internazionale ed ecumenico. Durante i quattro giorni del suo pellegrinaggio il Santo Padre incontra due volte i rappresentanti di altre religioni. Particolare significato internazionale riveste la preghiera silenziosa del Papa ad Auschwitz davanti al muro delle esecuzioni e nella cella della morte di S. Massimiliano Kolbe, e la preghiera nel campo di concentramento a Birkenau.

    Il viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI pertanto riguarda la Chiesa intera ed è invito per tutti affinché la luce del Vangelo, che risplende nel Cristo risorto, continui ad illuminare il cammino dei credenti e dell’umanità.

    http://www.vatican.va/holy_father/be...polonia_it.htm

    ATTENZIONE......CLICCANDO QUI CI SONO I COLLEGAMENTI VIA INTERNET CON L'EVENTO APOSTOLICO

    dal CENTRO TELEVISIVO VATICANO

    http://www.vatican.va/news_services/...n/index_it.htm
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
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    interessante la Lectio Divina della

    Domenica 25 Giugno 2006.......

    http://www.lachiesa.it/calendario/De...20060625.shtml

    XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B )


    In questo brano tutto è volto a descrivere la situazione dell’umanità nella sua lenta storia e tutto mira ad annunciare il piano divino che il Figlio di Dio vuole realizzare.

    È venuta la sera: la notte della paura e del dubbio; la fine del giorno e delle sue effimere certezze. Gesù invita la sua Chiesa a prendere il largo e a “passare” all’altra riva. Si tratta di un invito alla Pasqua che è un “passaggio”: passaggio del mar Rosso per il popolo eletto, liberato dalla schiavitù e condotto alla libertà; passaggio dalla morte per il Figlio dell’uomo liberato dal peccato e condotto alla gloria. L’altra riva è la riva di Dio, la riva che non si vede e di cui Gesù rivela il cammino (Gv 14,4).

    La barca che attraversa il lago con i discepoli e Gesù è la Chiesa.


    (il sogno di san G.Bosco)

    Come l’arca di Noè, essa è stata costruita appositamente per “passare”. Ma scoppia una tempesta. Le forze del male si scatenano contro di essa. La barca si riempie d’acqua, qui simbolo di morte: l’acqua toglie il respiro all’uomo. Il male lotta contro lo Spirito. E Gesù dorme. L’assenza di Gesù pesa enormemente sul cuore dei fedeli: non vedendo Gesù, hanno paura e giungono persino a pensare che non sarebbero mai riusciti a compiere la traversata e che non avrebbero mai dovuto prendere il largo su quella barca.

    Ma la preghiera insistente dei fedeli, che lo chiamano, viene sentita da Gesù. Si sveglia. Egli è là, come ha promesso (Mt 28,20). Gesù salva la sua Chiesa da tutte le tempeste che minacciano di farla affondare. Gesù non rimprovera il fatto che non lo si sia svegliato subito, ma biasima invece la mancanza di fede. Bisogna pregarlo, e pregarlo con fede. La paura di morire, che è negativa, viene allora sostituita dal timore di Dio, che è l’obbedienza dei fedeli al loro Salvatore. Questa è la nostra situazione: la debolezza della nostra imbarcazione trae forza dalla presenza di Cristo: egli ci fa passare.






    PRIMA LETTURA

    Gb 38,1.8-11
    Qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde.

    IL SALMO 106

    Diamo lode al Signore per i suoi prodigi.

    Coloro che solcavano il mare sulle navi
    e commerciavano sulle grandi acque,
    videro le opere del Signore,
    i suoi prodigi nel mare profondo.

    Egli parlò e fece levare
    un vento burrascoso che sollevò i suoi flutti.
    Salivano fino al cielo,
    scendevano negli abissi;
    la loro anima languiva nell’affanno.

    Nell’angoscia gridarono al Signore
    ed egli li liberò dalle loro angustie.
    Ridusse la tempesta alla calma,
    tacquero i flutti del mare.

    Si rallegrarono nel vedere la bonaccia
    ed egli li condusse al porto sospirato.
    Ringrazino il Signore per la sua misericordia
    e per i suoi prodigi a favore degli uomini.



    SECONDA LETTURA

    2Cor 5,14-17
    Ecco, son nate cose nuove.



    IL VANGELO

    Mc 4,35-41
    Chi è costui al quale anche il vento e il mare obbediscono?






    Omelia (25 Giugno 2006)
    Suor Giuseppina Pisano O.P.
    Commento a Mc 4, 35 41

    «Maestro, non t'importa che moriamo?». È l'interrogativo, che, assieme alla risposta di Gesù:
    «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?», costituiscono il tema, della liturgia della Parola, di questa domenica.


    "Non t'importa che moriamo?" o come più spesso ci chiediamo: "Perché questa malattia, questa morte, questo disastro, operato dalle forze incontrollabili della natura?"; è la domanda che ci siamo posti e ci poniamo ancora, facendo memoria dell'olocausto degli Ebrei o di fronte alle tante violenze di guerre o di regimi totalitari: "Dove era Dio? ".


    Sappiamo che Dio c'era, era oltre lo scatenarsi della violenza, delle forze della natura e dell'uomo; non era né assente, né indifferente, era vicino all'uomo, anche se, questi, non sempre ha la capacità, o la maturità interiore, per coglierne la presenza.
    Tuttavia, interrogarsi sul senso del dolore, e aver paura sia della sofferenza come della morte, fa parte della natura umana, anche il Figlio di Dio, all'appressarsi della passione, cadde in una profonda angoscia, ebbe paura e pregò il Padre dicendo: " Abbà, Padre! Tutto è possibile a te. Allontana da me questo calice! " ( Mc.14,36 ); l'angoscia del Cristo è un segno grande per la nostra fede, un segno che ha fatto esclamare a Dietrich Bonhoeffer, in carcere e prossimo all'esecuzione: "La croce di Dio ha voluto essere il dolore di ciascuno; e il dolore di ciascuno è la croce di Dio".


    La domanda, quella dei discepoli, come la nostra, è però legittima: "L'uomo può rivolgere un tale interrogativo a Dio -recita l'enciclica Salvifici Doloris- con tutta la commozione del suo cuore, e con la mente piena di stupore e di inquietudine; e Dio aspetta la domanda e l'ascolta, come vediamo nella Rivelazione..." (n. 10 )


    I testi che la liturgia eucaristica oggi propone, offrono appunto la risposta a questo drammatico interrogativo, che accompagna ogni esistenza umana.


    La prima lettura, ci fa incontrare Giobbe, l'uomo giusto che, al di là della sua realtà storica, è il simbolo dell'uomo sofferente e paziente, l'uomo fedele e saggio, che, come dalle mani di Dio accoglie il bene, dalle stesse mani prende ciò che fa male, considerandolo strumento di purificazione, e in ciò egli è una prefigurazione di Cristo, il Dio sofferente, che per amore dell'uomo e per la sua redenzione dal peccato accetta di morire sulla croce.
    Giobbe discute con Dio, all'uomo, infatti, è lecito parlare col suo Creatore; non è arroganza, né superbia; è come quando un bimbo parla col proprio padre, ben sapendo, che di fronte a lui, alla sua sapienza e alla sua esperienza, egli è un piccolo che ha bisogno di esser guidato e illuminato
    .


    "Il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine «Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno, quando lo circondavo di nubi per veste e per fasce di caligine folta? Poi gli ho fissato un limite, e ho messo chiavistello e porte e ho detto: qui giungerai e non oltre, e qui s'infrangerà l' orgoglio delle tue onde»( Gb. 38, 1. 8 1); con un linguaggio ricco di immagini e di poesia, la Rivelazione ci dice che la Creazione ha la sua vita e le sue leggi, che ha loro dato la sapienza di Dio; essa vive e si trasforma, indipendentemente dall'uomo, che, al suo cospetto, deve porsi con rispetto e stupore, ben sapendo, che le forze della natura, spesso, lo superano e lo travolgono, facendogli scoprire tutta la sua limitatezza e vulnerabilità.


    La creatura umana, la più alta e bella, perché immagine di Dio, è anche la più fragile, e di questo ne facciamo spesso esperienza.
    Anche in queste situazioni, tuttavia, Dio è presente, come canta il Salmista.


    Anche il mar Rosso, si aprì prodigiosamente, per la salvezza degli Ebrei, e anche il lago di Tiberiade tornò calmo, alle parole di Gesù: «Taci, calmati!»; ma, la fede che ci salva, non è fondata su fatti prodigiosi; il miracolo è il sigillo della divinità, e anche Gesù ne compie, ma il rapporto dell'uomo con Dio è altro: è credere e affidarsi a Dio, che è e si è rivelato Amore che salva.


    "Fratelli, scrive Paolo, l'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti, .. egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro...".
    E' Cristo Figlio di Dio e Redentore, il segno, la rivelazione più alta e più umana dell'amore di Dio per gli uomini, un amore che risplende sulla Croce. La fede in Lui non ci esonera dalla sofferenza, essa resta in tutta la sua drammaticità, ma acquista, in comunione con Lui, un significato nuovo, e un valore infinito, di redenzione.


    " per poter percepire la vera risposta al «perché» della sofferenza, dobbiamo volgere il nostro sguardo verso la rivelazione dell'amore divino -recita ancora la salvifici Doloris- fonte ultima del senso di tutto ciò che esiste. L'amore è anche la fonte più ricca del senso della sofferenza, che rimane sempre un mistero, siamo consapevoli dell'insufficienza e inadeguatezza delle nostre spiegazioni. Cristo ci fa entrare nel mistero, e ci fa scoprire il «perché» della sofferenza, in quanto siamo capaci di comprendere la sublimità dell'amore divino..." (ib 12 )


    "..se uno è in Cristo, continua Paolo, è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove .."; la vita continuerà a scorrere, alternando gioia e sofferenza, tranquillità o paura, ma, in tutto ciò sappiamo e crediamo, che l'amore di Dio ci avvolge, ci sostiene, ci conduce ad un approdo di salvezza e di pace.




    Sr M. Giuseppina Pisano O.P.
    Monastero domenicano SS.mo Rosario
    mrita.pisano@virgilio.it








    Buona Domenica a tutti........

    Fraternamente CaterinaLD
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    Grazie, Tea dei tuoi interventi e perdona le intemperanze di taluno, che non è in grado di apprezzare i tuoi sforzi.


  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus
    Grazie, Tea dei tuoi interventi e perdona le intemperanze di taluno, che non è in grado di apprezzare i tuoi sforzi.

    ....nessun problema.... anche se talune persone sono intemperanti, le considero sempre fratelli e sorelle specialmente se uniti dal medesimo Battesimo e le discussioni tra fratelli sono all'ordine del giorno
    Piuttosto a grazie sempre alla tua fraterna ospitalità.....

    Ciao Tea
    Fraternamente Caterina
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  7. #7
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    Benedetto XVI ha ricevuto in udienza nella mattina di venerdì 23 giugno Sua Altezza Eminentissima Fra Andrew Bertie, Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta.

  8. #8
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  9. #9
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    Dalla prima lettera pastorale alla Diocesi di Venezia, 5 settembre 1895 di san Pio X:

    "..Iddio è discacciato dalla politica colle teorie della separazione della Chiesa dallo Stato; dalla scienza, col dubbio elevato a sistema; dall'arte, avvilita sino al verismo; dalle leggi, informate alla morale della carne e del sangue; dalle scuole, coll'abolizione del catechismo, e per fino dalla famiglia, che si vorrebbe sconsacrata nelle sue origini, e privata della grazia del sacramento...
    Bisogna combattere il delitto capitale dell'età moderna, che vorrebbe sacrilegamente sostituito l'uomo a Dio; schiarire coi precetti e coi consigli evangelici e colle istituzioni della Chiesa tutti i problemi,che l'Evangelo e la Chiesa hanno luminosamente e trionfalmente risolti: educazione, famiglia, proprietà, diritti e doveri; ristabilire l'equilibrio cristiano fra le diverse condizioni della societa'; pacificare la terra e popolare il cielo; ecco la missione che io devo proseguire in mezzo a voi, rimettendo ogni cosa sotto l'Impero di Dio, di Gesù Cristo, e del suo Vicario in terra, il Papa.......

    Quando si parla del Vicario di Cristo, non bisogna esaminare, ma obbedire; non misurare l'estensione del comando per restringere la prestazione della obbedienza; non cavillare sulla più chiara parola del Papa per travolgerne il senso; non interpretarne la volontà alla stregua di preconcetti, che ne distruggono il valore manifesto; non contrapporre diritti al diritto del Papa di insegnare e di comandare; non pesarne i giudizi, non discuterne gli ordini, per non fare ingiuria diretta a Gesù Cristo medesimo..

    La società è ammalata; tutte le parti nobili di questo corpo sono colpite, e i principi di vitalità sono compromessi. L'unico rifugio, l'unico rimedio è il Papa...
    Si guardino i sacerdoti dall'accettare nessuna delle idee del liberalismo, che, sotto la maschera del bene, pretende di conciliare la giustizia con l'iniquità...I cattolici liberali sono lupi coperti dalla pelle di agnello; perciò il sacerdote, che è veramente tale, deve svelare al popolo, commesso alle sue cure, le loro perfide trame, i loro iniqui disegni. Sarete chiamati papisti, clericali, retrogradi, intransigenti. Vantatevene! Siate forti, ed ubbidite a quel comando che è ricordato in Isaia :"Grida, non darti posa, alza la voce come una tromba, e annunzia al popolo mio le sue scelleratezze e alla casa di Giacobbe i suoi peccati"......"


    __________________

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  10. #10
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    Benedetto XVI ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica con i Membri
    della Commissione Teologica Internazionale nella Cappella "Redemptoris Mater" del Palazzo Apostolico


    L'obbedienza alla verità ci fa collaboratori della verità

    Benedetto XVI ha presieduto - nella mattina di venerdì 6 ottobre, nella Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico - la Concelebrazione Eucaristica con i Membri della Commissione Teologica Internazionale, a conclusione della Sessione Plenaria che si è svolta presso la Domus Sanctae Marthae in Vaticano. All'inizio della Santa Messa, il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha rivolto un indirizzo di omaggio al Santo Padre che ha così risposto: "Grazie, Eminenza, per queste parole così calorose. Grazie per il vostro lavoro e per la vostra preghiera. Nella gioia della fede comune iniziamo adesso la Celebrazione dei Santi Misteri".


    Nell'omelia il Papa ha ricordato innanzitutto la missione di silenzio e di contemplazione vissuta da san Bruno.

    "Mi viene in mente una bellissima parola della Prima Lettera di San Pietro - ha detto il Santo Padre -. L'obbedienza alla verità dovrebbe "castificare" la nostra anima... In altri termini, parlare per trovare applausi, parlare orientandosi a quanto gli uomini vogliono sentire, parlare in obbedienza alla dittatura delle opinioni comuni, è considerato come una specie di prostituzione della parola e dell'anima. La "castità" a cui allude l'apostolo Pietro è non sottomettersi a questi standard, non cercare gli applausi, ma cercare l'obbedienza alla verità. E penso che questa sia la virtù fondamentale del teologo, questa disciplina anche dura dell'obbedienza alla verità che ci fa collaboratori della verità, bocca della verità, perché non parliamo noi in questo fiume di parole di oggi, ma realmente purificati e resi casti dall'obbedienza alla verità, la verità parli in noi. E possiamo così essere veramente portatori della verità".

    (©L'Osservatore Romano - 7 Ottobre 2006)
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