Nel passato era maggiormente utilizzata la censura in quanto gli strumenti di controllo a disposizione del potere erano, rispetto a quelli odierni, molto meno invasivi e pervasivi. Questo potrebbe far pensare che oggi gli episodi di censura sono rari, ma sarebbe un errore in quanto la censura è ancora viva e vegeta come ai tempi della Santa Inquisizione.
L'ideologia dominante propaganda se stessa presentandosi come un sistema all'interno del quale vige la massima libertà di espressione e di comunicazione, un segno di progresso tangibile che pone la "nostra" civiltà ad un livello superiore a quello del passato oscurantista, del quale invece sono ancora vittime le popolazioni che vivono in paesi dove tali libertà sono quotidianamente conculcate. Ma questa è solo propaganda.
A più riprese, nei mesi scorsi, i media hanno dato spazio alle censure operate su Internet da regimi autoritari contro i dissidenti: in Cina vengono continuamente arrestati i cittadini che scrivono sul web cose sgradite al regime, sempre nello stesso paese è proibito l'accesso al motore di ricerca per "blog", il Pakistan nega ai suoi cittadini l'accesso alla "wikipedia", l'enciclopedia autogestita in rete.
Meno scandalo hanno sollevato, in Italia, le recenti censure che hanno colpito alcuni siti web che permettevano di vedere gratis le partite di calcio e il blocco dei siti attraverso i quali era possibile scommettere. Poco noto anche il caso del famoso motore di ricerca "google" che è statocostretto a rimuovere dalla sua pagina una immagine composta usando pezzi di opere di Joan Mirò a causa delle accuse di violazione del copyright.
La differenza tra la censura che colpisce una voce scomoda e quella che viene fatta per salvaguardare il profitto economico è solo apparente, in quanto le due cose spesso si intersecano. È il caso, per fare un esempio, di una produzione televisiva, una serie di cartoni animati chiamata "Popetown", che ha come ambientazione la Città del Vaticano e come protagonisti Papa, suore, cardinali e tutto il resto dell'allegra combriccola. La serie, acquistata dai network di mezzo mondo (Italia compresa) ha già suscitato, nei pochi paesi nei quali la stanno trasmettendo, le proteste dei soliti integralisti cattolici e, molto probabilmente, non verrà mai mandata in onda in Italia. In un caso del genere pochi gridano alla censura in quanto chi ha acquistato i diritti su quella serie tv può anche non mandare mai in onda "Popetown", impedendo a chi non possiede i diritti di farlo. Nel regime del libero mercato è sempre possibile acquistare direttamente il prodotto e guardarselo a casa. La libertà di espressione è salva, o no?
from:http://www.ecn.org/uenne/archivio/ar...art4261.html#7




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