Originariamente Scritto da Luca
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Originariamente Scritto da Luca
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Originariamente Scritto da kappa
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hmmmm.... E' uno dei cartellone appesi alla Cattolica??Originariamente Scritto da kappa
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Niente fretta.


Originariamente Scritto da Barbalbero
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..!!


Qualcuno si scandalizza perchè a RPL, sul referendum, anzichè sentire il parere di Oneto si sente quello di una avvocatessa di catania favorevole al Sì. Io chiedo: dov'è lo scandalo? dov'è la differenza?
Anche Oneto, pur sapendo e avendo scritto che la devolution è una schifezza, va poi in giro a dire che voterà Sì.
E allora? Meglio sentire l'avvocatessa che, almeno, per reazione, provocherà il risveglio di qualcuno che capirà la truffa e voterà NO.
Ascoltando Oneto, invece, nessuno si sveglia e tutti faranno la volontà di Calderoli e La Russa.
Mi dispiace dirlo, ma è così.


Il "Sì" e le prospettive riformiste/E quello del 2001 è solo un federalismo pasticciato
La democrazia compiuta necessita di valori condivisi
di Mauro Mita
Nel primo pomeriggio di lunedì 26 giugno, dall'esito del referendum costituzionale, gli italiani sapranno se il lungo processo di revisione della Carta repubblicana già voluto da Bettino Craxi con la sua proposta della "grande Riforma" si arenerà ancora una volta nelle secche del nulla di fatto, o se invece, con la vittoria del sì, si darà coraggio anche a quel vasto settore riformatore della sinistra che, pur avendo votato no, non rifiuta pregiudizialmente un accordo "bipartisan" con l'altra metà dell'Italia.
La vittoria del no, ha osservato Sergio Romano nella sua rubrica quotidiana "Lettere al Corriere" (venerdì 9 giugno), "nei mesi seguenti" non impedirebbe all'attuale maggioranza di dimenticare "per quieto vivere, l'esistenza del problema". Rinviando così alle calende greche ogni processo riformatore .
Il referendum confermativo voluto dal centrodestra con la sua riforma costituzionale, approvata in due conclusive deliberazioni, il 20 ottobre 2005 alla Camera dei deputati e il 16 novembre 2005 al Senato della Repubblica, non è che la risposta alle modifiche del Titolo V apportate dal centrosinistra nel 2001 a fine legislatura e approvate con referendum confermativo il 7 ottobre, pochi mesi dopo la costituzione del governo Berlusconi.
La riforma del centrodestra non corregge soltanto il "federalismo pasticciato" del centrosinistra ma elimina parecchie incertezze, d'altronde ammesse dalla stessa sinistra, e introduce il concetto di "interesse nazionale".
Si tratta di una riforma più complessa, perfettibile come tutte le cose umane, che investe grandi scelte politiche costituzionali: la sussidiarietà (più società – meno statalismo); divieto dei ribaltoni; rafforzamento delle posizioni di garanzia costituzionale del capo dello Stato; referendum popolare di ogni riforma costituzionale, quale che sia la maggioranza che l'abbia votata in Parlamento; fine del bicameralismo perfetto con l'istituzione del Senato federale; voto popolare per eleggere Parlamento e primo ministro; riduzione del numero dei parlamentari; nuova struttura della Corte Costituzionale; statuto dell'opposizione; tempi garantiti per l'attuazione del programma di governo.
Si tocca con mano che la prevalenza del no significherebbe per i riformisti dei due campi bloccare ancora una volta, come per le Bicamerali De Mita – Jotti e D'Alema – Berlusconi, quel "processo costituente" auspicato da Piero Fassino, anche se per calcolo di coalizione egli si dice per il no, mentre specularmente, Giulio Tremonti, con più coerenza, sottolinea che sarebbe la vittoria del sì a mettere subito in cantiere "la riforma della riforma": ciò che permetterebbe di realizzare attorno a valori condivisi quella democrazia compiuta dell'alternanza sognata da Aldo Moro agli inizi degli anni '70 del secolo XX, quando, "nella distinzione dei ruoli", assegnava alla Democrazia cristiana, partito di maggioranza relativa, un ruolo alternativo alla sinistra negli assetti politici della Prima Repubblica.
Certo, anche molti esponenti del centrodestra si rendono conto che la loro riforma è imperfetta e che ha bisogno di molte correzioni; così come molti esponenti del centrosinistra non hanno difficoltà ad ammettere che la loro riforma del Titolo V non risponde a quelle esigenze di rinnovamento delle istituzioni che salgono dalle profondità del Paese.
In questo senso, non si può non riconoscere la ragionevolezza di un'altra proposta di Tremonti: che maggioranza e opposizione presentino, in Parlamento, una mozione congiunta in cui si indichino le grandi linee di un comune progetto riformatore. Una proposta che la "sinistra alternativa" vede come fumo negli occhi e che certa destra paventa come premessa di una "grande coalizione".
Una "grande coalizione", la quale, attraverso una incisiva riforma istituzionale conforterebbe quell'auspicio già espresso da un ascoltato politologo, professore di diritto costituzionale all'Università di Firenze, Giuseppe Maranini; allorché alla fine degli anni '50 del Novecento così scriveva: "In un Paese ricco di attitudini e di ingegni politici forse quanto nessun altro, come dimostra tutta la nostra storia, il ‘sistema' ha arrogato il monopolio del potere, di un potere fiacco e paralitico quanto tirannico, ad una ristrettissima cerchia di iniziati, sempre i medesimi, collegati da profonda omertà, siedano essi sui banchi del governo o su quelli dell'opposizione".
Soltanto una vera riforma della Carta repubblicana può dar luogo a quel rinnovamento della classe politica e a quella "circolazione delle élites" di cui parlavano alla fine dell'Ottocento e agli inizi del Novecento Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto.
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it
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che la devolution sia una schifezza è lapalissiano. ma ormai è diventata una bandiera. anche se a me non piaciono le bandiere di nessun genere, com'è, come non è, ormai della riformicchia (gli "alleati" la conoscono bene e non la temono) bellerio-macherio ne ha fatto la sua foglia di fico. se non si vuole rompere con la lega (è oltremodo difficile adesso come adesso fondare un partito più serio) sperando che venga il vermocane a qualcuno, sperando che i mili-tonti capiscano, sperando in una ulteriore rottura di quello schifo che è il vostro paese (mi son dime can e me ciamo fora), avvenga nell'ultima settima di questo dannato mese che mi ha fatto buttare via un sacco di soldi per mantenere quel vostro fottuto paese, che zeus se la prenda con uno che vale la decima parte di capaneo, che la juventus vada in C1 insieme col milan di burlescone .... quante speranze. ciao gilberto.


Originariamente Scritto da Barbalbero
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ora si è aggiunto anche il difensore
del tricolore e dell'inno di mameli
voterà no anche ciampi...
..cari frontisti state in buona compagnia itagliana!!!!!!