Piccoli uomini “nuovi”
Durante il ventennio il termine Balilla venne usato nelle più svariate occasioni: oltre a designare i giovani fascisti inquadrati dal regime, esso fu attribuito a un celebre modello di automobile e a un altrettanto popolare apparecchio radiofonico.
Secondo la mitologia risorgimentale Balilla era il giovinetto genovese che avrebbe scatenato con un gesto eroico la rivolta antiaustriaca del 1746.
In ogni caso i balilla in camicia nera finirono per oscurare il precedente storico e ancora oggi il termine rappresenta innanzitutto il simbolo di uno dei più ambiziosi progetti dello Stato totalitario: quello dell’educazione politica e militare delle giovani generazioni.
Nel processo di formazione dell’”uomo nuovo” la scuola primaria, sia pur riformata da Gentile nel 1923, non fu ritenuta sufficiente a plasmare i giovani italiani secondo il modello fascista (un modello in verità mai del tutto delineato dai teorici del regime). Perciò nel 1926 fu fondata l’Opera nazionale balilla, la cui responsabilità ricadde sullo stesso Ministero dell’Istruzione (che divenne nel 1929 Ministero dell’Educazione Nazionale). Un apposito Sottosegretariato per l’Educazione Fisica e Giovanile fu quindi affidato a Renato Ricci, il gerarca che avrebbe legato a lungo il suo nome all’educazione politica dei fascisti in erba. Uno dei primi cinegiornali Luce del 1928 mostra un duce ancora in ghette e cilindro e un regime ancora lontano dai rigori marziali degli anni Trenta, ma che già investe con impegno sui giovani: Ricci, “animatore dei piccoli d’Italia”, è invece già in divisa e i giovani ciclisti e sciatori sfilano in file (quasi) serrate sotto lo sguardo vigile del capo.
Prima del fascismo era stata la Chiesa cattolica a perseguire un progetto coerente teso ad esercitare un’influenza culturale e morale sui giovani, attaverso lo scoutismo e l’attività sociale dell’Azione cattolica. La quesione dell’infanzia si pose quindi in modo critico alla fine degli anni Venti in occasione delle trattative per la soluzione dello storico conflitto tra lo Stato e la Chiesa. Mussolini, fondatore di un regime che doveva trasformare la natura degli italiani, conosceva bene l’importanza strategica dell’educazione giovanile e non era disposto a cedere. Fu il Vaticano a dover venire a compromesso in cambio delle vantaggiose clausole del Concordato e di una promessa autonomia dell’Azione cattolica.
Fez e moschetto
L’iscrizione all’Onb avveniva su base volontaria; i giovani venivano suddivisi al suo interno a seconda delle fasce d’età: Balilla e Piccole italiane erano definiti i ragazzi e le ragazze dagli 8 ai 14 anni, Avanguardisti e Giovani Italiane quelli dai 14 ai 18. A questi furono aggiunti più tardi i Figli della Lupa (dai 6 agli 8 anni). Lo scopo principale della nuova istituzione era l’educazione ginnica e militare, per incrementare le quali il regime organizzò e spesso edificò strutture prima inesisitenti come, a Roma, il Foro Mussolini, che fu dotato di stadi, piscine, dormitori. Ecco un suggestivo saggio ginnico tenuto dagli allievi della Scuola di Educazione fisica al Foro Mussolini alla presenza dei capi dell’Onb: le strutture dello Stadio dei marmi esaltano la perfetta sincronizzazione degli atleti, alle cui geometrie, che ricordano le esercitazioni militari, fanno riscontro quelle del pubblico dei balilla in divisa; la presa diretta della voce dell’istruttore esalta l’effetto marziale della prova ginnica. Neanche le provincie vennero trascurate: un Giornale del 1933 sottilinea che disciplina ed equipaggiamento dei giovani di Littoria non hanno nulla da invidiare a quelli delle grandi città. La stessa divisa dei balilla era curata in ogni dettaglio e ispirata a quelle delle gerarchie militari, allo scopo di incoraggiare nei giovani lo spirito di corpo e l’ambizione alla promozione. Camicia nera, fazzoletto azzurro, pantaloni grigioverde, fascia nera e il fez come copricapo, costituivano la tenuta del giovane balilla. Anche la suddivisione dei vari gruppi ricordava le consuetudini militari (ma con un riferimento anche alla romanità: squadre, manipoli, centurie, coorti), così come le cerimonie per il reclutamento e il giuramento, che avvenivano in occasioni solenni puntualmente registrate dalla stampa filmata (ben 410 sono i documenti Luce dove compare l’Onb). Non è ancora in verità così solenne le cerimonia del 1929 di Taranto immortalata da un operatore Luce: l’atmosfera è quella scomposta che ricorda il non lontano film della Marcia su Roma, ma i rituali (dal giuramento alla consegna simbolica del moschetto) sono già consolidati.
Villeggiatura fascista
Le iscrizioni all’Onb crebbero per tutti gli anni del regime, anche se i numeri dovettero essere deludenti per il regime poiché non superarono mai il 50% del totale dei giovani, neppure quando l’organizzazione che assorbì l’Onb nel 1937, la Gioventù del Littorio, richiese un’iscrizione obbligatoria. Alcuni aspetti di questa intensa politicizzazione e militarizzazione della gioventù italiana ebbero tuttavia un riscontro positivo, poiché rispondevano a una logica interclassista a cui gli italiani non erano abituati: fu l’Onb a organizzare le colonie montane e marine che consentivano anche ai figli dei meno abbienti una vacanza che gli adulti ancora non potevano permettersi. Il prezzo da pagare era quello di non uscire mai dall’alveo del controllo del partito che, con l’istituzione del Sabato Fascista (in cui si organizzavano ancora raduni ed esercitazioni), portò a compimento la sua politica di controllo totalitario del tempo libero della gioventù italiana. Attraverso i nostri cinegiornali, possiamo assistere al cambio della guardia tra due falangi di “piccoli camerati” alla colonia montana di Sciesopoli, vicino Milano o al ritorno a Roma dei bimbi dopo trenta giorni di villeggiatura nelle varie colonie dell’Urbe: niente doveva essere più convincente per i genitori (e per gli spettatori dei film Luce) dei piccoli sorridenti e abbronzati che sfilavano per le vie cittadine, prova migliore se non necessariamente della sanità della stirpe italica, almeno della utilità dell’assistenzialismo del regime.
http://www.archivioluce.com/luce_sto...637&page_num=3



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