Sinn Fein, Noi Stessi
Giovanni Lanza (Rinascita)
Era il 1171 quando Re Enrico II sbarcò in Irlanda per instaurare un
feudalesimo distribuendo numerose terre a favore dei baroni inglesi. Veniva
così distrutta la struttura tribale preesistente basata sulla proprietà
comune della terra e nascevano i contrasti tra invasori e popolazione
locale. Per tutto il Medioevo l'isola sarà scossa da ribellioni e
repressioni che aumenteranno la presenza del potere nobiliare inglese ai
danni di coloro che premevano per la nascita di una monarchia nazionale
irlandese. Invece nel 1541, attraverso l' "Act of Supremacy", Enrico VIII
esporta la Riforma e assume il titolo di Re d'Irlanda. Da allora la presenza
dei coloni protestanti inglesi, e presbiteriani scozzesi, si farà sempre più
forte come sarà più forte lo sfruttamento delle terre irlandesi confiscate
ai legittimi proprietari. Con la concessione della città di Derry alle 12
corporazioni lavorative londinesi (oggi Londonderry), il "sistema delle
piantagioni" e il decreto parlamentare di Londra che sancì l'esproprio
totale delle terre agli irlandesi, il governo inglese oppresse sempre di più
la popolazione autoctona e cattolica dell'isola.
L'Irlanda per tutta l'epoca moderna rimase sotto il dominio straniero
conoscendo una breve indipendenza (1641-49) durante la I rivoluzione
inglese, ma la repressione successiva sarà ancora più dura di quelle
precedenti con la deportazione di oltre 60.00 irlandesi alle isole dei
Carabi. Durante la II rivoluzione inglese il Re Giacomo II, rifugiatosi in
Irlanda, viene sconfitto da Guglielmo III d'Orange, il quale inviò altri
coloni nell'isola costringendo migliaia di cattolici all'esilio. Questa
vittoria viene ancora oggi ricordata dagli orangisti dell'Irlanda del Nord
come simbolo della vittoria dei privilegi dei protestanti sui cattolici. Gli
irlandesi non saranno più eleggibili nel Parlamento inglese fino al
diciannovesimo secolo che vide in Irlanda una delle più grandi carestie.
Essa provocò la morte di oltre un milione di persone mentre furono due
milioni quelli che fuggirono in America. Intanto nell'isola comincia a
sorgere un movimento indipendentista che raccoglie tutti gli irlandesi di
qualsiasi religione. Aiutati da volontari francesi e capeggiati dal
protestante Theobald Wolfe Tone, nel 1798 i ribelli irlandesi (United
Irishmen) ottengono significativi successi contro gli inglesi dichiarando l'indipendenza.
Anche questa come la precedente durerà poco tempo e la repressione
successiva fu altrettanto dura. Questa data viene ricordata per un motivo
molto importante. Dapprima l'indipendentismo irlandese era basato sulla
volontà dei differenti clan gaelici, ma da allora si fece movimento politico
della popolazione cattolica irlandese. Nel 1885 con Gladstone al governo, la
politica inglese nei confronti dell'Irlanda si fa più morbida. Per
contrastare le numerose rivolte e scontri che avvengono a Belfast, Londra
propone di concedere un'autonomia all'Irlanda attraverso l' "Home Rule". L'Irlanda
sarebbe rimasta sotto la corona inglese, ma questa proposta venne
considerata dai protestanti come un passo verso l'indipendenza del Paese che
li avrebbe portati in una situazione di minoranza rispetto alla componente
cattolica. L' "Home Rule Bill" venne bocciata e Gladstone fu costretto a
dimettersi, ma anche in Inghilterra sorgono movimenti a favore degli
irlandesi. Nel 1907 nasce il Sinn Fein (Noi Stessi) Partito politico dei
cattolici irlandesi, la pressione è più forte tanto che nel 1912 con David
Lloyd Gorge la legge dell'"Home Rule" passa. L'isola fu sconvolta da scontri
tra le fazioni cattoliche e protestanti. I primi vogliono l'indipendenza
piena mentre i protestanti affiancano l'Ulster Volounteer Force, che
attraverso la violenza vuole ristabilire la supremazia totale degli
orangisti. Nel 1914 l'Inghilterra entra in guerra, l'"Home Rule" viene
sospesa; dapprima il movimento armato del Sinn Fein (Irish Volounteers) si
schiera con la Corona inglese, ma da una costola di questo gruppo ci fu un
tentativo di impossessarsi delle armi per portarle in Irlanda a favore di
una guerra di liberazione finale. Il lunedì di Pasqua del 1916 un gruppo di
armati occupa il centro di Dublino dichiarando per l'ennesima volta l'indipendenza
del Paese. Nonostante una repressione violenta, che vide ripristinare la
corte marziale (15 persone vennero giustiziate), l'indipendenza tanto
agognata non tarderà a venire. Nel 1918 il Sinn Fein trionfa alle elezioni
ma non andrà ad occupare i posti del Parlamento di Londra bensì di quello di
Dublino mentre il suo nuovo braccio armato, l'IRA, guiderà la guerriglia nel
Paese. L'Inghilterra allora preparò la divisione dell'isola intervenendo con
il "Government of Ireland act" che stabilì la creazione di due Parlamenti
divisi: a Belfast per 6 delle nove contee dell'Ulster (Irlanda del Nord) ed
a Dublino per il resto del Paese. Nonostante le proteste di molti l'Irlanda
accetta lo status di dominion e la divisione del Paese; ciò comporterà l'allontanamento
dal Sinn Fein dei protagonisti che firmarono il trattato, tra i quali
Micheal Collins. Nei decenni successivi la lotta del Sinn Fein continuò così
come continuarono gli scontri nell'Irlanda del Nord. Qui le leggi
continuavano a favorire gli orangisti basti pensare che a Londonderry 15000
cattolici venivano rappresentati da 8 deputati mentre i 9000 protestanti da
12. Nel lunedì di Pasqua del 1949 l'Irlanda abbandona lo status di dominion
(esce dal Commonwelth) e diventa una Repubblica a tutti gli effetti. Il
problema con la parte centro meridionale dell'isola può dirsi concluso anche
se solo nel 1956 verrà stipulato un accordo di cooperazione commerciale tra
Dublino e Londra. Nel Nord Irlanda le marce orangiste nei quartieri
cattolici, in ricordo della vittoria di Guglielmo d'Orange, fanno salire la
tensione alle stelle. Mentre l'IRA si fa sempre più minacciosa vengono
adottate nuove forme di protesta pacifiste care a Martin Luther King. Nel
1967 nasce il NICRA (North Ireland Civil Right Association) e l'anno
successivo il PD (People's democracy), le loro principali attività sono
quelle di organizzare manifestazioni per il rispetto dei diritti civili. Gli
scontri con i protestanti sono inevitabili. Quest'ultimi organizzano una
provocatoria processione per il quartiere cattolico di Londonderry ma
vengono respinti dai cattolici, i quali costringono la polizia, intervenuta
per sedare gli animi, ad abbandonare la zona. Il quartiere venne poi
militarizzato dai soldati inglesi ma essi non riuscirono a penetrare al suo
interno dove sventolava la bandiera nazionale irlandese. Il quartiere venne
ribattezzato dai cattolici "free Derry". Da allora l'esercito inglese rimase
permanentemente sul territorio nordirlandese; per placare i disordini di
Belfast venivano costruiti muri di lamiere e fino spinato che dividevano i
quartieri cattolici e protestanti della città. Il numero dei morti causati
dagli attacchi dell'esercito di liberazione irlandese cresceva, così come
cresceva la violenza della repressione inglese nelle carceri ove venivano
rinchiusi i combattenti e rappresentanti politici. Nelle carceri alcuni
detenuti cominciarono lo sciopero della fame. Emblematico il caso di Bobby
Sands imprigionato senza prove certe di colpevolezza, morì - eletto deputato
con un plebiscito cattolico - nel 1981 nella cella dove viveva in condizioni
disumane. Le torture perpetuate nelle carceri segrete ai danni degli
esponenti politici hanno portato la Commisione per la tortura delle Nazioni
Unite ad aprire un'inchiesta, per la prima volta della sua storia, sul Regno
Unito. Ma ciò avvenne solo nel 1991. L'episodio più grave causato dai
soldati inglesi sui civili irlandesi avvenne a Londonderry il 30 gennaio del
1972. Al termine di una manifestazione di protesta le forze dell'ordine
spararono sui civili uccidendo 13 persone. Nel decennio successivo un famoso
giornalista inglese, Paul Johnson, direttore di "Spectator", faceva notare
come in Irlanda i governi inglesi, succedutisi nella storia, provarono ogni
tipo di intervento: dalla riforma della terra alla colonizzazione, dai
parlamenti farsa a quelli veri, legge marziale, legge civile, genocidio,
apartheid e divisione del Paese. Nulla di tutto ciò ha funzionato, l'unica
cosa che ancora l'Inghilterra doveva provare era il ritiro totale ed
incondizionato dall'isola. In effetti l'Ulster divenne sempre più una patata
bollente per Londra che avrebbe voluto sbarazzarsene senza più problemi.
Questo non è stato possibile a causa della componente unionista dell'isola,
anch'essa organizzata militarmente ed anch'essa pronta a compiere attacchi a
Dublino. L'opinione internazionale era a favore degli irlandesi quella dei
governi di meno. La causa è l'appoggio che i guerriglieri dell'IRA davano (e
danno) a quelle popolazioni in lotta per la libertà (palestinesi e baschi) e
quelle in lotta contro l'imperialismo americano dominante in Sudamerica. Il
governo di Clinton era molto più aperto e sensibile alla causa irlandese di
quello degli ultimi governi Bush, il quale vede con preoccupazione l'ingerenza
di alcuni militanti dell'IRA nelle questioni di "casa". Oggi, grazie ad una
modernizzazione delle città, alle numerose possibilità lavorative, ad un
miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini cattolici ed ad una
gestione comune, tra Dublino e Londra, degli affari interni di Belfast, la
situazione sembra più tranquilla, ma è solo apparenza. L'Ira (e il suo
braccio politico, il Sinn Fein) è contestata dai radicali della "Real Ira".
Tuttavia è l'Ira che ha deciso di abbandonare la lotta armata e di
partecipare allo sviluppo politico del Paese. L'Irlanda del Nord ha un vero
Parlamento dotato di grandissima autonomia; i diritti civili sono molto più
rispettati ed anche tra cattolici e protestanti sembra che la tensione sia
di gran lunga diminuita rispetto agli anni 80'-'90
Negli ultimi 30 anni, in questa che viene considerata la guerra civili più
lunga della storia, sono morte più di 3000 persone.




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