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  1. #101
    presbitero cristiano ortodosso
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    ed eretico perfino di se stesso -contraddisse e si contraddisse
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    ed io continuo a dire e a chiedere al Signore triuno la forza e il coarggio,il vero dono del discernimento per vivere la radicalità evangelica del crocifggere la legge e la sua torah-latria e con essa ogni legge,ogni forma di legge perchè di per sè la legge tende a costruire l'uomo per il sabato senza alcun orizzonta liberante .Il cristiano resta sempre un cinico scettico disncantato e quindi-così rispondo ad altra questione-sa che tutto ciò che sta nell'ordine della storia è assolutamente posto sotto il segno del relativio/katholikòs attento ho scritto tutto ciò che sta sotto il segno dela storia=)
    In questo senso la chiesa è chiamata tutta quanta -questo si,tutta quanta senza se e senza ma ciascuno nel suo stato ovviamente ad essere il monastico popolo santo di Dio che ride ed irride ogni presunto kyrios della storia fosse pure le sue idolatrie ,i propri peccati di chiesa quandio vogliamo essere kyrios .

    Capisco bene le difficoltà culturalmente e spiritualmente tomisto-nestoriane delle comunioni cristiane romane e ginevrine in quanto tale radicalità evangelica fino in fondo resta per la loro identità un'ostacolo genetico e capisco invece molto bene che tale identità è strutturale al vissuto ortodosso per cui ogni differenziazione,ogni procesaso di mondanizzazione(e fripeto a destra come a sinistra) per l'ortodossia è sempre sconfiggibile in quanto estranea,in quanto peccato.Credo invece che l'identità spirituale nestoriana sia ormai il DNA irreversibile delle comunioni romane e ginevrine per cui ovviamente catholikòs ed augustinus non capiscono informatore e si rifugiano nell'ironia spietata e nell'irrisione .Si comprende bene,essi sono maestri in israele

    Padre Giovanni Festa

  2. #102
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da giovannipresbit
    ed io continuo a dire e a chiedere al Signore triuno la forza e il coarggio,il vero dono del discernimento per vivere la radicalità evangelica del crocifggere la legge e la sua torah-latria e con essa ogni legge,ogni forma di legge perchè di per sè la legge tende a costruire l'uomo per il sabato senza alcun orizzonta liberante.
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  3. #103
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    Citazione Originariamente Scritto da Informatore
    Mi spiace ma questo modo di argomentare "ad personam" mostra solo su quale piano ti muovi e lo mostra a chi è attento a coglierlo.
    Quando sono finite le argomentazioni serie e non si sa più che pesci pigliare di solito le persone poco accorte iniziano con i velati insulti (come i tuoi) per poi passare agli insulti espliciti... Tu non capisci o non vuoi capire che qui non è una questione di bandiere confessionali o di posizioni personali ma di capire cosa sia l'essenzialità del Cristianesimo.
    Io non so se tu ti dedichi alla cosiddetta ascesi così come tu non puoi sapere se io mi ci dedico. Qui non si parla in termini personali e non si fanno giudizi personali. Si parla sui fondamenti del Cristianesimo su ciò che uno, in base alla sua formazione, ritiene essere il fondamento del Cristianesimo.
    Chissà se questo ora ti è chiaro? Bah, temo che le mie siano parole al vento...
    Caro Informatore,
    non mi pare di aver offeso nessuno, poichè ciò che ho detto è la logica e coerente conseguenza di quanto tu e Padre Giovanni andate affermando. Ma non c'è da meravigliarsi. Questa è la diversa fonte di spiritualità tra Oriente ed Occidente. Ma ciò non deve portare a dire che i cristiani operanti nel sociale, nel campo politico, ecc., non siano veri ed autentici cristiani. Non deve portare a dire che i veri cristiani sono quelli che si isolano dal mondo, lasciano il mondo, diventano monaci, possibilmente anacoreti, .... . Altrettanto errato è vedere in questa la via comune (ed unica) per tutti i cristiani, che questi devono necessariamente percorrere se vogliono giungere a Dio.
    Proprio perchè si tratta di un impegno più radicale, esso richiede una speciale vocazione, chiamata, che evidentemente non può essere comune a tutti i cristiani. E' un carisma che alcuni hanno ed altri no. Ma non per questo, essi sono più indegni ed immeritevoli dei primi.
    Che si debba tendere all'ascesi, questo lo posso anche ammettere. Ma attenzione in che modo? Uno tende all'ascesi anche facendo il suo lavoro, occupandosi anche del bene comune, impegnandosi con spirito di abnegazione in ciò. Da nessuna parte il Vangelo impone il disimpegno. Gli esempi di alcuni Santi, di per sè, esprimono chiamate particolari, ma non escludono, di per sè, che vi siano altre via di santità, nel proprio stato e nel proprio impegno. Il cristiano è vero che non appartiene al mondo, essendo la sua Patria il Cielo (sperando di andarci), ma cionondimeno egli è pur sempre NEL mondo. Il che vuol dire, appunto, che, in base allo stato ed alla condizione di ognuno, tutti sono chiamati alla santità, non necessariamente nella vita anacoretica o monacale. Certo, quella può essere la via privilegiata: diceva S. Benedetto, infatti, che il monastero è l'avamposto del Paradiso. Ma è evidente che il monastero non è per tutti: è per quelli che Dio stesso chiama e sceglie. Gli altri non sono chiamati alla santità? Assolutamente no. Sono tutti chiamati, però ciascuno nel proprio status, con il proprio impegno anche a favore della comunità (laddove ricopra cariche politiche o sociali), impregando di Dio e "cristianizzando" l'ambito nel quale vive e lavora.
    E di esempi noi cattolici ne abbiamo diversi. S. Tommaso Moro, proclamato Patrono dei Governanti e dei Politici, seppe testimoniare fino al martirio la «dignità inalienabile della coscienza». Pur sottoposto a varie forme di pressione psicologica, rifiutò ogni compromesso, e senza abbandonare «la costante fedeltà all’autorità e alle istituzioni legittime» che lo distinse, affermò con la sua vita e con la sua morte che «l’uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale» (GIOVANNI PAOLO II, Lett. Apost. Motu Proprio data per la proclamazione di San Tommaso Moro Patrono dei Governanti e dei Politici, n. 4). Tra queste, il bisogno che il mondo politico e amministrativo avverte di modelli credibili, che mostrino la via della verità in un momento storico in cui si moltiplicano ardue sfide e gravi responsabilità. Oggi, infatti, fenomeni economici fortemente innovativi stanno modificando le strutture sociali; d’altra parte, le conquiste scientifiche nel settore delle biotecnologie acuiscono l’esigenza di difendere la vita umana in tutte le sue espressioni, mentre le promesse di una nuova società, proposte con successo ad un’opinione pubblica frastornata, richiedono con urgenza scelte politiche chiare a favore della famiglia, dei giovani, degli anziani e degli emarginati.
    Ecco la via dell'impegno. E questa è stata, in fondo, anche l'intuizione di S. Josemaria Escrivà de Balaguer.
    Quindi, nessun nestorianesimo .... .
    Per incidens, anch'io conosco la macchina amministrativa ecclesiastica ..... .

  4. #104
    presbitero cristiano ortodosso
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    Citazione Originariamente Scritto da catholikos

    Scusa caro Katholikòs perchè ti sorprendi? perchè ti stravolgi?

    Io confermo che ritengo il cristiano come chiamato ad essere nella storia assolutamente irriverente,assolutamente disincantato,assolutamente scettico,assolutamente cinico rispetto a qualsiasi potere o realtà associativa che pretenda di essere esaustiva e fonte di diritto e di eticità,compresa anche le nostre tentazioni ecclesiali a diventarlo

    Ricordi il grande inquisitore?

    Il cristiano risponde certamente nel tempo e nella fatica della storia all'assoluta vittoria del Risorto al quale ormai sempre di più in tono supplice noi si continua ad urlare con il salmo 69 Signore Non tardare quasi litigando con lui e se preferisci in parafrasi dalla lingua delle mia terra Signore cerca di finirla e cerca di tornare

    La legge come torah-latria oviamente mi troverà sempre disobbediente,disobbedientissimo con tutti gli esiti possibili

    Io so bene che qui si corre il rischio della troppa autogiustificazione,del rischio della propria impunità ma è rischio da correre.il cristianesimo è di per sè questo.fuori le città,fuori le porte della città,e nella città l'assolura nostra inessenzialità -se entrate in una città ed annunciate pace e pace non vi rispondono andate via e scuotete la polvere dai vostri calzari

    Se qualcuno ti vuol rubare mezzo mantello non lo devi denunciare (resta un tuo diritto ovviamente ma nell'ordine non salvifico del temporale,nell'ordine della coerenza banale della legge) ma devi darglielo tutto .(sotto questo aspetto la comunione cattolico-romana in questi anni ha avuto un profeta non ascoltato che visse sempre da monaco anche quando non o era e mori effettivamente monaco anche quando riprese a soffrire monasticamente per la città:giuseppe Dossetti-tanto di cappello pur nella profonda differenza=)
    Sotto questo aspetto,della radicalità del mantello, io ho molto da imparare dall'assoluta kenosis del Signore

    Certo carssimo sotto questo aspetto,l'aspetto non salvifico del tempo e della temporalità,io sono assolutamente un relativista perchè come si dice nella mia lingua in traduzione italiana io non crederò mai che il pidocchio abbia la tosse,-e l'asino non puoi spngerlo emntre sta salendo in collina

    E resto nel mondo concretamente da presbitero,da marito,da padre,da direttore amministrativo ma spero sempre di più di essere tutte queste identità e questi doni monasticamente
    Il giorno in cui andrò in pensione,ma ci pensi carissimo,quando manderò il potere burocratico /spesso guelfo nel mio ministero )lontano dalla mia vita....


    Padre Giovanni Festa

  5. #105
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    Caro Augustinus,
    non illudiamoci!
    Il cristiano può anche impegnarsi nel mondo ma la sua vera patria non è il mondo.
    Fa parte della nostra natura il fatto di affezionarci a parenti, amici, amori, case, cose....
    Ma tutto questo è transitorio, proprio come l'amministrazione delle realtà terrene.
    Il monaco non è che un cristiano che ANTICIPA più degli altri le realtà future con un comportamento RADICALE.
    Il cristiano non è chiamato al disimpegno ma a non mettere radici in ciò che fa perché le sue radici sono nel cielo, non sulla terra.
    Insistere molto sull'impegno sociale significa aver trasformato la SPIRITUALITA' cristiana in prassi sociale.
    Effettivamente questo è un grande problema per il Cristianesimo occidentale, problema osservato da diversi teologi...

  6. #106
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    Citazione Originariamente Scritto da Informatore
    Caro Augustinus,
    non illudiamoci!
    Il cristiano può anche impegnarsi nel mondo ma la sua vera patria non è il mondo.
    Fa parte della nostra natura il fatto di affezionarci a parenti, amici, amori, case, cose....
    Ma tutto questo è transitorio, proprio come l'amministrazione delle realtà terrene.
    Il monaco non è che un cristiano che ANTICIPA più degli altri le realtà future con un comportamento RADICALE.
    Il cristiano non è chiamato al disimpegno ma a non mettere radici in ciò che fa perché le sue radici sono nel cielo, non sulla terra.
    Insistere molto sull'impegno sociale significa aver trasformato la SPIRITUALITA' cristiana in prassi sociale.
    Effettivamente questo è un grande problema per il Cristianesimo occidentale, problema osservato da diversi teologi...
    Che significa in concreto "non mettere radici in ciò che fa"?

  7. #107
    presbitero cristiano ortodosso
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    Tutto questo nostro discuetere e dibattere su queste tematiche relative alla ministerialità dei cristiani,al loro DNA e alla loro strutturalità più essenziale e più profonda è stato ed è anche un piccolo segno provvidenziale.

    1-alcuni cristiani ortodossi( informatore,luce da luce,io stesso) provenienti da storie personali diverse e per certi aspetti molto diverse nel loro ritornare alla fede della Chiesa Una ed Indivisa custodita esclusivamente dalla sinfonia(ovviamente modesta e anche spesso malandata) della chiesa ortodossa hanno individuato -con una provvidenziale condivisione dell'idem sentire de ecclesia-nell'identità(e quindi non solo nella semplice vocazione) monastica il DNA strutturale,organico ed essenziale di ciascun battezzato in qualsivoglia stato egli si trovi . Questa è la forza del cristianesimo in quanto e perchè tale per come esso è stato custodito ed annunciato dalla chiesa apostolica,immediatamente post apostolica e così via fino alla contemplazione totale del depositum fidei garantito dai Padri nel loro complesso e dai sette concili ecumenici (Ho scritto contemplazione amico e fratello katholikòs) e rispetto al quale depositum di confessione orante della fede nulla si deve aggiungere e nulla si deve togliere...con tanti saluti alla teoria dell'evoluzione linguistica del dogma e quindi con tanti saluti alla centralità dell'ermeneutica che (e per i destri e per i sinistri dell'occidente-categoria divulgativa-cristiano) è il dominio in forma pura della coscienza ecclesiale della comunione romano-cattolica e delle comunioni ginevrine e riformate .Non è un caso che la frammentazione ecclesiale che è strutturale ed organica al protestantesimo vede l'equivalente romano-cattolico nello e dell'arcipelago dei gruppi e dei movimenti ciascuno sostanzialmente con la sua ecclesiologica e spesso con la ipotesi(presunzione?)di pienezza(cfr neo-catecumenali e rinnovamento in particolare ma solo come esempio).
    2-Ovviamente la frammentazione protestante viene attutita in sede romano-cattolica dal principio unificante o presunto tale della non messa in questione dell'unico mestolo da cui trarre fonte di legittimità.Questo fenomeno ha e pone seri risvolti spirituali di inevitabile e vero proprio degrado ecclesiale che a questo punto non sono incidenti e deviazioni ma esiti strutturali del dominio in forma pura del circolo ermeneutico .Mi riferisco alla neo-gnosi sostanzialmente esoterica ed illuminata che la fa da padrone(ripeto come esito strutturale e non come incidente) per cui con profondo dolore nella vita di molti cristiani della comunione romano-cattolica si constata e riepto come esito ineluttabile la divisione seria tra chi ha capito tutto (destri o sinistri poco importa) e chi poveretto è rimasto al devozionalismo,a non avere capito per povertà di strumenti culturali o per sua incapacità nulla delle grandi conquiste teologiche e spirituali fatte da madame l'ermeneutica .Se il protestantesimo nasce di per sè come programma per e della frammentazione ecclesiale,la comunione romano-cattolica assumendone l'istanza la realizza come esito inevitabile in una sorta di neo-gnosticismo per iniziati

    3- ribadisco e confermo con carità ma con chiarezza che l'altro aspetto (anche questo filioque procedit a mio avviso) dell'occidente cristiano romano e ginevrino è una sorta di neo-nestorianesimo totale e definitivo che in alcuni casi è anche teoretico,di per sè è(sempre come esito strutturale e non come incidente) pratico,spirituale e liturgico e non è da far risalire soltanto al Vaticano II ma viene da lontano,da molto lontano .

    4-qui la prima riflessione so che è forse scandalizzante per i fratelli della comunione romano-cattolica. dal punto di vista ecclesiologico generale e dal punto di vista della dimensione spirituale ed orante io credo che Ginevra(o per i moderati Canterbury) sia l'esatta destinazione finale e congrue agli esiti e alle premesse .Non esiste più una unità ecclesiologica,orante ,spirituale,teologica della comunione romano-cattolica con la quale ci si possa confrontare anche duramente,perchè essa si è per esito ineluttabile polverizzata e frantumata e non poteva non accadere .Qui -e lo dico con molto rispetto e con molta delicatezza-il colpo finale a vantaggio della frantumazione come esito ineludibile è stato-ripeto con delicatezza e rispetto- inferto dalle modalità vissute e realizzate del e dal papato di Giovanni Paolo II che ha polverizzato a mio avviso la fatica e l'esistenza reale dell'unità della chiesa locale anche nella solo possibilità rimasta all'interno della deriva che era la teologia della diocesi come comunione di comunità per la costruzione di un modello assolutamente plebiscitario e im-mediato cioè privo di mediazioni .Ho vissuto direttamente tra i miei affetti familiari e di amicizia il coraggio che apprezzo ma non condivido di mia sorella e di una delle mie compagne di liceo che -proprio per l'esatta congruita del primato dell'ermeneutica-hanno raggiunto Ginevra .Non lo condivido perchè hanno scelto la destinazione più ovvia restando cioè dentro il dominio in forma pura della schiavitù dell'ermenetuica ,bisognava rompere il cerchio del dominio e lo rompi trovi solo prima il deserto della sofferenza e del digiuno dell'eucarestia per anni due(sto parlando di me) e poi finalmente trovi la sinodalità della chiesa una ed indivisa

    4- questo dibattito è stato anche utile perchè forse per la prima volta fuori dagli ambiti di politica ecclesiastica propone alla conoscenza di fratelli e sorelle (ho già spiegato il senso asintattico di questa espressione) della cominione romano-cattolica il perchè dell'assoluta irriducibilità dei cristiani ortodossi ai quali non è proponibile per un'unità che sarebbe solo di potere e di immagine esarebbe sempre nel cerchio in forma di dominio puro di madame l'ermeneutica nè la tipologia uniatistica(state dentro l'arcipelago come voi volete,come vi aggrada,c'è spazio per tutti purchè il mestolo sia comune) nè la tipologia del plurale( siamo chiese entrambe ammalate di tubercolosi perchè uno solo dei nostri polmoni funziona,insieme i polmoni funzionano-ho fatto già sapere una volta che non soffro di tbc) ,nè la tipologia del relatiivo alla Yalta ecclesiastica (del tipo il filoque procedit è solo la modalità in uso in occidente per dire la stessa fede trinitaria dell'oriente che nega il filoque procedit e cosi via...) ma il dibattito ha proposto anche (e stavolta ad intra ortodossia)la possibilità che ortodossi tali ritornati e non nati possono porre ai loro episcopati e alle loro sinodie la necessità di un momento di riflessione serio sul precipatato del movimento ecumenico.Qualche anno sabbatico non farebbe male,nulla togliendo e lo ripeto che il movimento ecumenico non vincola assoluatamente nessun cristiano ortodosso il quale se non partecipa è in perfetta linea con il depositum fidei e se partecipa svolge sempre dentro il depositum fidei un servizio diaconale di testimonianza della chiesa una ed indivisa presso gli eterodossi ai quali propone con timore e tremore la rottura da se a se stessi e il faticoso cammino di ritorno

    Grazie per la pazienza- spero e chiedo pacatezza

    Padre Giovanni festa

  8. #108
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus
    Che significa in concreto "non mettere radici in ciò che fa"?
    Le radici del Cristiano sono in Cielo, non sulla terra sulla quale si può anticipare ma mai pienamente realizzare lo stato futuro. L'anticipazione, poi, NON SI MANIFESTA MAI con l'arcigno volto del potere ma come gratuità nella libertà: è il santo trasfigurato che anticipa, non l'autocrate o il partito politico.

    Se io mi affeziono a ciò che faccio mettendovi radici sono quello al quale viene applicato il detto evangelico di Matteo 6:21: "Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore". E guai se il nostro tesoro sono i nostri libri, i nostri stessi ragionamenti, la nostra logica, il nostro mestiere ben eseguito in nome di Dio, il nostro partito... Saremo come le vergini stolte!

    Per questo il nostro tesoro non è nell'Imperatore o nello Zar. Non è neppure nel partito cristiano dei "nostri" contrapposto a quello degli "altri", non è nelle "crociate" per una società più cristiana...

    Il nostro tesoro non è nell'opera delle nostre mani che, per quanto nobile sia, conosce la tignola.

    La domanda di Augustinus è "strana", appunto perché posta da uno che si definisce cristiano. Nell'antichità però il cristiano sapeva bene cosa significava "non mettere radici in ciò che si fa" perché il cuore di costui rimaneva solo in Cristo, in qualunque situazione fosse. Tuttavia ci sono ambiti - e la condivisione del potere può rientrare in questi - dov'è molto difficile far rimanere il cuore solo in Cristo.
    Per questo i più radicali, i monaci, fuggivano dalle alte cariche e non erano rari coloro che, chiamati a fare i vescovi, rinunciavano addirittura a questo. Lo stesso Gregorio Magno, che deve provvedere pure ai bisogni elementari della città di Roma, al suo tempo ridotta ad un grande paese di fantasmi impauriti, si duole continuamente di non poter vivere come vorrebbe!

    L'Occidente cristiano, tutto propenso al "fare", ha cominciato a capire sempre meno questo atteggiamento di radicalità evangelica al punto che già Dante CONDANNAVA papa Celestino V per aver posto il suo "GRAN RIFIUTO" verso il papato pur di tornare alla sua vita eremitica assai più radicalmente evangelica...

    Eppure com'è possibile che i cosiddetti cristiani dimentichino l'esortazione dello stesso Cristo: "Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma" (Lc 12,33)?

    Ma tant'è che succede quando si vuole a tutti i costi assolutizzare ciò che non è assolutizzabile o credere "vocazione" quello che vocazione evangelica non è, come ho già in altre parti dettagliatamente spiegato.

  9. #109
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    Citazione Originariamente Scritto da Informatore
    Le radici del Cristiano sono in Cielo, non sulla terra sulla quale si può anticipare ma mai pienamente realizzare lo stato futuro. L'anticipazione, poi, NON SI MANIFESTA MAI con l'arcigno volto del potere ma come gratuità nella libertà: è il santo trasfigurato che anticipa, non l'autocrate o il partito politico.

    Se io mi affeziono a ciò che faccio mettendovi radici sono quello al quale viene applicato il detto evangelico di Matteo 6:21: "Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore". E guai se il nostro tesoro sono i nostri libri, i nostri stessi ragionamenti, la nostra logica, il nostro mestiere ben eseguito in nome di Dio, il nostro partito... Saremo come le vergini stolte!

    Per questo il nostro tesoro non è nell'Imperatore o nello Zar. Non è neppure nel partito cristiano dei "nostri" contrapposto a quello degli "altri", non è nelle "crociate" per una società più cristiana...

    Il nostro tesoro non è nell'opera delle nostre mani che, per quanto nobile sia, conosce la tignola.

    La domanda di Augustinus è "strana", appunto perché posta da uno che si definisce cristiano. Nell'antichità però il cristiano sapeva bene cosa significava "non mettere radici in ciò che si fa" perché il cuore di costui rimaneva solo in Cristo, in qualunque situazione fosse. Tuttavia ci sono ambiti - e la condivisione del potere può rientrare in questi - dov'è molto difficile far rimanere il cuore solo in Cristo.
    Per questo i più radicali, i monaci, fuggivano dalle alte cariche e non erano rari coloro che, chiamati a fare i vescovi, rinunciavano addirittura a questo. Lo stesso Gregorio Magno, che deve provvedere pure ai bisogni elementari della città di Roma, al suo tempo ridotta ad un grande paese di fantasmi impauriti, si duole continuamente di non poter vivere come vorrebbe!

    L'Occidente cristiano, tutto propenso al "fare", ha cominciato a capire sempre meno questo atteggiamento di radicalità evangelica al punto che già Dante CONDANNAVA papa Celestino V per aver posto il suo "GRAN RIFIUTO" verso il papato pur di tornare alla sua vita eremitica assai più radicalmente evangelica...

    Eppure com'è possibile che i cosiddetti cristiani dimentichino l'esortazione dello stesso Cristo: "Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma" (Lc 12,33)?

    Ma tant'è che succede quando si vuole a tutti i costi assolutizzare ciò che non è assolutizzabile o credere "vocazione" quello che vocazione evangelica non è, come ho già in altre parti dettagliatamente spiegato.
    Caro Informatore,
    non hai risposto alla mia domanda. Sui principi si potrebbe anche concordare, dicendo che uno non deve riporre la ricchezza del suo cuore nelle realtà terrene. Su questo penso che non vi siano dubbi di sorta.
    Il problema che ti ho posto è di carattere squisitamente pragmatico: ti ho chiesto, infatti, IN CONCRETO, che significa "non mettere radici in ciò che fa" una persona. Mi potresti fare esempi concreti non nascondentoti nei principi, che, come detto, sarebbero condivisibili?
    In che maniera, noi, io e Salvatore, per esempio, tanto per prendere a caso due soggetti, mettiamo radici in ciò che facciamo? O ti sembra che mettiamo radici in ciò che facciamo e dunque non tendiamo all'Alto? Forse perchè non ci decidiamo .... a partire per qualche monastero o perchè non ci decidiamo a ritirarci a vita contemplativa rinunciando a tutto?
    Potresti essere chiaro una volta per tutte? Ti ringrazio in anticipo.

  10. #110
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus
    Caro Informatore,
    non hai risposto alla mia domanda. Sui principi si potrebbe anche concordare, dicendo che uno non deve riporre la ricchezza del suo cuore nelle realtà terrene. Su questo penso che non vi siano dubbi di sorta.
    Il problema che ti ho posto è di carattere squisitamente pragmatico: ti ho chiesto, infatti, IN CONCRETO, che significa "non mettere radici in ciò che fa" una persona. Mi potresti fare esempi concreti non nascondentoti nei principi, che, come detto, sarebbero condivisibili?
    In che maniera, noi, io e Salvatore, per esempio, tanto per prendere a caso due soggetti, mettiamo radici in ciò che facciamo? O ti sembra che mettiamo radici in ciò che facciamo e dunque non tendiamo all'Alto? Forse perchè non ci decidiamo .... a partire per qualche monastero o perchè non ci decidiamo a ritirarci a vita contemplativa rinunciando a tutto?
    Potresti essere chiaro una volta per tutte? Ti ringrazio in anticipo.
    Ti ho risposto e in modo anche chiaro.
    Io metto radici se mi attacco, se sento che mi identifico esattamente in quello che faccio. Per questo Cristo dice che il giovane ricco non poteva seguirlo, pur rispettando i comandamenti, perché aveva molti beni in questo mondo.
    Un giorno nell'Athos si recò un signore tutto tronfio della sua cultura. Diceva di avere molti libri sulla cultura bizantina. "Che devo fare?" chiese ad un monaco. E costui, con una certa ironia rispose: "distruggere la tua libreria e comperarne una piu' grande!".
    Evidentemente questo signore aveva fatto delle belle radici nei suoi libri.
    "Chi si vanta dei carri, chi dei cavalli", dice il versetto di un salmo che penso ti sia noto, "noi ci vantiamo nel Signore", continua.
    Il cuore umano è un guazzabuglio. Si radica dove non è necessario perché cerca STABILITA', stabilità nei suoi affetti, stabilità che sente di non avere in se stesso.
    Il monaco è un sano provocatore. Finisce per essere un distruttore di queste sicurezze ma solo per indicarne altre. Per questo il monaco mette in moto la vocazione profetica che dovrebbe avere ogni cristiano.
    Uno fa un lavoro, intreccia canestri, ad esempio. Se il suo padre spirituale si accorge che costui ha GUSTO nell'intrecciare canestri e si sente QUALCUNO perché lo sa fare bene gli toglie il lavoro. Infatti impedisce a costui di mettere radici dove non vanno messe.
    Forse ora ti è piu' chiaro il discorso...

 

 
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