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Discussione: Il Sanfedismo

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar Visualizza Messaggio
    Se si può individuare un a causa per il sottosviluppo meridionale, essa è il sanfedismo, che nel 1800 ma più ancora nel 1814 fu il modello della successiva stagnazione del sud, assoluta fino al 1860 e poi relativa.

    Si ebbe paura della cultura e dell'industria, e si trovò il sostegno nelle masse ignoranti dominate dai preti, situazione che dura anche oggi.

    La colpa dei Savoia: non avere inciso quella piaga purulenta che in seguito contribuì a portarli alla rovina.
    Tipico luogo comune di stampo illuminista (come il medio evo visto come "età oscura"), utilizzato dai giacobini per screditare quella che fu l'unica vera avanguardia rivoluzionaria e volta a difendere i propri territori non dal progresso, ma da una sanguinosa colonizzazione, come poi si rivelò essere il governo fantoccio della breve e quanto inesistente repubblica partenopea.Se le masse non fanno gli interessi della storiografia ufficiale, vengono bollate come ignoranti e rozze guarda caso......Comm è bell onn Eleonora ca ballav ngop o teatro, e mo abball mmiez o mercat cu masto Donato.....

  2. #12
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    domandina, poiche' la medesima cosa si verifico' in analoghe proporzioni in Tirolo, mi vogliono spiegare i giacobini perche' Trento e Bozen i redditi sono cosi' distanti da quelli di paolo e crotone?
    non sara' invece causa di classi dirigenti meridionali velleitarie ed infarcite di dogmatismi gacobin-comunisti lontani anni luce dalla realta' di quei posti?

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da c@scista Visualizza Messaggio
    Guarda che persino alcuni intellettuali giacobini e filofrancesi, reduci della stessa Repubblica partenopea come Vincenzo Cuoco, ammisero nelle loro memorie che i repubblicani napoletani del 1799 erano isolati e malvisti dalla grande maggioranza della popolazione che si era schierata con Ruffo. Molti storiografi oggi sostengono del resto che il sanfedismo non fu soltanto un movimento di briganti ma anche una vera e propria reazione popolare spontanea.
    In un "Paese" stracattolico non poteva che andare così (Napoleone cedette in ritirata poiché l'Italia era tutta cattolica)....Infatti i "giacobini" per i napoletani erano come "marziani": non si capivano, mentre, in fondo, il Ruffo anni dopo andò a Parigi a stringere la mano a Napoleone!
    Siamo sempre stati nelle mani dei francesi e degli inglesi - oltre che quelle della Chiesa -, e lo siamo ancora oggi con l'aggiunta degli USA!!

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Ulan Visualizza Messaggio
    domandina, poiche' la medesima cosa si verifico' in analoghe proporzioni in Tirolo, mi vogliono spiegare i giacobini perche' Trento e Bozen i redditi sono cosi' distanti da quelli di paolo e crotone?
    non sara' invece causa di classi dirigenti meridionali velleitarie ed infarcite di dogmatismi gacobin-comunisti lontani anni luce dalla realta' di quei posti?
    Si ma guardate che la reazione sanfedista di Napoli e del Regno dei Borboni contro i giacobini e gli occupanti farncesi è la piu' famosa ma la stessa cosa avvenne anche se non con le identiche proporzioni in moltissime altre parti di d'Italia. In Umbria al di fuori di perugia i contadini si ribellavano continuamente con piccole guerriglie contro i francesi e i collaborazionisti giacobini , al circolo nautico di Rimini ancora oggi al porto c'è una targa che ricorda la rivolta del 1798 dei pescatori e dei marimai riminesi contro gli occupanti francesi e i giacobini.

  5. #15
    legio_taurinensis
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    Voi trovate un legame tra la controrivoluzione sanfedista e quella di vandea?

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Emiliano Visualizza Messaggio
    Voi trovate un legame tra la controrivoluzione sanfedista e quella di vandea?
    Ovvio..due forme di controrivoluzione...una conclusasi vittoriosamente il 13 giugno, l'altra tragicamente....nella Vandea si dimostrò appieno quale sarebbe dovuto essere il vero ruolo della nobiltà nella storia, ossia di difensore del popolo.

  7. #17
    legio_taurinensis
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    Citazione Originariamente Scritto da ulver81 Visualizza Messaggio
    Ovvio..due forme di controrivoluzione...una conclusasi vittoriosamente il 13 giugno, l'altra tragicamente....nella Vandea si dimostrò appieno quale sarebbe dovuto essere il vero ruolo della nobiltà nella storia, ossia di difensore del popolo.

    Bravo.
    A dimostrazione che le aristocrazie erano molto più vicine ai popoli di quanto la storiografia "ufficiale" di regime voglia farci credere.

  8. #18
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    Pierfrancesco Palmisano
    30/11/2005

    Se c'è un' accusa alla quale chi è rimasto fedele alla tradizione cattolica è abituato è quella di essere «all'antica».
    Ad essa ne vanno aggiunte altre: «oscurantista», «becero reazionario», «retrogrado», «rimasto indietro», «non al passo coi tempi», «nemico del progresso», etc.
    Se ci si fa caso tutti questi epiteti possono essere affibbiati (magari aggiungendo «borbonico») ai meridionali in generale, a prescindere da ogni valutazione sulle loro idee.
    Tutto ciò fa di chi scrive un retrogrado all'ennesima potenza.
    Solo un caso? O c'è qualcosa che accomuna il meridionale tipo al tradizionalista (1) tipo?
    In un recente studio del professor Vito Plantamura dell'Università di Bari, apparso sulla Rivista della Scuola Superiore dell'Economia e della Finanza, si ripercorre la storia d'Italia analizzando la contrapposizione fra «due opposti fronti, che possono denominarsi, rispettivamente, della tradizione e della progressione». (2)
    Il cosiddetto «fronte della progressione» ha portato avanti per secoli la sua attività antitradizionale «e dunque anticattolica», fino al suo successo culminante: la Rivoluzione Francese.

    «La data più significativa della rivoluzione in questione non è costituita dal 1789, anno della presa della Bastiglia, e neppure dal 1793, data della decapitazione del re, ma dal 1717, anno al quale, convenzionalmente, si fa risalire la fondazione della gran loggia di Londra. Ma cosa era avvenuto mai, nei secoli che separano i suindicati eventi, dalle lotte tra gli imperatori ghibellini ed i comuni guelfi? Era avvenuta la degenerazione più avanzata della società cattolica: la rinascenza, l'umanesimo, la riforma protestantica, il razionalismo, si pongono tutti come antecedenti naturali della rivoluzione francese».
    Dalla Massoneria nasce dunque lo spirito giacobino.
    Che si scaglia contro il suo nemico.
    «Ciò che però, almeno in questa sede, è indispensabile chiarire, è che il vero nemico del giacobinismo non fu affatto rappresentato dalla monarchia, ma dalla Chiesa cattolica. Infatti, se certamente il re di Francia costituiva il principale nemico per i giacobini, questo era dovuto essenzialmente al fatto che trattavasi di un sovrano cattolico, re per diritto divino. Ed è per questo, poi, che si può facilmente spiegare il paradosso, solo apparente, dell'esistenza di alcuni sovrani europei - e addirittura di un imperatore, come Napoleone Bonaparte - di fede giacobino-massonica. […] E proprio le feroci persecuzioni subite dalla Chiesa cattolica sotto i regimi repubblicani giacobino-liberali, quasi sempre neglette dalla storiografia ufficiale, costituirono la vera causa scatenante delle insorgenze controrivoluzionarie: ed è per questo, poi, che, in tutta l'Europa, il grido di guerra dei reazionari non fu principalmente 'viva il re', ma piuttosto 'viva Maria' o, a Napoli, 'viva san Gennaro', quasi a riecheggiare il 'Dio lo vuole', dei cavalieri cristiani della prima crociata». (3)

    La storia dello scontro tra cattolicesimo e sovversione si fa più aspra proprio nel sud Italia, in occasione dell'invasione francese del 1799.
    L'epopea di quella che è stata chiamata la «Vandea italiana» (4) ha un protagonista principale: il cardinale Fabrizio Ruffo di Calabria.
    «Nel meridione, la popolazione - guidata, come è noto, dal principe cardinale Ruffo, partito da Palermo con al seguito solo sei persone - riuscì con le sue sole forze a riconquistare il regno, e a restituirlo al legittimo sovrano. L'armata della 'santa fede' rappresentò, quindi, un unicum in tutto il panorama europeo dell'epoca, perché fu la sola armata esclusivamente popolare che risultò vittoriosa - per altro, in maniera, schiacciante - contro le forze congiunte dell'invasore giacobino e di quella parte dell'aristocrazia e della borghesia liberale meridionale che - per reale convinzione o per convenienza - si era schierata a favore dei francesi. Dunque, è proprio con il sanfedismo che il popolo meridionale si caratterizzò definitivamente quale popolo reazionario per eccellenza. E questo avrebbe segnato irrimediabilmente il suo destino».

    Già, il destino del sud, del «Regno delle Due Sicilie», è da quel momento segnato.
    Il regno di Ferdinando I (ultimo sovrano europeo ad aver tagliato il codino nobiliare, simbolo reazionario per eccellenza) diventa un fastidioso cuneo di tradizione cattolica (ma anche di benessere - prima dell'unificazione il sud era la zona più ricca d'Italia) nel Mediterraneo.
    Da allora apriti cielo!
    Ambasciatori inglesi, letterati francesi e tedeschi, giornali di tutte le nazioni (ma di un'unica «setta») accomunano il re del sud ed il Papa con le stesse accuse: «oscurantista», «reazionario», «retrogrado».
    Per il «Regno delle Due Sicilie» ne fu coniata un'altra che ebbe fortuna: «negazione di Dio sulla terra» (5).
    Beh, detto da un massone doc come lord Gladstone (cugino e «fratello» del primo ministro inglese Palmerstone) non c'è male come complimento.

    Fu dunque il «Piemonte anticattolico», nell'ambito dell'offensiva lanciata, a livello mondiale, dalla «setta» contro i sovrani di diritto divino (6), ad «occuparsi» del regno del sud.
    I meridionali non furono solo conquistati, ma spogliati delle proprie ricchezze e «colonizzati» dal punto di vista sociale e «culturale» (7).
    Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi, burattini nelle mani della Massoneria inglese, portarono a termine la prima parte di quella missione che doveva compiersi nel 1870 con la presa di Roma e, a livello europeo, con la prima guerra mondiale, che sconfisse gli ultimi sovrani per diritto divino (rivoluzione bolscevica e caduta dello zar in Russia; disfatta militare degli «imperi centrali» e soppressione delle ultime vestigia del Sacro Romano Impero, cioè dell'impero asburgico).
    Il popolo meridionale si ribellò alla conquista piemontese ed all'attacco alla propria religione («schiacceremo il sacerdotal vampirio» proclamava il piemontese generale Pinelli, antesignano dei moderni anticlericali).
    La guerra di brigantaggio che ne seguì fece più morti di tutte le guerre di indipendenza contro l'Austria, ma la vittoria, che arrise al Ruffo, mancò.

    E 150 anni dopo ci ritroviamo con un sud povero, allora derubato, oggi accusato di essere la assistita palla al piede dell'economia italiana; e con la Chiesa alla quale si rimproverano i vantaggi derivanti dal Concordato, dimenticando che il Concordato è solo un - pur parzialissimo - indennizzo delle ricchezze (e non parliamo solo di denaro o palazzi: parliamo dell'intero Lazio, dell'Umbria, delle Marche, della Romagna, delle città di Roma, Ancona, Perugia, etc.) sottratte con la forza dallo Stato italiano al Papato.
    Ma tant'è: ormai si dice che i «buoni» dimenticano in fretta e solo i «cattivi» hanno la memoria lunga.
    Accetteremo anche questo: oscurantisti, reazionari, retrogradi, borbonici… e cattivi.

    Pierfrancesco Palmisano

    Note
    1) Usiamo il termine «tradizionalismo» per brevità, sebbene non ci piaccia: tutti gli «ismi» sottendono una «ideologizzazione» che la mentalità tradizionale cattolica non ha mai conosciuto.
    2) Rivista della Scuola superiore dell'economia e delle finanze, anno II, numero 11.
    3) Rivista della Scuola, ibidem.
    4) Massimo Viglione, «La Vandea italiana», Effedieffe edizioni.
    5) Carlo Alianello, «La conquista del Sud», Rusconi.
    6) E. Malinsky, L. de Poncins, «La guerra occulta», Edizioni di Ar.
    7) In realtà la parola «cultura» (come anche «civilizzazione») è di per sé massonica. Non per niente il massone Bismark chiamò «kulturkampf» (battaglia culturale) la sua offensiva contro la Chiesa, volta a sradicare il cattolicesimo dai cuori del popolo tedesco. In questo senso si potrebbe parlare di «inculturazione» ovvero di «inoculazione della cultura», analogamente a ciò che potrebbe farsi con un veleno. In quest'ottica, quando i «progressisti» vantano che la cultura sia solo di «sinistra», non c'è da parte nostra, che da rallegrarsi. Da parte nostra riteniamo sensato proporre l'alternativa «Chiesa o cultura». E non sceglieremmo la seconda.

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  9. #19
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    Solo una notazione: forse Ferdinando IV è stato l'ultimo ad abbandonare il codino a fine '700...ma di sicuro fu il Savoia che tornò sul trono nel 1814 a
    ripristinare l'uso della parrucca con codino. E' storico.

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da c@scista Visualizza Messaggio
    Si ma guardate che la reazione sanfedista di Napoli e del Regno dei Borboni contro i giacobini e gli occupanti farncesi è la piu' famosa ma la stessa cosa avvenne anche se non con le identiche proporzioni in moltissime altre parti di d'Italia. In Umbria al di fuori di perugia i contadini si ribellavano continuamente con piccole guerriglie contro i francesi e i collaborazionisti giacobini , al circolo nautico di Rimini ancora oggi al porto c'è una targa che ricorda la rivolta del 1798 dei pescatori e dei marimai riminesi contro gli occupanti francesi e i giacobini.
    Nel mondo germanico Andreas Hofer e' piu' noto di quanto non lo sia Ruffo in Italia e, come von Schill e la regina Luisa, e' intestatario di strade e piazze.
    Ruffo vinse, queesti tre persero, ma la storia (o la Nazione Germanica) e' stata assai piu' generosa con loro

 

 
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