[QUOTE=luciana]vuol dire innanzitutto che i flussi non sono naturali, ma indotti.Originariamente Scritto da tucidide
a che prò è facile arrivarci.
comunque, a sx qualcuno starà finalmente aprendo gli occhi. peccato che nessuno di questi però stia al governo. ma si sà, le cambiali tocca pagarle
la Goldmann&Sachs spara il colpo di grazia all'Italia
Dopo aver occupato il potere legislativo, lunedì colpo di grazia all'Italia, a rischio guerra civile.
La situazione è realmente apocalittica, nel silenzio assordante della società (in)civile, i mercenari della mondializzazione sono pronti ad eliminare fisicamente e spiritualmente la Patria.
In altri contesti questi gaglioffi sarebbero stati trascinati davanti ad una Corte marziale ed accusati di alto tradimento.
IMMIGRAZIONE, PRODI METTE LE NOSTRE CITTÀ A RISCHIO BANLIEUE
L'Italia di Prodi viaggia decisa in direzione delle banlieue. Domani il
Consiglio dei ministri potrebbe varare una proposta di legge avanzata dall'
assistenzialismo cattolico che semplifica le procedure e accorcia
drasticamente i tempi per ottenere la cittadinanza italiana. A usufruirne si
calcola che saranno oltre un milione di immigrati, i quali acquisiranno così
di punto in bianco la nazionalità italiana, con tutto quello che ne
consegue, a cominciare dall'iscrizione nelle liste elettorali e quindi dal
diritto di voto attivo e passivo.
Fino ad oggi l'Italia era il Paese Ue più severo per quanto riguarda la
concessione della cittadinanza agli stranieri.
Il periodo richiesto era infatti il più lungo dell'Europa unita: dieci anni
ininterrotti di permanenza, ovviamente legale, sul territorio nazionale, ai
quali se ne dovevano aggiungere almeno altri due o tre prima che venisse
riconosciuto questo diritto. Ora chi vive e lavora da noi vedrà i tempi di
attesa ridotti a sei anni, quindi più che dimezzati. I beneficiati sono
stimati in 480 mila.
Ma per crearsi il proprio bacino di voti "sicuri", il centrosinistra guarda
anche molto più avanti, mirando a coinvolgere le generazioni più giovani.
Agli stranieri minorenni che risiedono in Italia non è possibile, per legge,
ottenerne la cittadinanza prima del compimento del 18° anno, passando per la
trafila che si è detto. Ma si tratta di barriere destinate presto a cadere,
dal momento che la nuova maggioranza (?) intende introdurre lo "ius soli",
il diritto di suolo: ovvero, il principio per il quale chi nasce all'interno
dei confini italiani, da qualunque Paese o famiglia provenga, è
automaticamente cittadino italiano. Un beneficio del quale potrebbero già
godere 550 mila minori nati nella Penisola da genitori stranieri. Ai quali
se ne potranno aggiungere 50 mila ogni anno, tanti quanti ne nascono nell'
arco di dodici mesi in Italia.
UN'INVERSIONE DI ROTTA CARICA DI RISCHI
Come si può bene intuire, si tratta di un'inversione di tendenza che
rimpiazza la rigidità delle norme precedenti con un lassismo quasi assoluto.
Con la benedizione bipartisan degli ambienti politici del centrosinistra
(leggi Margherita) ma anche di quelli del centrodestra (leggi Udc). Parola
di Mario Marazziti, portavoce della comunità di Sant'Egidio, fra le più
strenue sostenitrici del provvedimento.
Marazziti incensa sulla Stampa la pdl con parole all'insegna del più cieco
buonismo: «Già oggi ci sono 130 mila anziani ogni 100 mila minori, entro il
2050 i morti saranno il doppio dei nati all'anno: il saldo positivo della
popolazione dipende dagli stranieri». Buonismo prontamente sostenuto dal
quotidiano torinese, che ripropone la tiritera secondo la quale «in un Paese
sempre più vecchio i "neo-italiani" aiuteranno i conti previdenziali». E via
con i sogni: «un'immigrazione regolare e stabile», favoleggia Marazziti,
«aumenta la sicurezza, fornisce nuovi soldi, freschi (sic), all'erario e
riduce l'evasione fiscale... Inoltre così si riequilibra la previdenza,
ringiovanisce la forza-lavoro e si rende più competitivo il Paese». Chissà
se evita anche i terremoti o fa qualcosa per i calli.
Viene da chiedersi: ma questi signori - ministri, portavoce di associazioni
cattoliche e giornalisti compiacenti - lo sanno cos'è successo l'anno scorso
durante il cosiddetto Novembre francese? Non si rendono conto che
spalancando le porte all'immigrazione, da una parte, e affrettandosi a
concedere la cittadinanza ai nuovi venuti, dall'altra, si contribuisce solo
a creare anche nelle nostre città quei quartieri ad altissima percentuale di
immigrati che diventeranno il focolaio di violente rivolte sociali? La
questione "sicurezza" è così scabrosa da non poter essere neppure discussa?
La Francia - il Paese europeo per molti versi più simile al nostro - è il
modello ideale per sapere in anticipo a che cosa porterà una proposta di
legge come quella che sarà domani all'ordine del giorno di Palazzo Chigi.
Anche Oltralpe i figli della prima generazione di immigrati extracomunitari
hanno ottenuto la cittadinanza francese; anche là, per averla, bastava
nascervi o, se adulti, attendere pochi anni (cinque); anche in Francia
fenomeni quali il calo demografico e l'invecchiamento della popolazione sono
divenuti l'alibi per rimpiazzare i "vecchi francesi" con i "nuovi francesi".
I TIMORI DEGLI 007 ITALIANI
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una situazione sociale esplosiva ed
estremamente difficile da gestire, periferie urbane messe a ferro e fuoco,
una massa di immigrati giovani e arrabbiati nonostante godano degli stessi
identici diritti di tutti gli altri membri della comunità nella quale
vivono. Un quadro devastante, che potrebbe presto riproporsi in Italia,
soprattutto nelle grandi città del Nord, da sempre la meta privilegiata
dagli immigrati.
«C'è una rabbia giovanile che in Francia ha assunto le dimensioni di
fenomeno di massa. Ma ce n'è anche una che in Italia ha connotazioni
individuali, o al massimo, "di branco" (non più di 3 o 4 elementi), che
produce ogni sera gli stessi effetti: macchine incendiate, danneggiamenti,
aggressioni. Solo in misura numericamente più ridotta e quindi meno
evidente». Sono le acute osservazioni di un articolo pubblicato da Gnosis,
la rivista di intelligence del Sisde, a firma Pio Marconi, docente di
Sociologia del diritto all'Università "La Sapienza" di Roma. «La differenza
con la Francia - prosegue l'autore - è la stessa che a Carlo Marx faceva
preferire gli operai ai contadini, per fare la rivoluzione. Gli operai erano
tutti lì, concentrati in uno spazio ristretto, gomito a gomito, dove il
virus del raffreddore e della ribellione sociale si diffondeva come le onde
di un suono. I contadini, invece (oltre che cromosomicamente conservatori),
erano sparsi nelle campagne, non facevano massa».
L'analisi pubblicata sulla rivista dei servizi segreti prosegue
sottolineando come «gli attori delle notti francesi dell'autunno sono
giovani e giovanissimi. La maggioranza dei protagonisti del Novembre
parigino apparteneva a famiglie di recente o antica immigrazione ovvero
rappresentava la seconda/terza generazione di immigrazione». La stessa sulla
quale sembra ora accentrare l'attenzione il nuovo governo, per ingraziarsela
politicamente.
A questo punto, sorge una domanda: «È possibile con un ricettario classico
rispondere ad un intreccio di problemi etnici e generazionali come quello
emerso nell'autunno francese e che minaccia una buona parte dell'Europa?».
La risposta di Marconi è negativa. «La modifica virtuosa delle dinamiche del
lavoro, la fine della disoccupazione giovanile, l'aumento delle certezze
sociali potrebbe richiedere troppo tempo. E la rivolta delle banlieues ci ha
detto che non possiamo permettercelo - argomenta il professore -. Le
tradizionali misure di tutela del rapporto di lavoro subordinato appaiono
insufficienti oggi a garantire un mondo di lavoratori giovani che preme su
di un mercato mutevole, alimentato da funzioni parcellizzate, di durata
indefinita».
Neppure la politica della casa, frettolosamente adeguata ad esempio dalla
Regione Piemonte, appare sufficiente, da noi come in Francia, a prevenire il
disagio.
Il "prezzo" da pagare appare davvero troppo alto. Alla faccia del cieco
buonismo del centrosinistra e di chi lo asseconda.
a.accorsi@lapadania.net
....avrete da ridire che il pezzo essendo di un leghista non và neanche letto...
state bene così. da sperare solo che i primi siate tutti voi


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