OMNIA SUNT COMMUNIA

“Siamo venuti a Mar del Plata a sotterrare l’Alca”

"Siamo venuti con una pala, perché a Mar del Plata c'è la tomba dell'ALCA."


Con queste parole ha avuto inizio il discorso di Hugo Chavez davanti a più di 50.000 persone concentrate nello Stadio Mondiale di Mar del Plata, dopo una marcia di vari chilometri per il centro della città che ha avuto inizio nelle prime ore della giornata del 4 novembre.
Ha iniziato con il saluto ai partecipanti al III Vertice dei Popoli, chiuso il giorno precedente e celebrato in risposta al vertice delle Americhe, evento al quale ha dovuto recarsi Chavez giunto con altri 34 capi di stato americani dopo questo massiccio raduno.
Il presidente ha parlato accompagnato da diversi cantautori, e tra di loro Silvio Rodriguez, il premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, il leader boliviano Evo Morales, la rappresentante indigena ecuadoreňa Blanca Chancoso che ha letto le conclusioni del Vertice dei Popoli, il deputato argentino Miguel Bonasso, la rappresentante delle Madri di Plaza de Mayo Hebe de Bonafini, fino all'eroe nazionale argentino Diego Armando Maradona.

Chavez ha salutato tutti, ha chiesto unità una e mille volte per sconfiggere l'imperialismo, qualcosa che si fa di meno in Argentina, ha ricordato alle madri di Plaza de Mayo "che i loro figli non morirono, perché sono diventati tutti noi, questo popolo dell'America Latina che si leva in piedi". Ha inoltre confermato pubblicamente i piani degli Stati Uniti per aggredire il Venezuela, rivelati due giorni prima dalla stampa nord-americana, ma ha ricordato, citando Mao Tse Tung, che "l'imperialismo è una tigre di carta". Il grido unanime, nel più puro stile argentino "Bush fascista, sei un terrorista", è salito dalle gole delle decine di migliaia di persone concentrate nello stadio mentre agitavano i giganteschi cartelli delle loro numerose organizzazioni.
"Così come gli Stati Uniti fallirono nel loro tentativo di fermare la rivoluzione cubana, fallirebbero ora nel loro intento di fermare la rivoluzione venezuelana. Se decideranno di invadere il Venezuela comincerà in queste terre la guerra dei cento anni", ha risposto il leader venezuelano alle minacce nord-americane. Ha citato inoltre le parole di Evita, "O la patria sarà libera o la sua bandiera sventolerà sulle sue rovine. Ma non saremo mai più una colonia nord-americana".

Ha continuato parlando del motivo della sua presenza a Mar del Plata, il Vertice delle Americhe, guidato dagli Stati Uniti con il loro progetto di installare l'ALCA nel continente, un accordo clamorosamente rifiutato dai popoli latino-americani, che vedono in esso il tentativo nord- americano di controllare l'economia del continente. Chavez ha detto: "dobbiamo essere non solo i sotterratori dell'ALCA, ma anche i sotterratori del modello capitalista neoliberista che da Washington minaccia da molto tempo la nostra gente". Ed ha aggiunto "Dobbiamo essere le ostetriche del nuovo tempo, della nuova storia dell'ALBA. Cancelliamo il capitalismo per creare il socialismo del XXI secolo". Ed ha colto l'occasione per ricordare la frase di Rosa Luxembourg "socialismo o barbarie", "non si tratta -- ha affermato Chavez -- di un impulso politico, etico, morale o ideologico, ma di salvare il pianeta". Ha ricordato la relazione tra il fenomeno del riscaldamento globale e la presenza degli uragani che hanno colpito diverse regioni del mondo: "C'è in gioco la vita futura sul pianeta, solo la coscienza e l'azione dei popoli salverà l'ambiente". Non sono mancati i commenti ironici, come quando ha detto che se continuiamo a distruggere il pianeta non potremo andare su Marte, perché lì non c'è vita, "pare che ci fosse una volta, ma poi arrivò il Fondo Monetario Internazionale e smise di esserci".
Ha anche fatto ricorso ai suoi abituali riferimenti religiosi. Ha affermato che il primo capitalista è stato Giuda, che vendette un uomo, e il primo socialista fu Gesù di Nazaret.

Ci sono stati momenti in cui ha enfatizzato l'importanza della cultura e ha ricordato le parole di José Martì, "essere istruiti significa essere liberi", per collegarle a quelle di Simon Bolivar, "un popolo ignorante è uno strumento cieco della propria distruzione". Ha invitato tutti i presenti a leggere, pensare e scrivere, ed ha raccomandato un libro "Egemonia o sopravvivenza", di Noam Chomsky.
Ha ricordato che il progetto di superamento del capitalismo va oltre il tempo di una generazione: "Proponiamoci come meta della nostra vita che quando non ci saremo più, se l'impero non sarà scomparso, almeno sarà stato ridotto ad una tigre di carta, mentre i popoli si levano come tigri di ferro. Nessun impero può sopravvivere quando i popoli hanno deciso di essere liberi". Questo non gli ha impedito di chiedere un applauso di riconoscimento e fraternità per la delegazione nord-americana presente al raduno". "Dobbiamo poter contare sul popolo degli Stati Uniti per salvare il pianeta", ha detto chiedendo un applauso per Cindy Sheehan, la madre del soldato nord-americano ucciso in Iraq che guida il movimento di protesta negli Stati Uniti contro Bush. "Quelli che parlano di libertà l'hanno già messa in galera due volte".
Ha informato che "un milione di neri hanno espresso poco fa il sentimento degli afro-americani" e che "c'è un'importante presa di coscienza del popolo degli Stati Uniti". E, naturalmente, in Venezuela, 80.000 persone stavano manifestando a Caracas in appoggio al Vertice dei Popoli e all'America Latina".

Ha spiegato che in questo giorno, a Mar del Plata, sono venuti a confrontarsi due vecchi progetti. "Quello di Jefferson e Monroe di America per gli Americani, ma intendendo per Americano solo gli abitanti degli Stati Uniti, e il "nostro progetto nel sud, lanciato da Miranda, San Martin, Artigas, Sucre, Bolivar, Manuela Suárez... da duecento anni". Tutto questo è stato accolto con una grande ovazione e agitazione di bandiere nello stadio dei Mondiali, reso sordo dalle voci, canti e tamburi di decine di migliaia di argentini. Sostenuti, questo sì, da una nutrita delegazione cubana che non ha mai smesso di agitare orgogliosamente le sue bandiere sulle gradinate.
"Miranda -- ha aggiunto Chavez -- disse che occorre lottare in Sud-America per creare una lega di nazioni del nostro continente", e ne ha approfittato per mandare un saluto ad Haiti, "popolo fratello, popolo eroe, popolo martire".
"E' che il sud non è un concetto solo geografico -- ha spiegato Chavez -- ma ideologico e politico. Il nostro compito è recuperare la nostra coscienza del sud. Come direbbe Benedetti, "Anche il sud esiste".
Ha rivelato il segreto di una recente conversazione con Fidel Castro, che si congedò da lui dicendo "Viva il Che".
E di nuovo ha riportato l'attenzione al minaccioso imperialismo col quale si sarebbe incontrato poche ore dopo al vertice delle Americhe: "Dopo la caduta del Muro di Berlino l'imperialismo USA decreta la fine delle ideologie. Oggi, appena cinque anni dopo, gli diremo, come nella popolare canzone, che non erano morte, erano solo in vacanza. Il socialismo non è morto, era solo in vacanza."

Non si è dimenticato di quelli che, di fronte ai governi latino-americani, si sono consegnati al vicino del nord. E' quindi tornato alla iniziativa per le Americhe, ai tempi di Bush padre. "Immediatamente le elite dei nostri paesi, ma non dei nostri popoli, si misero agli ordini, con alcune onorevoli eccezioni, come Cuba, che non zoppicò", ha affermato travolto da una massiccia ovazione per la delegazione cubana. "Le elite si inginocchiarono di fronte all'impero e l'orgia di privatizzazioni ebbe inizio".
Tra le grida del pubblico fu inevitabile la comparsa della figura di Menem. "Non mi piace attaccare la gente, ma recentemente l'ex presidente argentino mi ha qualificato come un populista e demagogo e io gli rispondo, da Mar del Plata: venduto, mercenario, lacchè." Qualificazioni che sono state sottolineate dal pubblico con fischi all'indirizzo dell'uomo che ha venduto a prezzo di saldo il paese. "L’ elite argentina consegnò questa repubblica, ma oggi l'Argentina è in piedi. Viva la patria di San Martin, di Evita. Viva l'Argentina. Ti amo Argentina", ha concluso nell'estasi di decine di migliaia di argentini che continuavano ad agitare le bandiere bianco azzurre.
Senza dimenticare, durante il suo discorso i riferimenti a "questo Cubano, questo Argentino, che era Sud-Americano, il Che Guevara", presente su centinaia di bandiere nello Stadio.
Anche il suo appuntamento con Bush e il resto dei capi di Stato americani al Vertice delle Americhe immediatamente dopo fu ricordato dal Venezuelano. "Raccomando ai miei colleghi di non avvicinarsi troppo a Bush, è bavoso". "I pupilli di Bush in America latina stanno cadendo uno a uno", ha aggiunto. "Guardino a quel presidente della Bolivia -- ha continuato -- Sánchez de Lozada. I popoli non accettano presidenti venduti al neoliberismo".

Ha riassunto la storia del progetto di creazione dell'ALCA. "Dicevano che avrebbe avuto inizio il 1° gennaio, 2005. Dov'è mai? Oggi a Mar del Plata questo accordo è stato sotterrato. La prossima cosa che sotterreremo è il capitalismo, ma per questo dovremo lottare più duramente."
"Unità, unità, unità e ancora più unità per avere una patria, per far si che i nostri sogni rendano possibile l'utopia", non ha cessato di ribadire.
Poi è passato ad esporre le sue alternative all'ALCA: "Primo avanziamo una semplice proposta che è andata acquistando forza, come questi tamburi che suonano qui. Non è sufficiente dire no all'ALCA, ma fare proposte alternative, l'ALBA, cioè l'Alternativa Bolivariana delle Americhe. E' il progetto, da duecento anni, di San Martin, di Bolivar, di Sucre, di Perón, di Evita...”.
"Ma l'ALBA -- ha continuato -- deve essere costruita dal basso, con gli agricoltori, gli operai, gli studenti, i poeti, gli indigeni... Non sarà costruita dalle elite, ma dal basso, dalle nostre radici. Perché siamo radicalmente patrioti, ogni giorno più radicali". Ed ha fornito numerosi esempi della materializzazione costante dell'ALBA nelle relazioni latino-americane, come la vendita di petrolio venezuelano a quattordici paesi del Caribe con uno sconto del 40% e un 1% di interesse da pagare in venticinque anni, incluso l'uso di beni e servizi al posto del denaro. "Per la prima volta in cento anni abbiamo portato il nostro petrolio a paesi come l'Uruguay o l'Argentina invece di destinarlo agli Stati Uniti", ha sottolineato. Ed ha ricordato l'acquisto di titoli del tesoro per lo sviluppo argentino, qualcosa che non era mai successo, e che ha rappresentato una bombola d'ossigeno preziosissimo per la difficile economia di questo paese.

Qui a Mar del Plata ha annunciato per la prima volta la sua proposta di Alianza Contra el Hambre (alleanza contro la fame), l'ALCHA, un progetto perché in dieci anni, dal 2005 al 2015, "si sconfigga la fame in questa terra". "Il Venezuela offre per questa alleanza dieci mila milioni di dollari", ha rivelato tra la sorpresa di tutti i presenti.
Ed ha continuato raccontando gli esempi di cooperazione latino-americana mediante l'ALBA: gli accordi sulla sanità e l'educazione con Cuba che hanno permesso al Venezuela di dichiararsi zona libera dall'analfabetismo in due anni, la creazione di Petrocaribe, un'alleanza dei produttori di petrolio latino-americani: "Il Venezuela ha gas e petrolio per i popoli latino-americani che può durare per duecento anni". E non ha omesso Telesur, la emittente televisiva latino-americana che "ogni giorno ha una copertura maggiore, perché noi possiamo vedere i nostri visi e ascoltare le nostre voci". Ha anche rivolto i suoi commenti all'esercito argentino, con un obbrobrioso passato ormai superato: "i soldati argentini devono portare le bandiere dei liberatori latino-americani; nel passato l'imperialismo acquisì il controllo di queste forze armate per insegnare loro la repressione e la tortura". "Io dissi ad un soldato argentino quando lo vidi all'atterraggio dell'aereo presidenziale: questo fucile che hai in mano ti è stato dato per difendere il popolo argentino e la sovranità dell'Argentina".
Ed arriva il momento dell'arrivederci, per andare al Vertice delle Americhe: "Vado all'altro vertice per portare il vostro messaggio, quello di Patria o Morte, e di Venceremos".
Così termina il bagno di folla per Chavez, un bagno di rifiuto per Bush, un bagno di speranza per l' Argentina e l'America Latina. Preceduto dalla musica di Silvio Rodriguez, dell'Uruguaiano Daniel Viglietti, i Cubani Santiago Feliú e Amaury Pérez, il Cileno Pancho Villa e l' Argentino Victor Heredia. Accompagnati da Diego Armando Maradona e dal regista cinematografico Emir Kusturica. E naturalmente da decine di migliaia di Argentini e Latino-Americani che hanno affrontato il freddo, la pioggia, il peso di lunghe ore di viaggio, ma soprattutto, la molestia di un impero nord-americano sempre più sconfitto nel continente.
da: Rebelión - 5 Novembre, 2005 – Pascual Serrano
Traduzione di Gianluca Bifolchi


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