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  1. #1
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    Post La bufala della "lista di proscrizione"

    Gruppi cristiani si assoggettano al Sinedrio
    Maurizio Blondet
    13/01/2006

    La Cupola della Roccia è il piu antico monumento esistente nell'architettura islamica, dove dovrebbe risorgere il tempio di GerusalemmeISRAELE - Mesi fa (30 ottobre 2004) abbiamo dato notizia della rinascita del Sinedrio: l’accolita dei «savi di Sion» che non si riuniva dal 429 dopo Cristo è rinata per opera di 71 rabbini estremisti.
    Guidati da rabbi Ysrael Ariel, che disse allora che la rinascita del Sinedrio «è un passo ulteriore verso il compimento delle profezie ebraiche».
    Tali profezie contemplano la finale soggezione dei non-ebrei (gentili, goym) ai «Savi di Sion».
    Ora apprendiamo che dieci non-ebrei si sono presentati davanti al nuovo Sinedrio a Gerusalemme, per dichiarare la loro soggezione alle «leggi noachide».
    Ossia alle «leggi di Noè» che secondo la dottrina rabbinica obbligano i non ebrei, al contrario delle leggi di Mosè specificamente previste per gli ebrei.
    Noè infatti non era ebreo (essendo nato prima di Abramo) ed è il simbolo della comune umanità in generale.
    I delegati dei buoni servi noachidi sono stati introdotti davanti all’Alta Corte Ebraica, dove i 71 «savi» erano riuniti in sessione speciale sotto il loro «nasi» (presidente), rabbi Adin Even-Israel Steinsaltz.

    Sopra di loro pendeva una grande tela con un presunto passo biblico: «perché allora Io cambierò le nazioni e farò loro parlare una lingua pura, così che esse proclameranno il nome del Signore, e lo serviranno con decisione unitaria».
    I noachidi sono stati lasciati in piedi davanti al Sinedrio.
    Ma rabbi Michael Bar-Ron li ha lodati così: «sono venuti da ogni parte del mondo, con grande dispendio di energie e di denaro, per dichiarare davanti alla Corte e a tutto il genere umano la loro obbedienza alle sette Leggi di Noè, le leggi del Creatore».
    Ciascuno dei dieci noachidi ha pronunciato la seguente formula: «dichiaro la mia obbedienza ad HaShem, Dio di Israele, Creatore e Re dell’universo, alla sua Torah e ai suoi rappresentanti, il Sinedrio. Pertanto obbedirò alle sette leggi di Noè in ogni dettaglio, secondo la Legge Orale di Mosè sotto la guida del Sinedrio. Possa HaShem benedirmi e aiutare me, tutti i membri della mia comunità e tutti i B’nai Noach (‘figli di Noè’) in ogni loro impresa per il bene del Suo nome».
    «Abbiamo scritto un paragrafo della storia della civiltà, ed è anche il compimento della profezia», ha commentato uno dei noachidi, tale Roger Grattan, venuto dal Maine.

    Altri nomi: Bud Gill (coordinatore delle relazioni estere noachidi), Billy Jack Dial, Andrei Overall, Adam Penrod, Jacob Scharff, Larry Borntrager, Vendil Jones, Jack Saunders, e il «portavoce del consiglio noachide» Jim Long.
    Jim Long si è rivolto alla Corte chiedendo il riconoscimento formale del consiglio dei goym: «vostro onore [sic], stimati savi. Siamo qui a causa della vostra Torah. Rabbini prima di voi hanno alzato la Torah e ci hanno atti ad entrare in essa - prima che noi inciampassimo nelle tenebre».
    Rabbi Even-Israel Steinsaltz li ha accettati.
    Poi ha detto: «stiamo adempiendo oggi a una missione globale - non reclutiamo gente, ma la portiamo a capire che c’è un solo D.».
    Quanto ad adempimenti ed obblighi particolareggiati che dovranno essere seguiti dai noachidi, rabbi Steinsaltz ha annunciato: «un Shulhan Aruch per i B’nai Noah sarà scritto, in modo che ciascuno possa essere guidato in che cosa fare».
    Era un riferimento alla «legge pratica» scritta per i giudei nel 1560 da Josef Karo e tutt’ora in uso.
    E il rabbino ha messo in guardia dalle difficoltà che i «figli di Noè» incontreranno, via via che il movimento aumenta di aderenti.
    «Se si parla in generale quasi ogni essere umano può accettare più o meno le leggi di Noè;ma quando dettagliamo i particolari, arriviamo a punti in cui gravemente dissentiamo dal cristianesimo e dall’Islam».

    Ma niente paura: «noi saremo al vostro fianco.
    Siamo membri della stessa religione che l’Onnipotente ha dato agli uomini: parte di questa è stata data agli ebrei, e parte all’umanità nel suo complesso».
    Poi ha preso la parola rabbi Yaakov Ariel, del Temple Instite, la yeshiva (scuola rabbinica) che raccoglie fondi per ricostituire il tempio di Gerusalemme.
    Ha rivelato di aver visto, quel mattino, un arcobaleno (come quello che Noè vide alla fine del «diluvio»): «è stata la cosa più vicina alla vista di Noè in persona: il segno del patto fra D. e l’umanità testimoniato da Noè».
    Vendyl Jones, capo dei noachidi, ha offerto un banchetto al Sinedrio, durante il quale ha parlato delle sette leggi di Noè, spiegando nei particolari gli undici primi capitoli del Genesi che le delucidano.
    Ha confessato di aver sempre compreso le prime sei, ma non la settima, che vieta di mangiare un membro di un animale vivo.
    Ma poi, ha aggiunto, si è ricordato dei giorni in cui marchiava il bestiame in Texas: «marchiavamo e castravamo i vitelli quando ero giovane, e la sera attorno al fuoco mangiavamo quelle che chiamavamo ‘ostriche di montagna’, i testicoli di animali viventi».

    Rabbi Nachman Kahane ha tranquillizzato il peccatore: «D. ha creato un mondo primitivo.
    Non coltiviamo pane, ma grano che deve essere mietuto, macinato e cotto. Il nostro compito è essere partner di D.; purtroppo, lungo la storia, questa idea si è pervertita. Come puoi essere un partner di D. se la tua religione ti dice di mandare i tuoi figli nei supermercati a far saltare in aria la gente? Ciò che oggi facciamo è creare di nuovo il collegamento tra la gente e D. - D. dice all’umanità: ognuno ha un compito. Io quello di sacerdote (avrò un compito particolare quando il tempio sarà costruito) ma tutti voi avete ugualmente uno specifico compito. Io non sono migliore».
    Il rabbino Nachman è il fratello di Meir Kahane, un estremista nero ebraico americano che aveva creato una organizzazione paramilitare che commetteva violenze; il suo partito «Kach» è stato bandito come razzista. Kahane è stato ucciso in uno scontro con gruppi palestinesi.
    Alla cerimonia e alle celebrazioni ha preso parte un italiano: lo sheikh Abdul Hadi Palazzi (al secolo Massimo Palazzi, un ex mormone, che si dichiara «docente di storia delle religioni» all’Università di Velletri, dove non esiste università) autonominatosi capo dell’Assemblea Islamica Italiana.
    «La legge islamica contiene le sette leggi di Noè», ha detto fra l’altro.

    Rabbi Yoel Schwartz ha ricevuto da rabbi Shalom Elyashiv - guida spirituale degli haredim - l’incarico di allestire un tribunale per giudicare i figli di Noè che vìolano le 7 leggi. «La jihad islamica contro il mondo ha rimesso la religione al centro della coscienza mondiale», ha detto Schwartz.
    Ed ha ricordato: «oltre 30 anni fa un uomo di nome Eisenberg mandò una proposta alle Nazioni Unite in cui sosteneva che non ci sarà pace nel mondo se i cittadini del pianeta non concordano su alcuni principii di fede. E’ stato adottato dall’ONU come uno dei suoi documenti, ma non ha avuto seguito. Noi oggi siamo qui per dar seguito ad esso, e ricordare all’ONU il motivo per cui esiste».
    Rabbi Schwartz ha tradotto in arabo vari libri sulle leggi noachidi.
    «Genitori musulmani mi hanno ringraziato per aver insegnato ai loro figli che c’è una strada per il paradiso diversa da quella dello shahid, il martire».
    Ha aggiunto che la dispersione degli ebrei aveva questo scopo, disseminare le verità della Torah nel mondo.
    Ma quando gli ebrei sono tornati in Israele, sono nate tecnologie che consentono di raddoppiare gli sforzi restando in «terra santa».
    «Telefono, radio e poi computer e internet sono fioriti dal nostro ritorno in Israele. D. ci ha dato i mezzi per fare il lavoro da qui».

    Rabbi Elyaho Essas, che è stato un refusnik sovietico, ha sottolineato l’urgenza di insegnare le leggi noachidi ai non ebrei venuti dall’ex URSS: «ci sono almeno 400 mila, e forse un milione, venuti dall’URSS che non sono ebrei secondo le leggi ebraiche. Molti di loro credono di essere ebrei, ma non hanno madre ebrea e perciò non sono ebrei secondo il diritto ebraico. Circa 150 mila non hanno rapporto di sangue con la nazione di Israele: spose e parenti che sono venuti secondo la legge del ritorno; ce ne sono 30 mila che non hanno nulla a che fare col popolo ebraico, ma hanno falsificato i documenti».
    Tutti costoro devono essere indotti a diventare «figli di Noè»; ma la questione è complicata, ha aggiunto e dovrà essere discussa dal Sinedrio e dal Consiglio Noachico.
    La questione dei matrimoni misti, per esempio, non è stata mai discussa perché non si è mai verificata in misura così grande: «ma oggi abbiamo il 50% delle famiglie dell’ex URSS e ancor più in America che si trovano in questo stato. Se uno dei coniugi è ebreo e l’altro è un figlio di Noè, quale è la loro condizione giuridica?».
    Jim Long ha concluso: «chiunque legga la Bibbia vede che la nostra Torah è la vostra costituzione, il vostro testo dei diritti, e il nostro diritto alla terra d’Israele. Pubblicheremo libri di preghiere noachidi, libri per bambini e documentari per insegnare a vedere la scienza e il mondo attraverso le lenti della Torah».

    Maurizio Blondet


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  2. #2
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    Predefinito E' questo quello che vuole il Sinedrio ebraico?



    La Cupola della Roccia è il piu antico monumento esistente nell'architettura islamica, dove dovrebbe risorgere il tempio di Gerusalemme...previo ovviamente distruzione di tale monumento maomettano

  3. #3
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    Predefinito

    Piano per riassorbire i cristiani nell’ebraismo
    Maurizio Blondet
    05/10/2006

    Uno degli ultimi gadget distribuiti da Il Corriere della Sera è la Bibbia.
    Su Radio 24 (del gruppo Il Sole 24Ore, proprietà Confindustria) si raccomanda incessantemente di studiare la Kabbala; ed effettivamente molte signore-bene a Milano seguono corsi «laici» - ossia estranei alla Chiesa cattolica - su questa presunta «spiritualità ebraica», o «esoterismo ebraico». Kabbala, Torah e Talmud sono pane quodiano nel cosiddetto «monastero» di Bose, fondato da un tizio che si è autonominato abate, Enzo Bianchi.
    E' una comunità mista.
    Che così si autodefinisce: «Una comunità monastica di uomini e donne provenienti da chiese cristiane diverse. Una comunità monastica in ricerca di Dio…».
    Benchè non abbia ancora trovato Dio, l'orribile gracchiante Enzo Bianchi viene continuamente intervistato da stampa, radio e TV in quanto voce autorizzata del cattolicesimo; e lui parla come «Chiesa», senza che nessuno lo inviti a tacere - o a parlare per sé.
    Tutto ciò fa parte di un vasto piano, che è stato accelerato negli ultimi tempi.
    Questo piano, lo anticipiamo subito, mira - con l'aiuto di cardinali e movimenti giudaizzanti sempre più influenti nella Chiesa cattolica - a ridurre la fede in Gesù a una «fioritura» storica del giudaismo; e a riassorbire il cristianesimo nel giudaismo, come entità subordinata, destinata alla sparizione.
    Per capire il senso di questa strategia, sarà bene leggere un testo pubblicato da Mondo e Missione nel febbraio 2002, dal titolo significativo: «Ma Cristo ha cancellato Israele?».
    Una seconda puntata, del marzo 2002, era intitolato: «L'intifada palestinese, una pietra sul dialogo ebraico-cristiano?».
    L'autore, spiegava il periodico missionario, è «Un insigne biblista, maestro del cardinal Martini autore di 'Cominciando da Gerusalemme'».

    Trattasi del gesuita Francesco Rossi De Gasperis, che dal 1977, dice lui, «fa parte della comunità del Pontificio Istituto Biblico di Gerusalemme» (un'altra «comunità») e «tiene cosi di esercizi spirituali sulla terra d'Israele in diversi Paesi».
    Che dice questo giudaizzante, evidentemente molto potente?
    Comincia a parlare della «richiesta di perdono di Giovanni Paolo II» al muro del pianto come «il culmine di una prima conversione penitenziale dei cristiani nei confronti di Israele».
    Dunque già una «conversione» al giudaismo, ovviamente nel «ricordo della Shoah».
    Ma la conversione penitenziale non basta.
    E' in corso nelle «chiese d'Occidente», dice il maestro di Martini, «una seconda conversione, molto più fondamentale, che ci ha portato a riscoprire le radici essenzialmente ebraiche della fede cristiana».
    Sulle radici ebraiche del cristianesimo, noi comuni fedeli ritenevamo non ci fosse nulla da scoprire, visto che esse vengono ricordate da due millenni dalla Chiesa.
    Ma il gesuita intende ben altro.
    Per tale «riscoperta», egli intende questo: «La riscoperta della fede cristiana non come una 'religione nuova', ma come una trascendente fioritura messianica dell'ebraismo del I secolo».
    Lasciamo perdere l'aggettivo «trascendente», tipico dell'untuosità clericale con cui gesuiticamente l'autore ci vuol far ingollare l'indigeribile scoperta: che il cristianesimo non è che «una fioritura dell'ebraismo» del I secolo.
    Per breve tempo, in quel secolo, l'ebraismo ebbe una forte coloritura messianica, che poi riassorbì e superò; il messaggio di Cristo è un «incidente», una piccola insignificante increspatura di quel preciso momento storico, storicamente determinato (e finito) del giudaismo.

    Ovviamente, il maestro del Martini non riconosce l'enorme, veramente epocale rottura che Cristo portò nell'ebraismo; la rottura con i farisei e il culto del Tempio; l'abolizione delle regole di purificazione superstiziose, per cui «mangiava e beveva» con «pubblicani e prostitute»; una rottura spinta fino al punto che diede ai suoi un altro Tempio (Lui stesso) e una nuova Roccia, più efficace della roccia di Abramo attorno a cui il Tempio giudaico era costruito, e unico posto al mondo in cui il sacrificio dell'agnello era «efficace», sacramentale.
    Gesù decretò la fine del sacrificio animale, e lo sostituì con sé stesso, Tempio, Sacerdote e Vittima, in forma di pane e vino.
    Tutto questo non conta per il famoso teologo.
    Per lui, il cristianesimo non è che una «fioritura» (traduzione meno untuosa: una concrezione, una gobba) dell'ebraismo.
    Ha scoperto, il gesuita, che la fede di Cristo «non è una nuova religione».
    E si stupisce di come, «fino a pochi decenni fa», il Rituale Romano potesse osare chiedere «agli ebrei che si convertivano a Gesù di abiurare la 'perfidia ebraica' e la 'superstizione giudaica'».
    Purtroppo, sospira il maestro del cardinal Martini, «Questa seconda conversione non è stata compresa dalle chiese del Medio Oriente».
    Le chiese orientali non vogliono convertirsi al neo-giudaismo.
    Fra esse è ancora «radicato» l'errore chiamato «teologia della sostituzione», che identifica la Chiesa come superamento teologico d'Israele, il nuovo Israele.
    In Occidente questa dottrina, erroneamente predicata da tutti i Pontefici e Padri della Chiesa per duemila anni, «ha cominciato ad essere seriamente messa in questione, sia pur timidamente» (o «seriamente» o «timidamente», padre: a meno che «timidamente» non sia il surrogato untuoso di «occultamente», dietro le quinte).

    Sicchè le chiese orientali, arretrate, spogliano «la permanenza del primo Israele fino ad oggi di ogni significato teologico».
    E con ciò, dice il gesuita, queste chiese si macchiano di «una Shoah culturale e spirituale»: non riconoscendo l'ebraismo come vera e sola religione, si macchiano di genocidio.
    «In Oriente, e non solo in Palestina, ci si imbatte molto spesso in una teologia e in una prassi liturgica e pastorale fondate sulla convinzione ('costantiniana') che il cristianesimo sia una religione nuova», anziché una modesta, passeggera concrezione del Talmud.
    «Il primo 'Israele', pertanto, diventa per quei cristiani un nome puramente simbolico, teologico e 'spirituale', che non ha più alcun riferimento concreto nel campo storico-socio-politico-culturale. 'La Gerusalemme celeste' non avrebbe alcuna relazione con la Gerusalemme della terra e della storia».
    E invece no, dice il gesuita, da ormai vero ebreo: quel che conta è la Gerusalemme terrestre, l'aldiquà «storico-socio-politico», la sola cosa che interessi agli ebrei.
    Il potere su questo mondo: così essi infatti intendono, ed hanno sempre inteso, le promesse del Padre e la sua elezione verso di loro.
    Non crediate che esageri.
    Lo afferma il maestro di Martini, testualmente: «Alla Sho'ah ha fatto seguito la creazione di uno Stato d'Israele - e qui si è trattato non di un 'Israele simbolico-platonico', convertibile a piacimento con qualunque altra realtà, bensì del primo Israele, di quello concreto, storico-culturale».
    Dunque è chiaro.
    Per Francesco De Gasperi, servus Jesus, l'Israele armato, nucleare e persecutore non è uno Stato come gli altri: è il Regno dell'Alleanza, il finale esaudimento della Promessa divina al suo popolo eletto.

    La salvazione, il riscatto di Israele nell'aldiquà, in termini politico-militari, è anche per lui la realtà «religiosa» finale.
    E non l'Israele «simbolico-platonico», ma quello concreto, che concretamente stermina e devasta, che uccide e minaccia, è il regno di Dio sulla terra.
    E' il Messia collettivo realizzato.
    Fatto singolare.
    Un piccolo ma austero gruppo di ebrei ortodossi, il Neturei Karta, rigetta l'Israele concreto come il «regno promesso» - anzi lo chiama una contraffazione satanica - proprio perché s'è instaurato con la violenza e con l'inganno.
    Un suo rabbino degli anni '20, Ahad Ha'Am, esclamò alle notizie dei primi massacri di palestinesi per mano ebraica: «E' questo il sogno del ritorno a Sion: macchiare la sua terra di sangue innocente? Se questo è il Messia, non voglio assistere al suo arrivo!».
    Ma questo orrore non sfiora il gesuita post-cattolico, e nemmeno il dubbio.
    Egli rimprovera i palestinesi di non capire che il «regno» è arrivato, sulla loro terra.
    Persino i cristiani d'Oriente, «solidali con i loro fratelli islamici, rifiutano assolutamente di riconoscere la minima relazione teologico-biblica tra l'Israele odierno e il loro Paese, la Terra Santa. La promessa e il dono della Terra, che il Signore ha fatto agli ebrei secondo le Scritture dell'Antico Testamento, per essi è un argomento inaccettabile… La creazione dello Stato d'Israele appare loro unicamente come un'aggressione», anziché come il mistico compimento per cui devono ringraziare Dio.
    Difatti, se il giudeo-gesuita ha ragione, i palestinesi devono rassegnarsi: come dicono gli ebrei, «non hanno parte nel mondo a venire».

    I loro preti e vescovi dovrebbero spiegar loro che, nei piani metafisici di Dio misericordioso, e del Cristo a cui credono, la loro parte è quella di essere gli espulsi, i cacciati, gli angariati; sono gli esseri inferiori sul cui sangue e sul cui dolore la razza eletta costruisce il suo regno messianico.
    E non «simbolicamente e platonicamente», ma «concretamente»: ciò che loro chiamano «aggressione», è la bontà divina stessa, fede alle Sue promesse.
    Mica ha fatto promesse ai palestinesi.
    A questo conduce il cristianesimo che si riscopre «non una religione nuova» (dell'Amore), ma una concrezione della vecchia e vera fede per pochi, la giudaica.
    Sicchè, scrive il padre, i palestinesi cristiani non condividono «l'innamoramento [sic] e la simpatia per il popolo ebraico, che si sono riaccesi tra le Chiese di Occidente» per il compimento della Promessa abramitica: anzi, vi vedono «una ingenerosa insensibilità nostra nei confronti della tragedia che si è abbattuta sulle loro popolazioni, a causa della nascita dello Stato d'Israele».
    Da qui «la difficoltà che i cristiani palestinesi sperimentano nel leggere l'Antico Testamento»: essi «non trovano apparentemente nella Bibbia un'intelligenza accettabile di ciò che sta loro succedendo oggi».
    Forse perché leggono il Vangelo, si ostinano a ritenere ingiusto di essere ammazzati, affamati, i campi e le case devastati, per far posto ai giudei armati di tutte le potenze di questo mondo.
    Non trovano «intelligenza» nella Bibbia.
    Non capiscono che il loro destino è d'essere lo strame della storia e della meta-storia.
    Non accettano che «nel disegno divino sulla storia umana, Israele è (con la Chiesa messianica di Gesù) il 'popolo sacramentale' della benedizione di Dio per l'umanità intera».
    Non capiscono che la visita penitenziale di Giovanni Paolo II ad Israele, è «il segno di una diaconia dell'alleanza particolare di Dio con Israele e con la Chiesa», esclusi tutti gli altri (i diaconi, subordinati, saremmo noi fioritura ed escrescenza del giudaismo).
    Ai palestinesi, allo strame, il caritatevole maestro di Martini ricorda «le parole di Gesù in Matteo 5, 17-19: 'Non pensate che io sia venuto ad abolire la Torah e i Profeti...'».
    Certe parole di Gesù, a volte, vengono ancora buone.
    Tralasciando tutte le altre sulla carità, e sui «frutti» da cui si può riconoscere se un albero è buono o cattivo.
    Questa è un'escrescenza, una fioritura.

    Basta così, il disgusto eccede.
    Ma da quel che abbiamo riportato, già si può intuire il motivo per cui Il Corriere regala Bibbie, e 24Ore raccomanda il kabbalismo: si tratta di preparare i cristiani ad accettare Israele come Stato della Promessa, e a rassegnarsi ad essere escrescenze, fioriture che forse potranno adorare a distanza nel Tempio ricostruito, non più oltre del primo cortile.
    E' questo il piano.
    E che sia un piano organizzato, ce lo suggerisce una singolare associazione della massonica Firenze, chiamata Biblia.
    Esploratene il sito internet: «Biblia, associazione laica di cultura biblica», è «una Onlus riconosciuta con decreto del presidente della Repubblica del 25 novembre 1989».
    Dedita al «dialogo interreligioso e all'approccio 'laico' ai testi sacri», l'associazione è prodiga di «pubblicazioni, atti e attività».
    Distribuisce «dispense di studi biblici», beninteso laicissimi.
    Giusto a settembre 2006 ha organizzato il «corso breve di ebraico biblico» (e noi cattolici, manco il latino!), di cui è stato relatore Paolo De Benedetti, docente di giudaismo.
    Simili corsi vengono tenuti di preferenza a suore e insegnanti; «Seminari estivi» si tengono all'Oasi del Sacro Cuore di Assisi.
    Ma è molto presente anche il super-teologo Gianfranco Ravasi, il biblista eclettico preferito dall'alta società miscredente.
    La benemerita associazione raccoglie firme per la diffusione della Bibbia nelle scuole.
    Péro muove tutte «le iniziative editoriali per diffondere la Bibbia», proprio come il Corriere e Confindustria.
    Il tutto con grandi inchini, scappellamenti e ringraziamenti, per i contributi culturali forniti, a «Rassegna mensile di Israel» e alla Giuntina, la casa editrice dedicata esclusivamente agli ebrei.

    Per capire il tono e di questa associazione, basterà riportare il saluto per l'anno nuovo ai lettori: «Dopo che ci siamo proposti il 'Il Tantra' affidatoci dalla Presidente tra Chanukkà , Natale e Nuovo Anno, e ricordati l'augurio ispirato dall'inizio del 2004, insieme a quanto in Biblia ci innamora e che ben potrebbe, forse, riassumersi nel motto: 'Con la Bibbia nel cuore, nel cuore della Bibbia', e dopo la perdita del Papa del dialogo e della richiesta di perdono, è ormai giunto il tempo di affidarci allo Spirito della Pentecoste, come già fatto in passato: fiduciosi che la Sua Emanazione [emanazione!], già manifestatasi con la rapida elezione del nuovo Pontefice - quasi in sincronia e sintonia con il Pesach dell'Alleanza di Abramo - ci accompagni sempre nel nostro cammino».
    Tantra, Pesach e Chanukkà…
    Ma chi è la «presidentessa» di cui si parla?
    La presidentessa di Biblia è una ricca signora di nome Agnese Cini Tassinario.
    Non è dato sapere esattamente quale relazione abbia con la celebre famiglia Cini di Venezia (il conte Cini fu un massonicissimo ministro di Mussolini), e sarebbe interessante, conoscendo l'attività della Fondazione Cini veneziana, tutta dedita a diffondere il pensiero unico globalista e l'europeismo alla Monnet, o alla Padoa-Schioppa.

    Ma del resto, basta smanettare un po' e si scopre che tra i principali sostenitori di «Biblia» della signora Cini c'è il Northcote Parkinson Fund di New York.
    Ora, a finanziare il Northcote Parkinson Fund è John Train, un vecchissimo e potentissimo banchiere, ambientalista, attivista politico di un genere speciale, che per conto del potere americano persegue «scopi di politica estera che non possono essere condotti attraverso i normali canali».
    Questo signore ha sposato in prime nozze Maria Teresa Cini (di Pianzano): insomma la crema dell'oligarchia euro-atlantica.
    Attraverso il Northcote Parkinson Fund, il banchiere oligarca elargisce premi (cioè finanzia) «combattenti della libertà» che negli ultimi anni sono soprattutto i neocon israelo-americani, oltrechè i militanti delle «democrazie colorate» che gli USA hanno insediato nell'Est post-sovietico contro Putin.
    Spesso, in stretto collegamento con Soros e le sue fondazioni e ONG: gli scopi politici che «non possono essere perseguiti per canali normali».
    Quanto al Northcote Parkinson di cui al titolo, fu un saggista e scrittore politico (è morto nel 1993) molto influente nell'oligarchia del potere euro-americano.
    Utopista politico, Northcote Parkinson sognava un'Europa dove gli Stati nazionali sarebbero stati spezzati in macro-regioni senza peso politico e senza sovranità, come nel Medio Evo: Assia, Burgundia, Savoia…
    Fu sotto l'influenza di Northcote Parkinson che il miliardario olandese Alfred Heineken (proprio il magnate della birra) negli anni '90 lanciò il progetto «Eurotopia», che contemplava il frazionamento dell'Europa in 75 staterelli.
    Una «sistemazione» in cui, secondo Heineken e i suoi amici oligarchi, «avrebbero avuto un ruolo i rappresentanti delle antiche dinastie».

    Strani percorsi di certe idee: il leghista Speroni presentò, nel primo governo Berlusconi, un progetto per dividere l'Italia in nove macro-regioni, caldeggiato da tutta la Lega.
    Un progetto a cui manifestò qualche simpatia anche il cardinal Martini.
    In qualche modo, il cerchio si chiude, e il piano-Bibbia si coniuga con il piano-regioni: nell'era messianica, deve esistere soltanto uno Stato, con vera e completa sovranità.
    Avete capito quale.

    Maurizio Blondet


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  4. #4
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    Predefinito

    Voi che lo conoscete..passate a blondet anche questo.
    http://www.allfaith.com/Religions/Noahide/way3.html che sarà anche animato da buone intenzioni però sembra voler attuare proprio quella cesura che il nostro simpatico giornalista (inascoltato ) paventa.
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  5. #5
    Mujâhid_Jihâd
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    Abbiamo anche noi i nostri...

    http://www.amislam.com/indymedia5.htm

    Comunque almeno quest'individuo non ha nessun credito tra i musulmani..

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Sùrsum corda! Visualizza Messaggio
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    Decisamente. Non a caso proprio in questi giorni, a Rimini, ha luogo il meeting di CL

  7. #7
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    ...ad esempio oggi...

    Edizione 2007 > Programma - domenica 19 agosto 2007


    SALVIAMO I CRISTIANI
    Ore: 19.00 Sala A1

    Partecipano: Magdi Allam, Vice Direttore de Il Corriere della Sera; Dounia Ettaib, Vice Presidente Associazione Donne Marocchine in Italia; Claudio Morpurgo, Avvocato; Robi Ronza, Sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega alle Relazioni Internazionali. Introduce Alberto Savorana, Direttore di Tracce.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da guelfo nero Visualizza Messaggio
    ...ad esempio oggi...

    Edizione 2007 > Programma - domenica 19 agosto 2007


    SALVIAMO I CRISTIANI
    Ore: 19.00 Sala A1

    Partecipano: Magdi Allam, Vice Direttore de Il Corriere della Sera; Dounia Ettaib, Vice Presidente Associazione Donne Marocchine in Italia; Claudio Morpurgo, Avvocato; Robi Ronza, Sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega alle Relazioni Internazionali. Introduce Alberto Savorana, Direttore di Tracce.
    l'iniziativa "contro le persecuzioni dei cristiani in Medio Oriente" escludeva un solo stato mediorientale, indovinate quele

    http://www.arabcomint.com/dovrebbero%20vergognarsi.htm

  9. #9
    Non sono d'esempio in nulla
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  10. #10
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    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 16/08 dell’11 febbraio 2008, B. V. Maria di Lourdes

    Bufale

    LA BUFALA DELLA "LISTA DI PROSCRIZIONE", di Claudio Moffa

    NON BASTAVA LA GUERRA, ORA C’E’ ANCHE L’INDIGNAZIONE “PREVENTIVA”. NESSUNO SA UN TUBO, NESSUNO SA CHE LA "LISTA DI PROSCRIZIONE" E’ IL COPIA INCOLLA DI UNA PETIZIONE “MULTIETNICA” NIENTEMENO DELL’UCEI ANNO 2005, MA TUTTI SI STRACCIANO LE VESTI PUR DI NON SUBIRE IL VETO DELLA COMUNITA’ EBRAICA ALLE PROSSIME ELEZIONI. RESTANO DI QUESTA INCREDIBILE VICENDA, DUE PUNTI INTERROGATIVI: LE PROVOCAZIONI GERMINATE TRAMITE IL SITO 'IL CANNOCCHIALE" SONO FINITE? E QUAL’ERA IL COMMENTO DEL BLOG ALLA LISTA REDATTA DALL’UCEI, UNICO MA IGNOTO DATO UTILE PER UNA POSSIBILE (E A QUESTO PUNTO BEN FONDATA) ACCUSA DI RAZZISMO?

    Lista di proscrizione? Guardiamo ai fatti:

    1) la lista di proscrizione de il blog il cannocchiale non è altro in effetti che un copia incolla di una lista di firmatari di un appello contro le Università inglesi a loro volta favorevoli al boicottaggio, redatto dall’Unione delle Comunità israelitiche nel lontano maggio 2005;

    2) A quell’appello pro Israele avevano aderito anche docenti non ebrei: dunque la natura della lista ripresa dal blog è non certo razziale ma prettamente politica. Non a caso mentre Repubblica travisa titolando “prof ebrei” (p. 10 dell’edizione odierna), Il Corriere titola a sua volta correttamente “prof pro-Israele” (p. 18).

    3) La lista è stata caricata sul sito Il Cannocchiale il 16 gennaio, al momento cioè della polemica sul Papa a La Sapienza, e fino all’8 febbraio, benché il monitoraggio di internet da parte dei cacciatori di "antisemiti" sia notoriamente indefesso e diffuso, nessuno se lo è filato.

    4) Resta un unico aspetto oscuro, stando almeno a quanto (non) si legge sui principali giornali: il commento e la presentazione dei blogghisti all’elenco dei firmatari dell’appello pro Israele. Cosa hanno veramente scritto? Solo qui potrebbero trovarsi eventuali elementi di reato, o toni comunque razzisti e antisemiti. Ma secondo la stessa Repubblica i 162 firmatari, nonostante il titolo del quotidiano già citato, sarebbero stati rubricati come “la lobby filoisraeliana degli atenei italiani”: e allora, dov’è il delitto, se nella Grande America Democratica Walt e Mearsheimer hanno scritto un libro titolato “The jewish lobby”, tradotto in Italia da Mondadori? Dov’è il delitto, se Christian Rocca ha esplicitamente sottolineato in un libro sui neicons editore il Foglio, le radici ebraiche del Think-tank proisraeliano? Dove sarebbe il delitto persino se la lista dei firmatari dell’appello dell’UCEI del 2005 fosse stata composta da soli docenti ebrei, visto che circola liberamente in Italia un libro di Carlo Schaerf (ebreo) sui cognomi ebrei in Italia?

    Le conclusioni dunque sono per ora due: la prima è che quanto appena detto non esclude affatto la finalità razzista della sortita del blog: solo che bisogna documentarsi e documentare i lettori prima di sparare paginate di demonizzazioni. Né si può sostenere che visto che la critica è rivolta anche contro prof ebrei, si sarebbe di fronte a un episodio di antisemitismo: sarebbe fare dell’ “antirazzismo” razzista, pretendere cioè che sia lecito criticare il lobbismo dell’Opus Dei o di chiunque altro, ma non degli ebrei.

    Seconda conclusione: il fatto che la notizia sia diventata scandalo nazionale soltanto l’8 febbraio, nonostante fosse stata caricata sul sito almeno tre settimane prima, indica chiaramente il segno “elettorale” dell’indignazione “preventiva” sulla cosiddetta “lista di proscrizione”. Leggete i giornali di oggi, e c’è sì qui – di fronte alla pochezza dell’evento, montato grazie a un blog strasconosciuto fino a 24 ore fa, e su una lista raccolta dall’UCEI nel lontano 2005 – da inorridire. Nessuno sa un tubo, nessuno ha letto, ma tutti, rievocando Hitler, la giornata della Memoria da imporre nelle Università, le tombe profanate, i delitti rituali e via sproloquiando, sparano bombe e missili sulla campagna ormai in atto.

    Una campagna elettorale in cui è scesa in campo – questo il significato ultimo della vicenda – la comunità ebraica italiana, impegnata a chiedere “tutto” anche se non subito: dalla revisione del messale di Papa Ratzinger, all’accettazione da parte dell’imam della visita alla Sinagoga di Roma, alla fine del boicottaggio della Fiera del Libro. Questo oggi: ma state sicuri che è solo l’aperitivo. Adesso, sull’onda dello scandalo e delle prime dichiarazioni prone e superficiali dei politici, gli ultras della minoranza ebraica cominceranno a martellare tutti i partiti e candidati, di destra e di sinistra, per l’imbavagliamento dei blog ex progetto di legge Levi-Prodi, e per la reintroduzione della legge Mancino. Defenestrato con successo D’Alema, hanno dato il buon anno all’Italia.

    Claudio Moffa

    (Fonte: http://21e33.blogspot.com/ del 9.02.2008)

    _________________________________

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