Lettera al Cavalier Berlusconi
di Claudio Mutti
sabato, 06 maggio 2006
Risulta di un'evidenza solare che il "problema islamico" è in relazione all'«amicizia con Israele» manifestata in maniera sempre più grottesca da tutti coloro che in Italia e in Europa occupano posizioni 'che contano'... E non a caso, quando i rapporti con i Paesi arabi erano migliori, quelli con Israele andavano maluccio...
Chissà se i due finti avversari (solo per le poltrone) troveranno il tempo per commentare, tra un brindisino e l'altro, quanto riportato quotidianamente da www.infopal.it (una donna palestinese detenuta condotta in manette in sala parto; un ospedale cattolico (dove sono i Cristianisti?) devastato; un bambino sordo percosso perché non risponde agli interrogatori...).
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Egregio Cavaliere
Silvio Berlusconi
Camera dei Deputati
Piazza Montecitorio 1
00100 Roma
Egregio Cavalier Berlusconi,
apprendo dal notiziario informatico "QN Quotidiano nazionale" (http://qn.quotidiano.net/art/2006/05/03/5413874) che Lei, brindando ieri con Romano Prodi nel corso di una cerimonia organizzata dall'entità criminale sionista che occupa militarmente la Palestina, avrebbe dichiarato testualmente: "tutti noi, tutti gli italiani siamo israeliani". (Riporto la frase così come la trovo nel notiziario suddetto, mantenendone la sintassi democratica).
Sono costretto a pensare, egregio Cavaliere, che quel brindisi sia stato l'ennesimo della giornata; diversamente non riuscirei a spiegarmi in che modo una persona in possesso delle proprie facoltà mentali abbia potuto enunciare un concetto del genere.
In ogni caso, quel che è detto è detto, e la Sua frase è ormai entrata nel novero delle frasi celebri registrate negli annali della Storia. Avverto quindi il dovere, nei confronti miei e della mia discendenza, di salvare la reputazione del mio nome, smentendo in maniera categorica e formale ciò che Lei, parlando a nome di tutti gli Italiani, ha imprudentemente affermato anche a nome mio. Infatti, egregio cavaliere, io non sono affatto "israeliano"; non lo sono mai stato e, se Dio vuole, non lo sarò mai.
Lei, egregio Cavaliere, è senza dubbio un "israeliano" honoris causa, o un "israeliano" di seconda categoria, perché, come direbbe il Suo compagno di merenda e di brindisi Romano Prodi, "non ha quel taglio nel pisello" che hanno invece altri. Ed è possibile che altri individui, in questo disgraziato paese, condividano e sottoscrivano la Sua dichiarazione di appartenenza, ritenendosi anche loro "israeliani". Le posso però assicurare che ve ne sono molti i quali recepiscono tale qualifica come un insulto infamante.
Con stima immutata,
Claudio Mutti


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