Chiamato in causa ha risposto stizzito
Cazzotto a Costanzo firmato B.B.
La signorina Berlusconi ha sfidato il conduttore tv: provi a spiegare,se ce la fa, il valore educativo dei suoi programmi
Davide Rondoni
Forse poteva permetterselo solo lei. Perché ad altri era negato dirlo. O non avevano il coraggio, la libertà, per farlo. Dico di B.B. che a Maurizio Costanzo scrive quel che andava scritto. E che nessuno (o quasi) diceva: che si comporta come un "intoccabile", che certi suoi programmi che occupano grandi fasce orarie non son da far vedere ai propri figli. E lo ha invitato a spiegare, se riesce, il valore educativo di quei programmi.
B.B. è Barbara Berlusconi, la ventunenne figlia del padrone dell’impresa che dà lavoro, e un sacco di lavoro, a Costanzo. Certo è uno strano paradosso. La figlia del capo potrebbe prendersela un tantino anche con papà che, appunto, in nome dell’«amicizia», ha dato a Costanzo la possibilità di costruirsi un impero di audience per sé e per i propri familiari. Grazie a quella "amicizia" il dottor Costanzo ha dettato gusti, imposto personaggi, godendo di assoluta deferenza nel mondo piuttosto untuoso dei media e della stampa. Da oltre due decenni riversa quotidianamente nelle case degli italiani dosi di cinismo e di laicismo elevatissime. Tali signori tv, dietro ad apparente libertà di dibattito, manovrano la rappresentazione della vita fino a ridurla a gioco di opinioni, senza nessuna verità possibile, se non quella del potente di turno a cui prontamente prostrarsi. Con la scusa di dare al pubblico quel che al pubblico piace, han costruito una tv come piace a loro. Poteva farlo, B.B., di telefonare a papi, in famiglia. E invece la signorina Berlusconi ha scelto un’altra strada, quella pubblica: ha preso carta e penna, e ha scritto al Corriere della Sera quel che pensa. Certo, se la lettera al Corrierone la scriveva il sottoscritto, oscuro poeta, forse manco la leggevano. Ma B.B. ha usato il peso del suo cognome per una giusta causa, senza finte ipocrisie e con coraggio. All’offesa del conduttore che l’ha definita una «giovinetta» e l’ha accusata di non sapere di cosa parla, B.B. ha risposto con fermezza ed educazione. Invitandolo a non so ttostimare i «giovini», e a provare a spiegare, se ce la fa, il valore educativo dei suoi programmi. Un bel cazzotto, e in nome dell’educazione, parola aborrita dagli uomini tv. Alle prime critiche di B.B., Costanzo aveva risposto in quel modino acido un mese dopo. E lei dice: ce ne vuole di rancore, per rispondere male dopo un mese... Ora lo invita a chiudere il confronto, e a prenderlo per quella cosa che lui dice di amare: una libera opinione.
Può darsi che il confronto tra la parte junior della famiglia con l’«amico» del babbo si chiuda qui. Invece sarebbe un bene per gli italiani che non si chiudesse la provocazione. Qui, infatti, sta il problema: gli amanti dell’opinionismo, della chiacchiera a vanvera su tutto e tutti – su Dio come sul sesso o sul ragù – non amano essere criticati. Il motivo è semplice, e non è (solo) una questione di carattere. Da quando hanno voluto sostituire Dio e la realtà con l’Opinione, il gioco funziona solo se qualcuno si presenta come il garante della libertà di opinione. Insomma, ci dev’essere un luogo sacro per il nuovo dio. E i templi sono i media, i salotti dove si danno consigli, si creano idoli, e dove sacrificano vittime, vite e storie. Se si osa accusare qualcuno dei nuovi Sacerdoti di essere anche loro dei comuni e difettosi mortali, d’essere parte del gioco e non sopra di esso, si smonta il castello, il meccanismo che ha fatto la loro fortuna.




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