A chi ci vieta una piazza, noi rispondiamo con l'entusiasmo orgoglioso di mille cuori elevati al cielo. A chi non è stato concesso di sognare, è vano descrivere quelle emozioni avvolgenti che slanciano indomabili spiriti in marcia. Le bandiere arrotolate nel bagagliaio, le magliette nere già indossate, le auto scalpitanti in attesa dell'ultimo, poi un ultimo saluto e finalmente si parte.
Le soste in autostrada ritemprano gli assonnati. Un pasto, una pacca sulla spalla, una battuta scherzosa, e i volti tornano ad accendersi di una gioia misteriosa che ti inchioda lì, in quel preciso istante in cui ti sorprendi a pensare che non non vorresti essere in nessun altro luogo. Rifornimento di carburante, velocissimo, si riparte.
In natura non v'è impedimento che possa ostacolare la felicità di essere tra amici, tra camerati, tra fratelli. Al contrario, un imprevisto al motore è la perfetta occasione per rafforzare un profondo sodalizio: "Andate pure voi, io non posso, dovrò stare qui". No camerata, amico e fratello, staremo qui con te e non ti abbandoneremo per nessuna ragione. E se anche le parole non escono dalle bocche, le vediamo aleggiare attorno ai silenzi, chè Noi non abbiamo dimistechezza con la retorica e certe cose ci ingarbugliano la lingua.
Il sole scalda corpi indaffarati a srotolare bandiere e striscioni, ordinatamente la piazza si riempie di passioni e tricolori in uno spettacolo pirotecnico di anime che perfino i suoni gracchianti dei megafoni si presentano come sinfonie al nostro udito. Le ragazze venete del gazebo si scusano con commovente delicatezza, "fa molto caldo e siamo un pò stanche, perdonateci", mentre distribuiscono magliette e bandiere con una dolcezza negli occhi che non scorderemo facilmente.
E si procede incolonnati, Simboli puntati al cielo ad accarezzare le folate di vento, corpi fieramente disciplinati che si muovono al ritmo incessante di cadenze cantate. I cori sono scintille che infiammano i cuori. Sono sufficienti pochi metri perchè l'incendio divori le anime dei presenti, alimentato con generose spruzzate di amore patriottico. Ai lati del corteo, i più curiosi sono gli anziani. Si avvicinano senza timori, ci domandano la nostra provenienza, poi sorridono. Lo comprendiamo: essi sono i custodi di un passato glorioso, un passato che arrestò per quanto possibile il processo di decadenza. Una nonnina si affaccia alla finestra. I capelli bianchi raccolti dietro la testa incorniciano un viso dolce; sorride al nostro passaggio e nel frattempo, con la dignità di un generale, con una mano tesa saluta i camerati e con l'altra stringe il tricolore. Applausi e dichiarazioni d'amore volano verso la sua finestra. Una Giulietta attempata che non ha esaurito le riserve d'amore. Ci sarà un posto anche per lei, un posto d'onore, fra i ricordi e le nostre preghiere.
E cosa ce ne frega se una piazza è stata negata, se il corteo si è fermato a metà strada. Quando Yari, Paolo e Roberto hanno preso la parola, si è creata un'adesione perfetta che, da sola, può giustificare secoli di battaglie. In quegli istanti,quando si disponde di polmoni sani, si può respirare con impagabile gioia il profumo denso della comunione spirituale di cuori iniettati di amore, di speranza, di purezza. Bloccare un corteo non serve a nulla, è bene che lo sappiano. Anzi, appare del tutto secondario dinanzi il rinvigorimento di anime vivificate dallo stare l'una accanto all'altra.
Le strette cameratesche non sono vuote ritualità. Una mano che stringe un avambraccio ci rammenta il sostegno morale, fisico e spirituale di cui ognuno ha un infinito bisogno nei momenti di debolezza.
Ci si ferma su un piazzale a rinfrescarsi, mentre il traffico della città riprende il suo ritmo. La stanchezza è un'impertinente mosca, la si scaccia con un gesto della mano. Dai finestrini delle braccia tese ci salutano, mentre velocemente si fiondano sulle autostrade. Rispondiamo con semplicità e affetto. Ci rivedremo presto, ancora più forti.
Che Dio ci trovi degni.




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