Qualcosa sul voto al Nord e sull'astensione
Questione settentrionale? Tolte Milano e Trieste, tutti i capoluoghi sono dell'Unione
Dalle regionali del 2000 a oggi, l'appeal dell'Unione tende sempre a crescere![]()
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Nel mio ultimo articolo prima del voto amministrativo, avevo scritto che l'Unione si sarebbe potuta dichiarare soddisfatta se fosse riuscita a mantenere i più importanti governi locali dove era maggioranza, e cioè Roma, Torino e Napoli. E così deve essere giudicato il risultato delle ultime consultazioni: soddisfacente, senza grandi entusiasmi né inutili rimpianti, per non essere riuscita a prevalere anche nelle tradizionali roc caforti del centrodestra (a Milano o in Sicilia).
Se dunque non c'è stata rivincita, è opportuno sottolineare alcuni punti che, anche in questa prima tornata comunale, ribadiscono quanto sta accadendo negli ultimi anni di voto, oltre ad un ulteriore dato singolare e forse inaspettato. Ma andiamo con ordine, cominciando dagli elementi di continuità.
Il primo elemento. Ormai dal 2002, in ogni appuntamento amministrativo il centrosinistra riesce a mantenere la quasi totalità dei territori in cui governa, conquistandone di nuovi, sia a livello comunale, che provinciale e regionale. Sarà pure come afferma Berlusconi, che i comunisti stanno invadendo l'Italia, ma resta comunque un fatto che il buon governo locale tende a premiare costantemente chi ben governa; e ogni volta che si vota, il ruolo e le figure meritevoli di fiducia aumentano nel centrosinistra e diminuiscono nel centrodestra.
Secondo elemento. Dalle regionali del 2000 ad oggi, qualunque area del paese si voglia considerare, l'appeal dell'odierna Unione tende a crescere in maniera sensibile, non soltanto nei suoi candidati locali, ma anche dal punto di vista del voto di lista e del rapporto percentuale con la coalizione avversaria.
Non unicamente al sud o al centro, come alcuni osservatori enfatizzano.
Ma anche nel profondo nord (a Treviso, a Lecco, a Imperia o a Varese). Anche laddove la Cdl vince, e di molto, il gap tra le due coalizioni si riduce a volte in maniera sensibile.
Terzo elemento. La cosiddetta questione settentrionale sembra essere una sorta di araba fenice: tutti i capoluoghi di regione del nord sono infatti governati da sindaci dell'Unione (Trento, Bolzano, Venezia, Torino, Genova), con le uniche eccezioni di Milano e Trieste. Nel capoluogo lombardo sappiamo come è andata, mentre nel capoluogo giuliano il sindaco uscente ha dovuto faticare non poco per venir riconfermato dopo un ballottaggio da brivido. (Tra parentesi, non è dunque sempre vero che i sindaci uscenti attraggono la cittadinanza al secondo mandato: devono anche saper svolgere bene il proprio compito per venir rieletti a larga maggioranza).
Ma torniamo alla questione settentrionale. Detto dei capoluoghi, occorre sottolineare inoltre che il centrodestra governa nel nord unicamente in Lombardia e Veneto, con un vantaggio in diminuzione, e soltanto in alcune delle province e delle più grandi città (Brescia, Bergamo, Padova, Verona e Udine, ad esempio, sono rette da giunte di centrosinistra). Certo, la situazione generale per l'Unione in settentrione non è sicuramente delle più rosee, ma è anche vero che la questione nasce da molto lontano (almeno dai tempi democristiani) e non è mai stata ben affrontata da almeno 30 anni.
Quarto elemento. La crescita dell'astensionismo che è stata da più parti sottolineata non ha considerato, se non da alcuni, che nel 2001 si era votato contemporaneamente anche per le politiche. Fatta questa depurazione, il calo è contenuto in 2 o 3 punti percentuali. Nulla di sconvolgente, pensando che i cittadini sono chiamati alle urne forse un p troppo spesso (a Milano, ad esempio, è stato questo il sesto appuntamento elettorale negli ultimi 3 anni, senza considerare le primarie del centrosinistra e le suppletive in alcuni collegi...). Ma si sa, in ogni occasione bisogna enfatizzare qualcosa: un mese fa si era detto che gli italiani si riscoprivano desiderosi di contare in politica oggi improvvisamente sarebbero totalmente disinteressati.
Infine, un dato inedito, che si era peraltro manifestato anche a Trieste nelle ultime elezioni comunali. Si tende ad affermare che, nelle occasioni di affluenza relativamente più bassa, siano favoriti i candidati di centrosinistra, e viceversa. A Milano si è riscoperto che le cose non stanno esattamente così. In realtà, la situazione dipende molto dal ciclo elettorale, e dai rapporti di forza nazionali. Ma ne riparleremo più approfonditamente ìn una prossima occasione.
PAOLO NATALE
Europa 01-06-2006
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