Accolgo pienamente l’invito rivoltomi e ripropongo le domande e le questioni
…con alcune avvertenze iniziali di tipo metodologico e sempre spero coniugate nell’ordine della chiarezza e della carità
• Metodologia ad extra ecclesiam Avverto oggi dopo 22 anni di ritorno alla fede cristiana dei Padri e delle Madri nella pienezza della Chiesa del Signore un notevole fastidio circa la nostra stessa subordinazione spero solo caratteriale ma temo che spesso rasenti anche l’ecclesiale e il culturale alle iniziative dei r omano-cattolici in particolare ed anche (ma non sempre) dei cristiani protestanti come se ci facessimo dettare l’agenda (scusate il termine vetero-marxista,ma è notorio nell’ortodossia italiana che io non disdegni il mangiar bambini) dalle altre ecclesialità (termine alquanto equivoco e comunque al momento provvisorio) e tale agenda ci viene dettata non solo in diaspora ma temo totalmente
• Metodologia ad intra ecclesiam: vorrei che nell’affrontare le domande che tra poco porrò la questione dell’ecumenismo(pur se centrale e doverosamente significativa) non venisse utilizzata come il Fondamento/il Grund da cui far scaturire il confronto e determinate risposte.Essa è questione che sembra(dico sembra) divida(e sembra divida notevolmente) l’articolarsi complessivo dei cristiani ortodossi .Per tornare all’apriori dell’atteggiamento verso l’ecumenismo chiedo che esso non sia utilizzato come il Fondamento Originario da cui dedurre le articolazioni.Non sono ecumenista ma mi riconosco nel presente momento storico nelle motivazioni che portarono alcune chiese ortodosse ad aderire al Consiglio Ecumenico delle Chiese e leggo queste motivazioni solo come diaconia e servizio di testimonianza,ingenuità radicale cristiana di amor pedagogico e assolutamente non come una scelta ecclesiologica o spirituale o come ontologicamente necessaria,organica e strutturale alla mia confessione di fede
Andiamo alle domande
1. quale mai debba essere la lettura che la sinfonia sinodale dei cristiani ortodossi,nella propria consapevolezza di essere e dimorare la Chiesa del Signore-(si uso volutamente in modo transitivo l’intransitivo dimorare-)debba fare sull’esistenza fattuale della comunione( meglio dell’arcipelago unitario e non unitario) romano-cattolico e della comunione(coerentemente pluralista all’interno della loro ecclesiologia poiché in essa il pluralismo è valore strutturale e perfino biblico) protestante,riformata,evangelica ed evangelicals?
2 queste comunioni sono o non sono –seppur parzialmente-traccia e vestigia dell’Ecclesia Dei?
3.Se esse lo sono in che termini di progettualità lo sono e quali segni salvifici e deficanti della presenza epicletica dello Spirito esse presentino e non in termini delle singole esistenze personali di uomini e donne ma in termini(mi si permetta la frase) di grazia oggettiva?
4.E se esse lo sono allora il plurale delle verità è dono dello Spirito ?(con tutte le deduttività ovvie)
5.Ma se esse non lo sono: cosa mai sono ? Una tragedia,una tentazione,la tentazione,l’abominio e la desolazione,il misterium iniquitatis?
6.Se esse sono parziali vestigia Ecclesia Dei quale mai può essere il nostro servizio verso di loro?
7.e se non lo sono questo servizio come si pone se si pone ?
Ovviamente le domande potrebbero continuare
Mi fermo qui
E sicuramente ha ragione Luce da Luce quando -al di là di tutto- ricorda che sull’Athos (ma anche a Palermo molto più modestamente a San Marco d’Efeso) il calice non è condiviso né condivisibile con i cristiani eterodossi: Ma ha senso questa definizione di cristiani eterodossi,non è un ossimoro,una palese contraddizione?
Ultima nota metodologica ad intra ecclesiam e periferica alla questione ma sostanzialmente seria
• E’ ormai indubbio che il forum della Chiesa Ortodossa Tradizionale veicoli e di fatto e nel merito il dibattito e il confronto interno all’ortodossia italiana:E’ un bene questo? Come si spiega l’assenza in questi termini della sinfonia delle chiese ortodosse canoniche(terreno scivoloso questo…)? Mi limito a constatare il fatto e il fatto constatato mi fa ricordare un vocabolo reale e concreto- oltre che caro alla mia metodologia relazionale in sede laica-(ma si sa che io tematizzo la schizofrenia come valore e rifuggo da tutti coloro i quali mi dicono che bisogna difendere culturalmente e politicamente i valori cristiani) –il vocabolo “egemonia” (gramscianamente intesa,si ho scritto gramscianamente) .Questo è un fatto. Ma è’ bene che sia cosi? Questa è una domanda
Padre Giovanni Festa




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